Clandestini, profughi e pure delinquenti!

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Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Mar 08 Set 2015, 01:32

AGRIGENTO


7 Gennaio 2015, Montevago
MIGRANTI APPICCANO IL FUOCO ALLA STRUTTURA DEL CENTRO CHE LI OSPITA, PERCHE’ I SERVI ITALIANI RITARDANO A PORTARE LA BOMBOLA DEL GAS.


Momenti di panico all’interno di un centro d'accoglienza per clandestini, a causa di un incendio appiccato dagli stessi. E’ accaduto nel tardo pomeriggio di sabato nel centro di via 15 Gennaio, nel centro abitato di Montevago. Il pronto intervento dei Vigili del Fuoco ha evitato che le fiamme si propagassero all’intero edificio.

Tutto ha avuto origine quando i clandestini hanno chiesto agli addetti una bombola a gas, che si era consumata e che serviva per mantenere accesa una stufa. Vista l'ora e il giorno la richiesta non è stata soddisfatta nell’immediatezza, questo avrebbe scatenato la reazione dei clandestini, che non si sono fermati alla protesta. Ma sono scesi in strada a recuperare della legna accatastandola all’interno di una stanza del centro datogli fuoco.

In poco tempo l’incendio si è esteso. Le fiamme e il fumo sono notate da alcuni passanti. Subito è partita la richiesta d’intervento ai vigili del fuoco di Agrigento. La centrale operativa ha girato la segnalazione al distaccamento di Santa Margherita Belice. In poco tempo due squadre dei vigili del fuoco si sono portate a Montevago sul luogo indicato, trovando le fiamme fortemente propagate, tanto da costringere i clandestini a dover abbandonare il centro.

Le due squadre dei Vigili del Fuoco si son dovuto prodigare per oltre mezz'ora prima d'aver ragione delle fiamme, impedito che potessero aggredire il resto della struttura.

I carabinieri hanno accettato che i clandestini avrebbero appiccato il fuoco solo per protestare.

ANCONA


20 Gennaio 2015, Osimo
PLURIPREGIUDICATO. ITALIANO E IRANIANO, BEN INTEGRATI RAPINANO UNA DONNA. A CASA DELL'IRANIANO GLI AGENTI DI POLIZIA TROVANO DROGA, MATERIALE PER LO SPACCIO E UNO STORDITORE ELETTRICO.


Gli Agenti del Commissariato di Osimo hanno tratto in arresto due uomini, mentre scappavano dopo aver effettuato un furto presso il Centro Commerciale “La Coccinella”. Nell’abitazione del pluripregiudicato iraniano trovate armi, droga e uno storditore elettronico.

Rapinano un’anziana signora presso il Centro Commerciale “La Coccinella” e, dopo un inseguimento, vengono arrestati dagli Agenti di Polizia.

I due malviventi, usando uno spray al peperoncino, dopo aver rapinato la borsa di una signora contenente denaro, telefoni e carte di credito, sono fuggiti a bordo di un’autovettura, inseguiti da due equipaggi della Polizia di Osimo.

Dopo un lungo inseguimento, L. A, italiano di 39 anni e D.N.B., 24enne iraniano, entrambi pluripregiudicati, sono stati intercettati e bloccati, la refurtiva è stata completamente recuperata e restituita alla legittima proprietaria.

A seguito dell’aggressione l’anziana signora è stata soccorsa e trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale di Osimo.

Il proseguo dell'indagini ha consentito il ritrovamento di armi e droga, presso l’abitazione dell'iraniano. In particolare, sono stati rinvenuti 50 grammi di anfetamine MDMA, 20 grammi di marijuana suddivisi in dosi, materiale per il confezionamento e un teaser (storditore elettrico) su cui si stanno svolgendo ulteriori accertamenti.

I due arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti presso il carcere di Montacuto di Ancona.

11 Gennaio 2015, Senigallia
UN PAKISTANO PALPÒ IL SENO AD UNA COMMESSA CHE NON LE FA LA CARITÀ. L'AVVOCATO CHE LO DIFENDE LO GIUSTIFIACA, SUBÌ ABUSI, COSÌ ORA E’ LUI A COMPIERLI. CHIEDE AL GIUDICE DI AUTORIZZARE UNA PERIZIA PSICHIATRICA… CHE,SE CONFERMATA, LASCEREBBE LIBERO PER LE NOSTRE  STRADA UN IMMIGRATO MANIACO.


Lei non gli dà l'obolo e lui le palpeggia il seno.

La difesa chiede una perizia psichiatrica perché quegli atteggiamenti sarebbero dovuti ad un disagio psichico dell’uomo che, a sua volta, sarebbe stato vittima di abusi in tenera età. Protagonista un 32enne originario del Pachistan che, invece di qualche spicciolo, ha rimediato una denuncia per violenza sessuale da parte di una commessa senigalliese. I fatti risalgono al gennaio 2104 quando l’uomo entrò in un negozio per chiedere una offerta alla commessa dell’esercizio. La donna rifiutò. A quel punto l’uomo ha avuto una reazione inaspettata. Ha allungato la mano strizzando il seno della donna e poi è fuggito. Ora l’extracomunitario dovrà rispondere di violenza sessuale. Per lo meno se sarà dimostrata la sua capacità di intendere e di volere perché ieri il suo avvocato ha chiesto una perizia psichiatrica. Accolta dal Gip.

Alla base della scelta del giudice c’è probabilmente anche il fatto che l’uomo non sarebbe nuovo a questi atteggiamenti. Sarà un perito a certificare se, effettivamente il pachistano sia in grado di controllarsi o sia vittima di una malattia. Processo rimandato al 19 febbraio.

AVELLINO


25 gennaio 2015, Flumeri
LA COOPERATIVA CHE HA L’INCARICO DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA IMMIGRATI, VICINO ALLA STRADA, NON SI PREOCCUPA DELLA SICUREZZA DEGLI OSPITTI, E IL SINDACO EMETTE UN ORDINANZA: "I NERI METTANO IL GIUBBOTTO CATARIFRANGENTE"


Dopo molti incidenti avvenuti sulla ex statale 91, il sindaco L. A. firma un'ordinanza che obbliga i clandestini ospitati in una struttura alberghiera che, si spostano a piedi di sera ad indossare un giubbotto catarifrangente.

Per quell’ordinanza, il sindaco è costretto a difendersi: “E' stata adottata dopo il ripetersi di incidenti stradali, anche mortali”, “Non mi ha mai sfiorato l’idea di mettere in atto un provvedimento discriminatorio: l’ordinanza che ho firmato ha il solo obiettivo di evitare il ripetersi di incidenti sempre più frequenti su quella strada, alcuni dei quali anche mortali”.

L’ordinanza sindacale è stata accelerata dopo l’investimento mortale avvenuto la scorsa settimana di un anziano imprenditore del posto. Il provvedimento è stato notificato alla cooperativa locale che assiste i clandestini, tutti giovani provenienti da paesi africani:
“Da tempo – aggiunge il sindaco – avevo chiesto alla cooperativa di farsi carico della sicurezza dei propri ospiti e di quella degli automobilisti, ma le sollecitazioni verbali sono cadute nel vuoto. Per questa ragione, ho predisposto l’ordinanza”. Che dovrà essere rispettata dai clandestini:
“Non essendo italiani non conoscono il codice della strada che, anche per i miei concittadini, impone una serie di precauzioni, come quella appunto di rendersi visibili agli automobilisti soprattutto se da pedoni percorrono una strada poco illuminata”.

La strada in questione attraversa il centro abitato di Flumeri e non è illuminata il sindaco ricorda che: “Da quando la statale 91, è stata trasferita alle competenze della Provincia, gli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione sono sempre più rari, altro che pensare ad illuminarla.

BARI


10 gennaio 2010,
IMMIGRANDI ENTRATI CLANDESTINAMENTE E TRASFERITI A BARI, PROTESTANO IN STRADA,  FERMANO UN'AMBULANZA IN EMERGENZA.


Sono scesi in strada per chiedere un alloggio e il diritto di trovare un lavoro. I clandestini che da circa due mesi vivono nella tendopoli allestita dal Comune nei capannoni dell’ex-Set, con questo fine hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alla Prefettura.

Al centro della contestazione ci sarebbe l’insoddisfazione per le condizioni di vita all’interno della struttura.

Poi c’è anche la questione legata al rilascio della residenza (anche attraverso l’indirizzo ‘virtuale’ “via città di Bari, istituito dal Comune qualche anno fa), necessaria per chiedere, ad esempio il permesso di soggiorno.
Durante la protesta, i clandestini hanno ostacolato il passaggio di un’ambulanza che stava  soccorrendo un ammalato grave.  

Per premio, il prefetto ha assicurato che nei prossimi giorni arriveranno i fondi del Ministero per l’acquisto dei prefabbricati. Spetterà poi al Comune indire la gara d’appalto ed individuare l’area per la collocazione dei contaneir per la seconda accoglienza.  

BERGAMO


23 gennaio 2015,
UN CLANDESTINO SENEGALESE CON PRECEDENTI PER REATI SESSUALI E RAPINA, E STATO ARRESTATO PER AVER STRUPATO E RAPINATO UNA 22ENNE SUL TRENO.


Clandestino senegalese, con una sfilza di alias e anche precedenti per reati sessuali e danni. è stato arrestato per lo stupro a una ragazza di 22 anni sul treno regionale Bergamo-Milano del 12 dicembre scorso. Erano le 21 circa, la ragazza era sola nel vagone.

Modou Niang Ndi, 32 anni, si avvicina. Quando la ragazza capisce che ha cattive intenzioni fa per alzarsi ma lui a quel punto tira fuori un coltello da cucina dallo zaino. La minaccia e la costringe a subire violenza.

Poi le ruba l’iPhone 6 e se ne va. La ragazza presenta denuncia, e la polizia segue proprio le tracce del telefono rubato, al quale non era stata cambiata la sim. L’iPhone era stato venduto a un marocchino per 300 euro. E’ stato quest’ultimo, venditore ambulante, a dare nome e numero di telefono del senegalese. Sia il marocchino che la vittima hanno riconosciuto Niang Ndi e così è scattato il fermo in attesa della convalida dell’arresto. Ora è in carcere a Bergamo.

BOLOGNA

28 Gennaio 2015,
ALGERINO VA A PRENDERE LA COCA VENDUTA AL CLIENTE: “VADO TRANQUILLO PERCHE' QUANTO TORNO, SE SEI UN POLIZIOTTO TI AMMAZZO” IL PRESUNTO CLIENTE SI QUALIFICA CARABINIERE IN BORGHESE E L'ALGERINO CERCA DI AMMAZZALLO A COLTELLATE: TANTO ESCO E POI TI FACCIO VEDERE IO: E “ IL GIUDICE MI FA SOLO UNA PIPPA, HO IL PACEMAKER E DA QUANDO MI E’ STATO MESSO, QUESTA E' LA PRIMA VOLTA CHE VADO DAL GIUDICE IN DIRETTISSIMA”.


Ha cercato di vendere droga a un agente, stanato ha reagito con violenza: sono volate minacce di morte e poi il tentativo di accoltellamento. Fermato in via Irnerio è accusato di spaccio, resistenza e porto abusivo di armi

I Carabinieri di Bologna hanno arrestato un 47enne algerino, senza fissa dimora, per spaccio di sostanze stupefacenti, violenza e resistenza a un pubblico ufficiale e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. E’ stato fermato ieri sera in via Irnerio per aver cercato di infliggere una coltellata a un Carabiniere in servizio antidroga a cui aveva tentato di vendere una dose di cocaina del peso di 0,83 grammi.

“Vado tranquillo perché quando torno, se sei un poliziotto ti ammazzo” è quanto il magrebino diceva al militare, mostrandogli un coltello a serramanico ancora chiuso, prima di andare a prendergli la sostanza stupefacente che aveva nascosto nelle vicinanze. L’algerino è stato di parola perché appena il militare si è qualificato, ha tentato di infliggergli una coltellata estraendo dalla tasca il coltello a serramanico già aperto, ma fortunatamente non ci è riuscito perché il militare è riuscito a disarmarlo colpendogli la mano e facendogli cadere l’arma, bloccandolo.
Sottoposto a un perquisizione personale, il 47enne è stato trovato in possesso di 150 euro in contanti ed anche un altro coltello a serramanico.

I Carabinieri lo hanno tradotto questa mattina in Tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto. Mentre si trovava rinchiuso in camera di sicurezza, il 47enne ha continuato a tenere un comportamento offensivo nei confronti dei militari che lo avevano arrestato e del giudice che lo avrebbe processato: “Intanto esco e poi ti faccio vedere io” e “Il giudice mi fa solo una p…a, ho il pacemaker e dopo undici anni da quando mi è stato messo, questa è la prima volta che vado dal giudice in direttissima, voi siete delle m…e”.

Rimesso i libertà, viene arrestato il 1 settembre 2015, ancora una volta i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Bologna Centro hanno arrestato l’algerino 47enne, senza fissa dimora, per spaccio di sostanze stupefacenti. Finito in manette per la seconda volta in quattro mesi per aver tentato di vendere 0.46 grammi di cocaina a dei passanti che in realtà erano Carabinieri che si trovavano in via Irnerio per un servizio anti droga. La sostanza stupefacente è stata sequestrata unitamente a 25 euro che il 47enne aveva in tasca. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’algerino, però è stato rimesso in libertà.

26 gennaio 2015,
I FIGLI DEGLI ITALIANI SONO DI SERIE B. UNA DONNA SOLA CON TRE FIGLI HA UN BASSO PUNTEGGIO IN GRADUATORIA, E ORA DEVE LASCIARE LA CASA POPOLARE DOVE E' OSPITE DI SUA NONNA O IL COMUNE CACCIA ANCHE LEI.


Il Comune assegna le case popolari ai clandestini e mantiene le graduatorie per i disagiati italiani: un’altra testimonianza e un appello per l’assegnazione di una casa Acer: “Se ci sono case che nessuno vuole le prendo io! Non posso neppure farmi ospitare da mia nonna, il Comune me lo vieta”

L'argomento delle assegnazioni di case popolari trattato in più fasi e riacceso dalla mancata occupazione di alcuni appartamenti in via Rimesse ha scatenato una sequenza di segnalazioni e testimonianze (la prima quella di un disabile che ha denunciato un sistema 'a scatola' chiusa troppo rischioso): V. ha 30 anni e 3 figli, un ex marito che non le ha mai passato gli alimenti e una nonna che ora non può più ospitarli perchè altrimenti rischia anche lei di restare senza un tetto sulla testa.
“Al momento, essendo la mamma sola di tre bambini, vivo ospite nella casa di mia nonna, che è un appartamento del comune. Ma non  è più permesso essere ospita e ora, mi hanno fatto sapere che se non me ne vado da lì, anche mia nonna rischia di perdere la sua casa visto che non è possibile che due nuclei familiari convivano oltre i due anni, periodo che io ho già trascorso a casa sua“.

Ma qual’è esattamente il tuo iter? “Ero sposata e vivevo per conto mio, poi la separazione e i due bambini a carico, senza una casa. L’ultima spiaggia è stata l’ospitalità di mia nonna e per due anni siamo stati da lei, in una casa Acer. Poi sono andata a vivere con il mio compagno ed è arrivato un altro bambino, ma la relazione è finita e ora sono tornata ad essere in difficoltà perchè ho dovuto lasciare la casa nella quale ero in affitto“. “Sono seguita dall’assistente sociale, ma non sembra ci sia molta preoccupazione dietro al fatto che una donna sola con i suoi tre bambini possa finire sotto un ponte. La cosa che più mi fa arrabbiare è che ci sono tante case non assegnate, vuote, che addirittura sono state rifiutate, come nel caso di via Rimesse. Me la prenderei io una di quelle case! Subito!”

Ha fatto domanda dunque per ottenere un alloggio pubblico? “Sì, ho fatto domanda nel 2012 e l’ho sempre rinnovata. Attualmente ho 4 punti e mezzo, ma pare che io al momento non abbia i requisiti per ottenerla, anche se ho tre figli a carico e il mio ex marito non mi ha mai versato una sola quota di alimenti per il loro mantenimento (sarebbero 400 euro mensili)”.

Qual'è la sua situazione lavorativa? “Ho ripreso da poco a lavorare, da un mese per l’esattezza. Ho un contratto da tre ore al giorno, ma lavoro ben 15 ore. Con una situazione del genere ovviamente nessuno mi darebbe in affitto un appartamento, non ho garanzie da dare. Nulla sembra andare come deve, vedo anche delle mie conoscenti in difficoltà: magari il Comune ti riconosce l’emergenza abitativa, ma poi passano i mesi e nulla si smuove“.

Che appello vuole fare alle Istituzioni? “Che non mi lascino sola e che si rendano conto che non posso restare così in bilico per molto tempo.

26 gennaio 2015,
CLANDESTINI: UN SABATO DI ARRESTI PER LA POLFER, DUE MARROCCHINI E UN BORSEGGIATORE VIOLENTO.


Sabato sera in stazione centrale sono scattate le manette della Polizia Ferroviaria in servizio sui binari e bordo dei treni, per un borseggiatore e due evasi

E’ stato particolarmente impegnativa la serata di sabato scorso per gli agenti di Polizia Ferroviaria in forze in stazione e a bordo dei treni. Alle 18.30 sul primo binario, un uomo ha violentemente strattonato una viaggiatrice per poi sottrargli il portafoglio dalla borsa che portava a tracolla. L’aggressione è stata notata da un agente in borghese che, ha inseguito il ladro bloccandolo e arrestandolo, dopo una violenta colluttazione.

Il secondo arresto si è consumato a bordo di un treno, dove la Polfer stava effettuando un servizio di controllo di persone sospette: è stato identificato un cittadino marocchino di 20 anni, residente a Modena, dove avrebbe dovuto scontare gli arresti domiciliari. Infine, alle 22.30, un altro cittadino marocchino, anch’esso 20enne, aveva cercato di sottrarsi a un controllo con atteggiamenti arroganti.

Accompagnato in ufficio dal controllo delle impronte, è risultato essere destinatario di un’ordinanza di carcerazione per rapina per la quale deve espiare la pena residua di un anno e 17 giorni.

24 gennaio 2015,
LA CONSIGLIERA REGIONALE COSTI (PD), DICE: “I TERREMOTATI CHE VIVONO NEI MODULI ABITATIVI PROVVISORI PAGHINO LA CORRENTE”, “E' UNA QUESTIONE DI EQUITA’ TRA CITTADINI”... PERO' AI ROM PER LE UTENZE IN 3 CAMPI IL COMUNE HA VERSATO 1,3 MILIONI DI EURO.


Questo è quello che è stato detto ai cittadini bolognesi che subirono il terremoto proprio nel 2012 e che vivono ancora nei moduli abitativi provvisori.

Gli emiliani che vivono nei MAP, a seguito del terremoto del 2012, dovranno pagare l’elettricità. Lo ha detto l’assessore regionale alla ricostruzione Palma Costi, che ha specificato: ‘La Regione e i Comuni non stanno lasciando solo nessuno’.Gli emiliani che vivono nei moduli abitativi provvisori – MAP, a seguito del terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012, dovranno pagare le bollette dell’energia elettrica. E' chiaro che le bollette dell’energia elettrica consumata vanno pagate. Da tutti, anche da chi provvisoriamente risiede nei Map”.

Mentre Enel si è attivata  per i distacchi dei contatori nei Map l'assessore apre a possibili tutele ma ribadisce che l’energia va pagata: “È una questione di equità tra cittadini: il pagamento delle utenze personali prescinde dalla forma di assistenza post sisma in cui ci si trova. I Comuni conoscono bene le singole realtà dei nuclei famigliari, dove si verificherà che i cittadini si trovino in condizioni socio-economico problematiche saranno avviate misure di tutela sociale da parte dei competenti servizi comunali”.

L’unica spesa nei Map “è quella dell’energia elettrica del gas per la cucina e il riscaldamento e dell'acqua. Non è prevista la copertura delle spese per i consumi di queste utenze. Questo in quanto le spese sono “strettamente legate” alle abitudini personali dei singoli nuclei. Non sono straordinarie o legate al sisma.

Lo stesso principio di equità  non vale per i campi nomadi del Comune di Bologna visto che, in essi  sono garantite le fornitura di luce, gas e acqua, per le quali il comune ha speso un milione e trecentomila euro, nel lustro 2007-2012., tanto sono costate le bollette dei tre campi nomadi: in via Erbosa,in via Persicetana e in via Dozza. Spese a carico del Comune, a fronte di un contributo (mai versato) da parte degli utenti, ospiti dei campi rom e sinti.

24 gennaio 2015, Castello d’Argile
TUNISINO TELEFONA AI CARABINIERI PER LO SMARIMENTO DEL CANE: ERA STA RITROVATO ED ERA NEL CANILE. SI PRESENTA IN CASERMA  PER RIAVERLO MA SI PRENDE UNA DENUNCIA PER RICETTAZIONE D’ANIMALE … ERA STATO RUBATO A VERONA.


L’esemplare di American Staffordshire Terrier era stato trovato domenica notte nei pressi di via Giacomo Matteotti da un gruppo di ragazzi, era stato successivamente affidato al responsabile del canile comunale di Calderara di Reno, il giorno dopo, i Carabinieri di Castello d’Argile ricevevano la telefonata di un giovane, poi identificato nel 23enne tunisino, domiciliato a Bologna, che riferiva di aver smarrito un cane, che, dalle descrizioni fornite, corrispondeva proprio a quello ritrovato la sera prima.

Invitato a presentarsi in caserma, il giovane magrebino, con precedenti di polizia, invece del cane si è preso una denuncia per ricettazione di un cane razza American Staffordshire Terrier, di nome Roxy il quale era stato rubato qualche mese fa a un giovane di Verona. L’animale è stato restituito al legittimo proprietario.

19 gennaio 2015
BOLOGNA. DUE ROMENI INCENSURATI HANNO SCASSINATO AUTO IN STRADA, MALDESTRI SI FANNO NOTARE E IL TESTIMONE CHIAMA IL 112.


Hanno ripulito alcune auto parcheggiate su via Ventimiglia, ma hanno agito in modo maldestro, richiamando l’attenzione di un residente allarmato da alcuni rumori provenienti dalla strada. Così sono finiti in arresto un 18enne e un 32enne, rumeni, senza fissa dimora e incensurati, per furto aggravato in concorso.

I due stranieri sono stati fermati sabato notte, dopo che un cittadino ha chiamato il 112 perché affacciatosi dalla finestra, dopo che aveva udito dei rumori sospetti provenire dalla strada, aveva visto due soggetti vestiti di scuro, di cui uno con un borsone a tracolla, fuggire.

I due rumeni, rintracciati poco dopo dai Carabinieri, sono stati trovati in possesso di un‘autoradio ed altro materiale che, come dimostrato dagli inquirenti, proveniva da due auto parcheggiate sotto la casa del cittadino che aveva dato l’allarme, una Volkswagen Polo e una Volkswagen Touran, entrambe danneggiate.

