Scriveva Francesco Coppola, da una parte la civiltà, dall’altra la barbarie.

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Scriveva Francesco Coppola, da una parte la civiltà, dall’altra la barbarie.

Messaggio  Admin il Ven 26 Set 2014, 22:38


Francesco Coppola nacque a Napoli il 27 settembre del 1878, laureato in giurisprudenza, nel 1904 inizio la carriera giornalistica, nel 1910, assieme a Corradini e Federzoni, partecipò alla fondazione dell'Associazione Nazionalista Italiana e nell'anno successivo, del settimanale del movimento “L'Idea nazionale”.
Vedendo da nazionalista nella grande guerra un'occasione storica che consentiva alla "dinamica rivoluzionaria della nuova Italia" l'ascesa al rango di potenza mondiale, nel quadro di una "immensa eredità di dominio e d'influenza" che la guerra avrebbe immancabilmente aperto, prefigurandosi la dissoluzione degli Imperi ottomano ed asburgico, si arruolò volontario.  

Al termine del conflitto, con l’articolo “La pace italiana”  del 1 dicembre 1918 rilancia, quelle che ritiene, le "minime ed inderogabili" richieste territoriali, coloniali ed economiche che l'Italia avrebbe dovuto presentare nella trattativa per la pace secondo lo schema enunciato fin dal marzo 1915, ma,come tutti i combattenti dovette constatare l’inerzia del governo italiano, esprimendosi contro la firma del trattato di Versailles, che considerava punitivo (la cosiddetta vittoria mutilata) nei confronti delle aspirazioni del popolo italiano.
La “vittoria mutilata” nei nazionalisti provocò una profonda delusione, e per questo denunciavano  il "rinunciatarismo" dei nostri governi tardoliberali, dando sfogo a esasperate requisitorie contro il wilsonismo, l'imperialismo anglosassone, le pretese francesi di fondare nell'Europa centrorientale una politica antitedesca senza tenere nel debito conto l'Italia, il "subdolo procacciantismo e la smisurata avidità" degli antagonisti balcanici delle attese italiane - in specie Jugoslavia e Grecia -.

Nel settembre del 1918 dalle colonne del “Resto del Carlino”, Coppola combatte i "quattordici punti" del presidente  Wilson appena enunciati tra cui in particolare, il solidarismo internazionale e la Società delle nazioni, la stessa Società che nel 1935 imponeva le sanzioni all’Italia.

Concluse le trattative di Versailles nel peggior dei modi per l’Italia, Coppola si convince che, per il movimento nazionalista è tempo di confluire nel Fascismo, nel 1922 esprime il proprio voto in favorevole dell’adesione, confermando di fatto la definitiva separazione con i liberali consumata nel maggio del 1914 al congresso di Milano.

Da quel momento Coppola, segue l’evoluzione del fascismo, tanto che, il 31 gennaio 1925 è chiamato a fare parte della Commissione dei diciotto, nominata dal governo per concludere la riforma costituzionale fascista diretta da Alfredo Rocco, Coppola rappresentava la minoranza di Destra (cosiddetta "gruppo Coppola") la quale, discutendosi il problema sindacale e l'ordinamento corporativo, si poneva in atteggiamento di radicale rifiuto nei confronti di ogni soluzione di tipo corporativo, dominata a suo giudizio da "superstizione socialistica", e tale da "cristallizzare il cittadino entro angusta cerchia dei suoi interessi di categoria", impedendogli "una visione ideale della patria", e sminuendo la funzione dello Stato "a semplice federazione gerarchica d'interessi". Come si espresse contro il corporativismo allo stesso modo si espresse contro ogni accordo con Hitler.
Solo durante la guerra di Spagna (luglio 1936-gennaio 1939) e, dopo aver seguito il nuovo orientamento del governo italiano verso la Germania che, confermava la previsione di un inevitabile confronto di blocchi ideologici, a conferma della sovversione internazionale bolscevica mossa alle spalle dell'Europa, del cedimento francese (patto franco-sovietico del 1° maggio 1935) e della impotenza delle "grandi democrazie" europee e della Società delle nazioni a far argine a quella infiltrazione, ne accettò gli accordi.

