28 luglio 1914 – 11 novembre 1918: Centenario del primo conflitto mondiale, una guerra che l’Italia ha vinto sul campo, e perso in diplomazia.

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28 luglio 1914 – 11 novembre 1918: Centenario del primo conflitto mondiale, una guerra che l’Italia ha vinto sul campo, e perso in diplomazia.

Messaggio  Admin il Lun 28 Lug 2014, 03:33


La Germania era andata troppo oltre; per contrastarla il governo inglese, come sempre, aveva pensato a tutto, quella serie di strepitosi successi l’aveva disturbato, molto: la guerra contro la Danimarca (1864) che consegnava all’esercito tedesco lo Schleswig-Holstein; la campagna del 1866, che toglieva all’Austria ogni ingerenza nella Confederazione germanica, fiaccandone la grande potenza militare; le vittorie del 1870 - ‘71 contro la Francia, che abbattevano il sogno di preminenza di Napoleone III ed amputavano alla giovane repubblica due fiorenti province.
Quell’anno nel Castello di Versailles, si era proclamata l’unità dell’Impero Tedesco, 40 milioni di uomini si univano in un nuovo Stato. L’Inghilterra temeva la Prussica, tanto cresciuta nel prestigio militare e politico, destinata a dominata sempre più gli altri Stati della Confederazione la costituzione dell’Impero dava al suo Re la corona a la potenza d’Imperatore germanico.
Occorre rilevare che la costituzione dell’Impero tedesco non aveva le stesse linee di molte altre carte statutarie della nuova Europa; il Reichstag, infatti, aveva solo una funzione di controllo finanziario ed amministrativo; i ministri non erano responsabili davanti ad esso, ma solo di fronte all’Imperatore.
Se a questa speciale fisionomia del parlamento imperiale, si aggiunge il fatto della grande influenza che aveva la Prussica nella vita politica dell’Impero e si riflette che in Prussica non vi era il suffragio universale, e gli elettori erano divisi in tre classi diversamente favorite e che le elezioni erano di doppio grado, si che lo Stato - concedeva in sostanza alle classi superiori un maggior potere politico che alle classi popolari, e cioè istituendo un vero privilegio di caste – informato ad uno spirito politicamente retrivo e diremo quasi feudale, si comprende come non esistesse in Germania un vero e proprio sistema parlamentare, e come la vita politica era, in fondo, infeudata a ristrette oligarchie – basti ricordare i famosi Junkers – le quali, per educazione politica e per interesse, si opponevano ad ogni innovazione,
mentre l’Inghilterra parlamentare, pretendeva di restare lo Stato più potente del mondo;
Con ciò non vuol dire che basti la forma di governo ad assicurare la felicità di un popolo: la fortuna di una nazione dipende, oltre che dalle istituzioni politiche che la reggono, dalle circostanze storiche in cui essa può sviluppare le proprie attitudini; e la realtà, nel caso nostro, è che il popolo tedesco, con le sue buone qualità di lavoratore paziente, di organizzatore tenace, si è trovato, dopo il 1870-71, nelle condizioni più propizie per far valere la sua forza, divenendo per questo un tormento all’ambiziosa Inghilterra.

Tornando all’argomento, possiamo dire che sia per la miglior preparazione intellettuale (non bisogna dimenticare che la scuola elementare era, in Germania, una istituzione secolare), sia per l’istinto della disciplina, sia per l’incremento demografico allora notevole.
La nuova Germania annidava la sua forza, voleva accrescerla, credeva di doverla e di poterla usare senza limitazioni di sorta specialmente nel campo economico.
L’incremento demografico, d’altra parte, le aveva permesso di creare all’estero forti nuclei di germanizzazione, mediante correnti di emigrazione, per qualche tempo notevolissime, che si dirigevano in ogni parte del mondo, specialmente negli Stati Uniti d’America e nel Brasile; l’importanza di questi nuclei per la conquista dei mercati era ovvia.

Nel 1815 la Germania aveva 24 milioni di abitanti; nel 1870, 40 milioni; nel 1914, 67 milioni, senza contare parecchi milioni di tedesco americani presenti negli Stati Uniti,

L’Inghilterra e la Francia, allora le uniche nazioni industriali, avevano, in confronto alla Germania, l’apparente vantaggio di essere già allenate al lavoro industriale; ma in ciò sta forse appunto una delle ragioni che hanno permesso alla produzione tedesca, poco scrupolosa nella scelta dei suoi mezzi di concorrenza, di battere le nazioni rivali.
Infatti la nascente industria germanica era libera da ogni tradizione sistematica; tutta l’attrezzatura economica e tecnica delle fabbriche fu quindi studiata ex-novo; la scienza poté più facilmente far partecipare dei suoi progressi l’officina, senza trovarsi di fronte alla difficoltà di mutare impianti, metodi e abitudini delle maestranze.
Fu cosi che la produzione tedesca, prima del 1870 quasi nulla, salvo per le materie belliche, insignificante anche per la qualità, poté imporsi in tutti i mercati e distanziarsi in pochi decenni dai suoi concorrenti inglesi.

