Strage di San Miniato (PI): gli antifascisti continuano a smerciarci, insistentemente un'altra delle loro menzogne.

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Strage di San Miniato (PI): gli antifascisti continuano a smerciarci, insistentemente un'altra delle loro menzogne.

Messaggio  Admin il Mar 21 Ott 2014, 00:24


Nell’Italia dei vili e dei traditori  costituzionalmente protetti, si può preconfezionare ogni tipo di menzogna e spacciarla per verità.
Questo accade da 70 anni. Ed è accaduto anche per la triste strage del 22 luglio 1944 avvenuta a San Miniato in provincia di Pisa, dove a seguito dell’incalzare delle truppe angloamericane  i pochi soldati tedeschi rimasti a presidio del paese, permisero alla popolazione di mettersi al riparo nel Duomo. Al suo interno si raccolsero circa un migliaio di persone, inizialmente anziani, donne e bambini, poi anche uomini.
Quella mattina verso le 10,00 si scateno la battaglia di fuoco, l’artiglieria colpisce il Duomo, esplode la navata provocando 58 morti e il ferimento di tanti altri civili,
In seguito l’asservito Cnl, e per esso il giudice fiorentino Carlo Giannattasio, incaricato nel 1945 dal Comune di stendere una relazione finale a conclusione dell’inchiesta amministrativa, dichiarò: “la Cattedrale fu colpita da due granate… una tedesca e l’altra americana… Ma l’eccidio fu causato esclusivamente dalla granata germanica”.

Attribuire la responsabilità del massacro al presidio tedesco fu un atto politico e di convenienza, anche se molti testimoni raccontarono sin da subito che la responsabilità era dell’artiglieria americana.

Al PCI che per anni nel paesino di Miniato ha goduto di consensi “bulgari” è  bastata quella falsità per porre sulla facciata del municipio una lapide nella quale si legge: «Questa lapide ricorda nei secoli il gelido eccidio perpetrato dai tedeschi il 22 luglio 1944, di 60 vittime,  inermi, vecchi, innocenti, perfidamente sollecitate a riparare nelle cattedrale per rendere più rapido e più superbo il misfatto».
Tutti sapevano, ma, la verità doveva restare nascosta, purtroppo per questi traditori, la verità sepur lentamente è emersa, la strage del Duomo non fu tedesca ma americana.
A quanti continuano a  pensare  che la verità storica sia  manipolabile dai “vincitori”  riteniamo sia giusto assestargli un calcio in culo (con moderata rincorsa), considerato che sulla manipolazioni delle coscienze degli italiani più creduloni il comunismo ha vissuto per tantissimi anni.

Il 24 luglio 1997 Paolo Paletti, per il Quotidiano “La Nazione” scriveva:
E’ americana la verità su S. Miniato.
Nuove rivelazioni sull’eccidio di San Miniato avvenuto il 22 Luglio 1944 e su quel colpo di mortaio E’ “americana” la verità sulla notte di San Lorenzo. Fu una granata degli “alleati” e non delle truppe tedesche ad entrare nel rosone del Duomo e a causare 58 vittime. Gli archivi confermano il tragico errore.

Anni di ricerca hanno permesso di ritrovare in un archivio di Washingthon un documento che attesta la responsabilità dell’esercito invasore angloamericano.  

Già nel 1984 col libro «S. Miniato. 22 luglio 1944» si cominciava a mettere in dubbio se si fosse trattato di granata tedesca o americana. Ma all’epoca conoscere la verità dei fatti non era importante. Per il semplice motivo che i traditori dell’Italia dovevano nascondere quel bluff durato 40 anni. Vediamo come. Prendiamo la testimonianza del 6 ottobre 1944 resa davanti alla Commissione comunale dal Maresciallo dei Carabinieri Conforti; questi dichiara di aver consegnato «al capitano americano Ruffo due schegge». L’ufficiale appartiene alla 91a divisione americana ed è colui che ha fatto il rapporto preliminare prima dell’insediamento della Commissione ufficiale d’inchiesta statunitense. La relazione fa parte degli atti investigativi reperiti nel febbraio 1994 ai National Archives di Washington. Stranamente (o ovviamente) in questo rapporto non si fa cenno a reperti acquisiti. Possiamo presumere che l’ufficiale, rendendosi conto di avere in mano una spoletta americana, intuì immediatamente che quella era la prova provata della responsabilità colposa degli artiglieri della sua divisione.
Per uscire da questa situazione quanto meno imbarazzante decise di non segnalare ai superiori il ritrovamento della spoletta ma non se la senti neppure di distruggerla. È un fatto che due settimane dopo la segnalazione del maresciallo Conforti arrivava alla commissione comunale la «perizia» del tenente di fanteria americano Charles Jacobs, iI quale per far quadrare il cerchio aveva dovuto inventarsi una granata tedesca assassina ed una innocua americana.