Questo accadimento portò Francesco Coppola a pubblicare la conferenza e gli articoli (1935-1938) nel libro dal titolo “Fascismo e Bolscevismo” (Roma 1939) dove parlò di civiltà e barbarie, dando all’Europa aut – aut. Roma o Mosca, luce o buio. Un ragionamento impeccabile.

Mentre il Fascismo è inquadrato quale continuazione della romanità, il bolscevismo  invece è inquadrato come l’anti-Europa. Il volume raccoglie le riflessioni più importanti dell’intellettuale. È presente financo una relazione tenuta nel gennaio del 1937 all’Istituto nazionale di cultura fascista. Per Coppola il Fascismo rappresenta le istanze della Rivoluzione Classica Italiana iniziata con Gianbattista Vico nel ‘700; propriamente l’interpretazione vichiana della storia, cioè l’interpretazione classica, eroica e dinamica che raffigurò il vero punto d’inizio di una riscossa. La Rivoluzione Classica Italiana germogliò a Napoli,  proseguì con la nascita del Regno d’Italia, culminando con il Fascismo.
Con il Fascismo, quindi, tornò lo splendore di Roma. Ricomparve l’idea classica basata sull’ordine ideale e sull’ordine reale. L’ideale si fonda sulla realtà e la realtà si sublima nell’ideale.

Il bolscevismo riprodusse la rivoluzione illuministica europea. Per Coppola era la "negazione, anzitutto di Dio, cioè di quella luce, di quella speranza, di quell’idea superumana eppure onnipresente, in cui si illumina e si approfondisce la vita spirituale dell’uomo; negazione dell’idea di Patria, in cui l’individuo si  esalta e si sublima nel tempo e nello spazio; negazione dell’idea di continuità e della solidarietà familiare, in cui l’individuo si accresce e si moltiplica, e dell’idea della proprietà, che è il riflesso, oltre che economico, etico e politico dell’individuo nella società".

Negli anni ’30 in Europa si annidavano i più pericolosi focolai di rivolta, rendendo reale il pericolo di un’infiltrazione bolscevica.

Tra il Fascismo e il bolscevismo  scriveva Coppola si annida la democrazia liberale, illuminista, parlamentaristica e “ginevrina” paragonandola a un vecchio animale putrefatto. Gli anacronistici Stati liberal - democratici sembrano antichi relitti privi di una forza trascinante. "!Come l’ammalato equidistante – scrisse Coppola – tra l’infezione e il medico, così le grandi democrazie equidistanti tra l’anarchia e l’ordine, tra le barbarie e la civiltà, sono votate da se stesse alla morte dei propri popoli". Coppola si scagliava con forza contro le nazioni democratiche, innanzitutto conto la politica inglese rigettando la “religione del Parlamento” e alla Francia "lleata e prigioniera del Bolscevismo russ", furono questi Stati che, unitamente ai “fronti popolari” sponsorizzati dalla massoneria, dal giudaismo e dal bolscevismo a lottare per rovesciare l’Ordine e per istaurare la barbarie.
La plutocrazia e i marxisti volevano annientare i valori spirituali dell’Occidente; di conseguenza guerreggiarono per l’affermazione degli insensati pseudo valori economici - materiali.

Con la seconda guerra mondiale, Coppola, rilanciava nelle pagine di “Politica” il vecchio tema imperialista della "guerra rivoluzionaria", e l'altro della crociata per il salvataggio della civiltà europea: Italia e Germania, "le due più legittime rappresentanti della civiltà europea" combattevano nelle loro "guerre nazionali" una guerra "per la salvezza e la conservazione dell'Europa contro la barbarie bolscevica e americana, ed alla  suicida cecità britannica" responsabile della chiamata in Europa dei nuovi barbari.

Finita la seconda guerra mondiale si evidenzia la contrapposizione con un nemico irriducibilmente sovversivo, il bolscevismo. Certamente i diversi Fascismi hanno ostacolato con impeto il pericolo rosso. In sostanza per anni hanno protetto l’Europa dalla minaccia del comunismo.

La battaglia antibolscevica ha conosciuto alcuni momenti solenni; l’intervento nella guerra civile spagnola ha rappresentato per F. Coppola, che rifiutava la "religione  parlamentare di cui il Fascismo ha apertamente rovesciato gli idoli, abolito i riti, negato l’illuministica santità" uno sforzo fondamentale.  
Tutti gli scritti di F. Coppola erano e restano affascinanti e coinvolgenti.

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