Città di Agrigento: resistenza e corruzione

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Città di Agrigento: resistenza e corruzione

Messaggio  Admin il Gio 05 Feb 2015, 23:24


I traditori della nostra nazione senza alcuna vergogna continuano a vantare i vantaggi che hanno prodotto con il loro tradimento, lo stesso neopresidente Mattarella, con la violenza dei prepotente, nel suo discorso d’insediamento dichiarava: “Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo”.
Giusto appunto, settantenni fa quei traditori hanno liberato l’Italia dalla Libertà, costringendola a subire l’onta della permanente presenza di un Esercito d’occupazione.

Dopo aver venduto il nostro popolo allo straniero, questi traditori, in nome della resistenza, hanno dato sfogo alla loro sfrenata ingordigia. E da settant’anni che vivono di corruzione e ruberie, una parte del popolo che deruba le altre tre parti.
Potremmo postare un lunghissimo elenco di ruberie e corruzioni, scoperte e subito dopo coperte in nome della resistenza.

Tre terzi di popolo che, grazie ad una “democrazie” che divide si indigna ogni volta che scopre di essere derubato dai politicanti, cosa che è avvenuta nel Parlamento nazionale, nei Consigli regionali e negli 8100 comuni italiani, dove oltre le eccessive indennità a sindaci e assessori si pagano esagerati gettoni di presenza, per lo più per inutili consigli o commissioni. Questo è accaduto persino ad Agrigento, una città siciliana che corre sui binari del dissesto, dove l’acqua arriva nei rubinetti delle case solo ogni quattro giorni mentre le bollette sono le più care d’Italia, dove il Comune “sostiene” con assegni da 28 euro all’anno famiglie indigenti con figli disabili, dove centinaia di dipendenti pubblici sono indagati per essere rimasti a casa ad assistere ipotetici familiari malati, dove via Atenea, salotto buono della città mostra il vero volto della crisi indotta da falsi democratici, due negozi su tre restano con le saracinesche abbassate e il cartello “affittasi”, dove il sindaco Marco Zambuto, si è dovuto dimettere, travolto dalla legge Severino a seguito di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, dove 30 consiglieri comunali in un anno si sono riuniti ben 1.133 volte senza produrre alcunché, ma incassando gettoni di presenza per quasi 300.000 euro, portato mediamente nelle tasche di ogni consigliere circa 10mila euro, cifra enorme de si considera che, nella speciale classifica della vivibilità delle città italiane, Agrigento è all’ultimo posto.


Agrigento una città di 59.000 abitanti che in assenza di una vera rappresentanza di popolo si è dovuta adagiare sulla imprevista attività della Procura della Repubblica che sta stringendo il cerchio sullo scandalo dei gettoni delle commissioni consiliari ma anche sulle tangenti che alcuni di quegli stessi consiglieri avrebbero ricevuto per approvare alcune varianti al piano regolatore generale che, in seguito non essendo attenzionato né dal C.R.U né dall’Assessorato al Territorio e all’Ambiente, come nel più classico dei copioni fa quintuplicare il valore di alcuni terreni che diverranno edificabili.

Per fortuna, con due blitz in due giorni nello storico palazzo di città prima la Guardia di Finanza che indaga sul caso delle commissioni consiliari, e successivamente la Digos che ha sequestrato, alla vigilia della seduta decisiva del consiglio comunale prevista per il 5 febbraio 2015, tutte le carte relative al piano regolatore, hanno impedito ai consiglieri di operare.
Tutta la documentazione è finita sul tavolo del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo che coordina il pool pubblica amministrazione

Questi fatti in parte occultati dagli organi di informazione con il solo scopo di sostenere questa “democrazia”, non hanno coinvolto tutti i 59.000 abitanti considerato che hanno aderiscono al gruppo #Noisiamoaltro #Agrigentomanifesta, meno di seimila agrigentini, e di questi solo mille si sono ritrovati a Porta di Ponte alle otto di sera per marciare sul Comune, mentre le telecamere di Ballarò raccontavano all’Italia intera che cos’è la malapolitica.


Nonostante questo la falsa “democrazia” nella prossima primavera intende portare al voto gli elettori agrigentini. «Ognuno ha il governo che si merita — dicono i pochi contestatori — ora è giunto il momento di dimostrare che “noi siamo altro” da questi ladroni. La vera protesta non sarà l’atto di manifestazione contro un consiglio comunale che ha ridotto Agrigento ultima in qualsiasi classifica sulla vivibilità in Italia, ma ripartire con la consapevolezza e la convinzione che da oggi quel sistema elettivo basato sul voto “all’amico di”, al “figlio di” viene a morire. Agrigento ha la possibilità di recuperare la propria dignità, ha la possibilità di dimostrare che tutta la città si discosta da quel tipo di politica».
Questi pochi illusi scopriranno presto che la malapolitica è figlia di questo regime, nato dalla resistenza e che, non bastano gli slogan gridati sotto le finestre di un Comune che umilia e strangola la propria gente, prosciugando le risorse pubbliche che arrivano nelle casse. È necessario lottare per abbattere questo sistema, cacciando in un angolo i politicanti che esaltano il falso mito della resistenza.

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