Rifondare la destra! Ma và …

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Rifondare la destra! Ma và …

Messaggio  Admin il Mar 27 Ago 2013, 19:03


In questi ultimi mesi (16 maggio Palermo, 28 giugno Lecce, 16 Luglio Orvieto, 22 Agosto Manfredonia) molti Camerati hanno letto degli  incalzanti incontri e conferenze, promossi dai tanti traditori, ex scalda poltrone, ormai senza cariche istituzionali.
Falsi leader  che hanno nel tempo occupato immeritati posti di potere grazie a militanti che contrastavano il sistema politico. Questa falsa democrazia, collocava la loro lotta all’estrema destra, mentre loro non  intendevano occupare nessuna area politica, visto che l’idea universale Fascista non rappresenta né la destra né la sinistra, ma la rivoluzione popolare nell’impegno politico, e come ogni rivoluzione degna di tal nome, non si traduce in un effimero movimento di piazza o in un agitarsi incomposto di forze politiche contingenti e estranee ed ai bisogni del popolo.
Come è accaduto dal 1994 alla condanna del delinquente SILVIO Berlusconi, al quale i traditori si erano consegnati già dal 1994 cercando  la strada più breve per giungere al potere.
Il furbo, Berlusconi, del nulla, o meglio del vecchio. Dopo tangentopoli,  seppe aggiungere a quello che restava dei partiti di governo il nuovo, mantenendo al tempo stesso  una’incolmabile distanza politica tra la Lega, disgregatrice, che rivendica la secessione del Nord, e il M.S.I. – An,, presente in coalizione solo al Sud, che grazie all’impegno della sua base rappresentava il nuovo volto di un’Italia, che aveva preso la dignità  di nazione. Un tentativo vincente, che sconfisse – la macchina da guerra - dei vecchi e ben camuffati comunisti.  
Con quella scelta il vertice missino si è asservito a quel sistema che la base militante aveva combattuto con grandi sacrifici. Una base che seguiva G. Almirante, il Capo che in parlamento non ebbe remore a votare in favore all’autorizzazione a procedere richiesta dal procuratore (morente) di Milano, che contro di lui aveva mosso l’accusa di ricostruzione del P.N.F. .
I traditori, iniziarono a distruggere memoria ed ideali, trasformando un movimento impegnato nel sociale, in un partito liberista e conservatore, pronto ad assecondare la globalizzazione finanziaria (M.S.I. – D.N., A.N., Fiamma Tricolore, La Destra, P.D.L. F.L.I.), passaggi imposti, senza veri congressi, alla base che era ed è rimasta Fascista.
VERGOGNOSI passaggi che hanno allontanato dal voto la maggioranza dei Camerati, rendendo inutili le candidatura nel PdL, dei tanti traditori di provenienza missina.
Alle ultime elezioni politiche finiani, storaciani e Fratelli d’Italia pensavano di farcela, cosi pure Forza Nuova e la Fiamma Tricolore, ma i fatti hanno dimostrato tutta un'altra realtà.
Pochi, pochissimi gli ex di Alleanza nazionale che sono ancora in Parlamento, falcidiati da diaspore, scissioni, litigi, quorum ed epurazione berlusconiana, sono arrivati, appena in nove, e non certo per i consensi espressi dai Camerati, visto che al momento il loro voto resta inspendibile, in attesa che si ritorni alla lotta contro l’attuale sistema, per promuovere una rivoluzione capace di recare con sé nuovi principi costruttivi, nuove concezioni di ordine politico, sociale ed economico, che superata la fase degli urti tra il vecchio ed il nuovo, tra azione e reazione, nel successivo stadio di assestamento e di ricostruzione trovi nei diritti il mezzo potente per imporsi e trionfare in modo definitivo, per gettare salde basi di un nuovo stabile assetto della società.
Una rivoluzione che passi necessariamente dal campo politico al campo economico al campo giuridico, impregnando quest’ultimo delle nuove verità e dei nuovi orientamenti, assicurandosi in tal modo le condizioni essenziali della sua vitalità e del suo sviluppo.
Una rivoluzione capace di recare con sé un nuovo germoglio di idee, una intima forza spirituale, capace di far scordare l’inutilità della presenza degli ex An, al governo, che si è evidenzia in pochi e faziosi atti che hanno portato solo all’effimera durata di un bagliore.
La Rivoluzione che noi intendiamo proporre d’essere un movimento di popolo che ritrova sé stesso per la geniale intuizione, in un irrompere potente ed irrefrenabile di forze storiche maturatesi lentamente ed incosciamente attraverso i grandi avvenimenti, succedutisi dal periodo prebellico all’intervento nella guerra mondiale, nella luce radiosa della tradizione di Roma, un nuovo verbo, una nuova concezione di tutti i rapporti politici, sociali ed economici, un lievito fecondo di idee avvivate di fede e di passione nazionale ed una irresistibile energia costruttiva, che l’aspirano fin dal suo sorgere, nelle future vie del mondo.

