Piazza della Loggia: un’altra strage della falsa “democrazia” contro il popolo.

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Piazza della Loggia: un’altra strage della falsa “democrazia” contro il popolo.

Messaggio  Admin il Lun 24 Feb 2014, 22:02


Dopo quarantanni le merde comuniste di Brescia potranno felicemente  rivedere alla sbarra l’anziano Camerata Carlo Maria Maggi, medico in pensione ex leader di Ordine Nuovo  e Maurizio Tramonte, informatore del Sid (servizi segreti), da anni perseguitati dalla procura di quella città con l’accusa di concorso in strage per il primo e  l’accusato d’aver partecipato alle riunioni in cui venne messa a punto la strage per il secondo.

Anni di persecuzione e di  processo hanno portato all’assoluzione dei Camerati Maggi, Tramonte e Zorzi, sia nel primo che nel secondo grado ma, ai  vili queste assoluzioni non sono bastate per questo sono ricorsi in Cassazione dove non per caso svolge, il ruolo di procuratore generale, un certo Vito D'ambrosio, un finto indipendente di sinistra che, nel 1995 fu eletto consigliere e presidente della regione Marche per l'Ulivo tra le file dei Democratici della Sinistra, incarico riconfermato nel 2000. Un politicante che nel post sisma del 1997 venne nominato Commissario Straordinario per la ricostruzione, lasciando molte ombre nella sua condotta gestionale. Nel 2005 dopo la vittoria di Gian Mario Spacca è ritornato in magistratura, riprendendo il suo incarico nella procuratore generale, ruolo espletato anche il 21 febbraio 2014 innanzi alla quinta sezione penale della Cassazione dove nella sua requisitoria arriva ad affermare: non può essere che Carlo Maria Maggio, Leader indiscusso di Ordine Nuovo del Triveneto ad avere ideato e organizzato la strage di Brescia ed ha aggiunto: “verrebbe meno la mia coscienza di cittadino se non chiedessi alla Corte di colmare, con gli strumenti che ha a disposizione, le lacune di una sentenza che non può essere accettata, per questo (  - riteniamo - con assoluta  imparzialità) chiedo l'annullamento delle assoluzioni degli imputati accogliendo il ricorso della Procura generale di Brescia a carico dei tre estremisti di destra.

Il 28 maggio 1974 partiti e sindacati dell’arco costituzionale bresciano promuovono in Piazza della Loggia una delle tantissime manifestazioni antifasciste che infestano l’Italia, il servizio d’ordine comunista doveva garantire la sicurezza della manifestazione ma, gli inutili esseri non seppero garantirla, (volutamente) non controllarono i cestini della spazzatura, specie quelli al coperto del portico, all’interno del quale venne posto l’ordigno che scoppio appena ebbe inizio il comizio, causando oltre cento feriti e otto morti, per i quali non verseremo una sola lacrima.
La macchina repressiva dello Stato “democratico” si mette immediatamente in moto. Forze di polizia e la magistratura non hanno dubbi perseguitano i Fascisti più attivi del circondario.

Queste le tappe giudiziarie.
2 giugno 1979 – I giudici della Corte d’assise di Brescia condannano all’ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa mentre assolvono gran parte delle 16 persone incriminate dal pm Francesco Trovato e dal giudice istruttore Domenico Vino.
18 aprile 1981 – Tuti e Concutelli, nel supercarcere di Novara strangolano Buzzi, personaggio vicino alla criminalità comune. I due motivarono l’omicidio con il fatto che Buzzi fosse “pederasta” e confidente dei carabinieri.
2 marzo 1982 – I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia assolvono tutti gli imputati, compreso Angelino Papa; nelle motivazioni definiranno Buzzi “un cadavere da assolvere”.
30 novembre 1984 – La Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un nuovo processo per Nando Ferrari, Angelino e Raffaele Papa e Marco De Amici.
23 marzo 1984 – Il pm Michele Besson e il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi aprono la cosiddetta ‘inchiesta bis’. Imputati i neofascisti Cesare Ferri, il fotomodello Alessandro Stepanoff e Sergio Latini. La nuova pista è aperta dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui Angelo Izzo.
20 aprile 1985 - La Corte d’assise d’appello di Venezia, davanti alla quale è celebrato il nuovo processo di secondo grado, assolve tutti gli imputati del primo processo bresciano.
23 maggio 1987 – I giudici di Brescia assolvono per insufficienza di prove Ferri, Latini e Stepanoff.
25 settembre 1987 - La Cassazione conferma la sentenza di assoluzione dei giudici della Corte d’appello di Venezia e pone fine alla prima inchiesta sulla strage.
10 marzo 1989 – La Corte d’assise d’appello di Brescia assolve, questa volta con formula piena, Ferri, Stepanoff e Latini.
13 novembre 1989 - La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma e rende definitive le assoluzioni di Ferri, Stepanoff e Latini. I primi due saranno anche risarciti per la carcerazione subita.
23 maggio 1993 - Il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi proscioglie gli ultimi imputati dell’inchiesta bis. Quello stesso anno sarebbe cominciata la terza inchiesta, persecutoria.
16 novembre 2010 – II giudici della Corte d’assise di Brescia assolvono tutti i cinque imputati, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti. L’assoluzione interviene in base all’articolo 530 comma 2 assimilabile alla vecchia insufficienza di prove.
14 aprile 2012 - La Corte d’appello di Brescia conferma la sentenza di primo grado mandando assolti i quattro imputati, Zorzi, Maggi, Tramonte e Delfino, per i quali era stato proposto ricorso dalla procura. Dai pm una dichiarazione che, dopo 38 anni, sembra una resa: “Abbiamo fatto tutto il possibile. È una vicenda che va affidata alla storia”.
20 febbraio 2014 – La vicenda approda in Cassazione, dopo il ricorso del pg di Brescia (per tutti, tranne che per Delfino). Il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio chiede di annullare le assoluzioni disposte in secondo grado per Zorzi, Maggi e Tramonte e di celebrare nuovamente il processo.
La Corte di Cassazione, confermando il verdetto d’assoluzione di Delfo Zorzi che il pm bresciano accusava d’essere proprio colui che aveva procurato l’ordigno, ha messo il sigillo sul proprio dispositivo che ha tutta l’aria d’essere politico, vedremo come giustificheranno l’annullamento delle assoluzioni con rinvio alla Corte d’Appello bresciana di Maggi e Tramonte, rinvio che ha  permesso di riversare tutto l’odio che Manlio Milani, presidente dell’associazione delle vittime  aveva accumulato in questi 40anni, il quale, dopo aver profuso abbracci di gioia ai suoi compagni ha affermato:   “La Cassazione è andata ben oltre le nostre richieste, annullando anche l’assoluzione di Maurizio Tramonte. Questo certifica che nella strage ci sono stati depistaggi e, a nostro modo di vedere, è importante perché la Cassazione ha voluto dire che Tramonte non aveva solo un ruolo di informatore ma il suo ruolo era ben più pregnante”. “Finalmente si certifica fino in fondo che la strage è ascrivibile all’estrema destra”.

Più pregnante si è dimostrato il procuratore bresciano Roberto Di Martino, il quale dopo ventenni di persecuzione degli imputati e centosettantacinque udienze aveva ottenuto due suonanti sconfitte,  visto che tutti gli imputati erano stati assolti.
Se la Cassazione ha deciso di tenere in piedi il processo non è certo per merito suo.  

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