Il Governo Letta ottiene la fiducia, dagli sfiduciati

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Il Governo Letta ottiene la fiducia, dagli sfiduciati

Messaggio  Admin il Ven 03 Mag 2013, 02:31


Nella “democrazia” rappresentativa le crisi politiche si verificano con frequenza, ma per trovare riscontro con quella attuale è necessario tornare al 1918-19 e al 1921-22, anni in cui si ebbe, sempre al centro l’incertezza e la contraddittorietà delle posizioni dei partiti, i quali oscillano tra il marxismo e la collaborazione con gli antimarxisti, tra il desiderio del potere e sterili quanto disordinate velleità di demagogica opposizione.

Come oggi si vivevano inciuci tra popolari e socialcomunisti per arraffare quanto l’economia offriva loro. Quando si delineò l’avanzata Fascista i partiti si divisero, alcuni di essi entrarono a far parte, - subito dopo la Marcia su Roma - nel primo Governo Mussolini, nel quale la presenza Fascista era in minoranza; non limitandosi a dare il voto di fiducia al Governo, ma, in maniera più impegnativa, esprimendo favorevolmente il successivo voto che concedeva a Mussolini i pieni poteri.
Il Partito Popolare fagocitato in senso antifascista, dal religioso don Sturzo, decise di uscire dal governo nel 1923, senza che questo provocasse la crisi, anche perché molti dei componenti di quel partito si inserirono stabilmente nelle file e nelle gerarchie del Fascismo.

Tradito il Fascismo, il 25 luglio 1943, l’Italia vede il ritorno dei partiti, rappresentati da traditori e fuoriusciti che, spinsero, grazie al vile monarca, ad un lungo periodo di guerra fratricida gli italiani.
Quei partiti, furono dall’esercito nemico, generosamente finanziati e raccolti in seno al C.L.N. Dopo la guerra fratricida, e dopo il periodo della esarchia e della triarchia – che vide consociati nel Governo comunisti e democristiani, consociazione che ebbe fine quando il padrone americano chiamo De Gasperi (Capo del Governo) a Washington nei primi mesi del ’47 – essendo mutata profondamente la situazione internazionale, essendosi praticamente rotti i rapporti di alleanza fra Stati Uniti e Russia, rispondendo all’ordine avuto dal padrone – aprì la crisi di Governo, estromettendo da esso comunisti e socialisti.
All’epoca questo fu possibile anche per il profuso impegno del Vaticano retto da Pio XII, che condusse tutta la Chiesa in senso anticomunista ed antimarxista, impegno che, si concretizzava nella scomunica contro comunisti e loro alleati.

In quegli anni si dette inizio ad una “democrazia” pilotata, nonostante il riscontro dell’elettorato si approvo la legge Scelba contro il M.S.I., con la quale si tentò, in pratica, di estrometterlo dalla partecipazione alla vita politica della Nazione.
La “democrazia” pilotata in senso anticomunista si concluse, dopo una stagione di terrorismo di Stato (detta anche, strategia della tensione) con il Governo delle grandi intese DC- PCI che portò all’assassinio di A. Moro, il fautore dell’asse sinistro nell’Italia antifascista, il quale da anni aveva messo in atto il motto degasperiano; che voleva il suo partito come <<un partito di centro in marcia verso sinistra>>.

Se è vero che è la quarta volta che la cosiddetta “democrazia” rappresentativa ricorre al partito unico per sostenere il governo, è anche vero che, in questi settantanni tutti i governi hanno contribuito ad annegare nel fango la nostra Nazione, da dopo la seconda guerra mondiale ad oggi hanno spinto il popolo sempre più affondo, mantenendosi quale casta sulle sue misere spalle, l’esempio più recente è quello del governo Monti, che a tartassato la gente comune per mettere le risorse insanguinate a disposizione dei potenti banchieri. Una “democrazia” che dalla sua nascita ha condotto l’Italia e il suo Popolo verso il dirupo, basta spogliare un qualsiasi vecchio giornale per leggervi che, l’Italia è stata in una perenne crisi, politico-economica.

Dopo l’elezioni di febbraio 2013, che la sinistra assieme al centro sentivano già vinte, si è assistito al fallimentare tentativo del volto nuovo, del vecchio comunista, P. Bersani di formare il governo, e all’impossibilità di eleggere un nuovo Presidente della repubblica, fallimento che ha portato alla riconferma in quella carica l’ottantotenne, comunista, G. Napoletano.
Questa falsa “democrazia” ingrassata dal non voto e da un finto voto di rinnovamento (il grilliamo), si è consegna ad un ulteriore inciucio (PD, PdL, Lista Civica), che ha dato la fiducia al 1° governo di Enrico Letta, assicurando ad esso una larga maggioranza, un governo che vivrà sulla assoluta inconcludenza, con scontri di facciata fino alle prossime elezioni europee.

