Napolitano: ritorna alla sesta votazione!

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Napolitano: ritorna alla sesta votazione!

Messaggio  Admin il Sab 20 Apr 2013, 23:09


Il Compagno Giorgio Napolitano torna Presidente. E’ la prima volta che viene riconfermato il presidente uscente, se la morte non lo vede, finirà il suo nuovo mandato a 95 anni. Viva la giovinezza!

Dal 18 aprile 2013, abbiamo assistiamo alla politica dello sgambetto, dopo che i grandi elettori hanno affondato l’inciucio Pd – Pd L che, doveva portare alla presidenza della nostra sfortunata Repubblica Franco Marino, i comunisti (Pd) hanno scelto di votare Romano Prodi, senza garantirgli il necessario quorum, mentre coloro che si sono proposti come il nuovo hanno scelto di votare testardamente l’ottantenne Stefano Rodotà, tre nomi da anni asserviti a quel comunismo che ha spinto la nostra Patria a servire lo straniero.

Solo alla sesta votazione la casta, ancora una volta contro il popolo, ha intesso salvarsi confermando Napolitano.

VERGOGNA!!!

Per descrivere in pieno i traditori comunisti occorrerebbe tutto il vocabolario. Ci limiteremo a poche annotazioni di attualità.
In primo luogo è bene chiarire che la rielezione a presidente della Repubblica del COMUNISTA G. Napolitano è la conferma della destrezza e nel contempo della inutilità dell’attuale “democrazia rappresentativa”, infatti come sempre si è condotta l’opinione pubblica a supportare il loro disegno politico, dimostrando che non esiste un comunismo buono e un comunismo cattivo, un comunismo moderato e un comunismo estremista.
Può darsi anzi è evidente, che in seno al mondo comunista esistono diverse e talora contrapposte tendenze, come dimostra il conflitto, politico-propagandistico Bersani – Renzi. Ma la logica del comunismo è una sola, tanto è vero che nella sostanza i loro modo d’agire è rimasto di tipo exsovietico o di tipo cinese, asservito all’imperialismo globalista, che ha scacciato e distrutto la nostra autonomia nazionale, spingendoci in un totalitarismo che soffoca ogni anelito di vera libertà, in una massificazione sociale che ha escluso ogni diritto di crescita, togliendo al nostro popolo la gioia e il privilegio del lavoro e della produzione come patrimonio spirituale e culturale.
Bisogna anche aggiungere che il cosiddetto comunismo <<buono>> o <<moderato>> si è dimostrato più pericoloso, perché più abile, più insidioso, del comunismo cosiddetto <<estremistico>>. Ciò vale, già, dal dopoguerra, che ha visto e vede il comunismo – come direbbe Machiavelli - <<di molto più con le arti della volpe che con quelle del leone>>. In questo momento politico, la tattica dei comunisti consiste nel lanciare il sasso ritirando la mano.

I comunisti, nascosti dietro il simbolo del “ Pd ”, alle elezioni dello scorso 24/25 febbraio, quale blocco monolitico si sentivano vincitori, i risultati ancora una volta hanno dimostrato che non è affatto vero che si tratta di un partito incapace di entrare in crisi, – specie in questo momento – quindi pienamente meritevole dei suoi innumerevoli successi politici.

Dopo la morte di fuoruscito Togliatti, i comunisti non sono riusciti a trovarsi un leader indiscusso, si sono divisi in gruppi e correnti come un qualsiasi partitino, nonostante le primarie non hanno trovato un capo prestigioso, dimostrando, clamorosamente, di aver paura di una necessaria consultazione elettorale politica anticipata.

Ciò significa che il potere di cui godono i comunisti in Italia è dovuto molto più alla incapacità e alla viltà degli avversari, o cosiddetti tali, che non alla intrinseca capacità e forza degli stessi comunisti. La rielezione del compagno G. Napolitano, ancora una volta dà forza ai comunisti, ma segna la fine di questa “ falsa democrazia “ dove il popolo vale meno dello zero.

Non è necessario ricordare che l’Italia è il solo Paese Occidentale in cui la massima espressione dello Stato è assegnata ad un comunista, che garantisce a pieno le politiche in favore della globalizzazione, capitalistico-finanziaria.

Gli italiani non debbono dimenticare che negli anni trascorsi i comunisti hanno imposto con scioperi, violenza di massa e terroristica, la loro volontà di governo.
Nessuno ricorda una sola proposta di contenuto sociale, promossa dai comunisti in tutti questi anni sia che fossero al Governo che all’opposizione, hanno continuato lungo la stessa strada con gli stessi metodi, guardandosi bene dall’utilizzare le loro cospicue forze parlamentari per promuovere o per facilitare quelle riforme sociali e di struttura cui parlano durante le campagne elettorali. Se c’è un partito responsabile della politicizzazione spregiudicata e cinica della lotta sindacale, e cioè del sostanziale tradimento degli interessi dei lavoratori, quel partito è senza dubbio quello degli excomunisti oggi Pd; un partito di potere, di privilegi, di comodo, di sostanziale conservazione. Un partito in pantofole, ancor più spregevole – agli occhi dei veri lavoratori italiani – dell’aggressivo e anarcoide partito comunista dei tempi della <<liberazione>>. Abbattere questo potere è dovere del nostro popolo ma, ad esso, necessita una guida fortemente rivoluzionaria.

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