Gli arrestati sono stati accompagnati questa mattina in Tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto.

12 gennaio 2015
DONNA SOMALA CON PRECEDENTI DÀ UN PUGNO E MALMENA UNA DONNA ITALIANA IN UN MARKET.


Lesioni personali, di questo dovrà rispondere una cittadina somala di 43 anni, con precedenti all’attivo, per aver aggredito una donna italiana, l’altro giorno, all’interno del supermercato Pam di via Marconi.

Ad allertare la Polizia è stato l’addetto alla sicurezza dell’esercizio.  Secondo quanto ha riferito la vittima agli agenti, giunti repentinamente sul posto, la bagarre sarebbe scoppiata quando le due donne si trovavano presso le casse del supermercato.

L’italiana stava imbustando la sua spesa, quando avrebbe chiesto alla straniera di spostarsi, perchè intralciata nell’operazione. Quest’ultima, irritata, l’avrebbe assalita fisicamente, sferrandole un pugno in un occhio, poi afferrandola per i capelli e infine cingendole le mani intorno al collo.

E’ stato a quel punto che la cassiera ha avvisato l’addetto alla sicurezza, richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. La vittima è stata soccorsa dai sanitari del 118, che l’hanno trasportata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore per medicare le lesioni ricavate durante la zuffa. La straniera è stata denunciata per lesioni personali.
11 gennaio 2015
CONIUGI MAROCCHINI SORPRESI SUL BUS SENZA BIGLIETTO AGGREDISCONO CONTROLLORI. LUI NE SCAGLIA UNO CONTRO UN PALO.


Bus 671: non vuole pagare il biglietto, aggredisce il controllore
Sono stati denunciati dai Carabinieri, per rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale e resistenza a pubblico ufficiale, due coniugi di nazionalità marocchina, lei di 25 anni e lui di 28, residenti a Castello di Serravalle.

Sono stati identificati ieri pomeriggio per essersi rifiutati di esibire i documenti di riconoscimento a due controllori della linea Tper 671 “Bologna – Bazzano Stazione F.B.V. – Vignola” che li volevano sanzionare perché sprovvisti dei titoli di viaggio. Infastidito dalla situazione, il 28enne, ha afferrato uno dei due funzionari per il bavero della giacca e lo ha scaraventato contro un palo di sostegno dell’autobus, fortunatamente senza fargli male. All’arrivo dei Carabinieri sono stati accompagnati in caserma per essere identificati e successivamente deferiti all’Autorità Giudiziaria.

7 gennaio 2015
39ENNE MAROCCHINO PER "DILETTO"  DANNEGGIA LE AUTO PARCHEGGIATE. UN COMPORTAMENTO DA SCIMMIA CHE LE COSTA UNA DENUNCIA.


E’stato notato questa notte, poco prima dell’una da un passante che ha chiamato il 113: un uomo aveva appena spaccato il finestrino di un’auto in via Jussi. All’arrivo della volante, ha cercato di nascondersi sotto un’altra vettura parcheggiata, ma gli agenti l’hanno fermato. Si tratta di un marocchino 39enne senza precedenti, ma irregolare sul territorio italiano.

All’atto della perlustrazione della zona, la polizia ha trovato altre tre auto che avevano subito il medesimo ‘trattamento’ in via Alfieri, via Ferrarese e via Fornasini. Dalle auto non era stato asportato nulla. Il clandestino è’ stato denunciato per danneggiamento aggravato.

7 gennaio 2015
PRESO IL CRIMINALE ROMENO CHE NELLE STAZIONI MASSACRA DI BOTTE RAGAZZE, LE STUPRA E LE RAPINA. DUE I CASI, MA POTREBBERO ESSERE DI PIÙ.


Preso lo stupratore dei treni: violenze sessuali nelle stazioni di Bologna e Ferrara
L’ha picchiata, l’ha stuprata e le ha rubato soldi e telefono. E’ accaduto nella notte dell’11 dicembre: 32enne in manette e indagato anche per un fatto analogo avvenuto nella stazione di Ferrara

Si sono scambiati qualche parola sul treno, diretti dal Veneto entrambi a Bologna, la sera del 10 gennaio. Poi l’arrivo in Stazione e la proposta di lui: “Ti aiuto con i bagagli e ti faccio vedere da che parte è più comodo uscire dalla stazione“, la camminata verso l’undicesimo binario e subito la violenza sessuale sulla giovane donna di origini russe, colpevole di essersi fidata del 32enne che si era mostrato tanto disponibile.

Approfittando di un angolo buio l’ha buttata a terra, l’ha malmenata rompendole un incisivo e l’ha stuprata, per poi abbandonarla lì e allontanarsi in fretta.
“All’alba la ragazza ha denunciato il fatto alla Polizia – spiega il dirigente Polfer Maurizio Improta – attraverso un racconto nel quale emerge una violenza inaudita, confermato dai lividi, dalla rottura del dente e da tanti segni sul corpo della povera vittima, trasportata e seguita poi all’Ospedale Maggiore. Il 32enne rumeno l’ha conosciuta sul treno e l’ha condotta, con la scusa di aiutarla, in un luogo appartato per poi fare quello che sappiamo. Le indagini sono state lunghe e approfondite e il 2 gennaio abbiamo fermato il colpevole, indagato anche per un secondo stupro, sempre in stazione, ma a Ferarra”. In manette C.C.C, identificato dalla vittima ( senza minimo dubbio riconosciuto fra 10 uomini) dalla donna dopo essere stato fermato nella stessa Stazione di Bologna, dove stava discutendo con un controllore per il fatto di non essere provvisto di un titolo di viaggio.

La violenza, la rapina e la fuga verso la Puglia. Dopo aver abusato della donna russa, lo stupratore le ha rubato anche denaro e cellulare: e proprio dal telefonino erano partite le indagini. A seguito del fatto l’uomo si era poi diretto, sempre in treno, verso Foggia, come dimostrano le riprese delle telecamere di sorveglianza che lo immortalano mentre guardandosi alle spalle per capire se lo seguiva qualcuno, saliva sul convoglio.

Due gli strupi commessi con la stessa modalità, per il primo è stato convalidato l’arresto, mentre è indagato per l’episodio di Ferrara: entrambi consumati nell’area di una stazione ferroviaria, entrambi ai danni di  giovani donne.

Lo stupratore è nato nel 1983 in Romania, è in Italia senza fissa dimora e gravitava sull’intero asse Adriatico. Al momento del fermo della Polizia aveva con sè i biglietti ferroviari utilizzati negli ultimi tempi, prove fra l’altro, consistenti: il biglietto da Rovigo a Bologna, tratta lungo la quale ha ‘abbordato’ la prima vittima e quello da Bologna a Foggia (l’allontanamento dopo la violenza). Il dirigente della Polfer Improta ha sottolineato un modus operandi spregevole e ha spiegato che, in sinergia con le altre Questure coinvolte (asse Emilia-Romagna/Veneto/Puglia), sono in corso accertamenti per capire se sono stati consumati fatti simili, magari non denunciati “Visto anche che per dignità spesso non si ha il coraggio di farlo“.

BRESCIA


31 GENNAIO 2015,
STUPRATORE  EGIZIANO LA ASSALE E LA TRASCINA DIETRO UNA SIEPE: SALVATA DA UN TAXISTA. ARESTATO CON I PANTALONI  ANCORA ABBASSATI.
Tentato stupro: l’uomo in fuga beccato con i pantaloni ancora abbassati.

Tassista eroe: sente le urla di una donna, riesce a far scappare l’aggressore. Eroe per un giorno. Il tassista bresciano che è intervenuto in soccorso di una donna in pericolo, che rischiava di essere violentata da un uomo egiziano di 39 anni, poi arrestato dagli agenti della Questura di Brescia. E’ successo in Via Milano, nei pressi del cimitero Vantiniano, nella tarda serata del 26 gennaio.

Vittima del tentato stupro una donna di circa 40 anni, residente in città. Si stava dirigendo a piedi verso Corso Garibaldi quando è stata sorpresa alle spalle, afferrata e spinta nei pressi della casa del custode del cimitero, dietro una siepa.

30 gennaio 2015, Lovera
BOSNIACO 29ENNE, CHE AVEVA PERSO IL LAVORO, TORNA UBRIACO METTE UN COLTELLO ALLA GOLA DELLA FIGLIA DI 4 ANNI, POI MOLLA LA BIMBA  E MASSACRA DI BOTTE LA MOGLIE.


Un 29enne è stato arrestato a Lovere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e minacce aggravate. Nel corso della lite ha poi lasciato andare la piccola, massacrando di botte la moglie

Ubriaco, litiga con la moglie e la minaccia puntando un coltello alla gola della figlia di 4 anni. Scena dell’incredibile e drammatico episodio, avvenuto nella serata di martedì 27 gennaio, un appartamento a Lovere, sul lago di Iseo.

L’uomo, un cittadino bosniaco di 29 anni, è rincasato in evidente stato di ebbrezza. Nel corso di un diverbio, ha afferrato la bimba minacciando di sgozzarla con una lama di 30 cm davanti alla madre, una sua connazionale di 23 anni.

Solo le urla della ragazza lo hanno fatto desistere, ma – dopo aver lasciato andare la piccola – si è accanito sulla moglie massacrandola con calci e pugni (medicata in ospedale, ha riportato lesioni giudicate guaribili in una ventina di giorni).
Il giorno seguente, la 23enne si è recata dai carabinieri per denunciare il marito.
L’uomo è stato arrestato dai carabinieri di Sovere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e minacce aggravate. Sembra che le violenze continuassero da tempo, da quando il 29enne aveva incominciato a bere dopo aver perso il lavoro.

27 gennaio 2015, Desenzano.
ROM CROATA ERA STATA CONDANNATA AGLI ARRESTI DOMICILIARI A ROVIGO: RITROVATA, ERA IN ALBERGO AL LAGO DI GARDA. AVEVA DATO 70 FALSE GENERALITA’.


Latitante dal 2009 e condannata a un anno di reclusione per reati contro il patrimonio, è stata incarcerata a Verziano

La polizia di Desenzano ha messo fine nei giorni scorsi alla latitanza di una donna nomade di anni 33, latitante dal 2009, colpita da un mandato d’arresto della Procura della Repubblica di Rovigo, dopo la condanna a un anno di reclusione per una serie di reati contro il patrimonio.

La vicenda ha avuto inizio a seguito del controllo presso un albergo del centro gardesano, riguardante un nomade pregiudicato di origine francese. L’uomo era accompagnato da una donna che, dalle generalità e dai documenti forniti, risultava essere una cittadina croata incensurata.

Il nervosismo della coppia ha però insospettito gli agenti. I due sono stati così accompagnati in commissariato e sottoposti a segnalazione fotografica. A quel punto è emersa la falsità delle generalità fornite dalla nomade: M. G., 33enne di etnia rom, nel 2009 era evasa dai domiciliari a Bagnolo di Po (RO), dov’era indagata per alcuni furti e truffe commesse in quella provincia.

In 5 anni di latitanza, la donna è riuscita ad accumulare in banca-dati ben 70 rilievi dattiloscopici con nomi diversi. E’ stata denunciata dalla polizia di Desenzano per aver fornito false generalità e incarcerata a Verziano per espiare la condanna emessa dalla Procura di Rovigo.

25 gennaio 2015, Cologne
RISSA AL MATRIMONIO INDIANO, CARABINIERI COSTRETTI AD INTERVENIRE, DUE OSPITI SERIAMENTE FERITI.


I carabinieri di Cologne costretti a intervenire nel corso di un matrimonio indiano

E’ finito a calci e pugni un matrimonio indiano celebrato nel pomeriggio di sabato a Cologne. Una lite è scoppiata tra alcuni degli invitati ed è poi velocemente degenerata, tanto che sul posto sono dovuti intervenire i carabinieri della locale Stazione.
Due le persone rimaste ferite in modo serio: sono state trasportate al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Chiari per essere curate.

Al momento, non si conoscono i motivi che hanno causato la rissa. I militari stanno tuttora raccogliendo le testimonianze tra i vari invitati.

23 gennaio 2015,
ROMENO MINACCIA E INSULTA TRE IMBIANCHINI BRESCIANI. CON ATTEGGIAMENTO RAZZISTA URLA: “BRESCIANI BASTARDI”… VEDREMO SE SARA’ INCRIMINATO.
SE A URLARLO FOSSIMO NOI A DEI ROMENI SICURAMENTE.


Lite con tre imbianchini lungo corso Garibaldi a Brescia. L’uomo, cittadino romeno, è stato denunciato per ingiurie aggravate e minacce, ma rischia di finire in tribunale per un atteggiamento razzista

Nella giornata di mercoledì, un cittadino romeno è stato denunciato per ingiurie aggravate e minacce, dopo aver aggredito verbalmente tre imbianchini al lavoro lungo corso Garibaldi.

I tre artigiani erano impegnati a pitturare la facciata di un palazzo, quando si sono imbattuti nell’esagitato, che – per motivi ancora da chiarire – sembra essersi irritato a causa del cantiere che lo obbligava a cambiare percorso. Tanto irritato da perdere il controllo, rovesciando a terra un secchio di vernice.

A quel punto, i tre lavoratori hanno allertato il 113, che ha subito mandato sul posto una Volante. Stando a quanto raccontato da diversi testimoni, tra i vari insulti il migrante avrebbe urlato “bresciani bastardi” e altre invettive contro gli italiani.

20 gennaio 2015, Iseo
TOLTI 70 PUNTI DALLA PATENTE DI UN 20ENNE ALBANESE, DENUNCIATO PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE E AUTO SEQUESTRATA.


Fermato alla guida di una grossa berlina un giovane albanese di soli 20 anni: forza un posto di blocco, viene inseguito a sirene spiegate dalla Polizia Locale. Denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, ha perso 70 punti della patente
folle inseguimento tra le vie del centro di Iseo: una tragedia sfiorata, le auto che si spostano all’ultimo secondo, il contachilometri che per lunghi attimi arriva a sfiorare i 160 all’ora. E tutto questo in pieno giorno, poco più tardi delle 15 di lunedì.

A bordo di una grossa berlina, quando si dice un ‘macchinone’, un giovane albanese di soli 20 anni. Entra sgommando in paese, si trova di fronte un posto di blocco della Polizia Locale: il ‘pilota’ è sprovvisto di assicurazione, quindi decide di scappare a tutto gas.

Comincia l’inseguimento, a sirene spiegate. Per le vie del centro prima, in tangenziale e sulla Provinciale poi. Mettendo in serio pericolo l’incolumità degli altri automobilisti. Il giovane in fuga imbocca anche una strada in contromano, arriva quasi a schiantarsi contro un autobus di linea, di passaggio.

Gli agenti non demordono, gli stanno alle calcagna. Schiacciando sull’acceleratore riescono finalmente a raggiungerlo, a tagliargli la strada all’altezza di Cremignane. Il folle si decide a frenare e fermarsi, ed alzare bandiera bianca.

Una bravata che gli costerà molto cara. Denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, con tanto di sequestro del mezzo. Oltre a questo il meritato ritiro della patente, a cui sono stati decurtati addirittura 70 punti.

13 gennaio 2015, Trenzano
UN MAROCCHINO IN ITALIA DA 20 ANNI NON SA LEGGERE IL GIURAMENTO: IL SINDACO GLI NEGA LA CITTADINANZA


Non sa l’italiano, il sindaco nega la cittadinanza Cittadino italiano solo se sai leggere in italiano. Il monito del sindaco di Trenzano, che ha rimandato di un mese la cerimonia di ‘consegna’ della cittadinanza italiana ad un marocchino da più di 20 anni in Italia, (alla faccia dell’integrazione) sposato e babbo di tre figlie.

Niente razzismo, spiega il sindaco, richiamato all’ordine da parte della Prefettura di Brescia, quanto una scelta dovuta, nel rispetto della legge e della storia. Il 17 dicembre scorso infatti il ‘candidato’ alla cittadinanza non è stato in grado di leggere, in italiano, il giuramento di fedeltà alla Costituzione. E quindi è stato ‘bocciato’,

Tornato a casa per studiare, ci riproverà tra pochi giorni: e siamo sicuri che sarà la volta buona. La cittadinanza è importante – ha detto ai giornali – Non possiamo certo regalarla come fosse l’iscrizione a qualche club. Diventare italiani è davvero qualcosa di serio”. Imparare la lingua del Paese in cui si vive è importante: per comprendere il mondo che ci circonda e per integrarsi.
13 gennaio 2015
TERRORISMO ISLAMICO. A BRESCIA LA PROCURA STA TENENDO D'OCCHIO 10 PRESUNTE CELLULE TERRORISTICHE.


Sono dieci i casi di presunte cellule terroristiche che la Procura di Brescia sta tenendo d’occhio. Stando a quanto detto al termine di un summit dal procuratore generale, Pierluigi Dell’Osso: “sono dieci i procedimenti penali, ma ci sono parecchie persone considerate pericolose che sono tenute sotto stretta sorveglianza. Dalle inchieste in atto, che stanno impegnando intensamente e proficuamente gli uomini di polizia giudiziaria e principalmente il procuratore Buonanno, ci aspettiamo risultati importanti”.

Indagini che non riguardano più solo le moschee, ma che investono la rete, dove i giovani vengono arruolati per l’addestramento e i legami tra le varie cellule trovano ramificazioni in modo incontrollato.

L’attacco alla rivista satirica Charlie Hebdo ha solo accelerato un processo di intensificazione degli sforzi investigativi che il procuratore generale aveva già chiesto ai suoi uomini qualche tempo fa: “Sono da analizzare tutte le indagini degli ultimi anni legate in qualche modo al terrorismo internazionale, anche quelle che non hanno portato ad alcun processo”. A preoccupare Dell’Osso è anche il flusso di turisti atteso per l’Expo di quest’anno a Milano: “Expo chiamerà in Lombardia 130mila persone al giorno e a Brescia c’è uno dei tre aeroporti che saranno fortemente utilizzati”.

11 gennaio 2015, Palazzolo sull’Oglio
TUNISINO CON NUMEROSI PRECEDENTI, SENZA MOTIVO INFASTIDISCE CLIENTI DI UN MARKET E AGGREDISCE I CARABINIERI. CONDANNATO E LIBERATO IN 24 ORE.


In manette un tunisino di 37 anni con varie denunce alle spalle, dai danneggiamenti alle violenze varie, non contendo ancora una volta ha dato il meglio di sé: ubriaco, è entrato al supermercato Zerbimark di Palazzolo sull’Oglio, in Via San Pancrazio, dando  prima infastidito pesantemente i clienti, e poi aggredendo i Carabinieri con una bottiglia di vetro.

Mancava poco all’ora di chiusura, venerdì sera alle 20. E’ entrato come se nulla fosse, si è fatto un giro tra gli scaffali. Poi ha cominciato a ‘stare addossò ai clienti del supermercato, fino a costringere la direzione ad avvisare i Carabinieri, arrivati sul posto in pochi minuti.

Alla vista dei militari ha dato davvero di matto. Ha afferrato una bottiglia di vetro e ha colpito gli agenti, ferendoli entrambi per fortuna non gravemente. Disarmato, non senza fatica, è stato arrestato.

Processato per direttissima, è stato condannato a nove mesi di reclusione, visti anche i suoi precedenti.  Ma in meno di 24 ore è tornato in libertà: la sua pena è stata sospesa.

10 gennaio 2015
IL SINDACO ORDINA LO SGOMBERO DELLE ROULOTTE DEL CAMPO ROM PER MANCANZA DI SERVIZI ELEMENTARI, IL TAR LO BLOCCA PER LA PRESENZA DI MINORI (MHA). PER IL SINDACO, SE I NOMADI NON VOGLIONO MIGRARE, ALLORA REGOLARIZZINO. PROVERÀ LA STRADA DELL'ABUSO EDILIZIO.


Dopo la prima bocciatura del 15 dicembre, giovedì è arrivata anche la seconda: ora tutto è rimandato al 15 giugno. Continua la battaglia legale tra il Tar e il Comune di Brescia in merito al campo nomadi sorto in via Labirinto, alle porte di Fornaci, su un terreno di proprietà degli stessi rom.

Il sindaco ha emesso l’ordinanza di sgombero in data 12 dicembre, dopo il sopralluogo dell’Asl nel campo nomadi dove furono evidenziate gravi carenze delle più elementari norme igienico-sanitario, a cominciare dall’acqua potabile e dall’allacciamento alla rete elettrica. Tre giorni dopo il Tar bloccò lo sgombero grazie al ricorso presentato dai rom tramite lo studio legale Onofri, ricorso che fece leva sulla presenza di minori nell’accampamento.

La Loggia non si darà per vinta, dice che il Comune proverà a percorrere la strada dell’abuso edilizio, visto che le roulotte sono posizionate stabilmente su terreno ad uso agricolo.

7 gennaio 2015, S. Polo Nuovo
CAROVANA ROM INTENDE INSEDIARSI NEL PARCHEGGIO DI UN CENTRO COMMERCIALE: ARRIVANO LA NOTTE, LA MATTINA LI SGOMBRANO.


Cinque camper si sono fermati nella notte tra lunedì e martedì nel piazzale del centro commerciale “Margherita d’Este”. Sono stati allontanati in poche ore dalla polizia

E’ stata sgomberata a tempo di record la carovana rom che, nella notte tra lunedì e martedì, aveva deciso di fermarsi nel piazzale del centro commerciale “Margherita d’Este”, a San Polo Nuovo, dopo aver girato nell’hinterland per diversi giorni in cerca di una sistemazione.

Il mattino seguente, dopo l’arrivo in sala radio di diverse segnalazioni da parte dei residenti, sul posto sono intervenuti gli agenti della Locale. Pacifico il dialogo con i due capi famiglia, sebbene all’inizio abbiano cercato di restare adducendo come scusa il guasto di uno dei loro cinque camper, giustificando inoltre la loro presenza in città con la visita di un familiare ricoverato alla Poliambulanza.

Dopo poche ore dall’arrivo dei poliziotti, i veicoli hanno però lasciato il piazzale senza che si registrassero particolari tensioni.
Non è escluso che possa ora scattare una sanzione amministrativa per occupazione abusiva di suolo pubblico. Comunque sia, multe di questo tipo non sono mai state pagate.

CAGLIARI

24 gennaio 2015
5 ROMENI SI DIVERTONO A INSULTARE, MINACCIARE, SPUTARE E STRATTONARE I PASSANTI PER STRADA.


Un fatto accaduto in piazza del Carmine poco dopo le 16,20, davanti alla sede centrale delle Poste. Ad andare in scena sono le ripetute aggressioni, precedute da insulti gratuiti ai passanti.

