È morto Ariel Sharon: Chi sa se G. Fini lo piange

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È morto Ariel Sharon: Chi sa se G. Fini lo piange

Messaggio  Admin il Lun 13 Gen 2014, 23:41


11 gennaio 2014: a 85 anni è morto Ariel Sharon, i sionisti hanno ritardato la sua morte per otto lunghi anni ma, finalmente se ne andato anche quest’altro massacratore di palestinesi.
Osannato dalle false “democrazie” occidentali, non merita certo d’essere ricordato da chi, come noi individua in Sharon, un criminale sionista, non l’essere che i paesi occidentali piangono, vilmente, quale eroe.

Questa  morte ci offre l’occasione di ricordare agli smemorati un altro essere meschino che nel 2003, dimentico dei suoi trascorsi  è andato a prostrarsi proprio d’innanzi al massacratore Sharon, all’epoca Primo Ministro israelita. Parliamo dell’allora Ministro degli Esteri italiano G. Fini, un altro essere che ha vissuto, purtroppo altri 10 anni di troppo, portare alla mente le sue nefaste dichiarazioni sul FASCISMO, riteniamo sia, ancora oggi, un nostro preciso dovere.  Portiamo a paragone i tristi anni della seconda guerra mondiale con gli anni dell’arrogante presenza dei sionisti nel secolare territorio di Palestina.

All’odio sionista, contrapponiamo il nostro, per non scordare le false accuse di razzismo mosse nei nostri confronti, da un popolo estraneo alla nostra civiltà, che al pari dei comunisti, ancor prima che l’Italia entrasse in guerra si mise al servizio dei nemici del popolo italiano asservendosi all’esercito straniero.

Questa è un’altra storia!

Quello che possiamo definire il verme di An, nell’incontrare Sharon, esprime una dura condanna del FASCISMO e di chi non vi si oppose. Gianfranco Fini, pronuncia la schifosissima frase “Il fascismo fu parte del male assoluto”, parla – mentendo - di un'epoca in cui sono state votate le leggi razziali, di un'epoca in cui sei milioni di ebrei sono stati censiti, cacciati dal lavoro, dalle scuole, depredati dei beni, dei diritti civili, denunciati, perseguitati, deportati e infine mandati a morire nei lager. E in quell'epoca del male assoluto il verme di  An, mette il fascismo, compresa la repubblica di Salò. Mai un essere umano si era spinto tanto nel tradire quella che sembrava essere la propria storia, un traditore come Gianfranco Fini nella storia dei popoli non è mai esistito. Dopo aver parlato di responsabilità degli italiani nelle leggi razziali in passato, si è spinto oltre, parlando per la prima volta  di "infami leggi razziali volute dal fascismo", lo fa mentre sul capo ha posata la kippà (il tradizionale copricapo ebraico), per Il traditore non cera "nessuna giustificazione per i carnefici di ieri". Non solo per chi uccise ma "anche per chi poteva salvare un innocente e non lo fece". Dice bisogna  capire la ragione per cui ignavia, indifferenza, complicità e viltà fecero sì che tantissimi italiani nel 1938 nulla facessero per reagire alle infami leggi razziali volute dal fascismo".

