L’AUGURIO PER IL 2009

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L’AUGURIO PER IL 2009

Messaggio  Admin il Lun 22 Dic 2008, 00:21


Portare d’innanzi al giudizio della storia gli antifascisti.

NOI:
- per gli ideali e la spiritualità;
- per la difesa della vita;
- per l’unione tra un uomo ed una donna;
- per l’ordine;
- per l’Europa Nazione;
- per la produzione e il lavoro, contro ogni sfruttamento.

LORO:
- per il materialismo;
- per l’aborto e l’eutanasia;
- per le unioni omosessuali;
- per l’anarchia;
- per l’internazionalizzazione;
- per lo sfruttamento dell’uomo, attraverso il capitalismo di Stato e privato.

Il Fascismo unisce. L’antifascismo divide.

Alla dittatura della democrazia rappresentativa, noi opponiamo la democrazia partecipativa.

Come oggi, prima dell’avvento del fascismo, il compromesso adottato dal costituzionalismo liberale per risolvere la lotta tra nobiltà e popolo dalla quale esso era scaturito, precisamente si esprimeva:
- nella coesistenza di due organi concorrenti nella funzione legislativa;
- nella devoluzione alla potestà regia della formazione del Senato.
La prerogativa regia, nella formazione del Senato, doveva costituire il contrappeso alla procedura elettiva accolta per la formazione della Camera dei Deputati, in ossequio al principio della sovranità popolare lo statuto Albertino affermava , infatti, - per ciò che attiene all’Italia - con l’articolo 33: << il Senato è composto di membri nominati a vita dal Re in numero non limitato>>; e con l’articolo 39: << la camera elettiva è composta di Deputati scelti dai collegi elettorali conformemente alla legge>>.
Questo equilibrio, separava il potere esecutivo da quello legislativo ponendoli sotto il diretto controllo della corona.
In quel sistema (come oggi) l’elezione a Deputato avrebbe dovuto costituire una designazione di vera capacità: l’elettore, invece, non era messo in condizioni di valutare quella che poteva essere il valore intellettuale, la cultura o la competenza tecnica del candidato: poteva scegliere per l’orientamento ideale o per l’opinioni politiche del candidato stesso, con la presunzione che questi, una volta eletto, avrebbe propugnato, o dovuto propugnare in Parlamento, la realizzazione dei postulati e del programma politico che aveva in comune con l’elettore.
La Camera dei deputati finiva cosi per essere un organo tutt’altro che rappresentativo; la sovranità popolare non era che una grande menzogna; assai raramente si entrava e si restava nella Camera dei Deputati per la sola autorità e prestigio personale. Le vie normali erano: i servizi resi o da rendere ai grandi elettori e agli interessi locali: le amministrazioni pubbliche messe al servizio dei clienti del Governo che faceva le lezioni; la demagogica infatuazione delle masse.
<< La rappresentanza nazionale>> sorta da queste torbide origini, brigava nei corridoi, ricattava il potere esecutivo, preparava gli assalti alla diligenz, insidiava e diminuiva in mille modi l’autorità dello Stato.
Il senso dei grandi interessi nazionali diminuiva tanto più in questa assemblea, quanto più saliva l’audacia delle frazioni politiche. Fu (come oggi) questo l’uso del parlamento, incapace di rispondere alle necessità della società nazionale, che spinse il Fascismo ad erigersi dopo la sedizione dell’Aventino delle opposizioni ad un atteggiamento decisamente antiparlamentare, e ad indurlo ad una revisione critica del concetto di rappresentanza, da attuarsi su altre differenti basi.


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