A inveire verso uomini, donne e bambini ed in particolare nei confronti di due genitori che si stanno recando nelle adiacenti scuole per raggiungere gli alunni all’uscita, è un gruppo di ragazzi con “accento straniero“. Sono in cinque; tre ragazzi e due ragazze.
Quello che ha le caratteristiche di un branco di balordi avvicina i passanti con una scusa, una domanda futile per poi sciorinare parolacce e minacce. Tra di essi c’è anche chi sputa verso i malcapitati che incontra per strada.

Alle ore 16,25 la svolta. Un signore chiama il 113 e allerta la Polizia. Trascorrono sette interminabili minuti di terrore. Da piazza Carmine il branco si dirige verso la Stazione. Nuove minacce raggiungono, passo dopo passo, altri passanti che rimediano qualche strattone ed anche un calcio.

Mentre il centralino della Questura squilla in continuazione, i facinorosi raggiungono un bar antistante la stazione e alterati per chissà quale motivo, si siedono, poi cercano di incrociare lo sguardo dei clienti più giovani. “Fammi 20 caffè“, ordina con arroganza uno dei ragazzi rumeni rivolgendosi al barista. Nel frattempo una pattuglia della Polizia raggiunge piazza Carmine. Dall’auto scendono due agenti e un signore ne richiama l’attenzione con un cenno di mano: “sono in quel bar…“.

In piazza Carmine e via Roma piombano altre quattro pattuglie. Gli agenti procedono con l’identificazione dei giovani. Due ragazzi oppongono resistenza e per questo motivo vengono perquisiti, e caricati a bordo delle auto della Polizia. A redarguirli è un agente. La loro identificazione avviene davanti a numerose persone che, basite, assistono alla scena.

I ragazzi, si apprende, sono di nazionalità rumena e – sembrerebbe – sono appena arrivati in città. Le indagini condotte dalla Questura cederanno il posto ad altre azioni? Per il momento (notizia in fase di aggiornamento), sono in stato di fermo.

18 gennaio 2015
UNA MAMMA IN AUTO COL SUO NEONATO, FUORI UN PARCHEGGIATORE ABUSIVO SENEGALESE A CUI HA NEGATO SOLDI LE BLOCCA LA PORTIERA, LA MINACCIA E LE MOSTRA I GENITALI.


L’episodio è accaduto a Cagliari in viale Regina Elena. La vittima è una donna che si era rifiutata di fare un’offerta per il parcheggio.

La donna, di 38 anni, stava cercando di parcheggiare la vettura, all’interno della quale si trovava anche un neonato, quando si è avvicinato il senegalese chiedendole soldi. L’automobilista ha rifiutato e per tutta risposta il clandestino si è piazzato davanti alla portiera impendendole di scendere, poi l’ha minacciata dicendo che avrebbe danneggiato l’auto.

Non solo. Si è anche abbassato i pantaloni davanti alla donna, mostrando le parti intime. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Villanova che sono riusciti a individuare e ad arrestare l’uomo.

CATANIA

30 gennaio 2015
CLANDESTINO SI SPOGLIA IN UN PARCO, PRENDE UNA RAGAZINA E LA COSTRINGE A TOCCARGLI I GENITALI.


Un uomo di 31 anni, originario del Ciad, è stato arrestato da agenti delle Volanti per violenza sessuale su minore e atti osceni in luogo pubblico. L’arresto è avvenuto nei pressi del Giardino Bellini, dove gli agenti sono stati richiamati da un giovane che tratteneva lo straniero che cercava di divincolarsi dalla presa, alla presenza di due giovanissimi, un ragazzo e una ragazza.

Si è poi ricostruito che poco prima l’uomo aveva avvicinato la ragazzina, si era denudato e le aveva preso con violenza la mano per costringerla a toccarlo nei genitali. Un passante era intervenuto e aveva bloccato l’africano, il cui permesso di soggiorno, peraltro, è risultato scaduto nell’ottobre del 2014

COMO


16 gennaio 2015
DA COMO A CATANZARO IL PERICOLO PROPAGANDA ESTREMISTA NELLE MOSCHEE ESISTE. I SERVIZI SEGRETI HANNO GLI OCCHI PUNTATI SU ALMENO 2 LUOGHI DI CULTO ISLAMICO CHE POTREBBERO ESSERE UN VIVAIO DI COLTURA PER CELLULE TERRORISTICHE.


Da Como a Catanzaro il pericolo propaganda estremista nelle Moschee esiste. I servizi segreti hanno gli occhi puntati su almeno 2 luoghi di culto islamico che potrebbero essere un vivaio di coltura per cellule terroristiche.

Un vivaio di «Isis» sulle rive del lago, nella cintura di strade che lambisce la periferia Sud della città. Quartiere Camerlata, via Domenico Pino. Qui, in un palazzo tanto anonimo quanto da sempre bersagliato da una raffica di polemiche di fuoco, i servizi segreti italiani hanno individuato «uno dei luoghi sensibili» per possibili recrudescenze estremiste di stampo musulmano.

Secondo un’indagine riservata (si fa per dire) per il Governo, il Parlamento e il Copasir la «moschea» – così viene definita dalla nostra intelligence – comasca è annoverata fra i «centri di culto di matrice salafita» capaci di influenzare «la rinascita all’islam radicale».

Una rivelazione che non potrà passare sotto silenzio sulle rive del lago, dove la presenza del polo di Camerlata non ha mai cessato di alimentare sospetti, critiche, esasperazioni da parte di alcune parti politiche, in primis la Lega Nord. Sembra di essere tornati indietro di dieci anni, ai tempi delle predicazioni infuocate dell’Imam, Mohamed Snoussi che il 16 agosto del 2004 venne espulso con effetto immediato in Tunisia, per la sua posizione ritenuta troppo vicina ad Al Qaeda.

La moschea di Sellia, nel catanzarese, sarebbe indicata nella relazione dei servizi segreti italiani come ad alto rischio per eventuali azioni di propaganda islamica estremista.

Nel 2011, la moschea fu al centro di un’inchiesta giudiziaria che portò’ in carcere l’Imam, il figlio ed una terza persona, tutte accusate di avere avviato iniziative di istigazione terroristiche. I tre furono successivamente scagionati e liberati, al punto da essere stati anche risarciti dallo Stato italiano per la giusta detenzione. Lo scorso anno, però’, uno degli arrestati finì nell’elenco degli “jihadisti d’Italia” morto in battaglia in Siria.

COSENZA


18 gennaio 2015
“L’UOMO È CACCIATORE E ABBIAMO TUTTI IL DIRITTO DI FARCI I C……NOSTRI….”,QUESTA LA SCUSA ADDOTTA AD UN CARABINIERE CHE LO HA FERMATO. LUI È UN VIGILE IN SERVIZIO, CUCCATO DURANTE UN COITO CON UNA PROSTITUTA NERA , SULL'AUTO BLU DEL SINDACO .


Dalla penna di Leonardo Sciascia, per questa vicenda erotica-amministrativa, sarebbe uscito un titolo ironico tipo : “Boccaccio al Municipio di Cosenza”. Certo è che, tra i tanti record, ancora, la Calabria non aveva conquistato quello della Regione, dove un vigile urbano, nonché consigliere comunale del partito del più noto, Berlusconi, per far l’amore con una escort, usufruisce dei comodi sedili del macchinone, in uso al sindaco di Cosenza, forzista anche lui.

Almeno – si potrebbe sorridere, pensando al recente caso di assenteismo, per “malattia”, dei pizzardoni romani – in Calabria, i vigili sono vivi, in salute e gagliardi, in tutti i sensi…

Purtroppo, il dipendente della Provincia – che è presieduta dallo stesso sindaco del capoluogo, Mario Occhiuto – di ritorno dall’aeroporto di Lamezia Terme, dove aveva scarrozzato il primo cittadino, è stato fermato da una pattuglia dei carabinieri. Un controllo di routine, ma ai militi  non è sfuggito che nell’auto blu-come avrebbe scritto un vecchio cronista di nera – una avvenente prostituta di colore concedeva i suoi favori al cliente, Fuoco, di cognome e…a letto, pardon, in macchina.

E, stavolta, il carabiniere ha respinto la richiesta del vigile urbano, che ha fatto appello alla solidarietà maschile : “L’uomo è cacciatore e abbiamo tutti il diritto di farci i c……nostri….”. Inflessibile, il militare ha denunciato, per peculato (stangata da 4 a 10 anni), il capo-scorta del sindaco, che è stato rinviato a giudizio, mentre l’auto-blu, trasformata in alcova, è stata sequestrata. Tuttora, comunque, Fuoco continua a guidare l’auto del sindaco.

Certamente, in Calabria, sono avvenuti scandali ben più gravi. Ma sarebbe opportuno che, in un momento di crisi economica, i responsabili delle istituzioni, nazionali e locali, contenessero le spese. A Cosenza l’opposizione sostiene che il vigile urbano non avrebbe potuto essere distaccato nello staff del sindaco. Altri fanno i conti : 115 mila euro annui per i 120 vigili urbani, in servizio in città, 54 mila euro allo staff del Sindaco, capeggiato dal …focoso autista.

Ovviamente, non sono in discussione l’esigenza di garantire la sicurezza al sindaco, ignaro della scappatella del vigile, nè quella del suo capo-scorta di far l’amore : come cantava Raffaella Carrà, è molto bello farlo, da Trieste in Giù. E, dunque, anche a Cosenza. Sarebbe  più opportuno, tuttavia, provvedere alle proprie, naturali esigenze nei lettoni non di Putin, ma degli alberghi, che ci sono anche in Calabria. Molto scomodo e disdicevole, non solo per gli amanti, ma soprattutto per i contribuenti, sdraiarsi con le escort, sulle auto blu e negli orari di servizio …

CROTONE


20 gennaio 2015
CROTONE.75 CLANDESTINI ARRIVANO IN BARCA A VELA


Settantacinque clandestini sono sbarcati con una imbarcazione a vela a Crotone. Un primo gruppo è stato rintracciato sulla strada statale 106 dai carabinieri di Cirò Marina. In mare è intervenuta una motovedetta della Capitaneria di porto per il pattugliamento della zona.

La vedetta è riuscita a trovare l’imbarcazione a vela di circa 20 metri arenatasi sulla battigia. Uno dei clandestini è stato ricoverato nell’ospedale di Crotone perchè ferito ed in grave stato di ipotermia.

FIRENZE


21 gennaio 2015
FIRENZE. BRASILIANA, INCINTA DI 4 MESI, PRENDE A COLPI DI CATENA L'AUTISTA DEL BUS INTERVENUTO PERCHÈ SPUTAVA E INSULTAVA I PASSEGGERI.


Autista aggredito con una catena da donna incinta: autobus bloccato in viale Fratelli Rosselli

Una donna ha colpito con una catena da bici il tranviere. E’ stata denunciata in stato di libertà

Ieri sera, intorno alle 20.30, un autista della linea 35 è stato aggredito da una 32enne brasiliana a bordo dell’autobus numero 35. La donna è andata in escandescenza, sputava e insultava i passeggeri, mentre il mezzo del servizio pubblico percorreva viale Fratelli Rosselli. Il conducente ha quindi deciso di fermare il mezzo e, dopo aver fatto scendere i passeggeri, chiedere spiegazioni alla sudamericana. Quest’ultima, senza fissa dimora, ha tirato fuori una catena da bici colpendo l’uomo alla testa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile e il 118. Il conducente è stato soccorso e medicato dagli operatori sanitari. La donna è stata fermata e poi denunciata per lesioni e interruzione di pubblico servizio. Si scoprirà essere incinta di quattro mesi, e resta in stato di libertà.

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Mar 08 Set 2015, 17:02

FORLI’ - CESENA

27 gennaio 2015, Cesenatico
CESENA. BRASILIANA 59ENNE OCCUPA L’APPARTAMENTO ABUSIVAMENTE E
LO USA PER PROSTITUIRSI. VISTASI SCOPERTA, SI RUBA I MOBILI.


Nell’ambito delle attività di monitoraggio del territorio messe in campo dalla Polizia Municipale di Cesenatico, è stato recentemente scoperto un appartamento in cui veniva esercitata prostituzione

Nell’ambito delle attività di monitoraggio del territorio messe in campo dalla Polizia Municipale di Cesenatico, è stato recentemente scoperto un appartamento in cui veniva esercitata prostituzione all’interno del quartiere Santa Teresa. Nell’immobile si trovava una donna brasiliana (59 anni, già in passato coinvolta in indagini simili), che si era impossessata illegittimamente delle chiavi da una connazionale (tornata in Brasile e irreperibile). Qui si era da poco insediata e vi riceveva i clienti.

Il proprietario dell’appartamento, residente in Versilia, al quale sono state chieste spiegazioni sulla presenza di una persona diversa da quella intestataria del contratto di locazione, saputo dello “scambio” non autorizzato domenica mattina si è precipitato a Cesenatico per cambiare la serratura e denunciare la donna, la quale, nel frattempo, aveva lasciato l’immobile in tutta fretta non senza, prima, essersi portata via parte del mobilio.

Durante questo “trasloco”, però, sono nuovamente intervenuti gli agenti della Polizia Municipale di Cesenatico che sono così riusciti a individuare il luogo in cui questo era stato portato (un casolare nelle campagne di Sala) e quindi a mettere il proprietario nelle condizioni di poterlo recuperare. La donna è stata denunciata per l’abusiva occupazione dell’appartamento ed il furto del mobilio.

23 gennaio 2015
VENTENNE MAROCCHINO FAVEVA IL "MAFIOSETTO": MANDAVA I MINORENNI A COMMETTERE I CRIMINI E LUI COORDINAVA. HA STANCATO IL SINDACO DI CESENA E LA POLIZIA. SCORTATO ALL'AEREO E RIMPATRIATO NELLE SCORSE ORE.


La Polizia ipotizzava che “coordinasse” giovanissimi (minorenni e quindi più difficilmente punibili) e li mandasse a commettere piccoli furti. Per bloccare sul nascere il fenomeno, il Commissariato di Cesena ha optato per il pugno duro

Era stato protagonista di troppi eventi delittuosi nell’ultimo periodo, gli ultimi due tra l’altro con complici minorenni, uno di 17 e l’altro addirittura di 14 anni, tanto da far scattare il “campanello d’allarme” dalla Polizia, che ipotizzava che “coordinasse” giovanissimi (minorenni e quindi più difficilmente punibili) e li mandasse a commettere piccoli furti. Per bloccare sul nascere il fenomeno, il Commissariato di Cesena ha optato per il pugno duro e, avendo avuto tutte le autorizzazioni dai giudici, ha operato per il rimpatrio immediato.

Il ventenne marocchino coinvolto in due episodi criminali avvenuti nella zona della stazione nell’ultimo mese, l’ultimo due giorni fa, già nel pomeriggio di oggi sarà rimpatriato, con l’accompagnamento degli agenti fin sull’aereo diretto a Casablanca, in partenza da Bologna. A rendere possibile l’espulsione è stato il fatto che il suo permesso di soggiorno era scaduto da tempo e il rinnovo era stato negato considerata la scia di precedenti di polizia che lo avevano visto coinvolto, con denunce dal furto alla resistenza a pubblico ufficiale al porto di arnesi da scasso.

Anche recentemente il questore gli aveva inviato una lettera in cui lo invitava a tenersi alla larga da cattive compagnie e dedicarsi ad un’attività lavorativa, ma evidentemente l’avvertimento non è stato sufficiente.

Martedì pomeriggio l’ultimo episodio: il ventenne marocchino era stato trovato in viale Marconi assieme ad un 14enne, anch’egli marocchino, che aveva rubato, un’ora e mezza prima, un telefono cellulare dalla tasca di una ragazzina che aspettava l’autobus in piazzale Karl Marx. La giovane se n’era accorta subito e avvisando immediatamente le forze dell’ordine aveva permesso di diramare una nota di ricerca che ha avuto subito buon esito. In particolare il ventenne aveva con sé il telefono rubato dal minorenne e per questo è stato denunciato per ricettazione.

Ma non finisce qui. Per la Polizia di Stato il ventenne è anche il presunto complice di una rapina avvenuta in stazione lo scorso 22 dicembre: in due, per le accuse il ventenne e il suo complice di 17 anni, tenevano fermo e rapinavano un 17enne del suo telefono cellulare. Insomma, due episodi ravvicinati che si sono poi aggiunti ai precedenti di polizia già inseriti negli archivi. Per questo è scattato alla fine l’espulsione, considerato anche l’assenza del permesso di soggiorno. Un suo fratello è stato arrestato lo scorso settembre per un cumulo pena dovuto ad alcune sentenze divenute definitive.

22 gennaio 2015
ROMENO UBRIACO FRADICIO MOLESTAVA GENTE NEI PRESSI DEL MC DONALD'S, TRA LORO UN POLIZIOTTO LIBERO DAL SERVIZIO, CHE E' STATO AGGREDITO NEL TENTATIVO DI CALMARLO.


Ubriaco e molesto. E’ finito con una denuncia a piede libero il mercoledì sera di un cittadino romeno. L’individuo, annebbiato dai fumi dell’alcol, ha cominciato a molestare chi si trovava nei pressi dell’Mc Donald’S di viale Bologna, a Forlì. Ad un certo punto ha affrontato un gruppo di persone, tra cui un agente di polizia libero dal servizio. Quest’ultimo si è qualificato, invitando l’uomo alla calma. Ma il romeno ha replicato con la violenza, sferrando a vuoto calci e pugni. Nel tentativo di evitare i colpi il poliziotto è comunque rovinato sull’asfalto, riportando delle abrasioni. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Volante della Questura Corso Garibaldi, che hanno denunciato l’aggressore con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale

21 gennaio 2015
CINESE STAVA SOSTENENDO L'ESAME DI TEORIA PER LA PATENTE CON L'AIUTO DI UN KIT DA 007 E DUE COMPLICI. DENUNCIATI A PIEDE LIBERO.


Dovrà rispondere dell’accusa di truffa ed induzione in errore del pubblico ufficiale insieme a due connazionali, rispettivamente di 24 e 27 anni

Si è presentato alla Motorizzazione civile di Forlì per sostenere l’esame di teoria della patente con un autentico kit da 007: una microcamera collegata ad un trasmettitore ed un sofisticato auricolare, necessario per esser a contatto diretto con un suggeritore. Quest’ultimo, infatti, a distanza, aveva modo di osservare lo schermo sul quale comparivano le domande d’esame, fornendo le risposte. Ma l’escamotage è stato scoperto dagli agenti della Sezione Giudiziaria della Polizia Stradale di Forlì.

E così l’esame di un cinese di 37 anni, residente a Firenze, è finito con una denuncia a piede libero. Dovrà rispondere dell’accusa di truffa ed induzione in errore del pubblico ufficiale insieme a due connazionali, rispettivamente di 24 e 27 anni. L’episodio si è consumato mercoledì mattina negli uffici della Motorizzazione Civile di Forlì, dove il 37enne si era presentato per effettuare l’esame teorico per il conseguimento della patente di guida.

Dopo le formalità iniziali, e verificata la regolare iscrizione dei candidati, l’esaminatrice si è accorta che l’extracomunitario non si era tolto l’ingombrante giubbotto. Ritenendo che potesse nascondere qualche apparecchiatura elettronica, ha chiesto l’intervento del personale di viale Italia. I poliziotti, arrivati sul posto, hanno notato come il cinese non comprendesse alcuna parola d’italiano, notando il kit occultato.

Contemporaneamente altri agenti hanno perlustrato le zone limitrofe alla Motorizzazione, focalizzando l’attenzione su un’auto parcheggiata in via Golfarelli con a bordo un 24enne cinese. Quest’ultimo, alla vista degli uomini in divisa, ha cominciato ad agitarsi. Ma le sorprese non erano finite. Dal baule è spuntato il fratello del ragazzo, 21 anni, ancora collegato ad un Iphone. Sulla schermata apparivano le immagini in diretta provenienti dalla sala esami.

A disposizione anche un computer portali, con un programma che forniva le risposte in tempo reale ai quiz, ed un microfono per comunicare con il 37enne impegnato nella prova. Al termine delle formalità di rito, i tre cinesi sono stati denunciati a piede libero, mentre tutto il kit è stato sequestrato.
Poco tempo fa a Ravenna stessa storia per un pakistano coi suoi 2 complici.In quel caso fu interrotto il collegamento tra l’esaminato e i complici, notati fuori dalla motorizzazione in auto e fermati dai carabinieri … l’esaminato non più aiutato commise 38 errori su 40 domande. A inizio anno ha rifatto la prova e l’ha passata, ma l’hanno cuccato con lo stesso kit.

Il rischio serio c’è l’hanno i poveracci che incontrano sulla strada, alla guida, questi delinquenti.

GENOVA

29 gennaio 2015
19ENNE ROMENA DROGATA, VIOLENTATA E DERUBATA FUORI DALLA DISCOTECA DA UN 24ENNE DELL’EQUADOR.


Una 19enne di origini romene è stata aggredita e violentata questa notte nel City Park di via D’Annunzio, nel pieno centro di Genova.

L’aggressione sarebbe avvenuta intorno alle 5 all’uscita dalla discoteca Tao: un 24enne di origini ecuadoriane avrebbe avvicinato la giovane, per poi trascinarla dentro il parcheggio e abusare di lei. Nonostante il trauma e le ferite, la ragazza è riuscita a dare l’allarme facendo accorrere il custode, cui ha raccontato di essere stata drogata e violentata da un ragazzo conosciuto poco prima nel locale.

Una volta arrivati i soccorsi, la 19enne è stata accompagnata in ospedale per accertamenti, mentre l’aggressore è stato arrestato dalla polizia, che nel frattempo è riuscita a risalire alla sua identità.

Le accuse sono di violenza sessuale e rapina aggravata: in possesso del ragazzo sono stati trovati un telefono cellulare e 70 euro in contanti di proprietà della vittima.

27 gennaio 2015, Cornigliano - Lagaccio
FURTI NEGLI APPARTAMENTI: TRE ARRESTI IN TRE GIORNI. IL PRIMO DI 3 ALBANESI, IL SECONDO DI DUE ALTRI ALBANESI, IL TERZO DI 3 RAGAZZE ROM.


Gli agenti di una volante della questura hanno notato il terzetto di donne che osservava con insistenza gli appartamenti ai piani bassi in via Almeria. Poco dopo le tre ladre sono entrate in azione e sono state arrestate

Dopo i tre albanesi sorpresi la notte tra sabato e domenica a Cornigliano con in macchina la refurtiva di un furto appena consumato in un’abitazione di Pegli e il cittadino albanese arrestato domenica sera dopo che con un complice aveva appena visitato quattro abitazioni di salita degli Angeli, ieri mattina è stata la volta di 3 giovani rom, sorprese mentre tentavano di accedere agli appartamenti ai piani bassi di via Almeria. Sale così a 7 il computo dei ladri assicurati alla giustizia.

