Ricordiamo i 100° anniversario dall’inizio della 1° guerra mondiale rivivendo il ferimento del Duce del Fascismo.

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Ricordiamo i 100° anniversario dall’inizio della 1° guerra mondiale rivivendo il ferimento del Duce del Fascismo.

Messaggio  Admin il Lun 28 Lug 2014, 03:41


A 31 anni Benito Mussolini, Direttore de “ l’Avanti” scriveva e comiziava promuovendo l’interventismo, un intervento in guerra che doveva portare all’annessione delle terre rimaste sotto il dominio austriaco, concludendo l’unione del territorio italiano.
Per questo, nonostante il ruolo che ricopriva all’interno del partito socialista italiano, riportava la posizione dei partiti socialisti europei tutti interventisti in difesa dei propri interresi nazionali.
Solo i socialisti italiani si erano schierati contro l’interventismo, giungendo per questo, all’espulsione dal partito di B. Mussolini. Non soddisfatti di questo dettero inizio a denigralo, e con lui tutti quelli che seguirono il suo esempio.
Di questo scrive De Falco, un compagno di lotta incapace di obbedire, il quale nel luglio del 1916 scrisse “Nel partito socialista è in uso comune: definire i combattenti <>. E ciascuno scrittore di giornaletti di provincia scrive la frase con un compiacimento tra il cattivo e l’idiota: a proposito, raramente: a sproposito, quasi sempre.
Una mania anche questa! Della quale è affetto anche il grande Gaetano Zirardini, il quale ha trattato Benito Mussolini da <>.
Ora Mussolini mi invia una lettera personale non destinata alla pubblicazione. Ed io - anche a rischio d’una reprimenda – la stampo. Non già per Zirardini, che non conta; ma per i non pochi Zirardini più grossi e più piccoli che popolano l’Italia.
Perché si sappia su quale fronte combatte Benito Mussolini”……

Noi di liberapresenza scriviamo di quella sventurata, anche se vittoriosa, guerra raccontando del ferimento di Mussolini, ferimento che concluse gli anni di combattimento che volle affrontare dopo aver predicato per anni l’antimilitarismo.

Nel pomeriggio del 23 febbraio 1917, verso le ore 13, si eseguivano a quota 144 dei tiri d’aggiustamento con un lanciabombe da trincea. Erano attorno a lui venti uomini, compresi alcuni ufficiali. La squadra era composta dai soldati più arditi della sua compagnia. Il tiro si era svolto senza il minimo incidente sino al penultimo proiettile. Questo invece, - e ne avevano spedite due casse – scoppiò nel lanciabombe. Mussolini fu investito da una raffica di schegge e proiettato parecchi metri lontano. Venne raccolto quasi subito da altri bersaglieri occorsi, adagiato in una barella, veniva trasportato a Doberdò per le prime cure, portato più tardi in quest’Ospedaletto dove trovò un’assistenza affettuosa, premurosissima. Il capitano medico dott.Giuseppe Paccagnoni, direttore dell’Ospedale di Busto Arsizio, ed i dottori, tutti e due tenenti, Egidio Calvini di San Remo e Luigi Scipioni di Rosolini (Siracusa) lo curarono come se fesse un fratello.