L’obbiettivo: smantellare rapidamente sotto i colpi del maglio della Rivoluzione lo Stato demoliberale agnostico ed abulico. Agili e pieni di vita debbono risorgere in breve tempo i nuovi organi costituzionali e corporativi, conferendo una fisionomia inconfondibile allo Stato, unitario e volitivo, onnipresente in tutti i settori della vita della nazione, fondato – in antitesi con le viete ideologie della lotta di classe – sul sano principio dell’armonico coordinamento di tutte le forze nazionali vive ed operanti e della loro subordinazione ai superiori interessi dello Stato. Con la squisita sensibilità che caratterizzerà in ogni sua manifestazione la nostra Idea di Rivoluzione, onde concretare cosi durevolmente i risultati che acquisiremo sul piano politico, sindacale-corporativo e costituzionale, più rispondenti ai nuovi tempi ed alle nuove esigenze, essendo essi espressione di superate teorie demoliberali, negatrici dell’autorità dello Stato ed informate a quel principio del lasciar fare e del lasciar passare, in virtù del quale allo Stato medesimo non è riservato che il ruolo di spettatore inerte e passivo nel gioco di forze e di rapporti che impegnano supremi interessi nazionali.
Per raggiungere questi obbiettivi è necessario che la base si sganci definitivamente dai traditori (Fini, Bocchino, Menia, Di Biagio, Toto,  Urso, Ronchi, Scalia,  La Russa, Rampelli, Meloni, Nania, Viespoli, Landolfi, Poli Bortone, Ciabò, Selva, Alemanno, Storace ecc.), ai quali non è sufficiente la lauta pensione, vogliono ricoprire nuovi ruoli di potere.

Liberapresenza, già dalla sua nascita auspicava l’unità d’area, ma oggi si vede costretta a denunciare il tentativo dei molti traditori che da dopo le ultime elezioni politiche, tentano di ritrovare la stessa base che avevano precedentemente tradito. Per questo riteniamo sia necessario dare la parola alla base, col solo scopo di ricacciarli nell’angolo dei traditori,  non permettendo loro di utilizzare le risorse economiche del M.S.I. per tradire ulteriormente le idee che esso rappresentava, la nostra lotta politica non può ripartire dal tetto, dando mandato agli stessi uomini che hanno demolito l’intero stabile.
È necessario raccogliere singoli Camerati, Associazioni, Movimenti e Partiti dello 0,01%, per riunirli in un unico soggetto, con l’obbiettivo di costruire un futuro comune, partendo dalla lotta al liberalismo, primo e  irremovibile impegno del pensiero Fascista, senza lasciare spazio a velleità di protagonismo.
Lo scopo è quello di trovare all’interno degli ottomila e cento comuni d’Italia piccole entità che hanno voglia di lottare duramente contro l’attuale sistema politico, divenendo realtà vitali coscientemente e gerarchicamente collegate.    
Ai Camerati delusi che hanno giurato "mai più", diciamo, dopo la condanna del delinquente Silvio,  che meritano la rivincita,  siamo certi  che hanno una "maledetta voglia" di rimettersi in gioco, di ritrovare un "motivo per crederci", con la garanzia che non saranno più strumento di nessuno, se non dell’ideale.
Non possiamo lasciare che il liberismo continui ad impoverire la nostra nazione, cosi come non lasceremo che colonnelli di triste memoria, possano rubare un solo voto alla nostra area politica. È obbligatorio costituire un esercito di "soldati semplici", militanti di quella base che tanto hanno dato per spirito di servizio senza nulla mai chiedere, se no l’abbattimento dell’attuale sistema. Questa è la base che deve tornare protagonista, al di là  delle appartenenze passate e ai percorsi personali, ritrovando il senso di comunità, per non subire ulteriori prepotenze dall’attuale potere, ma nel contempo non cadere nei tranelli di occasionali pifferai e illusionisti che vogliono solo riciclarsi.
Una base, che riconosca la necessità di un nuovo partito, quale strumento organizzativo per costruire una rete di fede ideale contro il liberalismo, che non si lasci dettare i tempi, e soprattutto capace di rispondere duramente ad ogni atto intimidatorio, da qualunque parte esso provenga.
Nessuno dei nostri voti vada a chi intende metterli a servizio del PPE.

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