Erano da poco passate le 10 quando gli agenti di una volante della questura hanno notato il terzetto di donne che osservava con insistenza gli appartamenti ai piani bassi. Le tre hanno imboccato una scala che conduce in via Ugo Bassi, così i poliziotti hanno deciso di proseguire la marcia per procedere al controllo quando queste fossero arrivate in via Ugo Bassi.

Non vedendole però arrivare, gli operatori hanno deciso di andar loro incontro giù per le scale, dove hanno sorpreso una delle donne a cavalcioni di un muretto, da cui avrebbe potuto facilmente raggiungere le finestre di un’abitazione o il cortile di uno studio medico.

Le altre due si erano invece collocate in posizioni defilate, da dove hanno dato l’allarme all’arrivo degli uomini in divisa, facendo battere in ritirata la loro complice acrobata. Le tre giovani sono state fermate e identificate come rom di 18, 20 e 22 anni, queste ultime con numerosi precedenti penali e denunce per reati contro il patrimonio.

La 20enne, sorpresa a cavalcioni sul muro, è stata trovata in possesso di un piccolo kit del perfetto scassinatore, costituito da un paio di pinze, delle forbici, una lastra di plastica utilizzata solitamente per aprire le serrature senza mandata, una torcia elettrica e due paia di guanti.

Arrestate per tentato furto in abitazione in concorso con arnesi atti allo scasso, le tre donne sono state giudicate stamattina per direttissima.

19 gennaio 2015, Sestri Ponente
FERMATO UN 19ENNE TUNISINO CON UN BORSONE SOSPETTO, DENTRO 3 CHILI DI EROINA. ANCORA DA CONVALIDARE L'ARRESTO


Il giovane è stato fermato in via Santa Maria della Costa, nei pressi dei giardini Rodari, a Sestri Ponente. Con sé aveva una borsa, con dentro lo stupefacente

Il suo comportamento ha insospettito gli agenti, che hanno deciso di fermarlo e approfondire il controllo. Il nervosismo palesato dal ragazzo ha fatto sì che i poliziotti scoprissero il contenuto di una borsa, ovvero tre chili di eroina. Nei prossimi giorni il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere la convalida dell’arresto.

19 gennaio 2015
UNA 46ENNE CINESE TROVATA SUL BUS SENZA BIGLIETTO SI AGITA E SI DIMENA FINO A FERIRE SE STESSA E I POLIZIOTTI INTERVENUTI. ARRESTATA.


All’arrivo dei poliziotti, la donna si è agitata sempre di più procurando lesioni a sé stessa e agli agenti intervenuti. La 46enne è stata arrestata per i reati di resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale

Ieri pomeriggio intorno alle 16.40, i controllori Amt hanno richiesto l’intervento della polizia nei pressi della stazione Brignole, perché a bordo dell’autobus della linea 37 una straniera, sorpresa senza biglietto, era particolarmente agitata.

I poliziotti hanno chiesto alla donna i documenti, ma costei ha tergiversato e ha tentato invano la fuga. Vani anche i tentativi di calmarla. La stessa si è agitata sempre di più procurando lesioni a sé stessa (7 giorni di prognosi) e agli agenti intervenuti (15 giorni di prognosi).

La 46enne, di nazionalità cinese, con già a carico una denuncia per percosse, è stata arrestata per i reati di resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale.

16 gennaio 2015, Cornigliano
CAMPO ROM DI CORNIGLIANO,GENOVA. 3 UOMINI E UNA DONNA ROM ROMENI AGGREDISCONO CON COLTELLI E UNA SPRANGA UN ROMENO UBRIACO.


Violenta aggressione al campo Rom di via Muratori, a Cornigliano, dove un uomo di 51 anni, visibilmente ubriaco, per cause ancora da verificare è stato aggredito da quattro nomadi, uno dei quali minorenne. In tre sono finiti in manette

Violenta aggressione al campo rom di Cornigliano, a fianco di Villa Bombrini. Le volanti della polizia sono intervenute ieri sera nei pressi del campo nomadi di via Muratori dove era stata segnalata una violenta aggressione da parte di un gruppo di persone nei confronti di un uomo.

All’arrivo delle pattuglie il ferito, steso a terra, è stato soccorso dal personale del 118, che ha provveduto al trasporto in ospedale. Qui l’uomo, risultato completamente ubriaco, è stato identificato tramite rilievi dattiloscopici come un cittadino rumeno di 51 anni ed è stato trattenuto in osservazione con una prognosi di 7 giorni. Stante le sue condizioni, non è stato possibile raccogliere la sua testimonianza.

All’aggressione ha assistito un cittadino che ha fornito la precisa descrizione degli autori, una donna e 3 uomini, la cui violenta azione si è interrotta con la fuga all’interno del campo solo quando hanno capito che era stato richiesto l’intervento della Polizia. Gli agenti sono così riusciti ad individuare e rintracciare tutti i responsabili, una donna rumena di 43 anni e 3 suoi connazionali di 35, 19 e 15 anni. I tre maggiorenni sono stati arrestati per il reato di lesioni aggravate, avendo agito armati di due coltelli e di un tubo metallico e sono stati tradotti presso le carceri di Marassi e Pontedecimo, in attesa del processo per direttissima fissato per questa mattina. Il minorenne è stato denunciato a piede libero per lo stesso reato e affidato ad un familiare.

12 gennaio 2015
FAMIGLIA ROM DI 12 PERSONE ABITAVA AL CAMPO, DOPO LO SGOMBERO GLI HANNO ASSEGNATO, POI RITIRATO LA CASA POPOLARE PERCHÈ MILIONARI, GRAZIE AI FURTI. ORA SEQUESTRATI I BENI.


Moglie, marito e gli oltre dieci figli dimoravano stabilmente nel campo nomadi di via dei Pescatori, poi sgomberato, con assegnazione di un alloggio popolare, in seguito revocato

Carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova hanno sequestrato con provvedimento definitivo beni mobili e immobili di proprietà di una famiglia rom.
Sena Halilovic, la cosiddetta “regina” degli zingari di Genova, perde un altro pezzo del suo tesoro, ovvero un appezzamento di terreno in località San Marzanotto ad Asti (dove aveva spostato la dimora), due furgoni-autocaravans e la somma di 40 mila euro, depositati su vari libretti postali.

Il tribunale di Genova, dopo il sequestro preventivo di tali beni nel mese di gennaio 2014, in questi giorni ha disposto la definitiva confisca. Il provvedimento è scaturito a seguito degli accertamenti patrimoniali condotti dalla Sezione Catturandi del Nucleo Investigativo di Genova, che dopo aver tratto in arresto Salko Halilovic, compagno della “regina”, aveva proposto all’autorità giudiziaria genovese una richiesta di sequestro dei beni, riconducibili alle attività delittuose compiute unitamente alla moglie e a tutto il gruppo familiare.

Salko Halilovic, ricercato da oltre un anno e arrestato ad Asti nell’aprile 2013 dovendo scontare una pena di circa due anni, insieme alla donna, era salito alla ribalta della cronaca locale in numerose occasioni, in quanto a capo del gruppo familiare dei nomadi rom di Genova, composto essenzialmente dagli oltre 10 figli, tutti dediti alla commissione di reati contro il patrimonio e in particolare furti di autoarticolati.

Nell’ambito dell’attività investigativa denominata ‘Fast Cargo’, svolta tra gli anni 2004 e 2005 dal Nucleo Investigativo di Genova, era emerso il potenziale criminoso del gruppo familiare, capace di appropriarsi di autoarticolati e di ricettare/riciclare qualsiasi tipo di merce trasportata.

All’epoca la “Regina”, il marito e i figli, che dimoravano stabilmente nel campo nomadi di via dei Pescatori di Genova, poi sgomberato, con assegnazione di un alloggio popolare, in seguito revocato, avevano accumulato circa un milione e mezzo di euro su conti correnti postali.

Quest’ultima confisca di beni a carico di Salko Halilovic segue altre confische e sequestri effettuati nei confronti del citato gruppo nomade, oramai non più stabilmente presente a Genova, essendosi spostato ad Asti dove avevano acquistato l’appezzamento di terreno sequestrato.

9 gennaio 2015
MADRE NIGERIANA "AFFITTA" LA FIGLIA ADOLESCENTE AD UN 60ENNE PER FARCI SESSO. A SALVARLA I COMPAGNI DI CLASSE E UN PROFESSORE.


Secondo l’accusa, la donna vendeva la figlia di 16 anni a un 60enne per 150 euro a prestazione. Gli abusi sarebbero andati avanti dal novembre 2013 al marzo 2014

Obbligava la figlia di 16 anni a prostituirsi con un uomo di 60: per questo una donna nigeriana è stata condannata a 4 anni e sei mesi, mentre l’uomo ha avuto una condanna di 3 anni e 10 mesi per sfruttamento della prostituzione.

Secondo l’accusa, la donna vendeva la figlia per 150 euro a prestazione. L’inchiesta aveva preso il via lo scorso luglio, dopo che la giovane si era confidata con compagni di classe e un professore.

Le indagini dei carabinieri hanno permesso di accertare che gli abusi erano andati avanti dal novembre 2013 al marzo 2014. Alla madre è poi stato vietato di avvicinarsi alla figlia, affidata a un istituto. Per il 60enne è stata accolta la richiesta di arresti domiciliari.

8 gennaio 2015
ANZIANO 69ENNE SPACCIAVA EROINA PER "ARROTONDARE" LA PENSIONE, PRESO ANCHE UN 40ENNE TUNISINO. ARRESTATI E SCARCERATI ENTRAMBI CON L'OBBLIGO DI FIRMA.


I carabinieri della compagnia di Portoria hanno arrestato un pensionato di 69 anni, sorpreso in centro storico a spacciare eroina. Vista l’età, il pusher è stato rilasciato con obbligo di firma

“La pensione non mi basta per arrivare a fine mese”, così si è giustificato ieri un pensionato di 69 anni, finito davanti al giudice monocratico per spaccio di droga. I carabinieri della compagnia di Portoria hanno individuato l’uomo in centro storico davanti a una sala scommesse e, quando lo stesso ha ceduto alcune bustine a una donna, l’hanno bloccato.

Il 69enne, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, è stato accompagnato in caserma e trattenuto in attesa del rito per direttissima, tenutosi ieri. Al termine dell’udienza, il ‘nonno-pusher’, vista l’età, è stato rilasciato con obbligo di firma.

Stessa sorte anche per un altro spacciatore di eroina, un quarantenne di origini tunisine, molto attivo in centro storico, anch’egli arrestato dai militari di Portoria.

LECCO

29 GENNAIO 2015
ECCO A COSA SERVIREBBERO I CONTROLLI SULL’INTEGRAZIONE. LECCO. MADRE DI FAMIGLIA ALBANESE MUSULMANA E ESTREMISTA ABBANDONA IL MARITO E LE FIGLIE MAGGIORI PER ANDARE COL FOGLIO PICCOLO IN SIRIAA E ARRUOLARE ENTRAMBI NELL’ISIS A COMBATTERE LA JIHAD.


La donna ha abbandonato il marito e le due figlie maggiori per unirsi alla jihad in Siria
E’scomparsa da casa da un giorno all’altro, portando con sé il suo bambino, diretta in Siria per arruolare se stessa e il bambino fra i militanti dell’Isis. Una cittadina albanese residente a Lecco ha abbandonato a dicembre 2014 il marito e le due figlie maggiori per andare a combattere la jihad, dopo un percorso di radicalizzazione durato qualche mese.

A raccontare la storia è il marito Afrim, come lei, di origine albanese, che all’inizio di gennaio si presenta dai carabinieri per raccontare la scomparsa della donna e del figlio, e il suo tentativo di riportarli a casa: li ha inseguiti sulla rotta per la Siria, ma un posto di blocco dello Stato islamico lo ha costretto a rinunciare, per non rimetterci la vita.

Della donna, V., e del suo bambino si sono perse le tracce e le indagini del Ros dei carabinieri sulla loro scomparsa sono estremamente difficoltose. È comunque altissima la possibilità che V. sia stata attirata, oltre che dal fondamentalismo a cui si era lentamente convertita, dalla ricompensa in denaro che i militanti dell’Isis offrono alle reclute che scelgono di portare con sé i propri figli.

26 gennaio 2015, Olgiate Molgora
SI ERA ALLACCIATO ABUSIVAMENTE ALL'IMPIANTO ELETTRICO DELLA SCALA, FACENDO SVETTARE LE BOLLETTE. LUI, UN MAROCCHINO, NON AVEVA RITEGNO, L'AVEVA PORTATA PERSINO AL GARAGE E ABBONDAVA CON GLI ELETTRODOMESTICI.

L’uomo era riuscito ad allacciarsi all’impianto elettrico che illuminava le scale della palazzina

Rubava la corrente elettrica dall’impianto di illuminazione delle scale del condominio, usandola per far funzionare luci ed elettrodomestici in casa propria, compreso il garage: accadeva in via Don Sturzo a Olgiate Molgora, dove il ladro di elettricità, un uomo di origine marocchina è stato denunciato per furto aggravato venerdì 23 gennaio.Ad accorgersi che qualcosa non andava, l’amministratore dello stabile: insospettito dall’aumento spropositato del consumo di elettricità per l’illuminazione delle scale, ha segnalato il fatto ai carabinieri di Brivio.Le indagini hanno così portato a scoprire il responsabile, che è stato subito denunciato.

MILANO

25 gennaio 2015
BENGALESE INCENSURATO VIENE ASSALITO PER STRADA, COLPITO CON SVARIATE COLTELLATE ALLA PANCIA, VISO E COLLO, POI GLI VIENE GETTATO DEL LIQUIDO (PROBABILMENTE CORROSIVO) CONTRO.


Un ragazzo straniero è stato aggredito domenica poco dopo le 18.30 in pieno centro, vicini a corso Buenos Aires zona di viale Tunisia, in via Tadino, a Milano. Ricoverato al  Niguarda, le sue condizioni sono gravissime.

A quanto riferito dalla polizia il 29enne – sembra originario del Bangladesh – è stato colpito alla pancia con un fendente e al viso e al collo con un liquido di natura al momento ignota: molto probabile che fosse qualcosa di bollente o altamente corrosivo.

Diversi particolari non sono ancora chiari: poco prima delle 19 lo straniero, 29 anni, e’ stato affrontato da qualcuno non ancora identificato. E’ stato colpito con uno o più fendenti alla pancia e poi gli e’ stato lanciato addosso del liquido. La modalità del ferimento fa pensare a un regolamento di conti. L’immigrato e’ stato soccorso dai passanti che hanno chiamato i soccorsi

20 gennaio 2015
ADAM KABOBO, LUI CHE UCCISE A PICCONATE TRE PERSONE, ERA SEMILUCIDO QUANDO COLPÌ. I CELLULARI LI RUBÒ "COME SEGNO DI VITTORIA"COME LO SCALPO PER I PELLIROSSE. DATI 20 ANNI DI CARCERE.


E’ iniziato davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano il processo di secondo grado a carico di Adam Kabobo, il ghanese che nel maggio del 2013 uccise tre passanti (Daniele Carella di 21 anni, Alessandro Carolè di 40 anni e Ermanno Masini di 64 anni) a colpi di piccone nel quartiere Niguarda, nel capoluogo lombardo. Lo scorso aprile, l’immigrato è stato condannato a 20 anni di carcere con il riconoscimento della seminfermità mentale e a 3 anni di casa di cura e custodia come misura di sicurezza a pena espiata.

Il sostituto pg di Milano Carmen M. ha chiesto la conferma della condanna a 20 anni di reclusione con il vizio parziale di mente e 3 anni di casa di cura e custodia a pena espiata. “Kabobo è sempre smarrito, assente, non diverso da come era tempo fa, sempre sottoposto a cure psichiatriche perché ha una malattia mentale che lo debilita” hanno detto ì i legali del ghanese.

La difesa: “Integrazione della perizia psichiatrica” – La difesa del ghanese ha chiesto ai giudici un’integrazione della perizia psichiatrica soprattutto sulla capacità di volere al momento del fatto. Il giudice, infatti, in primo grado aveva riconosciuto per Kabobo soltanto il vizio parziale di mente e non quello totale come chiesto dalla difesa. Inoltre, la difesa ha chiesto ai giudici di acquisire alcuni documenti scritti dal perito di parte Edoardo R., non ammessi in primo grado. La Corte d’Assise d’Appello si è ritirata in camera di consiglio per decidere sulle richieste. Se venissero respinte, la parola passerà al sostituto pg Carmen M. per il suo intervento.

Il figlio di una vittima: “Assurda l’analogia con i pellerossa” – “La vera ferita è sentire oggi che la difesa di Kabobo arrivi addirittura a fare analogie con i pellerossa”, ha detto ai cronisti Andrea Masini, figlio di Ermanno, una delle tre persone uccise nel maggio del 2013. La difesa di Kabobo ha spiegato che Kabobo, quando prese i cellulari dopo aver ucciso i tre passanti, lo fece non per rapinarli ma come una sorta di gesto di vittoria tipico delle culture tribali e che si inquadra nella sua malattia mentale.

Per Andrea Masini, parte civile nel processo, ”sentire queste analogie è una cosa assurda, ridicola, perchè, tra l’altro, il processo d’appello in questo caso con tre persone uccise non dovrebbe neanche esserci”. Il figlio del pensionato ucciso ha inoltre spiegato che si augura che Kabobo ”sconti almeno tutti i vent’anni di carcere a cui è stato condannato”.

Processo a porte chiuse e con rito abbreviato – Il processo, a porte chiuse e con rito abbreviato, si è aperto con la lettura della relazione. I legali di Kabobo gli avvocati Benedetto C. e Francesca C. in primo grado avevano insistito già per il riconoscimento della totale incapacità di intendere e di volere, ma il gup ha riconosciuto soltanto il vizio parziale di mente per il ghanese che soffre di una forma di schizofrenia paranoide. Secondo il giudice, infatti, la malattia mentale del ghanese non aveva ”agito al suo posto” e anzi l’immigrato in alcune fasi degli omicidi si era dimostrato ”lucido”

16 gennaio 2015
MILANO. A MALPENSA LE AVEVANO PERSO IL BAGAGLIO COSÌ LEI, UNA BRASILIANA, AVEVA FATTO DENUNCIA DI SMARRIMENTO. GLIELO RITROVANO E LO PERQUISISCONO:TROVANO PIÙ DI 7 KG DI COCAINA.


La donna aveva presentato denuncia di smarrimento del proprio bagaglio
Più di sette chili di cocaina (allo stato liquido) sono stati sequestrati all’aeroporto di Malpensa dai funzionari dell’ufficio dogane e dai militari della guardia di finanza.

La droga era in possesso di una donna brasiliana in arrivo dal suo Paese. La donna aveva presentato denuncia di smarrimento del bagaglio. Quando si è recata a ritirarlo all’ufficio apposito, è stata sottoposta a un controllo che ha portato alla scoperta della cocaina, nascosta nella valigia. Fermati anche due complici italiani, che l’avevano accompagnata a ritirare il bagaglio.

10 gennaio 2015, Lugo
TUNISINO E ITALIANO DOPO UNA DISPUTA INTENDONO DUELLARE A COLPI DI CATENA E MAZZA FERRATA. FERMATI IN TEMPO DAI CARABINIERI.


Si sono affrontati in strada a colpi di mazze ferrate e catene. Movimentato episodio nel tardo pomeriggio di giovedì a Lugo, in via Felisio. Ad affrontarsi e un italiano ed un tunisino. La tempestiva chiamata al 112 da parte di alcuni passanti ha consentito un immediato intervento dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile, che sono riusciti a bloccare i due contendenti prima di venire a contatto.

E’ emerso che i due prima avevano avuto una discussione. Quindi si è passati alla minacce e successivamente in un tentativo di aggressione fisica con gli strumenti che si erano procurati. Entrambi sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per “minacce aggravate” e “porto di armi o strumenti atti all’offesa”.

10 gennaio 2015
POLMETRO' ARRESTA IRANIANO CON PRECEDENTI : CERCAVA DI METTERSI ALLE SPALLE DI RAGAZZINE, BECCATO DIETRO UNA GIOVANE IN DUOMO CON I GENITALI DI  FUORI  INTENTO A MASTURBARSI.


Un uomo iraniano di 38 anni è stato arrestato dalla polmetro per violenza sessuale l’altro pomeriggio.

Il 38enne, da Lampugnano, sulla linea rossa del metro’, “puntava” giovani ragazzine e cercava di mettersi dietro di loro. E’ stato notato da alcuni agenti che l’hanno seguito. In Duomo, ha iniziato a masturbarsi dopo aver tirato fuori i genitali dietro a una ragazza 22enne di Varese, sperando che nella calca si confondesse.

Ma non è stato così, e gli agenti l’hanno fermato. Per lui sono scattate le manette. Aveva già diversi precedenti per reati contro il patrimonio.

MODENA

24 gennaio 2015
ARRESTATI ALBANESI TROVATI CON 3,5 KG DI EROINA, 4OO GRAMMI DI COCAINA E IL MATERIALE PER LO SPACCIO IN CASA.


I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Modena hanno arrestato nel pomeriggio di ieri, tre cittadini albanesi (H.E. 27 anni, L.V. classe 28 anni, N.K. classe 29 anni, per detenzione ai fini di spaccio di oltre 3,5 chilogrammi di eroina e 400 grammi di cocaina. Gli arresti sono scaturiti al termine di un servizio antidroga a Modena in via Emilia Est nei pressi del Policlinico.

I carabinieri dopo diversi appostamenti hanno deciso di fare irruzione in un appartamento occupato dai tre giovani albanesi sospetti trafficanti di droga. Da subito l’intuizione dei militari si è rivelata positiva in quanto all’interno della loro abitazione (sono in corso accertamenti sulla regolarità del contratto di locazione) è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio della droga: oltre allo stupefacente è stato infatti trovato tutto l’occorrente per lo stoccaggio, la lavorazione ed il confezionamento dell’eroina e della cocaina, sostanze indubbiamente destinate al mercato modenese: bilance, frullatori, presse idrauliche, sacchetti di varie dimensioni. Inoltre sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 8 mila euro in contanti frutto dell’attività di spaccio.

Per i tre giovani albanesi, tutti senza alcuna stabile occupazione e due dei quali già con precedenti penali per traffico di droga, si sono aperte nuovamente le porte del carcere Sant’Anna di Modena con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di stupefacenti in concorso.

14 gennaio 2015, Sassuolo
IMPRENDITORE 49ENNE FEROCEMENTE PESTATO DA UN POLACCO UBRIACO.


L’imprenditore 49enne brutalmente picchiato racconta l’aggressione. Ha una gamba fratturata «Incomprensibile e assurdo». Sono gli aggettivi che E. Z. 49enne imprenditore sassolese usa mentre si trova ancora in ospedale, per definire ciò che gli è successo l’altra notte in viale Gramsci. Quando – si ricorderà – è stato aggredito, picchiato e mandato all’ospedale con una gamba rotta ed ematomi in viso ed in altre parti del corpo.