Il 7 marzo, il corrispondente Raffaele Garinei scrive per il Secolo, Stamani il Re visita l’Ospedaletto da campo dove è ricoverato il caporale maggiore B. Mussolini. Tornavo già dalle trincee di Monfacone e mi recavo a chiedere notizie dell’amico ferito, le cui condizioni di salute negli scorsi giorni avevano avuto un notevole peggioramento, allorché l’automobile grigia del Sovrano lasciava lo spiazzale che si distende a lato della palazzina dove ha sede l’Ospedaletto che ospita Mussolini.
Il Re era giunto mezz’ora prima, inatteso, aveva chiesto del Direttore dell’Ospedaletto, ed aveva manifestato il desiderio di visitare B. Mussolini e gli altri feriti ivi compresi.
Qualche istante dopo, il Sovrano entrava nella corsia dove Mussolini era stato trasportato allora allora, reduce da quella che è per lui la più straziante operazione la medicazione quotidiana. Mussolini era leggermente abbattuto la medicazione era stata forse più dolorosa del solito.
Il Re ha domandato al capitano quale fosse il letto sul quale era adagiato B. Mussolini.
- È lì sul secondo letto vicino alla finestra.
Mussolini aveva frattanto riconosciuto il RE, ed il Sovrano aveva immediatamente scorto il ferito.
Avvicinatosi al suo letto, il Re ha domandato a B. Mussolini:
- Come sta, Mussolini?
- Non troppo bene, maestà.
Il capitano interrogato dal Sovrano, ha aggiunto particolari precisi:
- La febbre si è manifestata otto giorni fa, quando sorse una complicazione infettiva nella ferita alle gambe: la temperatura superò i 40 gradi, l’infermo passò notti agitate, in preda a delirio. Ora la febbre è diminuita: 38 gradi. Le schegge sono state tutte estratte e le ferite vanno rimarginandosi. Ma Mussolini soffre molto. Figurarsi che la superficie lineare di tutte le ferite che torturano il corpo di B. Mussolini raggiunge complessivamente gli 80 centimetri. Le due ferite alle gambe sono cosi ampie, che, divaricate, possono accogliere un pugno di un uomo!
Il Re ascoltava, guardando il volto del ferito.
- Deve soffrir molto, lei pur cosi forte, in questa dolorosa immobilità!
- È un supplizio, Maestà, ma ci vuole pazienza.
Poi il Re ha chiesto a Mussolini i particolari del doloroso episodio di guerra, ed il ferito li ha narrati con precisione.
- Quale crede sia stata la causa dello scoppio? Ha chiesto il Re.
- Il tubo di lancio era troppo arroventato.
- Eh, già – ha aggiunto il Sovrano – forse il tiro era troppo rapido:
- Ricorda? Io lo vidi sei mesi fa all’Ospedale di Cividale.
- Ricordo perfettamente allora era in osservazione per malattia.
- Ed oggi – interruppe il Re – dopo tante prove di valore, è rimasto ferito.
Segui un istante di silenzio. Tutti guardano quel soldato valoroso, che ammaestrando i suoi uomini sotto il fuoco austriaco, perché essi potessero del nemico aver ragione, era caduto con pari eroismo del soldato che in trincea è sopraffatto dall’impegno dell’avversario.
Poi il Re continuò:
- l’altro giorno, sul Debeli, il generale M… mi ha parlato molto bene di lei…
- ho cercato sempre di fare il mio dovere con disciplina, come ogni altro soldato: è molto buono con me il mio generale.
- Bravo Mussolini – interruppe il Re. – sopporti con rassegnazione l’immobilità ed il dolore.
- Grazie, Maestà.
Il Re si volgeva allora verso gli altri feriti.
Al lato sinistro di Mussolini era un valoroso mutilato, il sergente Gasperini, valtellinese, che fu ferito dalla bomba di un aeroplano presso Doderdò. Anche per lui il Sovrano ebbe parole di elogio e di incoraggiamento, e fece segnare il suo nome ad un aiutante di campo insieme a quello di un altro mutilato: Antonio Bertola, siciliano.
Il Re quindi, dopo aver salutato B. Mussolini, lasciò la corsia e visitò le altre sale dell’Ospedaletto, congratulandosi poi col Direttore per l’ordine che aveva trovato.
Ho avvicinato Mussolini qualche minuto dopo che il Re aveva lasciato l’Ospedaletto
- sono assai contento – egli mi ha detto – della manifestazione di gentilezza avuta da parte del Sovrano, e delle buone parole che ha rivolto a me ed ai miei compagni.

Nell’agosto del 1917, Mussolini lasciò l’Ospedale sorreggendosi con l’aiuto delle grucce.

Mussolini narra in una pagina del suo diario che, durante la sua decenza nell’Ospedaletto, il nemico violando ogni legge civile ed umana, bombardò quel luogo di sofferenza con aeroplani.

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