A riprova della sua menzogna forniva soltanto il DNA della bomba statunitense: spoletta fuse P. D. M43.
Trattandosi di materia tecnica riportiamo quanto affermato da due generali, Sabino Malerba e Ignazio Spampinato e dal colonnello, Massimo Cionci, tutti d’artiglieria, ma con specializzazioni diverse (balistica, esplosivi e munizionamento). Il responso dei tre è stato unanime, quella «spoletta Fuse a percussione (P. D.) avente il numero di modello 43 non è mai esistita». Inoltre, dice l’esperto di munizionamento, col. Cionci, «è impossibile che il proietto munito di spoletta del tipo P.D. fosse un fumogeno». «La scritta punzonata sulla spoletta poteva essere soltanto “P. D. M48″». La spiegazione è semplice: volutamente si era scambiato l’8 per un 3. Dunque la prova del DNA diceva che l’unica spoletta rinvenuta nel Duomo apparteneva ad un proiettile «scoppiante» americano. Ma la verità non si doveva sapere.
Si è inventato un fantomatico proiettile tedesco perché come più volte detto i traditori della nostra nazione e i loro partiti si  erano asserviti all’esercito invasore, e questo doveva, per forza, essere composto da bravi soldati.
Il 21 settembre 1944, si insedio la  commissione comunale d’inchiesta, questa all’unanimità dava incarico all’ingegnere socialista Aurelio Giglioli, di presentare una descrizione dello stato in cui si trovava il fabbricato del duomo con relativa pianta. Il 10 ottobre lo stesso ingegnere veniva incaricato di prendere anche delle foto all’interno e all’esterno del Duomo. Ma cinque giorni dopo arrivava la perizia confezionata dal tenente americano, Jacobs: gli schizzi e le foto dell’ingegnere non servivano più, anzi diventavano estremamente pericolose. Si sarebbe potuto vedere quello che è permesso scoprire solo 52 anni dopo nelle carte della Curia: l’intelaiatura in ferro che sostiene la vetrata del rosone e l’intelaiatura lignea della finestra da cui era entrato il supposto proiettile assassino tedesco, non presentavano segni di effrazione. Erano rimasti intatti, mentre quello da cui era entrato il proiettile americano abbisognò dell’intervento del fabbro!

Il fatto incontrovertibile è che l’ing. Giglioli non solo non consegna né schizzi né foto ma dal 21 ottobre abbandona i lavori della Commissione.
L’ing. Giglioli non è il solo a lasciare la commissione. Si dimette, questa volta ufficialmente, il rappresentante del partito d’Azione Ermanno Taviani, l’assessore all’Educazione e alla Cultura che ha ideato e fortemente voluto quella commissione amministrativa, guarda caso, presenta le dimissioni solo da membro della commissione, ma mantiene la carica di assessore. Insomma più si scava e più vengono fuori misteri.
Torniamo all’enigma delle foto richieste all’ing. Giglioli e mai consegnate: il 29 maggio 1945 la Giunta approvava l’acquisto di 62 foto di Cesare Barzacchi per la somma di 16.000 lire. Perché spendere una cifra così spropositata (tra i 7.000,00 e i 10.000,00 €uro di oggi!) quando le stesse foto si potevano avere a prezzo di costo 8 mesi prima? Si doveva forse coprire la magagna che si stava formalizzando con la relazione Giannattasio? La quale affermava che la strage era stata causata da un colpo di mortaio di calibro medio, asserzione oggettivamente difficile da spiegare e da capire, nel dubbio, i traditori ormai saldamente al potere nel Comune, consci di aver imboccato una strada senza uscita, quella di sostenere un falso imposto dall’esercito invasore, si videro costretti ad acquistare i negativi e a togliere dalla circolazione le altre possibili prove della responsabilità americana. soluzione che accontentava gli americani e, soprattutto i partiti antifascisti dell’epoca.
I misteri sulle foto Barzacchi non finiscono qui. Come mai nella primavera 1984 il Comune è costretto a riacquistare quelle foto che 39 anni prima aveva profumatamente pagato? Succede che quando l’amministrazione decide di celebrare il quarantennale dell’eccidio non trova più i negativi e deve pagare 5.726.000 lire alla foto-ottica Gallerini per 60 positivi. Solo nel 1996 si ritrova l’album originale con le fotografie firmate dal Barzacchi: due pagine risultano vuote. O meglio, due foto sono state evidentemente scollate e secondo noi distrutte, senza quelle due foto compromettenti l’album perdeva qualunque interesse e così poteva anche uscire dall’archivio comunale.
Nel 50° anniversario, non essendo più sostenibile la tesi della strage tedesca, i comunisti, ripiegano su un’accusa più presentabile all’opinione pubblica il “colpevole concentramento della popolazione nel punto più esposto”; intanto non fu il Comando tedesco a decidere di concentrare la folla in Duomo, ma fu il vescovo Giubbi a offrire l’ospitalità della Chiesa. Si veda la lettera inviata in Vaticano ed in copia alla Commissione d’inchiesta. Il Vescovo - scrive in terza persona, ndr - fece osservare al capitano Tedesco: … che la popolazione non avrebbe potuto per le ore 8,00 essere tutta radunata in piazza dell’Impero. Allora l’ufficiale tedesco dispose che la radunata avvenisse, oltre che in quella piazza, anche nella piazza della Cattedrale e che, all’interno della Chiesa si fermassero soltanto i vecchi, i malati e i bambini. Gli altri rimanessero fuori. Se qualcuno avesse letto la deposizione resa il 14 agosto 1944, davanti alla Commissione Militare americana, da don Guido Rossi avrebbe capito che: … a seguito delle richieste del Vescovo la folla entrò in chiesa.
Il 31/10/1944 Armando Colombini ribadiva lo stesso concetto davanti alla commissione d’inchiesta comunale: Successivamente il Vescovo disse che oltre ai bambini, alle donne aveva ottenuto il permesso di fare entrare in chiesa anche gli uomini.