«Ero sotto casa di un mio amico – racconta – e stavamo parlando del più e del meno. Non avevamo né la radio alta, né i vetri abbassati. All’improvviso abbiamo visto aprirsi entrambe le portiere e sentire due individui che hanno lanciato delle urla. Io sono subito sceso per rimbrottare quelle persone, urlanti ad un’ora della notte non proprio adeguata. È stato proprio in quel momento che uno dei due mi ha cominciato a sferrare dei calci ed ho fatto una gran fatica a schivare i tanti suoi colpi».Il manager ceramico ha subìto un intervento d’urgenza per la frattura del femore

Colpevoli già individuati e denunciati: durante l’aggressione erano ubriachi.
Qui è doverosa una precisazione. In un primo momento ci era stato riferito che entrambi gli individui, di nazionalità polacca, avessero picchiato l’imprenditore. Così non è stato. Solo uno di essi lo ha fatto, perché il secondo aveva iniziato a giustificarsi con l’amico dell’imprenditore e, ad onor del vero, ad un certo punto è intervenuto per far smettere il suo connazionale.

Anche le indagini da parte degli agenti del commissariato, che hanno in tempi brevi individuato i due soggetti stranieri, denunciandoli a piede libero, dal punto di vista della ricostruzione dei fatti sono state difficili. La realtà dei fatti, oltre ad una denuncia che vale davvero poco ai fini penali, è che un onesto lavoratore si trova a dover subire una serie di percosse con inaudita violenza solo per essersi ribellato ad una bravata notturna, ai danni della sua privacy.
Sconcerto tra gli amici ed i conoscenti dell’imprenditore, che hanno commentato preoccupati la crescita di violenza sul territorio ai danni delle persone. Prima delle feste c’erano stati altri episodi incresciosi, furti e rapine nelle abitazioni sassolesi.

Stavolta non si è trattato di malviventi di quel genere ma “solo” di persone, forse fisicamente alterate, che hanno prima fatto una bravata e poi reagito alla giustificata presa di posizione di colui che è poi diventato l’unica vittima di questa brutta notte sassolese.

9 gennaio 2015
FORTE PREOCCUPAZIONE SOCIALE DELL'EMERGENZA ABITATIVA DEI MALATI. PROTOCOLLO APPOSTA PER STRANIERI.


Se sei immigrato e ammalato il comune ti dà alloggio e la Questura il permesso di soggiorno appena finito il ricovero ospedaliero.

Hanno fatto un protocollo apposta dal titolo: ”protocollo sulle emergenze ospedaliere per cittadini stranieri e senza residenza”

Per fare questa cosa si richiamano gli appellati all’Onu,del Consiglio Europeo. Siglandolo sulle basi della Carta dei Diritti Umani dell’uno e alla Convenzione Europea per i Diritti Umani dell’altro. Certo è che con oltre 2100 sfratti nel 2014 e la gente che non sa dove andare a stare, forse, ci si è dimenticati di tanti cittadini in coda agli uffici comunali in attesa di una casa popolare, i malati ci sono anche tra di loro, c’è chi ha figli piccoli, che se non trova una casa se li vedrà togliere, c’è chi è in coda da anni….ma questo “protocollo”vale se vieni da straniero,a farti curare gratis a Modena e non hai qualcuno che ti ospiti…cosicchè ci si occupi prima dei Diritti Umani degli Stranieri piuttosto che dei padroni dello stato. Articolo 2 della costituzione.

Le cose le hanno fatte bene però: è sancito nell’accordo che anche il sostegno sociale sanitario e quello sociale assistenziale lavorino in sincronia. Ciò fino al termine delle cure. Poi dovrebbe interrompersi, per quanto ci siano grossi problemi con gli sfratti di indigenti per i proprietari di casa, lo dimostra il fatto che di quei 2100 già in atto molti siano per morosità. Comunque anche la Questura è chiamata ad emettere nel caso dei soggetti al Protocollo, quanto prima il Permesso di Soggiorno.

8 gennaio 2015, Sassuolo
CLANDESTINI IN PIÙ. L'ASSESSORA VIVI ATTACCA IL LEGHISTA MENANI POI SI SMENTISCE DA SOLA: "SI TRATTA DI PROFUGHI ,NON DI CLANDESTINI COME LI DEFINISCE MENANI“, POI : "SI TRATTA DI 21 PERSONE IN TUTTO, TUTTE QUANTE  RICHIEDENTI ASILO DI SENEGAL, MALI E NIGERIA“. QUINDI CLANDESTINI PER ORA.


Francesco Menani, segretario Lega Nord di Sassuolo, ha sconvolto il paese questa mattina dichiarando che c’erano alcuni clandestini in più che il Comune non aveva segnalato

L’Amministrazione risponde spiegando che erano in città da Luglio e che l’Assessore Vivi aveva persino rilasciato numeri ed informazioni alla stampa “Si tratta di profughi – aggiunge l’Assessore – non di clandestini come li definisce Menani, che la Prefettura ha destinato a Sassuolo.

L’Assessore ha spiegando: “Sono tre gli appartamenti, tutti in centro, che attualmente ospitano i profughi: si tratta di 21 persone in tutto, tutte quante richiedenti asilo e che, quindi, per legge non possono effettuare nessuna attività lavorativa per un periodo di sei mesi. Provengono dalla Nigeria, dal Senegal, dal Mali e dalla Costa d’Avorio e, naturalmente, prima di essere trasferite in città hanno effettuato tutte le analisi e le vaccinazioni“.
Non escludo, però, che nei prossimi mesi queste persone possano essere impiegate per lavori socialmente utili, di pulizia o volontariato: non appena avranno più dimestichezza con la lingua abbiamo in programma un incontro con Kaleidos proprio per questo”.

Peccato che per essere ritenuti profughi e non clandestini bisognerebbe entrare legalmente e aspettare di vedere se la richiesta è accolta. Nigeria, Senegal, Mali e Costa d’Avorio, non sono zone di guerra.

MONZA E DELLA BRIANZA

27 gennaio 2015
COME MAI ERA ANCORA IN GIRO? STAVAMO CONTROLLANDO IL CAMPO ROM:  TROVANO UN RUMENO RICERCATO CHE DEVE SCONTARE 4 ANNI E MEZZO DI CARCERE.


L’identificazione lunedì mattina durante una serie di accertamenti da parte degli agenti di polizia del commissariato di Tor Carbone: il 27enne deve scontare 4 anni e sei mesi di carcere

Dopo la condanna che pendeva a suo carico, emessa dal Tribunale di Monza nel 2010 aveva fatto perdere le proprie tracce ed era sparito.

L’hanno ritrovato lunedì mattina, per caso, durante una serie di controlli a Roma in un campo nomadi gli agenti del commissariato di Tor Vergata.

Il 27enne romeno risultava ricercato ed era insieme ad altri stranieri accampati in un terreno situato in un’area verde tra via di Tor Carbone e via Viggiano.

Il malvivente è stato accompagnato negli uffici del Commissariato e qui gli è stato notificato il provvedimento a suo carico: per lui inevitabile l’arresto e la reclusione nel carcere di Rebibbia.

16 gennaio 2015, Seregno
VIOLENTISSIMA LITE IN BAR TRA DUE MAROCCHINI, ENTRAMBI CON NUMEROSI PRECEDENTI DI SPACCIO E IN POSSESSO DI DROGA. UNO MANDA IN FIN DI VITA L'ALTRO COLPENDOLO CON UNA BOTTIGLIA ROTTA AL CRANIO. ARRESTATO, SEQUESTRANO ALL'AGGRESSORE 122.000 EURO IN CONTANTI.


L’episodio a Seregno giovedì pomeriggio in un bar di via Torricelli: all’origine della lite questioni legate allo spaccio di droga. Sequestrati all’aggressore 122mila euro in contanti

Ancora qualche colpo e lo avrebbe ucciso.
La furia violenta di un marocchino 32enne che si è scatenata in un bar di Segno situato in via Torricelli giovedì pomeriggio poteva avere conseguenze drammatiche.

All’interno del locale l’uomo ha iniziato a litigare con un connazionale di 37 anni e la discussione si è accesa fino a venire alle mani.

L’aggressore ha brandito una bottiglia di vetro e ha iniziato a colpire il rivale con violenza.

Sul posto sono immediatamente arrivati i carabinieri della compagnia di Seregno insieme ai soccorsi.
La vittima è stata trasportata d’urgenza all’ospedale San Gerardo di Monza. Il 37enne ha riportato gravissime ferite alla testa e lesioni al cranio ed è tuttora in pericolo di vita.

A poca distanza dal luogo dell’accaduto gli uomini in divisa hanno rintracciato e fermato l’aggressore.

Si tratta di Mustapha K. noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti in materia di traffico di stupefacenti.

A casa sua gli inquirenti hanno trovato e sequestrato oltre 90 grammi di cocaina, già confezionata in 13 involucri insieme a 122mila euro in contanti, guadagno dell’illecito traffico di droga.

Il movente alla base della sanguinosa aggressione fa riferimento a irrisolte questioni tra i due legate allo spaccio di stupefacenti.

Precedenti in materia anche per la vittima che ora si trova piantonata al San Gerardo dopo essere stata sottoposta a un’operazione chirurgica.

Addosso a lui i carabinieri hanno trovato 15 grammi di cocaina suddivisa in 18 dosi e il 37enne marocchino è risultato anche essere destinatario di un ordine di carcerazione, emesso dal Tribunale di Monza, per una pena di oltre 4 anni.
Per l’aggressore l’accusa è di tentato omicidio e ora si trova in carcere a Monza.

12 gennaio 2015
MONZA.MAGREBINO MINACCIA DI DARSI FUOCO DAVANTI ALLA QUESTURA…PER QUESTIONI AMMINISTRATIVE IRRISOLTE. DISPERAZIONE O RICATTO?


E’ accaduto a Monza lunedì mattina: sul posto i vigili del fuoco, gli agenti della Polizia di Stato e i soccorsi. L’episodio sarebbe da ricondursi a un gesto dimostrativo

A evitare che il drammatico episodio avvenuto lunedì mattina a pochi metri dal Commissariato di Polizia di Stato in viale Romagna a Monza degenerasse è stata solo la prontezza degli agenti intervenuti per calmare l’uomo che aveva una bottiglia di benzina in mano.

Il cittadino extracomunitario, di origine nordafricana, ha minacciato di farsi avvolgere dalle fiamme: urlava, si agitava ed era evidentemente alterato.

Il fatto è avvenuto nel tratto compreso tra l’entrata del commissariato e gli uffici della Procura situati a poca distanza, nei pressi delle aiuole dei giardinetti.

La bottiglia che l’uomo aveva con sè conteneva benzina e più volte l’extracomunitario si è detto pronto a darsi fuoco.

Fortunatamente non ci sono state fiamme e non è stato appiccato nessun incendio: l’uomo è stato soccorso ma non ha portato a compimento il suo intento.

All’arrivo dei vigili del fuoco gli agenti, che lo avevano tenuto occupato fino a quel momento, sono riusciti a immobilizzarlo e portarlo via.

Dalle prime ricostruzioni dell’episodio in corso in commissariato si apprende che all’origine del gesto di rimostranza ci sarebbe la contestazione di questioni amministrative irrisolte, tra cui una multa.

 
NAPOLI

8 GENNAIO 2015, Pompei
PROSTITUTA ROMENA IN MENO DI UN ANNO E MEZZO COLLEZIONA 84 DENUNCE PER VIOLAZIONE DI FOGLIO DI VIA.


Prostituta rumena arrestata dalla Polizia di Stato per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale. In 16 mesi, la donna era stata denunciata 84 volte per violazione del foglio di via obbligatorio.

La 35enne è stata notata ieri, intorno alle 17, da una pattuglia del Commissariato di Pompei mentre, in abiti succinti, tentava di adescare potenziali clienti. Gli agenti, che già conoscevano la donna in quanto destinataria di un foglio di via obbligatorio dal comune di Pompei, si sono avvicinati per condurla in ufficio per le incombenze del caso. La 35enne, però, ha reagito con insulti e minacce, fino ad arrivare ad una vera e propria aggressione fisica, colpendo un agente con calci al ventre ed alle gambe.

La donna, che con non poche difficoltà è stata condotta in commissariato, è ora accusata anche di violenza, minaccia, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Arrestata, la 35enne sarà giudicata con rito direttissimo presso il Tribunale di Torre Annunziata.

NOVARA

22 gennaio 2015
UN TUNISINO TRA GLI ESPULSI PER CONTATTI COI TERRORISTI  … SUA MOGLIE FU TRA LE MULTATE PER L’USO DEL BURQA.


Tunisino di Novara fra gli stranieri espulsi dal Viminale

C’è anche un tunisino di 41 anni residente a Novara, fra gli stranieri espulsi dal territorio nazionale dallo  corso dicembre. La notizia è stata diffusa dall’Ansa.

Complessivamente il Viminale ha proceduto all’espulsione di nove persone, sospettate di contatti con il terrorismo di stampo islamico.
Il tunisino espulso risultava essere residente dapprima in città, poi, dopo il rientro dal proprio paese di origine dove aveva fatto ritorno, si era stabilito fra Romentino e Trecate. Secondo l’Ansa si tratta dell’uomo salito all’onore delle cronache alcuni anni fa, in quanto marito della donna multata a Novara perchè indossava il burqa, contravvenendo ad un’ordinanza che  lo vieta.

Un altro uomo, anch’esso espulso, residente a Milano, avrebbe invece frequentato la moschea di Castelletto Ticino.

22 gennaio 2015
SPACCIATORE MAROCCHINO SENZA FISSA DIMORA ARRESTATO CON: PISTOLA DETENUTA ILLEGALMENTE , 8 KG DI HASHISH, 2 KG DI COCAINA, QUASI 100 GRAMMI DI EROINA, MATERIALE PER FARE LE “DOSI” E BANCONOTE FALSE.


Spacciatore milanese in manette, sequestrati 10 chili di droga
L’uomo, un 29enne di nazionalità marocchina, è stato arrestato a Corsico (Milano) dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Novara

Continua l’attività dei carabinieri di Novara nella lotta allo spaccio di stupefacenti.

E’ di queste ore, infatti, la notizia dell’arresto, da parte dei militari del Nucleo operativo e radiomobile di Novara, di uno spacciatore milanese. L’uomo è stato arrestato, al termine di una prolungata attività investigativa, a Corsico (Milano); i carabinieri hanno fatto irruzione all’interno di un appartamento in cui aveva trovato momentaneo rifugio.

L’uomo, 29enne di nazionalità marocchina e senza fissa dimora, è accusato di detenzione di ingente quantitativo di sostanza stupefacente.
I militari dell’Arma erano già andati vicini alla cattura del 29enne lo scorso 18 novembre a Bollate, dove lo spacciatore aveva stabilito la propria “base” operativa. Qui, però, per una sfavorevole coincidenza, l’uomo era riuscito a scappare dal “rifugio” e a dileguarsi.

Nella circostanza i carabinieri avevano però sequestrato complessivamente oltre 10 chili di droga: 8 di hashish, 2 di cocaina, e 85 grammi di eroina. Oltre a vario materiale atto al confezionamento dello stupefacente, e la somma di 400 euro in banconote da 20 palesemente false, ed una pistola semiautomatica detenuta illegalmente.

Anche questa volta, il 29enne, alla vista dei militari, ha tentato di sottrarsi alla cattura, ma è stato prontamente immobilizzato prima che potesse di dileguarsi. Dopo le formalità di rito è stato associato in carcere

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Gio 10 Set 2015, 04:27

PADOVA


29 gennaio 2015
SPACCIATORE TUNISINO NASCONDEVA L’EROINA DAVANTI AL COMMISSARIATO DI POLIZIA: PRESO “CON LE MANI NEL VASO”.


Mercoledì sera alle 21, gli agenti in borghese sono scesi e hanno trovato un tunisino di 41 anni con le mani ancora dentro la terra. L’uomo stava nascondendo 20 grammi di eroina, proprio fuori dalla sede della polizia alla Stanga in piazza Zanellato a Padova.

Gli agenti hanno “fiutato” cosa potesse nascondere l’individuo e hanno proceduto ad un controllo. Usciti in borghese, lo hanno trovato ancora con le mani nella terra, dove stava cercando di occultare 20 grammi di eroina. Si tratta di un tunisino di 41 anni. L’uomo è stato arrestato.

29 gennaio 2015, Prato della Valle
LA BADANTE ROMENA RUBA IL BANCOMAT DELL’ANZIANA PER CUI LAVORA E LA “ALLEGGERISCE” DI 8000 EURO.


Una 47enne romena è stata arrestata dai carabinieri di Prato della Valle. La donna è finita ai domiciliari, ritenuta responsabile, tra il 2013 e il 2014, di avere impiegato il conto corrente di una 79enne, derubandola dei soldi

A seguito di indagini da parte dei carabinieri della stazione di Prato della Valle, Floarea D., 47enne romena, residente a Padova, è stata arrestata, con l’accusa di essersi impossessata in maniera fraudolenta del bancomat di un’anziana di 79 anni, padovana, da cui svolgeva la sua attività di badante, sottraendole in totale circa 8mila euro.

Nelle scorse ore, i militari hanno raggiunto la responsabile, finita ai domiciliari.

26 gennaio 2015
NIGERIANO INCENSURATO DI SENTE MALE E VA IN OSPEDALE: SI ERA INVENTATO NARCOTRAFFICANTE NEL SUO STOMACO 6 OVULI CON 90 G. DI COCAINA. SALVO PER UN PELO, MA PIANTONATO.


Ha rischiato la vita un 35enne nigeriano, G.I.E., trovato con 90 grammi di cocaina nello stomaco, ingerita sotto forma di ovuli. L’uomo, incensurato, residente a Vicenza, ma di fatto domiciliato a Padova, si trova piantonato all’ospedale di Aversa, nel Casertano, dove è stato ricoverato dopo essersi sentito male a casa di un connazionale, residente in quel comune. Grazie alla radiografia, i sei involucri sono stati individuati e fatti espellere. Indagini dei carabinieri in corso.

26 gennaio 2010
UN MACEDONE E UN ROMENO MOLESTANO DUE RAGAZZE IN UN BAR, MINACCIANO IL GESTORE E PUNTANO UNA BOTTIGLIA ROTTA AL VISO DI UN CARABINIERE


A far scoppiare la miccia l’altra notte gli apprezzamenti a sfondo sessuale che uno dei due, D. M. macedone di 21 anni di San Giorgio in Bosco, ha rivolto a due ragazze sedute al bar. L’insistenza del giovane ha convinto il barista a dirgli di smettere, invitandolo ad allontanarsi dal locale. L’uomo, non gradendo, si è rivolto al proprietario minacciando di ucciderlo e di fargliela pagare. Una reazione spropositata e violenta che ha convinto il gestore a chiamare i carabinieri.

Una volta arrivati sul posto i militari di Carmignano di Brenta, il malvivente non ha desistito, anzi: forte dell’ “aiuto” di un amico, L. P. romeno di 23 anni che si è inserito nel diverbio, ha preso una bottiglia dal bancone, l’ha spaccata e l’ha puntata al viso di uno dei militari dell’Arma. I carabinieri, però, dopo una colluttazione sono riusciti a bloccarlo e lo hanno arrestato. I due, già noti alle forze dell’ordine, saranno processati per direttissima. Sono accusati di minacce, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Durante la rissa, un militare è caduto procurandosi una lesione alla spalla guaribile in 7 giorni.

26 gennaio 2015, Saccolongo
I LADRI COLPISCONO ORMAI OVUNQUE: UN MOLDAVO RUBA 25 L DI DISEL DA UN TRATTORE.


A Saccolongo, un ladro 24enne di origine moldava ha “prosciugato” un trattore agricolo di 25 litri di gasolio. Il malvivente è stato fermato mentre guidava una vettura francese: all’interno arnesi da scasso, un coltello e la tanica piena. Immediato l’arresto da parte dei carabinieri.

24 gennaio 2015
RISSA IN CARCERE PER COLPA DI UN DETENUTO ROMENO. GLI ARABI INNEGIANO ALL’ISIS.
BITONCI: “IL CACERE E’ BEN GESTITO, MA MACANO GARDIE E FONDI,  CI SONO 800 DETENUTI PER LO PiU’ ARABI  E DELL’EST EUROPA”.


Alcune decine di detenuti sono state protagoniste, giovedì, di un’accesa rivolta all’interno di un’area comune del carcere Due Palazzi di Padova, avvenuta nella sezione B del quarto piano, una di quelle sottoposte a “vigilanza dinamica”, che prevede celle aperte e detenuti liberi di spostarsi nei corridoi durante il giorno.

Le tensioni sono deflagrate con la protesta di un detenuto romeno, subito sostenuto da altri reclusi, che ha portato a scontri con gli agenti penitenziari, due dei quali sono rimasti feriti. Quando tutto pareva tornato tranquillo, venerdì un’altra rissa ha riportato il caos. Protagonista lo stesso detenuto della sera prima, che si è barricato in una cella con in mano una lametta. Con coraggio l’hanno disarmato due guardie, una delle quali è rimasta ferita leggermente. Le conseguenze più gravi le hanno riportate i due primi agenti feriti: 10 giorni e 3 giorni di prognosi.

Ma il problema del Due Palazzi, come di molte altre carceri, è il sovraffollamento. Vi sono rinchiuse 800 persone, quando la capienza dovrebbe essere di 400. Sono detenuti che dal mattino alla sera non svolgono alcuna attività, nè di studio nè lavorativa,
“Quel che è accaduto giovedì sera nella casa di reclusione di Padova è gravissimo, anche in relazione all’atteggiamento assunto da molti detenuti di nazionalità araba – denuncia il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, per voce del leader Donato Capece – Molti di questi, di origine araba, inneggiavano ad Allah e all’Isis, ma Sindaco e Assessore tutto va bene: “Ho visitato la casa di reclusione di Padova con il direttore Salvatore Pirruccio e l’assessore alla Sicurezza Maurizio Saia – spiega Massimo Bitonci – mi sono intrattenuto con alcuni detenuti al quarto piano, nello stesso braccio dove sono scoppiati i disordini. L’impressione che ho avuto è che la situazione in cui vivono sia certamente dignitosa”. “Il Governo deve intervenire – prosegue – cambiando direzione: depenalizzare reati o scarcerare delinquenti è sbagliato e immorale. Il 50% dei detenuti condannati reclusi al Due Palazzi, come ha confermato questa mattina il direttore Pirruccio, proviene dall’Est Europa o dell’Africa. Invece di mantenere queste persone a spese dei contribuenti, è giunto il momento di rimpatriarle”.

