Fondazione Alleanza nazionale: La Destra che non c’è.

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Fondazione Alleanza nazionale: La Destra che non c’è.

Messaggio  Admin il Sab 07 Dic 2013, 00:32

Ex An in parlamento, la loro poltronite giustifica il nostro disprezzo!

La destra si è perduta in tanti condomini, asservita ai caposala, questo è il risultato ottenuto nel tempo dalle scelte politiche del traditore Fini, l’uomo dei tradimenti e delle abiure. Il capo, asservito a Berlusconi, sol perché nel 1994, non potendolo votare disse che l’avrebbe scelto quale sindaco di Roma , una   disgrazie  che la destra ancora si porta dietro. Nel contempo il traditore che in Israele affermò “il Fascismo fu il male assoluto”, spinse verso il burrone la Fiamma del M.S.I., aderendo ai valori dell’antifascismo, sostituendo il M.S.I., con il non partito di Alleanza nazionale. Si dette luogo ad una strana e pilotata scissione, se e vero come vero che l’area rautiana all’interno del M.S.I. rappresentava oltre il 40% della precedente quota congressuale, mentre gli scissionisti che seguirono Pino RAUTI, furono meno del 5%. Quella trasformazione fu una vergogna a cui 14 anni dopo si è aggiunta  la confluenza  nel PdL, (formazione ormai archiviata), che permise al traditore Fini, di sedere nello scarno più alto della Camera dei deputati, il quale ottenuto quello scarno inizio ad  ostacolare l’attività del governo, a cui gli elettori avevano consegnato un ampia maggioranza sia alla Camera che al Senato (cosa mai accaduta prima) arrivando, dopo appena un anno a spingere  pochi e illusi deputati, a lui  fedeli, ad una vergognosa scissione, distruggendo definitivamente quel poco che restava delle destra in Italia. L’illuso traditore, si sposto definitivamente al Centro, fortemente convinto d’avere un corposo seguito elettorale, un voto di massa degli ex elettori di An per la sua nuova creatura il  “FLI”,  ma  ottenne un vergognoso 0,46%, uno smacco che doveva portarlo a  rinchiudersi lontano da occhi indiscreti, e invece vorrebbe ritornare alla ribalta, dopo aver scritto (si fa per dire) un volgare volumetto con lo scopo di screditare ancor più  anni di storia della Destra italiana.

Nel congresso farsa, che decise la confluenza di An all’interno del Pdl, si mise in atto un  ulteriore tradimento, in pochi decisero la costituzione della fondazione  Alleanza Nazionale, alla quale trasferire oltre l’ingente patrimonio anche il simbolo. Simbolo al cui interno è riportata la storica Fiamma Tricolore. Fiamma che nei fatti è patrimonio di quanti a partire dal dicembre 1946 si sono spesi per rappresentarne gli ideali della R.S.I., pagando con anni di carcere e persino con la morte, come ricorda l’immagine sottostante, dei sempre Presenti! Come essi molti italiani esistono ancora, soffrono e credono ancora e sono disposti a serrare i ranghi per riprendere la lotta, onde riconquistare quanto perduto.


Liberapresenza, già dalla primo post, ha inteso mettere al centro la necessità di riunire  la DESTRA   per ritrovare il dovuto rispetto dell’avversario, tornando ad essere forti. Ma ritenendo impraticabile l’asservimento al sistema. Non serva il ritorno ad Alleanza nazionale, simbolo che richiama alla mente la poltronite di molti, e ancor più le politiche governative asservite ai potenti interni ed internazionali, al contrario serve che la Destra si riappropri della lotta contro il sistema, rappresentato  dalla Fiamma nel simbolo missino, un simbolo da sempre antisistema, al quale gli italiani di ieri e di domani ritorneranno a legarsi.
Solo questo simbolo può restituire serenità e ordine economico alla nostra Patria.
Non importa se l’ex sindaco di ROMA  il 14 dicembre presenterà  ai quasi 1.200 approfittatori che incontrerà alla 1° assemblea della fondazione An, una mozione con l’intendo di scongelare, dopo 5 anni, il simbolo di An, simbolo di tante sventure e vergogne, convinto che sono molti  i Camerati  pronti a ritrovare in An la porta di casa. Una porta che permette l’ingresso all’inferno dantesco, del “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” , un ingresso nello sfrenato liberismo, collegato al Ppe mani e piedi ad una Europa delle Banche.

Ogni Camerata ha il dovere sabato 14 dicembre, di recarsi a Roma dinanzi all’Hotel Ergife a partire dalle 11 del mattino,  e aprire  la porta che l’assemblea della fondazione intende tenere chiusa. È nostro dovere impedire che, quello che resta del patrimonio economico e politico della destra, vada a finire a uomini e donne asservite al sistema,  per mezzo di un gruppo di traditori presenti in quella assemblea. È questa una delle azioni decisive per le sorti della destra divisa in mille sigle.

Non permettiamo più ad elementi malati di opportunismo o forse in stato di confusione mentale, che ci domandano se non sarebbe  più furbesco eliminare la parola «destra» dalla rappresentanza politica, per mettere esclusivamente l'accento sulla parola « acceso al Governo», un suggerimento inutile e vile che abbiamo già respinto e continueremo a respingere ancora.  Sarebbe un errore e una viltà ammainare la nostra bandiera, consacrata da tanto sangue e dolore, e fare passare quasi di contrabbando le idee che debbono costituire oggi la parola d'ordine nella battaglia degli europei. Una Europa della quale si sappia dove comincia e dove finisce dal punto di vista geografico, storico, morale, economico; un’unificazione veramente capace di migliorare il nostro continente.
Una comunità europea che ci porta a dichiarare in forma esplicita che noi non ci sentiamo italiani in quanto europei, ma ci sentiamo europei in quanto italiani. Come la nazione è la risultante di milioni di famiglie che hanno una fisionomia propria, anche se posseggono il comune denominatore nazionale, così nella comunità europea ogni nazione dovrebbe avere un'entità ben definita, onde evitare come accade oggi che la stessa naufraghi nel globalismo produttivo o vegeti nel generico ed equivoco cosmopolitismo finanziario.

La nostra storia non è un espediente per occupare il potere che, in tratti ci avrebbe squalificato di fronte agli avversari e soprattutto di fronte a noi stessi.
Definendoci nella contrapposizione, ancora e sempre fascisti, e consacrandoci alla causa, come dal 1946 ad oggi abbiamo fatto e continueremo anche domani a fare. Poniamo al servizio dell’uomo il nostro programma politico che, contiene il postulato della socializzazione, per raggiungere il quale occorre porre le basi con le leggi sindacali e nuovi organismi corporativi, che consentano al lavoratore di uscire dalla condizione economico-morale di salariato per assumere quella di produttore, direttamente interessato agli sviluppi dell'economia e al benessere della nazione, superando l'individualismo dell'economia liberale.
L'oppressione e la persecuzione bestiale del Governo non fa che rafforzare la nostra fede. L'impresa di cancellarne i simboli esteriori è risultata facile ma quella di sopprimerne l'idea, impossibile.
I partiti antifascisti si affannano a proclamare che il fascismo è morto, perché lo sentono vivo. Milioni di italiani confrontano ieri e oggi, rimpiangendo il tempo in cui  l'italiano era uno dei popoli più rispettati della terra.

Quello che accadrà sabato 14 per molta parte non ci riguarda, il nostro seme è gettato. Qualunque cosa accada, questo seme è destinato a rigermogliare,  Se dubitassimo della nostra vittoria, dovremmo dubitare dell'esistenza di Colui che regola, secondo giustizia, le sorti degli uomini.

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