Dunque i tedeschi volevano far sgombrare la popolazione verso la campagna, ma siccome i vecchi, le donne e i bambini avrebbero rallentato la marcia, ordinarono che fossero lasciati indietro. Ma il vescovo per non smembrare le famiglie ottenne che tutti fossero raccolti provvisoriamente tra le mura sicure del Duomo.

L’ultimo baluardo dei comunisti è questo: in ogni caso i tedeschi sono i responsabili perché il Duomo era il luogo più esposto. In verità il Duomo sarebbe stato «pericolosamente esposto» solo se a sparare fosse stato il cannone di un carro armato, che spara «con una traiettoria talmente tesa da potersi assumere come rettilinea, per usare le parole del gen. Malerba. Anzi, nonostante le apparenze, il Duomo si dimostrò luogo sicuro perché le bombe cadute sul tetto e sulle cappelle non causarono morti e solo per un caso irripetibile un colpo centrò un rosone. Ed il fato volle che quel maledetto proiettile fosse a scoppio ritardato e che dopo due rimbalzi scoppiasse per aria, nel punto più affollato della cattedrale.

Queste false accuse in seguito sono state amplificate dal film dei fratelli Taviani, “La notte di S. Lorenzo”, la verità del film è ben lontana da quella storica. Anzi vien da dire che ancora una volta la realtà supera di molto la fantasia. Non solo quella scenica. I 58 morti accertati e le decine di feriti colpiti nel Duomo di S. Miniato, il 22 luglio 1944, grazie anche alle falsità del film sono entrati a far parte del distorto immaginario collettivo degli italiani.

Ricordiamo che, questa verità a dato corso ad un procedimento giudiziario, arrivato in Cassazione, la quale ha emesso una sentenza che obbliga il Comune di San Miniato a provvedere alla rettifica della lapide. Sennonché il Comune pur avendone predisposta una nuova che ristabilirebbe la verità storica, non intende rimuovere la “vecchia” che attribuisce “l’eccidio ai tedeschi”, ma  vorrebbe apporre quella nuova a fianco della vecchia…il senso del ridicolo dei vili traditori evidentemente non ha confini, anche perché ad oggi
gli amministratori comunisti continuano a celebrare gli anniversari quale “strage nazista” in nome della “continuità”, qual continuità e quale morale lasciamo giudicarlo a quanti ci leggono.

I poveri compagni, ogni anno sono andati a lustrare la lapide, sapendo di aver commesso un falso storico…e ora dovrebbero lustrarne un’altra che li puttana.

Altra incongruità è il testo della stele, sistemata nel 1994 dall’amministrazione sul prato del Duomo, dove si legge: “A ricordo delle 58  persone uccise dalla barbarie della guerra in questa cattedrale il 22 luglio 1944″. Un testo che non si concilia con la faziosa lapide posta nel 1954 sulla facciata del comune, né con la verità di quanto accaduto.

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