21 gennaio 2015
DOPO QUELLA DEGLI ALLOGGI POPOLARI, SI RIVEDE LA GRADUATORIA PER GLI ASILI. BITONCI: "PRIMA I PADOVANI"


Asili nido, graduatoria premia residenza a Padova. Dopo le case popolari, ora tocca agli asili nido. Cambiano i criteri di assegnazione anche per questo fondamentale servizio in supporto alle famiglie. Al centro di nuovo l’”anzianità di residenza”.

Finalmente! All’insegna dello slogan “prima i padovani”, la giunta del sindaco leghista Massimo B. ha modificato il regolamento per favorire con un maggior punteggio i genitori che risiedono a Padova. Le graduatorie verranno stilate attribuendo 3 punti in più per i bimbi con almeno un genitore residente a Padova da almeno 10 anni. Per i genitori “padovani” da almeno 15 anni il vantaggio sarà di 4 punti e addirittura di 5 per chi risiede in città da almeno 20 anni. Lunedì prossimo la modifica sarà presentata e discussa in consiglio comunale.

20 gennaio 2015
PADOVA."VIVA ALLAH, VI AMMAZZO TUTTI, CON VOI IN DIVISA NON PARLO". TUNISINO DI SECONDA GENERAZIONE, CON NUMEROSI PRECEDENTI, RUBA ATTREZZI DA UN CANTIERE AGGREDISCE CHI LO SCOPRE, UN PASSANTE  E I POLIZIOTTI INNEGGIANDO ALLA STRAGE DI HEBDO E L'ISLAM.


Un 24enne è finito in manette, dopo avere rubato degli attrezzi in via Perin a Padova e aggredito chi lo aveva scoperto. Raggiunto dalla polizia, ha inneggiato alla strage di Parigi e aggredito un passante

Sorpreso a rubare attrezzi in un cantiere in via Perin a Padova, insieme ad un complice nordafricano, ha aggredito l’uomo che gli aveva intimato di allontanarsi. Una volante, su segnalazione della vittima, ha raggiunto Mohamed R., 24enne, nato a Palermo, ma di origini tunisine, in via Canestrini. Alla vista degli agenti, il giovane ha dato in escandescenza, e si è scagliato contro i poliziotti al grido di “Viva Allah, vi ammazzo tutti, con voi in divisa non parlo”.

Non solo la polizia, nel mirino del giovane ladro, che, in preda alla furia, si è avventato pure contro un passante, a spasso con il cane. Alla fine, gli agenti sono riusciti a stringergli le manette ai polsi e ad accompagnarlo in cella, dove ha continuato ad inneggiare alla strage di Parigi.

Il 24enne è stato arrestato per rapina e per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Un arresto che si aggiunge ad una sfilza di altri precedenti: rapina in concorso nel 2009, violazione di domicilio nel 2010, lesioni personali nel 2012, resistenza a pubblico ufficiale nel 2013.

14 gennaio 2015
MAGREBINO VOLEVA PORTARSI A CASA UN GALLETTO SENZA PAGARLO. SCOPERTO LO TIRA IN FACCIA AL CASSIERE, POI MINACCIA CON UN CACCIAVITE E SCAPPA.


Un uomo di origini nordafricane, martedì sera, alle 20.00 ha tentato di portare via un galletto dal supermercato Prix di via Chiesanuova a Padova senza pagare, cercando di superare le casse facendo finta di nulla. Ma il cassiere non si è fatto abbindolare e ha preteso che il cliente tirasse fuori il portafogli per quel galletto. Per tutta risposta, l’uomo ha scaraventato il pollo addosso all’addetto estraendo un cacciavite e minacciando il dipendente per poi darsi alla fuga. Sul posto è stato richiesto l’intervento delle volanti della polizia, ma al loro arrivo l’uomo si era già dileguato.

13 gennaio 2015
4 ROM FACEVANO SALTARE BANCOMAT. I CARABINIERI LI INSEGUONO, LA LORO AUTO SI SCHIANTA E NE MUOIONO 2.


Dopo aver fatto probabilmente saltare in aria uno sportello a Masi, nella Bassa Padovana, a Roncade, nel Trevigiano, e nel Vicentino, i 4 sono fuggiti. Durante l’inseguimento, lo schianto: due morti e due feriti

Prima gli assalti ai bancomat, poi la fuga, l’inseguimento e, infine, lo schianto. In due hanno perso la vita a causa di un tremendo incidente stradale avvenuto nella notte tra lunedì e martedì in via Bassa Trevigiana a Silea. Si tratta di due componenti di una banda che avrebbe assaltato più sportelli tra il Padovano, il Trevigiano e il Vicentino. Gli altri due complici sono invece ricoverati all’ospedale in condizioni gravissime.

Alle 2.05 l’assalto con esplosivo alla Rovigobanca credito cooperativo di via Mazzini a Masi, nella Bassa padovana. Un colpo fruttato 18.630 euro. Un particolare del veicolo usato nella fuga, una Audi station wagon scura, relativo a un cerchione, nonché i soldi rinvenuti nell’abitacolo incidentato, farebbero presumere agli inquirenti che si possa trattare degli stessi quattro ladri, le cui identità sono ancora in fase di accertamento, che poco dopo a Roncade, in località San Cipriano, nel Trevigiano, hanno fatto saltare in aria il bancomat della filiale della Banca di credito cooperativo di Monastier e Silea. Non è chiaro se, in quest’ultimo colpo, siano riusciti a prelevare effettivamente del denaro o se si siano dovuti dare alla fuga a mani vuote, inseguiti dai carabinieri intervenuti subito dopo l’esplosione.

Un “guardie e ladri” terminato a Silea, in via Bassa Trevigiana, quando il conducente dell’auto in fuga ha perso il controllo. La macchina è fuoriuscita dalla sede stradale. Nell’impatto, violentissimo a causa della folle velocità, in due hanno perso la vita sul colpo. Gli altri, invece, sono stati soccorsi e trasportati all’ospedale dove attualmente si trovano ricoverati. Le loro condizioni sono piuttosto gravi. Secondo i primi accertamenti, si tratterebbe di una banda di giostrai. Le vittime sono piuttosto giovani.

Le stesse persone potrebbero essere gli autori anche di un colpo ai danni di uno sportello di Breganze, nel Vicentino. Inoltre, proprio l’Audi a bordo della quale è avvenuto il micidiale schianto sarebbe stata notata più volte circolare nell’Estense dai primi di dicembre. Nel territorio erano stati segnalati diversi altri assalti a bancomat che potrebbero quindi essere ricondotti sempre alla stessa banda.

8 gennaio 2015
RIMOSSO DALL'ASSESSORE BUFFONI IL MANIFESTO DELLA DONNA IN NIQAB DALLA STANZA COMUNALE USATA PURE DAI MAGREBINI. "IL BURQA E IL NIQAB, UMILIANO LA DONNA E INFRANGONO LA LEGGE, NON SONO I BENVENUTI!"


L’assessore al Decentramento e quartieri, Marina Buffoni, giovedì, durante una ricognizione delle sale di Casa Leonardo, in via dei Colli 108 a Padova, ha rimosso l’immagine che raffigurava una donna interamente coperta dal velo. l’immagine si trovava all’interno di una stanza comunale utilizzata anche da un’associazione magrebina.

Secondo quanto riferisce l’assessore “il manifesto riproduce una donna completamente coperta da un niqab. Le si vedono solo gli occhi. Non è accettabile che un’associazione esponga immagini con un contenuto equivoco, in spregio dei principi di vera integrazione, soprattutto per quanto riguarda la condizione femminile.

La vera integrazione passa non solo per il rispetto della legge italiana, ma anche per gli usi e costumi della nostra tradizione. Il burqa e il niqab sono simboli di asservimento e di sottomissione della donna e non saranno mai i benvenuti nella città di Padova”. “Presenterò una mozione in consiglio comunale – interviene Elisabetta Beggio, consigliere della lista Bitonci sindaco – perché sia vietata, nelle sale pubbliche, l’esposizione di simboli o di immagini che offendono la donna, la sua libertà, la sua indipendenza, il suo corpo. Chiedo a tutti i colleghi, soprattutto alle donne, di condividere questo proposito. La nostra città e il nostro paese non possono tollerare chi non rispetta le donne”.

8 gennaio 2015
UN ALBANESE  E  4  MAGREBINI HANNO OCCUPATO NUOVAMENTE LO STABILE DISABITATO DA CUI ERANO STATI ALLONTANATI.


Sgomberato per la seconda volta, giovedì, uno stabile occupato in via Pontevigodarzere a Padova. Il primo intervento risale a circa un mese fa. Tra gli abusivi, anche un malato di Tbc.

Le operazioni sono seguite ad un esposto presentato dal proprietario dell’immobile.

Si tratta di un edificio abbandonato, cui si accede da una scala posta sul retro. All’interno sono stati trovati 5 cittadini extracomunitari: un albanese e 4 nordafricani. Tra questi ultimi, uno risulta malato di Tbc latente certificata. Sono stati tutti fotosegnalati e deferiti all’autorità giudiziaria per invasione di terreni ed edifici.

“Sono le stesse persone che avevamo sgomberato a dicembre – ha sottolineato l’assessore alla Sicurezza Maurizio Saia – e che sono ritornate perché le chiusure degli accessi non sono risultate sufficientemente efficaci”. L’area è stata ripulita e il proprietario è stato invitato ad eseguire una più idonea sigillatura dell’immobile e ad abbattere parzialmente la scala esterna per impedire l’accesso ai piani superiori.

7 gennaio 2015
NIGERIANA CLANDESTINA CHIEDEVA SOLDI AI PASSANTI E INSULTAVA E DAVA DEI RAZZISTI A CHI NON DAVA. NUMEROSI I SUOI PRECEDENTI. HA DATO DEI RAZZISTI, MINACCIATI E PICCHIATI ANCHE I POLIZIOTTI, SI È FINTA INCINTA PERCHÈ NON SI DIFENDESSERO.  RILASCIATA SUBITO: HA 3 FIGLI. (AD UN'ITALIANO LI AVREBBERO TOLTI).


Una 35enne nigeriana, che lunedì si aggirava tra i banchi di Campodarsego con insistenti richieste di denaro ed offendendo la gente in caso di rifiuto, è stata ammanettata dopo una colluttazione in cui si è finta incinta

Oltraggio, rifiuto di generalità, violenza, minacce, resistenza e lesioni a pubblici ufficiali. È la lunga sfilza di reati di cui è ritenuta responsabile una 35enne nigeriana, arrestata lunedì mattina al mercato di Campodarsego, particolarmente affollato per via delle festività in corso e dell’inizio dei saldi, dalla polizia locale della federazione del Camposampierese.

La donna era stata segnalata ad una agente in servizio da diversi passanti e dai commercianti. Già dalla prima mattinata si aggirava tra i banchi, con insistenti richieste di denaro ed offendendo la gente in caso di rifiuto. L’agente, individuata la straniera in piazza, vicino al municipio, le ha chiesto le generalità. La straniera, rifiutandosi di rispondere, ha aggredito dapprima verbalmente e poi fisicamente l’agente in divisa. Un collega in servizio è stato richiamato dai passanti ed è accorso in aiuto. La nigeriana, rifiutando ogni tentativo di controllo, ha continuato ad opporsi con calci e pugni.

Dal comando di Camposampiero è così partita una seconda pattuglia in rinforzo, ma anche l’intervento di altri due agenti non ha portato ad alcun risultato, in quanto la nigeriana continuava a dimenarsi come una furia, ad inveire contro gli agenti e contro ai passanti. Nel momento in cui i poliziotti hanno tentato un’azione di forza, la straniera si è dichiarata incinta di tre mesi. Per non mettere in pericolo quindi la salute della donna, gli agenti hanno desistito nell’intervento coatto e chiamato sul posto un’ambulanza del Suem 118. Trasportata al pronto soccorso di Camposampiero, ha continuato a fingere malori e svenimenti, tanto da esasperare lo stesso personale medico e gli altri pazienti in attesa in sala di aspetto. Gli esami medici a cui è stata sottoposta hanno escluso una possibile gravidanza.

Sentito il pubblico ministero di turno, alla fine la nigeriana, identificata in O.S.H., residente a Padova, è stata arrestata e accompagnata in questura a Padova per le operazioni di fotosegnalamento. A carico della donna sono emersì numerosi precedenti penali, sempre per lesioni, minacce, resistenza a pubblico ufficiale. Già una volta, sorpresa su di un autobus a Padova senza biglietto, non volendo farsi identificare dal controllore, aveva mandato in ospedale due carabinieri successivamente intervenuti. La nigeriana è risultata inoltre clandestina, perché il suo permesso di soggiorno, scaduto da pochi mesi, non era stato rinnovato proprio a causa dei suoi numerosi precedenti. Al termine dell’operazione, tutti i quattro agenti – aggrediti dalla donna – sono dovuti ricorrere alle cure mediche del pronto soccorso di Camposampiero: prognosi per loro dai 7 ai 5 giorni. Il pm ha convalidato l’arresto della straniera, per poi disporne in serata la scarcerazione per motivi famigliari, avendo la donna tre figli a casa.

Nei giorni successivi l’episodio, diverse persone che hanno assistito alla scena si sono presentate spontaneamente agli uffici del comando per rilasciare testimonianza di quanto accaduto e depositare immagini fotografiche e video ripresi con i telefoni cellulari. Tutto il materiale verrà inviato in procura a Padova, in attesa del processo.

Il comandante dei vigili Walter Marcato si è complimentato per l’intervento dei suoi agenti a cui ha fatto gli auguri di pronta guarigione, ed ha sottolineato come nel caso vi sia stato un sostegno unanime delle perone presenti, sia al mercato che in ospedale, all’operato degli uomini in divisa nei confronti della straniera, che più volte ha inveito contro gli stessi e contro la gente al grido di “razzisti”.

PALERMO


22 gennaio 2015
TUNISINO SENZA FISSA DIMORA GIRAVA CON DOCUMENTI FALSA E UN’ARMA DETENUTA ILLEGALMENTE CON NUMEROSE CARTUCCE. DISARMATO DOPO COLLUTTAZIONE DALLA POLIZIA, POTEVA FARE UNA STRGE.


La scoperta dei poliziotti intervenuti per sedare una lite nei pressi di via Roma. L’arma era senza segni distintivi, priva di numero identificativo e con il caricatore con numerosi proiettili. Rahman Khamis, 35 anni, è stato portato in carcere
Intervenuti per sedare quella che sembrava una banale lite, i poliziotti trovano una pistola pronta a sparare e con la matrice abrasa. La polizia ha arrestato ABD Rahman Khamis, tunisino di 35 anni senza fissa dimora, con l’accusa di “detenzione e porto in luogo pubblico di arma da fuoco clandestina, resistenza a pubblico ufficiale e possesso di documento d’identità falso”.

I poliziotti durante un servizio volto all’individuazione di allacci abusivi alla rete pubblica nei pressi di  via Roma, hanno notato in lontananza, in via Montesanto, due persone intente a parlare in maniera animata. Gli agenti hanno raggiunto tempestivamente i due uomini per dividerli, ma nell’intervento uno dei due litiganti – portando la mano destra sotto il giubbotto – ha estratto una pistola che teneva nascosta all’altezza della cintola.

Un poliziotto si è accorto di tutto e prontamente si è avventato sull’uomo, ingaggiando una colluttazione per disarmarlo. Anche per salvaguardare l’incolumità del “capannello” di persone che nel frattempo si erano radunate attorno. Con non poca difficoltà l’agente è riuscito ad impossessarsi della pistola e a bloccarlo, vanificando così l’ultimo disperato tentativo di darsi alla fuga. E’ stato appurato, da ulteriori verifiche come l’arma in questione fosse “clandestina”, ovvero senza segni distintivi e priva di qualsivoglia numero identificativo, con il caricatore con numerosi proiettili. Dunque pronta a sparare.

La perquisizione personale effettuata ha permesso di rinvenire pure un documento d’identità palesemente falso. Rahman è stato condotto presso gli uffici di polizia e tratto in arresto.

PARMA


19 gennaio 2015
IL "MODELLO COOPERATIVISTICO" DELL'ASSOCIAZIONE SENZA FRONTIERE PERMETTE DI METTERE IN UNO STABILE ,IN COMODATO D'USO , 6 FAMIGLIE CON FIGLI…. NON FIGURANO ITALIANI


Il Sindaco 5stelle dà in concessione d’uso lo stabile Stimmatini in piazzale S.Giacomo all’associazione Senza Frontiere dove saranno alloggiate varie famiglie in necessità abitativa. Nessuna di queste sarà italiana

“Con la nostra attività cerchiamo di portare avanti un modello diverso di società, un modello cooperativistico, non di opposizione: facciamo da collante fra quelle situazioni di necessità che ci passano davanti agli occhi” chiarisce Katia Torri, presidente dell’associazione Senza Frontiere. “Negli anni il numero di persone che si ritrovano senza lavoro e con uno sfratto incombente è cresciuto a ritmo esponenziale: è un grave allarme sociale”. Katia, con i libri contabili alla mano, dimostra come l’associazione Senza Frontiere da anni – insieme alla Rete Diritti in Casa – porta avanti la battaglia per il diritto alla casa. Di questi tempi sempre più difficile, date le nuove articolazioni governative.

Il Piano Casa del governo Renzi prevede anche un inasprimento delle pene a chi occupa, la non possibilità di attaccare le utenze (anche per le famiglie con bambini) e l’incremento economico al fondo nazionale per il sostegno agli affittuari di unità abitative: così facendo, dimentica le 680 mila famiglie che attendono l’assegnazione di una casa nelle graduatorie comunali.

“Criminale è il sistema che permette alla gente di morire di freddo per strada davanti a portoni di case chiuse da vent’anni”. E intanto in Italia l’edilizia privata continua a crescere e già nel 2007 uno studio regionale contava più di 5 mila case abbandonate. I bisogni abitativi aumentano, la disoccupazione avanza e le risposte non arrivano. “Il caso dello stabile Stimmatini, concesso in comodato d’uso, è un esempio di cooperazione con l’amministrazione. Come Rete abbiamo contestato le scelte del Comune secondo noi sbagliate, ma abbiamo sempre lasciato aperto il dialogo. Abbiamo accettato questa proposta di concessione perché pensiamo sia una scelta ragionevole e intelligente. Non la rifiutiamo per posizioni ultraideologiche che non possono convivere con le necessità abitative che ci troviamo ad affrontare”. Lo spostamento del centro sociale Sovescio nel nuovo stabile riguarderà “solamente attività diurne: scuola d’italiano, biblioteca e palestra. Quelle attività che possono essere conciliabili con l’uso abitativo”.

Nello stabile ora abitano 3 famiglie con bambini che prima occupavano l’ex cinema Lux e presto si trasferiranno anche altre 3 famiglie con 4 bambini ora alloggiate in via Bixio nello spazio Sovescio. Tutti di provenienza varia: dal Marocco all’Albania, dalla Costa D’Avorio alla Moldavia. Aspettano tutti l’assegnazione di un alloggio popolare.
Il plesso Stimmatini, dove hanno iniziato a vivere 10 persone, ha l’acqua calda e il riscaldamento; le stanze sono pulite e arredate; all’ora di pranzo le donne cucinano e i bambini si rincorrono nei corridoi: si respira un’aria di casa. “Prima mi lavavo dentro la fontana e quella non era vita. Ora qui mi sembra di essere in un hotel” parla un signore di 62 anni albanese in Italia da più di vent’anni “Io ho sempre pagato gli affitti, andavo in bicicletta tutti i giorni da Parma fino a Noceto per lavorare e poi mi hanno licenziato. Volevano persone più giovani. Ora mi ritrovo senza niente, solo qualche lavoretto in nero e mia moglie a Milano”.

PAVIA


27 gennaio 2015
IN QUALCHE CITTA’ SUCCEDE? PAVIA COME COSENZA. PER FRODARE L’ASSICURAZIONE FALSI INCIDENTI E DUE ABBORTI (PURTROPPO PROVOCATI DAVVERO): INDAGATI IN 10, PER LO Più ROMENI.


Indagate dieci persone, diversi i casi di incidenti falsi per frodare le compagnie
Hanno simulato falsi incidenti stradali per frodare le assicurazioni e, in due casi, avrebbero addirittura provocato l’aborto (clandestinamente) per aumentare l’indennizzo assicurativo.

Per questa ragione, dieci persone sono indagate dalla procura di Pavia. Si tratta per lo più di romeni, tutti residenti nelle province di Pavia e Lodi.
I fatti si sono verificati a Binasco (in provincia di Milano), a Codogno (in provincia di Lodi) e in varie località della provincia di Pavia.

PERUGIA


31 gennaio 2015
TUNISINO OTTIENA LO STATUS DI RIFUGIATO NEL 2011, DA ALLORA è UNA SEQUENZA DI REATI: STACCIA EROINA, MENA DONNE, E PURE CARABINIERI, EVADE, ECT. ECT.


Semina il caos in città per anni, pericolosissimo spacciatore rispedito in Tunisia
Era uno tra i più pericolosi e attivi spacciatori tunisini a Perugia. Già, era. Perché adesso è a Tunisi, condotto di forza in patria dagli agenti dell’Ufficio Immigrazione, diretti dal vice questore aggiunto Maria R. De L. In tre anni ha commesso una serie impressionante di reati fino a che, nel maggio 2014, è tornato definitivamente in carcere per una misura cautelare emessa nell’ambito di una indagine antidroga condotta dai carabinieri. Non è più uscito da Capanne perché nel frattempo gli sono state notificate le condanne definitive, per i periodi di pena residui, per i suoi gravi reati commessi.

La sua presenza a Perugia è cominciata subito dopo lo sbarco a Lampedusa nel marzo del 2011 e il suo trasferimento a Roma, dove aveva ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Quell’estate è stato più volte rintracciato in città dalle forze di polizia nel corso di servizi antispaccio ma sempre rilasciato per il suo status di rifugiato.

28 gennaio 2015
MAROCCHINO PICCHIA, VIOLENTA E UMILIA LA MOGLIE CHE AVEVA DIVORZIATO “DIVENTATA OCCIDENTALE”. MANDA IL FIGLIO IN MAROCCO,  LUI LA SEGUE, LA MINACCIA CHE NON LASCERA’ USCIRE IL BAMBINO DAL MAROCCO E LEI RITIRA LE DENUNCE. ORA CI SI METTE DI MEZZO LA GIUSTIZIA.


Violenta, pesta e perseguita l’ex moglie diventata “occidentale” e “rapisce” il figlio
Scatta il provvedimento restrittivo per un 46enne marocchino dopo anni di inferno. Adesso sarà un sorvegliato speciale della polizia. Ecco tutta la drammatica vicenda

E’ la mattina del 27 gennaio quando la Squadra Mobile bussa alla sua porta. In mano gli agenti hanno il provvedimento restrittivo emesso dal Gip di Perugia, per il 46enne marocchino che da anni perseguita l’ex moglie, in tutti modi immaginabili, perché è diventata “occidentale”. D’ora in poi l’uomo dovrà restare a più di 300 metri dalla donna e dal figlio di sei anni e non potrà in alcun modo comunicare con loro. Sarà seguito a vista dalla Polizia e al primo sgarro ci sono le sbarre di Capanne ad attenderlo.

