Egitto 2013: I dollari americani spingono ancora una volta l’Egitto nel caos.

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Egitto 2013: I dollari americani spingono ancora una volta l’Egitto nel caos.

Messaggio  Admin il Ven 05 Lug 2013, 23:05


Nel 2011, la stampa asservita annunciava che anche in Egitto vi erano manifestazioni “oceaniche” che chiedevano le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, definendo questa richiesta l’inizio di una primavera.
Allora come oggi, sono bastati pochi giorni di manifestazione per coinvolgere i potenti dell’Esercito egiziano, i quali spronati dal padrone americano hanno deciso di cacciare il loro fedele Hosni Mubarak, ormai vecchio e malato, spingendosi   fino all’estremo dell’arresto, mentre l’incosciente popolo nella  piazza reclamava la sua morte. All’epoca, demagogicamente l’Europa inneggiava ai valori della democrazia, alla libera determinazione degli elettori egiziani, ma, il subdolo l’obbiettivo americano prevedeva ben altro, per loro era sufficiente sostituire l’asservito presidente Hosni Mubarak con un altro burattino. L’inganno però fu spinto oltre il previsto e questo ha portato il popolo a consegnare sia la maggioranza nel parlamento, che la presidenza della Repubblica alla Fratellanza Musulmana, un partito che nel panorama islamico egiziano è una forza oggettivamente moderata, sostenitrice del sistema capitalistico.

Gli americani in un primo momento inghiottirono il rospo, sapendo che comunque sarebbe andata, l’esercito egiziano restava asservito alla loro volontà, non prevedendo l’inimmaginabile. L’elezione di Mursi a Presidente dell’Egitto quale diretta conseguenza ha cambiato nello scacchiere arabo i rapporti con il potere israelitico-sionista, a partire della, pretesa ma, mancata chiusura del Valico di Rafah, che permette il regolare rifornimento di viveri e altro materiale vitale per i cittadini di Gaza perennemente attaccati dai vili sionisti, ed ancora, dopo quarant’anni l’Egitto ha accordato a navi militari iraniane il permesso di attraversare il canale di Suez per raggiungere il porto di Tartous, del paese amico Siriano, il quale, come oggi il legittimo governo egiziano paga il prezzo di quelle cordiale accoglienza. Sionisti e americani d’allora finanziano gruppi d’opposizione e terroristi dell’area, che spingendo la Siria verso l’autodistruzione, nel, fallito, tentativo di ripetere quando avevano già fatto in Libia.  Ma quella è un’altra storia.

I sionisti e gli americani, dopo aver speso milioni di dollari, hanno perso parte della loro influenza sul governo egiziano, non sul suo esercito, il quale ha fatto manbassa di quei milioni.
La nascente democrazia egiziana aveva il diritto di rinnovare la vecchia costituzione assegnando nuovi poteri al Presidente Mursi, ormai spogliato di quelli che l’esercito aveva garantito per oltre trent’anni al suo predecessore Hosni Mubarak. Questa la causa delle prime manifestazioni, risolta con l’indizione di un referendum popolare nel quale la maggioranza degli elettori decideva d’approvava quella nuova costituzione. Il tempo di ricevere altri cospicui finanziamenti e l’opposizione ritorna in piazza, chiedendo la cacciata dei nuovi organi istituzionali, detto fatto, l’esercito garante degli interessi americani impone al Presidente Mursi, un termine di 48 ore per lasciare il potere (doveva dimettersi), come nelle democrazie occidentali chi non sa  servire d’essere cacciato. Ora come avvenne in Algeria negli anni settanta è necessario eliminare dal campo i Fratelli Mussulmani impedendogli di ripresentarsi, quando saranno ripetute l’elezioni.        
Questo da sempre è il valore che i popoli esprimono in democrazia, attraverso il proprio voto, questa e la democrazia americana, imposta con le armi e con l’oro.

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