Il 9/10 giugno: ALEMANNO, IO NON LO VOTO!!!

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Il 9/10 giugno: ALEMANNO, IO NON LO VOTO!!!

Messaggio  Admin il Ven 07 Giu 2013, 15:31


Al ballottaggio del 9/10 giugno l’uno vale l’altro. Camerata non votare i traditori, astieniti dal voto!

E’ necessario ritrovarci in un nuovo progetto comune.

Ancora una volta ci sobbarchiamo la fatica e l’intendimento di levare la nostra voce spregiudicata fra le schiere opposte dei pavidi e degli avvinazzati, ripetendo la nostra fede nuova ed antica.
Questo Forum continuerà ad essere una libera palestra per quanti hanno un pensiero nuovo da esprimere: qui continueranno ad avere diritto di cittadinanza tutti coloro che sono ritenuti, in questa falsa “democrazia”, degli irregolari, degli eretici, degli evolutivi.

Gli stessi che disdegnano in politica ed in arte la tradizione vietata dall’accademia di programmi e la ghigliottina dei partiti, responsabili di una crisi ad oltranza, nascosta sotto uno spesso tappeto, con la creazione del più alto debito che lo Stato abbia mai dovuto affrontare, impoverendo le categorie più povere della popolazione, garantendo un’ulteriore arricchimento finanziario di quelle già ricche. Questi ci fanno schifo.

Sono tutti conservatori, qualunque sia la loro etichetta. E quelli che si credono rivoluzionari sono più degli altri attaccati all’attuale formula come l’ostrica allo scoglio, non come l’edera alla quercia, perché questa è fedele, l’altra è solo idiota.
Perisca il mondo purché l’attuale formula si salvi, purché sembri intatta la coerenza, che è l’arteriosclerosi dell’intelletto. Tutti gli esseri inferiori sono coerenti: nulla è più coerente di un sasso. Ma la coerenza vera dell’animo è la continuità di un sentimento nobile attraverso il variare degli eventi ed il mutare delle maniera e degli atteggiamenti che debbono plasmare su la forma mutevole della realtà.

Questi sono contro di noi, per difendere ad oltranza il loro corrotto sistema liberista, il quale non rappresenta certo il valore partecipato della collettività alla vita democratica della nostra Nazione, e per questo ci costringono ad operare fuori dalle regole che essi si sono dati. Noi perciò vogliamo che la libera radunanza spirituale sia aperta a tutti, abbia il suo pensiero centrale e dominante, che in noi non è frigido intellettualismo o dottrina scolastica, ma sentimento in perpetua vibrazione, fede anima e passione, fiamma viva che purifica e rinnova.

Noi siamo sindacalisti, in difesa dei valori della dottrina corporativa; potremmo parlare di sistemi corporativi passati, presenti e futuri. Crediamo all’ascensione di un nuovo sindacalismo di popolo, al diritto rivoluzionario delle categorie produttive, al loro impeto di dominio contro l’imperialismo finanziario. La rivoluzione dev’essere non livellamento fratesco, non imbarbarimento o negazione, bensì superamento, miglioramento perpetuo, sforzo di virtù e di cultura. Le categorie conquistano il loro diritto rivoluzionario quando hanno acquistato e perfezionato la loro capacità politica integrale; quando valgono più e meglio dei regimi che pretendono soppiantare.
Il nostro sindacalismo ancora oggi mira a sconfiggere l’imposizione dell’abito, bello, fatto allestire dai maldestri sarti marxisti.
Nel nostro tempo, riscontriamo la necessità di una nuova origine rivoluzionaria, che continua a maturare ogni giorno tra l’esperienza della sempre più grave crisi economica: una rivoluzione organica, non aprioristica, aborriamo tutti i piani fantastici, simmetrici di ricostruzione. Noi intendiamo promuovere la demolizione e il rifacendo pezzo a pezzo dell’edificio sociale: non interrompere la ormai sempre più scarsa produttiva, ma renderla più intensa e più consapevole.
Siamo Italiani, indicibilmente Italiani, appunto perché rivoluzionari, perché figli di questa terra che diede al mondo il pensiero tormentato di tutte le rivoluzioni liberatrici, che pagò con lunghi secoli di servaggio politico la sua prodigalità immensa di pensiero e di idee regalmente donati, disinteressatamente, a tutti i popoli.
La nostra nazione deve tornare ad avere il più grande sistema sindacale, nell’interesse comune di tutti coloro che soffrono lavorano e producono in un territorio segnato dai limiti di una storia di una linguali un pensiero imperituri. Riaffermare la nostra persuasione in un divenire sociale che affratellerà tutti gli Italiani in una comune opera, e suscitare, secondo le nostre forze modeste, l’Italianità della politica, dell’arte, delle lettere, del pensiero scientifico sarà il nostro duplice compito che perseguiremo, ad ogni costo, sereni e convinti, animati da una filosofia energetica e volitiva e temperati dal buon gusto originario della nostra classica terra. Contro i partiti falsi e ottusi, contro il gran mostro divoratore dello Stato, contro il luogo comune e l’utopia balbuziente, contro il vecchio e quel che rapidamente invecchia perché privo di linfa di giovinezza, pochi audaci e liberi gettiamo il grido di sfida, che fu già altra volta raccolto da quella minoranza fattiva, degli italiani per bene che, solo animati da un fervido idealismo rivoluzionario potranno rendere consapevoli il processo perpetuo che è nelle cose, sale di vita.

A questo intendimento ci manterremo fedeli senza voltarci indietro per lusinghe o per minacce, con infinita modestia e con non misurabile orgoglio, inchinandoci solo alla realtà e ripetendo col poeta che polso del mondo è l’azione.
La dottrina corporativa, non è morta e non può morire. La storia prepara le sue vendette, nobili vendette, perché feconde di bene. In questo momento di cupo tumulto e grave crisi, di incertezze frenetiche, di appetiti impotenti, di passioni pavide e di subdole reazioni il nostro pensiero vuol essere lucido, terso aggraziato, classico, come una lama schietta, come il genio della nostra gente, italiana e perciò rivoluzionaria.
Andremo diritti al fine.

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