Dopo questo ravvedimento, nell’incontrare Ariel Sharon, e le massime autorità dello Stato Israeliano, Fini, da vile servitore, lo rassicurava sull'amicizia speciale dell'Italia, soprattutto nel semestre di Presidenza Ue, aggiungendo non si deve "museizzare la storia", "razzismo e antisemitismo non sono alle nostre spalle, non appartengono ad un'epoca storica chiusa, ma esistono in forme diverse e mascherate". L'esasperato anti-israelismo, per esempio, la virulenta polemica nei confronti del governo Sharon, disse  Fini altro non è che "un antisemitismo mascherato da antisionismo", "io ho cercato in questi giorni di dire parole inconfutabili sul passato per costruire il futuro".
Il vile traditore, Fini, ci invitava ad imparare dalla storia (dei vincitori), a tramandare la memoria e l'esempio dei "giusti" (dei forti).
L’essere immondo G. Fini, da partigiano si è  asservito ad Israele, vendendosi al potere sionista, fondato sull’olocausto del Popolo palestinese. Un olocausto al quale il criminale Sharon non si è mai sottratto, sino alla brutalità, convinto come era che la sicurezza d’Israele risiedeva anzitutto nella forza delle sue armate,
Fini scordandosi del presente, fatto da persecuzioni e assassini provocati proprio da Sharon contro il Popolo Palestinese, si è assunto la grande responsabilità d’essere il portavoce della la falsa “democrazia” occidentale e degli storici contemporanei, responsabili, al suo pari, di indicibili menzogne.
Ariel Sharon, oltre ad essere stato un massacratore di arabi nella guerra di indipendenza del 1948, nella guerra del 1967 e nella guerra del Yom Kipur del 1973, a differenza della Gestapo che prelevava gli ebrei dalle loro abitazioni, nel 1953 ad Qibya, fece saltare quarantacinque abitazioni uccidendo sessantanove arabi costretti al loro interno.
Nel 1982 quale  Ministro della Difesa, fu il diretto responsabile dell’occupazione del Libano, durante la quale dette sfogo al suo istinto sanguinario, ordinando la mattanza dei rifugiati palestinesi dei campi di Sabra e Chatila, dove vennero massacrati oltre 2.500 palestinesi per lo più vecchi, donne e bambini, la mattanza  fu messa in atto per lui, dai servi libanesi della “falange cristiana” armati dallo Stato assassino di Israele. Per quell’eccidio nel 2002, Sharon venne imputato presso il Tribunale dell’Aja per Crimini di Guerra, ma il processo fu affossato a causa della morte del principale accusatore, Elie Hobeika, che responsabile diretto dei massacri, aveva annunciato di voler fare piena luce sui fatti, ma, un autobomba, lo uccise pochi giorni prima del processo, e tutte le accuse contro Sharon vennero a cadere.
Basterebbero solo queste responsabilità per escluderlo dai fasti funerei, a cui il sionismo mondiale ha inteso alzarlo, un funerale, che risveglia in noi la lunga serie di colpe. Non c’è pagina della storia d’Israele, non c’è guerra, non c’è tragedia, del popolo  palestinese che non abbia visto Sharon protagonista. Il quale proprio  per le sue atrocità viene considerato uno dei migliori comandanti della recente storia di Israele.

Un Ebreo carico d’odio che in ogni suo atto intendeva umiliare il Popolo palestinese, per questo inizio la campagna elettorale che lo rese Primo Ministro d’Israele, con l’atto provocatorio di calpestare la Spianata delle Moschee di Gerusalemme Est,  nella quale si erge la Cupola della Roccia (luogo sacro ai musulmani che vi indicano il luogo in cui Maometto compì il suo miracoloso "viaggio notturno") è tradizionalmente controllato dai palestinesi.

Un criminale  che dopo aver vinto l’elezioni, con il permesso dell’alleato americano, decise di confinare Yasser Arafat (Capo dell’OLP), ormai orfano dell’Urss, a Ramallah.

Dopo la prima vittoria alle elezioni, il partito del Likud, chiamo Sharon a ricoprire il ministero dell’Agricoltura, incarico che lo spinse a programmare la costruzione di insediamenti ebraici a Gaza e in Cisgiordania.  Nel 2003 avvio la costruzione (dopo l’abbattimento del muro di Berlino), di un alto muro divisorio al confine con la Cisgirdania, decide persino di demolire 11 insediamenti sionisti costruiti sulla Striscia di Gaza, non per ripensamenti delle strategie politiche o magnanimo sentimento verso o palestinesi, ma un atto deciso per motivi del tutto economici, i costi per Israele per continuare a mantenere gli insediamenti in cui vivevano, appena, ottomila coloni erano ormai divenuti proibitivi.      

Nel 2005 Sharon, arriva sino al punto di spaccare il partito di cui era stato tra i padri fondatori, il Likud,  partito che lo aveva portato a sedere su tante poltrone di responsabilità, fino alla carica di Primo Ministro, per fondare un nuovo partito, il Kadima, cancellato dalla scena politica israeliana nelle ultime elezioni politiche, come è accaduto ai partiti fondati dal traditore G. Fini.

Che la terra non dia loro, mai, un attimo di tranquillo riposo.  

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