La storia, più nel dettaglio, è quella di un inferno. Un inferno in cui la 30enne si è trovata a lottare per sé e per il proprio figlio. La verità di questa sconcertante storia viene resa nota, per la prima volta, soltanto nel 2012, quando una giovane donna marocchina di poco più di 30 anni, sposata e madre di un bimbo di 6 anni (allora 4 anni), si rivolge alle forze dell’ordine per sporgere querela contro l’ex marito.

Il racconto della donna è un fiume in piena, un romanzo di episodi di violenza, prevaricazione, minacce, umiliazioni subite e terrore, che l’hanno costretta a chiedere il divorzio.

Secondo la ricostruzione fatta  dalla donna, il marito, H.B., quarantaseienne marocchino, si è rivelato violento fin dai primi giorni di matrimonio: un’avventura coniugale fatta di sevizie, continue lesioni e violenze sessuali.

Dopo la decisione, presa con coraggio e determinazione, di procedere contro il marito e di mettere fine alla violenza, i problemi si moltiplicano: il marito, non solo cerca in tutti i modi di opporsi alla separazione ed al divorzio dalla moglie, ma continua a minacciarla, a percuoterla, a violentarla.

L’uomo, non solo non vuole perdere la donna che dice di amare, non solo non sopporta l’idea che la stessa un giorno possa legarsi ad un altro uomo: la sua più grande paura è che l’ex moglie diventi una donna “occidentale”.

Dopo il divorzio, la paura aumenta: l’uomo la segue, la pedina con continui appostamenti, ad ogni utile occasione la insulta in pubblico, la diffama davanti a conoscenti ed al telefono con i familiari della donna in Marocco, le invia centinaia di sms alternando insulti, minacce ed espressioni di profondo odio e rancore a “ti amo” e “mi manchi”, oltre a proposte oscene.

Con chiunque parla della ex moglie come di una poco di buono, in quanto divenuta ormai donna “occidentale”, e medita e promette vendetta.

Lo scorso aprile 2014, la giovane mamma dimostra ancora più coraggio: per porre ulteriormente fine a questa tragedia, mette il figlioletto al sicuro affidandolo temporaneamente ai suoi familiari in Marocco, e si rivolge ad un centro antiviolenza che le offre protezione ed ospitalità; inoltre, denuncia nuovamente il suo persecutore. Ma l’uomo non si perde d’animo e l’odio lo porta a farsi sentire ancora: approfitta dell’allontanamento del figlio, minacciando la moglie sul bene più prezioso per lei. In sostanza, le promette che, qualora non avesse ritirato le sue querele contro di lui, egli non avrebbe mai acconsentito a dare il suo consenso al rientro in Italia del bambino.

A questo punto, la povera donna è stata costretta a un cedimento, proprio per difendere l’unica cosa per cui aveva sempre lottato, il figlio: lo scorso giugno si è presentata in Questura per rimettere la querela contro l’ex marito. Ha scelto di rivedere il figlio, accettando in cambio di continuare a subire. Nel frattempo, ovviamente, gli insulti, le minacce e le violenze non sono mai finite.

Il “mostro”, ad un certo punto, la segue dappertutto. Persino a Roma, al Lago Trasimeno e dovunque lei decida di recarsi per sentirsi più al sicuro. Una sera, di rientro da Roma, la attende alla Stazione, ovviamente per insultarla ed intimorirla, e per aumentare il suo stato di angoscia le mostra un servizio fotografico dettagliato con il quale l’uomo ha documentato tutta la giornata “fuori porta” della ex moglie, che ormai vive da “occidentale”.

26 gennaio 2015
L’INTERA FRAZIONE DI PONTE S. GIOVANNI IN MANO ALLA PROSTITUZIONE: “ BATTONO ANCHE DOMENICA MATTINA DAVANTI ALLA CHISA, TRA ANZIANI E FAMIGLIE CHE VANNO A MRSSA”.


Renzo B. ha, infatti, dichiarato tramite comunicato stampa: “La situazione ormai è fuori controllo: oltre alle solite ‘morette’ si sono aggiunte altre ‘biondine’ che a tutte le ore battono la piazza del mercato”

Tira aria di ribellione a Ponte San Giovanni. A scendere in campo, questa volta, è stato l’esponente di F. I., Renzo B. che ha denunciato l’allarmante situazione in cui si trova la piccola frazione di Perugia. L’esponente di F.I. ha, urlato allo scandalo per quel fenomeno di prostituzione a cielo aperto.

Renzo B. ha, infatti, dichiarato tramite comunicato stampa: “La situazione ormai è fuori controllo: oltre alle solite ‘morette’ si sono aggiunte altre ‘biondine’ che a tutte le ore battono la piazza del mercato. Domenica dalle 10,30 alle 12,30 una continua “trattazione” tra gente comune che passeggiava, che usciva o entrava dalla chiesa, tra una carrozzina con i genitori ed altri in cerca di un parcheggio. Luoghi centralissimi e frequentatissimi. Purtroppo ogni segnalazione alle autorità competenti non ha trovato nessuna forma di contenimento e di controllo. Era auspicabile che, nel rinnovare la scadenza sindacale 370 del 17 aprile 2014 ” Controllo della Prostituzione” venisse allargato il territorio di interdizione per permettere alle forze dell’ordine di intervenire con più incisività e copertura sanzionando sia la domanda che l’offerta. Nulla è stato fatto per ripristinare ordine e decoro nella nostra città”.

23 gennaio 2015
TROVATA IN STRADA RICOPERTA DI SANGUE E CON LA MANDIBOLA ROTTA. ERANO ANNI CHE UN PERUVIANO MASSACRAVA DI BOTTE LA COMPAGNA, PURE DI FRONTE AL FIGLIOLETTO. MESSO AI DOMICILIARI.


La pestava di continuo. Giù, botte da orbi. Anche davanti al figlio di tre anni. Perché? Era geloso. Fortunatamente la mamma di lei ha chiamato i carabinieri di Todi per chiedere aiuto. Così i militari della stazione di Spina hanno potuto mettere fine a quell’inferno.

La ricostruzione degli uomini dell’Arma comincia con una richiesta di auto che arriva alla Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Todi. A parlare è una donna straniera che segnala ai militari che la figlia, abitante a Marsciano nella frazione Castiglione della Valle, era stata pesantemente malmenata dal compagno. I carabinieri si fiondano sul posto e trovano in strada una giovane donna di 24 anni, di origini albanesi. Il volto tumefatto e un taglio al sopracciglio destro a testimoniare la violenza subita.

La donna, impaurita e tremante, in un primo momento non ha alcuna intenzione di raccontare ai carabinieri quanto le fosse accaduto, né di recarsi in ospedale per le cure del caso. Fortunatamente ci ripensa, si calma e racconta ai militari che il compagno, un ventiseienne di origini peruviane, l’aveva appena picchiata selvaggiamente, per motivi di gelosia, alla presenza del figlio. E questo era solo l’ultimo di una lunghissima serie di episodi di violenza, che subiva da alcuni anni.

La donna è stata poi portata al Pronto Soccorso dell’ospedale della Media Valle del Tevere di Todi, dove i sanitari hanno riscontrato numerose ecchimosi, una ferita lacero contusa al sopracciglio e una frattura della mandibola. La ragazza adesso è ricoverata in attesa di essere sottoposta a un intervento chirurgico.

I carabinieri di Spina, dopo le verifiche del caso, hanno arrestato il peruviano con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravi. Convalidato l’arresto, il Gip del Tribunale di Spoleto ha disposto nei confronti del peruviano l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.

21 gennaio 2015
L'ASSASSINO (LAVORATORE ALBANESE, COL VIZIO DELL'ALCOOL) DEL TUNISINO NEL CENTRO D'ACCOGLIENZA ERA IN PIENE FACOLTÀ MENTALI. MA LA "VITTIMA" UN CLANDESTINO CON TANTI PRECEDENTI REATI DI DROGA E CONTRO IL PATRIMONIO CON ABITUDINI ANTISOCIALI… PERCHE' CAVOLO LO STAVAMO OSPITANDO?


Una vicenda che si è consumata tra le mura del centro di accoglienza. L’assassino, lavoratore, ma con il vizio dell’alcool. La vittima, invece, clandestino e con curriculum criminale alle spalle infarcito di reati contro il patrimonio e connessi al mondo della droga

Un colpo ben preciso, sferrato dal basso verso l’alto. Una coltellata destinata ad uccidere il “nemico”, divenuto tale dopo quegli apprezzamenti offensivi nei confronti della figlia. Edmont Kuci era però capace di intendere e di volere quando ha assassinato il tunisino Lassad Gouma nel centro di accoglienza di via Romana dove i due risiedevano. A confermarlo lo psichiatra Silvio D’A che ha effettuato la perizia sull’uomo. “Non è stato il gesto di un folle – ha detto il medico in aula – ma il colpo di un soldato”. Ed è proprio quella coltellata sferrata dal basso verso l’alto che confermerebbe, secondo l’Accusa, la lucidità del gesto compiuto dal 52enne che adesso si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

Una storia fatta di derisioni e offese, come raccontò all’epoca dei fatti Edmont Kuci che alla fine non ha retto e ha deciso di mettere fine alla cieca rabbia con un gesto che, forse, nessuno si sarebbe mai immaginato. Dopo la tragedia venne immediatamente lanciato l’allarme dagli operatori, furono, infatti, proprio loro a raccontare i dettagli dell’intera vicenda. Kuci colpì alla spalle la vittima che, in quel momento si stava facendo una tisana, con un coltello da cucina. Subito dopo l’assassino si diresse al piano di sopra dell’ostello per prendere le valigie e fuggire.

Intervenuto sul posto il personale del 118 che cercò di tamponare la ferita della vittima. I carabinieri si misero, invece, alla caccia dell’uomo nel frattempo fuggito, trovandolo in via Mario Angeloni con lo zainetto in spalla. Venne bloccato e portato in caserma per poi essere rinchiuso in carcere.

20 gennaio 2015
DUE TUNISINI, ENTRAMBI CON DENUNCE DI REATI CONTRO LA PERSONA, IL PATRIMONIO E DI DROGA, NON ERANO ANCORA STATI ESPULSI. OCCUPANO ABUSIVAMENTE UNA CASA MESSA IN MANO AD UN'AGENZIA IMMOBILIARE PER LA VENDITA. AVVIATO ITER ESPULSIONE.


Come la vendi una casa occupata abusivamente? Tutto è partito dalla segnalazione al 113 di un agente immobiliare, il quale, dopo aver ricevuto l’incarico di trattare la vendita di un appartamento, si era accorto di possibili presenze indesiderate. A quel punto, è scattato l’intervento immediato delle Volanti in via del Lupo.

Così, nella mattinata del 17 gennaio, è emerso che due tunisini, M.H. e A.A. le loro iniziali, avevano occupato abusivamente quell’abitazione, rompendo la catena della porta d’ingresso ed introducendosi nell’appartamento. Entrambi i nordafricani sono delle vecchie conoscenze delle forze dell’ordine, essendo stati più volte denunciati per reati contro il patrimonio e contro la persona, nonché in materia di stupefacenti.

Terminati gli accertamenti di rito, la Polizia li ha denunciati per il reato di invasione di edifici aggravata. Infine, nei confronti di entrambi i maghrebini è stato avviato l’iter che porterà alla loro espulsione dal territorio nazionale.

11 gennaio 2015
DUE TUNISINI E UN MAROCCHINO AVEVANO GIÀ SUBITO DECRETI DI ESPULSIONE. TUTTI CON REATI CONTRO PATRIMONIO E PERSONA E DI DROGA. IN 24ORE ESPULSI TUTTI E 3.


Tre espulsioni da Perugia e dall’Italia in meno di 24 ore. Gli stranieri sono risultati non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno in Italia, in quanto già interessati da provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale e gravati da segnalazioni di polizia inerenti a reati contro il patrimonio,  contro la persona e  in materia di sostanza stupefacente.

I 3 extracomunitari, un cittadino marocchino del 1969 e due cittadini tunisini del 1988 e del 1990, sono stati prima identificati in questura e poi muniti dei relativi decreti di Espulsione.

In particolare il cittadino marocchino G.A., presente in Italia dal 1990, scarcerato per fine espiazione pena dal Carcere di Capanne per i reati di resistenza, minaccia  e lesioni a pubblico ufficiale, con a suo carico anche numerosi precedenti penali per reati in materia di sostanze stupefacenti e contro il patrimonio, nella serata di venerdì 9 gennaio è stato accompagnato dai poliziotti di Perugia al CIE di Trapani.

Passiamo agli altri due tunisini. Il primo, Z.M. del 1988, arrestato il 7 gennaio dalla Squadra Mobile per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, al termine del giudizio di convalida dell’arresto è stato accompagnato alla frontiera presso lo scalo aereo di Fiumicino per l’immediato rimpatrio nel suo paese di origine.

Anche l’altro tunisino, con precedenti penali per danneggiamento, devastazione e saccheggio, già respinto nel 2010 dal Questore di Agrigento e successivamente rimpatriato dalla frontiera aerea di Fiumicino nel 2011, rintracciato nel centro di Perugia dalla Squadra Mobile, è stato immediatamente munito di decreto di espulsione e accompagnato preso il CIE di  Ponte Galeria da dove verrà successivamente rimpatriato nel proprio paese di origine.

9 gennaio 2015
IMMIGRATI, MAGREBINI, FRANTUMANO UNA STATUA DELLA MADONNA,GIOCANO A PALLA COI FRAMMENTI E CI ORINANO SOPRA, POI DERUBANO UN VEDOVO IN PREGHIERA DELLA FOTO DELLA MOGLIE.


Una statua della Madonna spezzata, presa a calci e ricoperta di urina. Una “banda” di vandali, il 9 gennaio, ha praticamente distrutto la piccola edicola votiva dei giardinetti di via Tilli, nella zona di via Cortonese. Il gruppetto, si sarebbe anche avventato contro un uomo che stava pregando ai piedi della statua, con in mano la foto della moglie deceduta. Foto che gli è stata rubata di mano e mai più restituita.

Il fatto, stando alle parole di don Alessandro S., parroco di San Barnaba, si sarebbe verificato nel giorno di San Silvestro. La banda, composta da cinque stranieri, probabilmente magrebini, prima ha tirato giù la statuetta, poi l’ha spezzata in due. A quel punto, continua il racconto di don Alessandro, hanno iniziato a prendere i due frammenti a calci, come fossero un pallone. E hanno concluso orinandoci sopra.

L’immagine della Vergine è stata rimessa al suo posto nella giornata dell’8 gennaio, dopo che i residenti hanno provveduto a ripararla. Il testimone che ha assistito alla scena della profanazione, ha subito chiamato la polizia, ma quando gli agenti sono arrivati dei giovani si erano già perse le loro tracce.

8 gennaio 2015
RAGAZZA MUSULMANA RESTA INCINTA, IL FIDANZATO LE DÀ PUGNI E COLPI SULLA PANCIA PER FARLA ABORTIRE E LA FAMIGLIA LA RIPUDIA PERCHÈ NON SPOSATA. LA SALVANO GLI ASSISTENTI SOCIALI.


Rimane incinta e viene picchiata dal compagno, poi ripudiata dalla famiglia
Una storia brutale, di quelle che non si vorrebbero mai raccontare, ma che purtroppo accadono.

Coraggiosa e impavida. Sono questi i primi aggettivi che vengono in mente sentendo, in una fredda aula di giustizia, la storia di una giovane donna, di origine musulmana, che pur  di dare alla luce il proprio bambino è stata prima violentemente picchiata dall’allora fidanzato e successivamente ripudiata dalla famiglia che non ha accettato quella nascita, arrivata fuori dal matrimonio.

Una vita da difendere a ogni costo. Un barlume di speranza, forse, in un’esistenza dove un gesto di coraggio si paga anche a caro prezzo. Lei, adesso, vive in una casa famiglia, lontana da quel luogo e da quell’uomo che le urlò brutalmente “io ammazzo te e quella cosa che hai dentro”, come si legge nel capo d’imputazione.

Alla notizia, dell’arrivo del piccolo, l’uomo, adesso indagato e difeso dall’avvocato Ambra d’A., “colpì più volte con schiaffi e pugni all’addome la donna e la ingiuriò dicendole ‘mignotta, puttana’”. Questo solo un piccolo estratto del capo d’imputazione, dove si legge il dramma di una donna schiava della brutalità di un uomo. Ciò che sconvolge non è però solo quella violenza inaudita alla notizia dell’arrivo di una nuova esistenza, è anche il comportamento dei genitori della giovane, dettato forse da usanze di costume a noi lontane.

Un bambino concepito al di fuori del matrimonio. Un’azione discutibile. Un atto di vergogna per lei, ma soprattutto per i familiare. Un gesto rinnegabile anche con l’allontanamento dai propri cari, gli stessi che si presume l’avrebbero dovuta proteggere dall’ira dell’uomo. Gli unici, invece, a darle conforto sono stati gli assistenti sociali che l’hanno presa con sé, assicurandole un posto letto per lei e per suo figlio.

Ma la rabbia a volte è tanta, e lei ha deciso di ribellarsi prima di dileguarsi nel nulla, dato che la giovane non è più reperibile al suo domicilio. La donna si è scaraventata contro l’auto dell’uomo, o meglio del padre del suo bambino mai riconosciuto, abbozzandola. Dopo quest’ultimo gesto se ne è andata dalla vita di tutti per sempre con il suo piccolo che alla fine, grazie al coraggio della giovane, ha visto la luce.

7 gennaio 2015
MAROCCHINO AVREBBE DOVUTO LASCIARE IL PAESE, INVECE LA MATTINA, UBRIACO E ARMATO, ERA IN UN BAR DEL CENTRO A MOLESTARE BARISTA E CLIENTI. HA RESISTITO A 3 POLIZIOTTI, CHE LO HANNO ARRESTATO. GLI DANNO IL SECONDO FOGLIO DI VIA.


Ubriaco, già di prima mattina, ha iniziato a molestare la commessa di un bar del centro storico di Perugia, poi è passato agli avventori che stavano facendo colazione, per arrivare ad aggredire gli agenti della Volante che erano intervenuti per “cacciarlo” dal locale. Il protagonista di questa storia è un marocchino – M.K. le iniziali, età 25 anni – che aveva con sé un grosso coltello da cucina di 40 centimetri.

I poliziotti hanno tentato di farlo uscire dal bar, per controllarlo con calma all’esterno del locale. Ma lo straniero ha risposto con insulti e poi è passato ad usare le mani. Soltanto intervenendo in tre, gli agenti sono riusciti, a fatica, ad immobilizzarlo.

In Questura è emerso che l’ubriaco era già gravato da numerosi precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di armi. Inoltre, nei suoi confronti era stato emesso alcuni mesi fa un ordine di allontanamento dal territorio nazionale, che però non aveva eseguito.

Considerata la pericolosità sociale del marocchino, la Polizia lo ha arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale; allo stesso tempo lo ha denunciato per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere e per inottemperanza all’ordine di lasciare il Paese. Le pratiche per l’espulsione sono state di nuovo avviate.

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Gio 10 Set 2015, 04:53

PESCARA


29 gennaio 2015
SONO DUE OPERAI ROMENI, IN ITALIA DA ANNI, UNO PURE SPOSATO, GLI ARRESTATI PER SEQUESTRO DI PERSONA, VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO E RAPINA


Almeno tre prostitute violentate, sequestrate e rapinate ed altre due che potrebbero aver subito le stesse violenze. Di questo sono accusati i due romeni arrestati dalla Squadra Mobile di Pescara con l’accusa di sequestro di persona, violenza sessuale di gruppo e rapina.

Si tratta di Cioanca G. (35 anni) e Dragomir S. (29 anni), entrambi operai per una ditta di Atessa. I due vivono nel chietino. Le indagini, ha spiegato la Squadra Mobile, sono iniziate grazie alla testimonianza di una delle vittime, che ha denunciato un episodio di violenza avvenuto nel luglio 2014. Avvicinata dall’auto del “capo” della banda, il Cioanca, è salita a bordo pensando si trattasse di un normale cliente, considerando che parlava fluentemente italiano. Una volta a bordo, è iniziato l’incubo: legata con la cintura di sicurezza, è stata immobilizzata dal complice saltato fuori dal portabagagli, e condotta in una zona isolata dove è stata violentata, picchiata e rapinata.

Fondamentale la collaborazione di altre prostitute stradali, che hanno fornito particolari fondamentali per risalire ai due, come parte della targa della vettura utilizzata durante le violenze. Anche la moglie del “gregario”, Dragomir, ha aiutato gli investigatori dopo aver ottenuto una parziale confessione dei fatti dal marito.

Secondo gli inquirenti, potrebbero esserci state altre violenze, come riferito da alcune prostitute.

29 gennaio 2015
ANZIANA COL FIGLIO INVALIDO RINGRAZIA CARABINIERI “MI HA RECUPERATO TUTTO, LA POSSO RICOMPENSARE? ERA STATA APPENA DERUBATA DA ROM, FINTE DIPENDENTI COMUNALI.


Montesilvano, tentativo di furto con raggiro ad un’anziana: arrestate due rom
E’ finito con due arresti e due persone ricercate il tentativo di furto con raggiro ai danni di un’anziana avvenuto ieri a Montesilvano. Fondamentale l’intervento di un carabinieri fuori servizio

Due donne di etnia rom di 26 e 24 anni sono state arrestate ieri dai carabinieri a Montesilvano con l’accusa di furto aggravato in concorso.

Le donne, assieme ad un’altra rom e ad un uomo attualmente ricercati, sono entrate in azione con i complici fingendosi dipendenti comunali che dovevano effettuare alcuni controlli. Dopo aver bussato alla porta di un’anziana che vive col figlio invalido, sono entrate nella camera da letto dove hanno scardinato due bauli e una cassettiera riuscendo a rubare 3 mila euro in contanti e oggetti in oro e preziosi del valore di migliaia di euro.

A quel punto, però qualcosa è andato storto: un carabinieri fuori servizio, vicino di casa della vittima, ha notato la porta aperta e quando è arrivato sulla soglia per verificare se c’erano dei problemi, ha incrociato i malviventi che si sono dati alla fuga. Due sono fuggiti ma le due donne sono state bloccate ed arrestate.

La refurtiva è stata restituita alla donna che in segno di gratitudine voleva offrirne una parte ai carabinieri che ovviamente hanno declinato l’offerta.
Le indagini proseguono per rintracciare i due complici fuggiti.

