Cina: dopo il Tibet anche Hong Kong con “Occupv Central” sfida il governo centrale.

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Cina: dopo il Tibet anche Hong Kong con “Occupv Central” sfida il governo centrale.

Messaggio  Admin il Gio 02 Ott 2014, 22:04


I giovani di Hong Kong spinti dai paesi occidentali in nome di una falsa “democrazia”, tentano di destabilizzare tutto il popolo cinese, restando a protestare  anche il giorno della festa nazionale, nel quale le autorità festeggiano il 65esimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese.

Il governo cinese non permetterà  alla protesta, cominciata con la scusa della modalità di scelta dei candidati alle elezioni del 2017,  di  portare indietro Hong Kong di 17 anni, quando era una colonia inglese, e ad essa  asservita specie nel campo capitalistico-finanziario, un capitalismo liberista occidentale al pari del capitalismo comunista.

Questa protesta  non è credibile né tanto meno democratica, infatti, l’ultimatum degli studenti che minacciano nuove e più aggressive forme di protesta (occuperanno una serie di edifici pubblici) se il capo del governo Chun-ying Leung, non si dimetterà entro mezzanotte del 2 ottobre 2014, non ha nulla dei dettami democratici a cui essi fanno riferimento.
Non saremo certo noi fascisti a difendere il regime comunista cinese, riconosciamo, però, alla Cina il diritto all’integrità politica del suo territorio. La nostra speranza è che quanto prima la Cina possa trovare la terza via, giungendo alla socializzazione di tutte le attività produttive in favore dei lavoratori. Per questo giustifichiamo l’imponente schieramento di polizia,  e le decine di arresti, nulla può giustificare durante la celebrazione della Festa Nazionale il comportamento dei manifestanti, nei confronti dell’autorità le quali sono statie sommerse da fischi e grida, anche se Leung prima di brindare in onore di Zhang Xiaoming (rappresentante di Pechino a Hong Kong) poneva un ramoscello di pace dicendo: “mi auguro che tutti i settori della società lavorino con il governo in modo pacifico, legale, razionale e pragmatico”, per far avanzare il “nostro processo costituzionale”.

In questa protesta è entrato a gamba tesa il segretario di Stato americano John Kerry, il quale  ha detto di voler discutere della crisi politica di Hong Kong con il suo collega cinese Wang Yi, nel corso di un colloquio previsto per l’uno ottobre 2014 al dipartimento di Stato.

Contro il governo cinese si sono espressi anche i vescovi, annunciando che scenderanno in piazza. Il cardinale Joseph Zen, 82 anni, ha detto: “Crediamo nel dialogo. Ma se il governo non ci sta, allora possiamo fare una richiesta più forte, occupando la parte centrale della città, disturbando gli affari di Hong Kong, lo sappiamo bene, purtroppo, ci potrebbero essere delle perdite economiche. Ma forse a quel punto ci ascolteranno”.
Mai la sfida al mondo comunista era arrivata a tanto!

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