Ecco qualche dato che servirà ad illustrare le paure inglesi dei progressi che la Germania conseguiva nei campi dell’attività economica, industriale e commerciale.
L’esportazione nel 1874 arrivava a 2350 milioni; nel 1900 era raddoppiata; nel 1913 superava i 10 miliardi: E’ un incremento enorme, quasi incredibile. Il commercio complessivo con l’estero (importazione-esportazione) arrivata a 25 miliardi circa: e con ciò la Germania occupava il secondo posto nel commercio mondiale, superata solo, dall’Inghilterra, che raggiungeva i 28-29 miliardi annui di commercio estero.
Nel 1870 il commercio estero per abitante si poteva calcolare in circa 175 franchi: era giunto nel 1914 a 400 franchi. Cifre che aumentano di valore quando si pensi che era avvenuto anche un enorme accrescimento di popolazione.
Le banche tedesche, nel 1872, avevano circa un miliardo di marchi di capitale; prima della guerra le 480 banche erette in società per azioni avevano capitali per 4 miliardi di marchi, senza contare le numerose banche private, la cui importanza può venire chiarita da qualche nome: Rotschild, Bleichroder, Mendelsshon. Le casse di risparmio, nel 1895, avevano raccolto in depositi 6 miliardi e 800 milioni; nel 1911 – in pochi anni, come si vede – la ricchezza raccolta da esse era di 17 miliardi e 800 milioni; senza calcolare i depositi presso le banche private e nelle società per azioni, che si calcolava toccasse i 9 miliardi e mezzo.
Le Società per azioni erano 200 prima del 1870 con 2 miliardi e mezzo di capitale; pochi anni dopo erano gia 857, con 3 miliardi e mezzo (indice dell’inizio di molte nuove imprese il rapporto tra l’aumento di capitali e il numero delle Società); nel 1914 il capitale complessivo delle Società per azioni era arrivato a più di 20 miliardi di lire!
Nel 1905 la marina mercantile stazzava 2.300.000 tonnellate; in 8 anni questa cifra era salita a 3.100.000 tonnellate; e la bandiera tedesca che, specie nel trasporto di passeggeri, cominciava a far concorrenza alla bandiera inglese, e non aveva a sua disposizione che le scarse coste del mare del Nord e del Baltico, era ormai la terza del mondo, dopo la britannica e l’america.
La produzione del carbone era, nel 1885, di 73 milioni di tonnellate; nel 1906 di 193 milioni di tonnellate; nel 1912 di 256 milioni di tonnellate; e il ferro di cui si producevano nel 1885 7 milioni di tonnellate, raggiungeva nel 1906 i 12 milioni di tonnellate; nel 1912 i 17 milioni e 800 tonnellate.
Officine grandiose sorgevano ovunque: i soli stabilimenti Krupp, ad Essn, occupavano – in tempo di pace - 73.000 operai; gli Stabilimenti Mannesmann, 15.000; le miniere Thyssen 30.000.
Tali cifre possono anche spiegare agevolmente il continuo crescere del fenomeno dell’urbanesimo (contro il quale nessuno levò mai la voce); alla vita agricola si dedicavano solo 17 milioni di tedeschi, contro i 50 che vivevano e lavoravano nei centri urbani; le ultime statistiche contavano 45 città popolate da più di 100.000 abitanti. naturalmente, un po’ per sistema, un po’ per la necessità che risulta ovvia da questi dati, anche l’agricoltura si era industrializzata e la coltivazione era dappertutto intensiva.
Il reddito totale della nazione era approssimativamente calcolato, nel 1895, a 21 miliardi; oscillava, nel 1913, tra i 40 e i 50 miliardi, mentre, nello stesso anno, la ricchezza nazionale toccava i 320 miliardi.
Questi dati, come detto preoccupavano il governo inglese. Governo che si era assicurato da tempo l’aiuto finanziario degli Ebrei in cambio della promessa di concedere loro la terra di Palestina. Finanziamenti che gli inglesi avevano utilizzato per un forte potenziamento dei propri armamenti.

Alla democrazia, liberale, inglese serviva solo una scusa per dichiarare guerra al popolo prussiano, la raggiunse, come aveva fatto da secoli, servendosi di uno dei tanti esseri inutili (anarchici, servi a pagamento), ne armo la mano per assassinare l’Arciduca ereditario del Trono Austro-Ungarico, Francesco Ferdinando (Sarajevo, 28 giugno 1914 ) – assassinio che provocò l’ultimatum dell’Austria alla Serbia, nazione che doveva intenzionalmente provocare gli Imperi centrali; tutti compresero che essi volevano la guerra; tutti intuirono che la Serbia era la longa manus dell’Inghilterra, la quale si era formidabilmente preparata e credeva giunto il momento più favorevole per valersi della sua preparazione.

l’Inghilterra ha coscientemente voluto e continuato a volere, con una determinazione folle e criminosa, questo spaventoso conflitto, di cui porterà nella storia la tremenda responsabilità. Come pure per i conflitti che si sono succeduti in questi ultimi cento anni.

L’Esercito italiano entrato in guerra il 24 maggio del 1915, combatté con valore, fino il 4 novembre 1918, La sconfitta degli Imperi Centrali, spezzati e spinti (dalle condizioni del trattato di Versailles) nella più nera delle miserie. Non scordando che gli approfittatori (Inghilterra, Francia e America) hanno persino negato l’accordo sottoscritto con l’allora inutile Governo italiano.


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