Nell’illustrare il suo programma E. Letta, come M. Monti, senza mezzi termini dice che “la situazione economica in Italia resta grave”: «Dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente non c’è più tempo, troppi cittadini in preda alla disperazione e allo scoramento», ed annuncia, non dimenticando nulla:
- Per prima cosa stop all’Imu. «Bisogna superare l’attuale sistema sulla tassazione per la prima casa intanto da subito con lo stop sui pagamenti di giugno per permettere al Parlamento di attuare una «riforma complessiva del sistema di imposte»;
- Crescita e coesione, queste le parole chiave del discorso: «Noi saremo seri e credibili sul risanamento dei conti pubblici: basta con i debiti scaricati sulla vita delle generazioni successive, ecco perché la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo a tutto campo»;
- Massima attenzione al lavoro: «Bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine, aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato in una politica generale di riduzione del costo del lavoro. Non bastano gli incentivi monetari»;
- Il nuovo esecutivo promette di risolvere il problema esodati: «Con questi lavoratori la società ha rotto un patto e la soluzione strutturale di questo problema è un impegno prioritario di questo Governo»;
- «Serve fiducia reciproca, imprese e lavoratori devono agire insieme e superare le contrapposizioni che finora ci hanno frenato”, in particolare, “sull’occupazione femminile bisognerà fare molto di più: siamo lontani dagli obiettivi europei”;
- In primo piano anche ambiente e tecnologia. «Non abbiamo compreso che la partecipazione e la trasparenza sottese alla rivoluzione della rete potevano essere un oggettivo miglioramento della qualità anziché sfociare nel mito e nell’illusione della democrazia diretta»;
- Non dimentica la lotta alla corruzione . Il governo, inoltre, si impegna a combattere la burocrazia. «Occorrerà rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni», dice Letta nel suo intervento.
Ma la ripresa passa anche per la “giustizia nel suo complesso, innanzitutto per i cittadini”: ci potrà essere sviluppo “solo se i cittadini e gli investitori italiani ed esteri sapranno di potersi rimettere con fiducia ai tempi della giustizia, e questo succederà solo se risolveremo una situazione carceraria intollerabile: ricordandoci che siamo il paese di Cesare Beccarla;
- «Andranno migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo a partire dai precari, e si potranno studiare forme di reddito minimo per le famiglie bisognose con figli»;
- Il Presidente del Consiglio ha parlato anche della volontà di diminuire le tasse per le imprese, di reddito minimo, di attenzione ai disabili e alle persone non autosufficienti.
- Occorre subito «abolire le province».. È necessario «ridurre i costi dello Stato, valorizzare i comuni e regioni in un’ottica di alleanza, chiudere la partita sul federalismo fiscale rivedendo il rapporto tra centro e periferia»;
- Per ridare credibilità alla politica «bisogna ricominciare con la decenza, la sobrietà, lo scrupolo e la banalità della gestione del padre di famiglia. Ognuno deve fare la sua parte e a questo fine il primo atto del governo sarà eliminare lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità»;
- Mandare in soffitta la legge elettorale vigente: «Bisogna che la legge elettorale sia in grado di garantire governi stabili per restituire legittimità al Parlamento e ai singoli parlamentari», Letta. Ribadisce la necessità di reintrodurre le preferenze.
«Occorre perlomeno il ripristino della legge elettorale precedente», osserva ancora il presidente del Consiglio;
- Il «sistema» di finanziamento pubblico dei partici «va rivoluzionato», partendo dalla abolizione della legge in vigore. Allo stesso tempo è però importante «attuare quella democrazia interna ai partiti» prevista dalla Costituzione;

Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha legato la sorte del suo governo al traguardo delle riforme istituzionali, che propone di affidare a una Convenzione “Dal momento che questa volta l’unico sbocco possibile su questo tema è il successo dell’approdo delle riforme che il Paese aspetta da troppo tempo, fra diciotto mesi dice, verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro: se verificherò che ci sono possibilità di successo, il nostro lavoro potrà continuare”.
“Se veti e incertezze dovessero impantanare tutto - ha detto con un chiaro accenno alla possibilità della fine dell’esperienza del Governo - non avrei esitazioni a trarne le conseguenze”.

Questo il Libro dei Sogni che vedrà solo l’imposizione di ulteriori balzelli per le famiglie italiane.

Dando per scontata la fiducia (alla Camera la maggioranza richiesta era di 316, e i voti a disposizione 455, al Senato la maggioranza richiesta era di 159 e i voti a disposizione 221), Enrico Letta, annuncia che il 30 aprile e 1/2 maggio, si recherà a Bruxelles, Berlino e Parigi. Come M. Monti, anche lui andrà a prostrarsi ai potenti d’Europa.
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