20 gennaio 2015
ROM ITALIANA EVADE DAI DOMICILIARI PER ANDARE A RUBARE IN PIENO CENTRO. FERMATA PER CASO DA UN MILITARE FUORI SERVIZIO È STATA ARRESTATA DAI COLLEGHI CC.


Una 43enne di etnia rom è stata arrestata ieri sera dai carabinieri con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, tentato furto aggravato ed evasione dai domiciliari. La donna dopo aver rubato i capi d’abbigliamento in un negozio nel centro di Pescara ha guadagnato l’uscita ma un militare libero dal servizio l’ha bloccata. La donna ha spintonato l’uomo ed è uscita dal negozio, ma nel frattempo una pattuglia dei carabinieri l’ha definitivamente fermata ed arrestata.
In manette è finita Manuela S. di etnia rom, pregiudicata già agli arresti domiciliari.
Oggi verrà processata per direttissima.

12 gennaio 2015
SENEGALESE GIÀ ESPULSO, SENZA DOCUMENTI NE'BIGLIETTO SALE SUL BUS. IL CONTROLLORE COSTRETTO A CHIAMARE LA POLIZIA: CHE L'UOMO AGGREDISCE.


Un senegalese di 25 anni è stato arrestato ieri dalla Polizia al Terminal Bus della Stazione di Pescara, per resistenza a Pubblico Ufficiale. Ha aggredito i poliziotti intervenuti su segnalazione di un controllore della Gtm

Un senegalese di 25 anni è stato arrestato ieri dalla Polizia con l’accusa di resistenza a P.U, e denunciato per falsa identità e inottemperanza all’ordine di espulsione.
L’uomo, assieme ad un connazionale, è stato fermato da un controllore della Gtm a bordo di un autobus sprovvisto di biglietto e documento di identificazione. Una volta arrivato al Terminal Bus della Stazione, è stato raggiunto dagli agenti di Polizia per il controllo, ed ha iniziato a spintonare e prendere a calci i poliziotti.
Ora si trova in camera di sicurezza in attesa del processo per direttissima.

7 gennaio 2015
BOTTE TRA PARCHEGGIATORI ABUSIVI. LUI, UN 37ENNE ALGERINO UBRIACO, PICCHIA UMILIA, INGIURIA LEI. IN PIÙ AGGREDISCE I POLIZIOTTI.


Una lite tra un uomo e una donna in merito alla loro attività di parcheggiatori abusivi si trasforma in una vera e propria aggressione ai danni di lei, che viene picchiata ingiuriata e perfino umiliata con atti osceni; non contento, lui si scaglia anche contro i poliziotti intervenuti, ma viene fermato ed arrestato. Protagonista dell’episodio, avvenuto ieri pomeriggio a Pescara, è un 37enne algerino finito in manette per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. L’aggressione si è verificata in pieno centro, in piazza Primo Maggio, affollatissima nel giorno dell’Epifania. All’arrivo degli uomini della squadra Volante della Questura, l’uomo ha prima tentato la fuga e poi ha opposto resistenza cercando di colpire i poliziotti. Oltre all’arresto, è stato denunciato per ingiurie, atti osceni, lesioni e inottemperanza a lasciare il territorio nazionale, nonchè denunciato per ubriachezza molesta. Anche la donna è stata denunciata per non aver rispettato il foglio di via obbligatorio da Pescara.

PIACENZA


29 gennaio 2015
LA PREFETTURA SI OPPONE ALL’INVIO DI NUOVI PROFUGHI (O SEDICENTI TALI) DA PARTE DELLA REGIONE: “SIAMO GIA’ OLTRE LA SOGLIA LIMITE PER PIACENZA MA LE ALTRE CITTA’ DELL’EMILIA ROMAGNA NON HANNO RAGGIUNTO IL LIMITE”.


Per ora a Piacenza non arriveranno nuovi profughi. La prefettura infatti si è opposta all’invio di nuovi rifugiati perché prima è giusto che le altre città dell’Emilia Romagna li accolgano secondo gli impegni presi e secondo la quota stabilita per ciascuna provincia. Lo ha detto con chiarezza il prefetto Anna P. incontrando la stampa piacentina al palazzo del Governo di via San Giovanni, per fare il punto sulla questione sicurezza a Piacenza.

Insieme a lei c’erano anche i vertici locali della questura, dei carabinieri e della Guardia di finanza. La questione dei profughi è, tra le tante, una di quelle che sta maggiormente a cuore alla prefettura, che in queste ore ha fatto ben capire a Bologna che non accoglieremo nessuno dei 100 nuovi stranieri sbarcati di recente al Sud e destinati a essere “spalmati” sulle province emiliano romagnole.

«Ogni città – ha spiegato il prefetto – ha una propria quota prestabilita, un numero limite di profughi da accogliere. A Piacenza siamo già a 206 ospiti, ovvero ben 7 unità oltre quanto stabilito, mentre ci sono altre città della regione che questo limite prestabilito non lo hanno ancora raggiunto. Quindi riteniamo giusto e doveroso che, prima di effettuare nuove accoglienze a Piacenza, anche le altre province tengano fede agli impegni e raggiungano la propria quota. Poi si vedrà».

E’ confermato che anche a Piacenza il livello di attenzione è stato sensibilmente alzato dopo i recenti fatti di Parigi: «Ci sono obbiettivi sensibili – istituzioni, chiese, redazioni di giornali, sedi di partito – che sono costantemente monitorati dal nostro personale» ha confermato il questore Calogero G. spiegando che la questura di Piacenza può contare sempre più spesso sull’aiuto dei reparti di prevenzione del crimine della polizia che, ciclicamente, arrivano da Reggio Emilia a dare man forte alle volanti.

22 gennaio 2015
PARCHEGGIATORI ABUSIVI DANNEGGIANO PESANTEMENTE LE AUTO DI CHI NON PAGAVA "IL PIZZO". DENUNCIATO UN NIGERIANO CHE, PERALTRO, AVEVA GIA' RICEVUTO L'ESPULSIONE.


Diverse le denunce raccolte dagli agenti, così come considerevoli sono stati i danni subiti dai pendolari che, parcheggiando l’auto nelle prime ore della mattinata, non accettavano di sottostare alle pretese minacciose degli abusivi

Una denuncia per estorsione a carico di un cittadino nigeriano trentenne, senza fissa dimora, che peraltro non aveva ottemperato al provvedimento di espulsione emanato nei suoi confronti il 27 ottobre scorso (di qui una seconda denuncia). Questo l’esito dell’operazione della Polizia Municipale di Piacenza attivata dopo le numerose segnalazioni di furti e danni ai veicoli lasciati in sosta nel parcheggio di viale Sant’Ambrogio dai pendolari, che hanno inoltre riferito richieste sempre più pressanti di denaro da parte dei posteggiatori abusivi, in cambio della garanzia di sicurezza dei propri mezzi.

Diverse le denunce raccolte dagli agenti, così come considerevoli sono stati i danni subiti dai pendolari che, parcheggiando l’auto nelle prime ore della mattinata, non accettavano di sottostare alle pretese minacciose degli abusivi. In un caso, una signora ha ritrovato la macchina danneggiata per circa 1500 euro, mentre una giovane mamma che ogni giorno deve prendere il treno ha scoperto, al suo ritorno, l’auto aperta e il furto del seggiolino per il trasporto dei bimbi. E’ emersa, dalle indagini, una perfetta conoscenza degli orari dei treni da parte dei sedicenti posteggiatori, che concentravano la propria attività soprattutto tra le 6.30 e le otto del mattino, quando più intensa è la fruizione dell’area di sosta da parte dei pendolari.

19 gennaio 2015
BOSNIACO, CON 4 VOLTE IL LIMITE DI ALCOL CONSENTITO, SI SCHIANTA CON L'AUTO CONTRO IL PALAZZO DEL GOVERNATORE E ENTRA CON LA VETTURA NELL'ATRIO DELLA BNL DEVASTANDOLO. DANNI INGENTI. DENUNCIATO SOLO PER GUIDA IN STATO D'EBREZZA.


Incidente stradale nella notte del 18 gennaio in pieno centro storico. Un’auto ha perso il controllo schiantandosi contro il palazzo del Governatore e finendo nell’ingresso della Bnl. E’ accaduto intorno alle 2,30 e sulla dinamica precisa sono ancora in corso gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo radiomobile e dei colleghi della stazione di Piacenza Principale intervenuti sul posto con due pattuglie.

Alla guida della vettura, una Citroen, c’era un 21enne che è rimasto illeso.
Avrebbe riferito di essersi trovato all’improvviso costretto ad effettuare una brusca sterzata, mentre percorreva piazza Cavalli in direzione di via Cavour, per evitare l’impatto con un’auto che sarebbe sbucata all’improvviso da via XX Settembre. La sua vettura, priva di controllo, ha sbandato violentemente finendo contro il palazzo del Governatore, abbattendo uno dei paracarri di granito della piazza, e finendo dentro l’ingresso della sede della Banca nazionale del Lavoro, provocando danni ingenti.

Il giovane, un bosniaco residente in città è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. Nel sangue un tasso alcolemico di 1.90. Gli è stata ritirata la patente.

8 gennaio 2015
TUNISINO CLANDESTINO, DROGATO, SENZA FISSA DIMORA, CON PRECEDENTI E RICERCATO DOPO UN'INSEGUIMENTO TIRA UN MARTELLO ADDOSSO A UN POLIZIOTTO.


Ha visto la volante e si è messo a correre. Gli agenti lo hanno bloccato è lui ha reagito lanciando un martello. E’ successo nella tarda serata del 7 gennaio. Un tunisino di 35 anni stava passeggiando in via Primogenita, ad un certo punto ha visto la volante e si è messo a correre disfandosi di qualcosa che aveva in tasca e imboccando via Dei Pisoni. Gli agenti insospettiti lo hanno inseguito arrivando nel parcheggio di Borgo Faxhall dove è stato bloccato anche grazie a un’altra volante che gli ha impedito di scappare in piazzale Marconi. L’uomo vedendosi in trappola ha reagito e ha scagliato contro gli agenti un martello di quelli in dotazione ai mezzi pubblici. Alla fine i poliziotti lo hanno immobilizzato e portato in questura. E’ risultato essere irregolare, senza fissa dimora e con precedenti e con un rintraccio da Gorizia.

E’ stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di oggetti atti all’offesa. E’ stato anche condotto in ospedale per gli esami tossicologici ed è risultato positivo. Probabilmente nella fuga si era disfatto di alcune dosi di stupefacente”.

PISA


30 gennaio 2015
25ENNE ROMENO PICCHIA LA COMPAGNA INCINTA PERCHE’ VOLEVA LASCIARLO. IL TUTTO SOTTO GLI OCCHI DEL FIGLIO DI 9 MESI.


La compagna voleva lasciarlo e dopo l’ennesima discussione l’uomo è impazzito. I Carabinieri di Guardistallo hanno arrestato un 25enne di origine romena, muratore, residente nel Comune di Montescudaio, con l’accusa di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia. L’incubo per la giovane madre, 22 anni, incinta e con già un bambino di 9 mesi, è cominciato alle 2 di questa mattina: dopo l’ennesima lite l’uomo ha prima distrutto dalla rabbia la mobilia presente in casa e poi l’ha picchiata, nonostante la gravidanza di 5 settimane. Poi l’ha chiusa in una stanza.

Intorno alle 7 l’uomo è uscito di casa per comprare le sigarette e la giovane ha chiamato la madre, che non ci ha pensato due volte a contattare il 112. Sul posto è arrivata la pattuglia dei Carabinieri, che hanno arrestato il 25enne.

Attualmente l’uomo è trattenuto presso la cella di sicurezza del Comando di Guardistallo, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Le ferite della donna sono state giudicate guaribili in 10 giorni.

30 gennaio 2015
PROGRAMMA DI INTEGRAZIONE: RIFUGIATI A SPAZZARE LE STRADE E PULIRE I GIERDINI. PER DUE DI LORO TUTO BENE, MA ALTRI 5 INCROCIANO LE BRACCIA. “VOGLIAMO ESSERE PAGATI”.


All’inizio hanno preso in mano scope e secchielli con entusiasmo. L’avevano capito subito che rimboccarsi le maniche – spazzare la strada e raccogliere foglie e cartacce ai giardini – era un modo per integrarsi. In questi mesi i profughi ospitati in piazza XX settembre a San Miniato – sono sette e provengono dal Gambia, dal Mali e dal Senegal – sono stati oggetto anche di molta generosità.

Lavoravano gratis in nome di un programma di volontariato basato un progetto nato in sinergia tra il Comune di San Miniato e la Misericordia di Empoli. Dall’inizio del 2015 in cinque hanno incrociato le braccia perché, pare, che secondo loro «sia venuto il momento di essere pagati». Due, invece, hanno continuato in quel progetto che punta a favorirne l’integrazione, passaggio chiave per tentare un altro futuro in Italia. Cinque invece sembra proprio che non vogliano sentir parlare di tornare a spazzare.

Nei giorni scorsi l’amministrazione comunale ha incontrato i ragazzi. Ma senza successo.

25 gennaio 2015
TUNISINO PICCHIVA LA MOGLIE ANCHE DAVANTI AI FIGLI: PENA SOSPESA E ALLONTANAMENTO. LUI RITORNA E LA RIEMPE DI BOTTE.


Arrestato dai Carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per maltrattamenti in famiglia, un operaio conciario, tunisino di 53 anni, residente a Santa Croce sull’Arno. L’uomo più volte aveva picchiato la moglie 44enne anche di fronte ai tre figli minorenni della coppia.

Solo qualche mese fa l’uomo aveva patteggiato una pena di circa tre anni per lo stesso reato. Era anche stato allontanato dalla casa familiare e aveva rispettato le prescrizioni assicurando al giudice, durante il patteggiamento, che non si sarebbero più verificati comportamenti simili. Invece nelle ultime settimane l’operaio ha ripreso le violenze nei confronti della moglie che è stata anche medicata in ospedale per le lesioni subite: per questo i Carabinieri hanno chiesto e ottenuto la custodia cautelare in carcere.“

24 gennaio 2015
ARRESTATI 15 LADRI SERIALI: 13 GEOGIANI E DUE BULGARI. PER LORO ERA LAVORO. TANTA LA REFURTIVA E TANTI ANCHE I FURTI IN CASA.


Il Sostituto Procuratore manda a giudizio immediato 13 georgiani, tra cui una donna, e 2 bulgari: le accuse concorso in furto e ricettazione.

Due le città coinvolte. Pisa, i cui carabinieri hanno condotto l’indagine “Gold and silver”, e Livorno, la cui Procura a Luglio ne mise 10 in carcere per custodia cautelare. Proprio a Livorno è stato accollato il capo più pesante: la ricettazione.

Non è stata riconosciuta l’imputazione di associazione a delinquere.
Alcune connazionali degli imputati che fanno le  badanti  tra Pisa e Pontedera in alcuni casi sono state usate per vendere gli ori, i pc, i vestiti, gli orologi e la merce pregiata per poi mandare i soldi “a Casa”in Bulgaria e Georgia.

In 9 mesi, tra il 2013 e il 2014 hanno messo a segno almeno 15 colpi, contando solo quelli di cui si hanno le prove, tra Pisa e Livorno. Sono stati scoperti con le intercettazioni, in cui i criminali erano serenamente intenti a fare quello che ritenevano un lavoro.

Telefonavano alle compagne…dicevano come gli stava andando…chiedevano come andava a casa… Erano efficienti: facevano sopralluoghi, avevano il “palo” e andavano in pochi per più case.

Gli ori venivano rivenduti ai “compro oro”, alcuni di questi truffavano a loro volta non registrando. Finendo col complicare la raccolta delle prove ed essendo denunciati a loro volta.

23 gennaio 2015
NOMADI SLAVE, IN TRASFERTA DAI CAMPI LIGURI, ASSALIVANO TURISTI ALLA FERMATA DEL BUS PER RAPINARLI. 4 ROM MAGGIORENNI, DI CUI DUE INCINTE E UNA COL NEONATO, E 4 MINORENNI. DENUNCIATE


Due equipaggi del Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri hanno fermato 8 donne nomadi che secondo la segnalazione ricevuta stavano “prendendo d’assalto” un gruppo di turisti giapponesi. Mentre aspettavano l’arrivo dell’autobus alla fermata davanti la piazza, le donne cercavano di creare confusione per poi colpire con il borseggio. I 4 militari giunti sul posto sono riusciti a portare in caserma tutte le 8 nomadi, insieme alla neonata che una di esse portava in braccio.

Non è stato possibile capire se il furto ci sia stato o meno, dato che i turisti sono saliti sul mezzo e si sono allontanati. Sentiti a sommarie informazioni i testimoni sul posto è stata confermata dai Carabinieri la condotta, ma non la sottrazione di oggetti. Dai primi risconti il gruppo di nomadi proviene dai campi della Liguria e quasi quotidianamente viene a Pisa per “lavorare” con le modalità tipiche degli scippi. Pur fornendo ogni volta generalità false le impronte digitali ed il codice univoco assegnato all’atto dell’identificazione hanno permesso di sapere chi sono.

Quattro le maggiorenni, due delle quali in stato interessante. Hanno affermato di chiamarsi S. S., 32 anni nata in Bosnia; S. M., 31 anni nata in Bosnia; C. A., 40 anni nata in Croazia; H. B., 21 anni nata in Bosnia. Le altre 4 minorenni avranno avuto all’incirca 15 anni, anche loro identificate e denunciate come le altre nomadi per tentato furto in concorso, aggravato dall’utilizzo di minori e per essere in numero superiore a cinque. Per una di esse, formalmente nata nella comunità europea, è stato immediatamente richiesto e subito emesso dal Questore il foglio di via per tre anni da Pisa. Le otto hanno nominato per la difesa un avvocato di Genova.

20 gennaio 2015
ESPULSO UNO STUDENTE TURCO: SOSTENEVA LA JIHAD SU BLOG E SITI INTERNET… A DICEMBRE. CERCAVA DI CONTATTARE CELLULE TERRORISTICHE.


Uno studente turco, iscritto alla Scuola Normale di Pisa, è stato espulso dal territorio nazionale per aver manifestato simpatie verso gruppi jihadisti in alcuni blog e siti internet. La vicenda, trapelata solo nelle ultime ore, sarebbe avvenuta in realtà a dicembre, dunque prima dell’attentato terroristico di Parigi.

Secondo le informazioni diffuse finora, la digos di Pisa, nel corso delle perquisizioni effettuate nell’appartamento del giovane, avrebbe ottenuto un riscontro ai sospetti iniziali e deciso per l’espulsione. Oltre a postare messaggi antioccidentali sui blog e siti islamisti monitorati dalla polizia, lo studente era mosso dall’obiettivo di scovare possibili cellule terroristiche attive nel Paese.

11 gennai 2015
AFRICANO CLANDESTINO CON PRECEDENTI RUBAVA IN UN NEGOZIO CONTINUAMENTE. IL COMMERCIANTE , STANCO, LO FERMA E LUI LO PICCHIA SELVAGGIAMENTE.


Furto negozio Pisa 9 gennaio 2015
L’uomo aveva prelevato merce dagli scaffali cercando poi di uscire senza pagare. Il proprietario ha così cercato di fermarlo ma è stato aggredito e lasciato a terra. Il ladro è stato rintracciato tramite la videosorveglianza

Arrestato venerdì un rapinatore in zona stazione, fermato pochi minuti dopo aver compiuto il reato. Alle 15.20, infatti, un africano di 32 anni, O.M., con permesso di soggiorno scaduto da tempo, e quindi attualmente irregolare, è entrato in un negozio di viale Gramsci, ha afferrato alcuni oggetti dalla merce esposta e si è diretto verso l’uscita senza pagare. Poiché l’africano era ‘solito’ a comportamenti del genere, quasi tutti i giorni, il titolare del negozio, spazientito, ha cercato di impedire l’ulteriore prelievo mettendosi fra l’uomo e la porta di uscita. Il 32enne ha così colpito il negoziante con quattro violenti pugni al volto lasciandolo a terra ed allontanandosi in tutta fretta.

La Polizia Municipale intervenuta tempestivamente con una autopattuglia, ha rintracciato immediatamente il fuggitivo, anche grazie alle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza tramite la Centrale Operativa del Comando, e lo ha arrestato per rapina aggravata, trovando ancora addosso parte della refurtiva sottratta. L’arrestato, in Italia da appena un anno e mezzo, ha già accumulato precedenti specifici per rapina e spaccio di droga. L’africano si trova ora in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

PRATO


13 gennaio 2015
CINESI GESTISCONO BISCA CLANDESTINA, CHE 5 ALBANESI ARMATI ASSALTANO E RAPINANO. FUORI C'È LA POLIZIA CHE LI ARRESTA.


Armati di tutto punto hanno assaltato una bisca clandestina cinese, sequestrando le 21 persone presenti all’interno e rapinandole di soldi, orologi e gioielli. Ma quando sono usciti hanno trovato ad attenderli gli uomini della Squadra Mobile della questura di Prato, che da mesi erano sulle loro tracce. Sono finiti così in manette, la notte tra domenica 11 e lunedì 12 gennaio, cinque cittadini albanesi, tutti pregiudicati e domiciliati a Prato e Firenze.

La banda è ritenuta responsabile di altre rapine ai danni di sale slot e circoli cinesi. Proprio partendo da quella commessa il 23 agosto scorso in via Filzi, ai danni della sala Video 2000, gli uomini dell’Antirapina, guidati dal dirigente Francesco Nannucci e coordinati dal procuratore Antonio Sangermano, avevano messo sotto stretta sorveglianza due dei componenti della banda. Dalle intercettazioni, gli investigatori avevano capito che la notte scorsa era in programma un colpo. Inizialmente sembrava che l’obiettivo fosse una sala slot in via Galcianese, invece all’ultimo momento la banda aveva cambiato bersaglio. Alle 3.30  di ieri notte, i cinque albanesi hanno fatto quindi irruzione nel circolo L’Amicizia di via Maroncelli 5. Si tratta di un locale gestito da cinesi che, una volta chiuso, viene trasformato in una bisca clandestina. All’interno c’erano 21 giocatori, intorno ai tavoli verdi del mahjong. I banditi, con il volto coperto da passamontagna, hanno minacciato i presenti con un fucile da caccia, una pistola calibro 7.65 e una scacciacani priva del tappo rosso. Poi hanno legato tutti con delle fascette, usando le maniere forti. A quel punto hanno prelevato circa 10mila euro in contanti oltre ai cellulari, orologi e gioielli dei giocatori.

Intanto il dispositivo dei poliziotti, una volta capito quale era il vero obiettivo, si era appostato e così, quando i banditi hanno fatto il cambio dell’auto per usare un mezzo “pulito” per la fuga, gli agenti sono entrati in azione bloccando i malviventi che sono stati arrestati per rapina.

13 gennaio 2015
PRATO.40ENNE MAROCCHINO IN UN 'IMPETO D'IRA DAVANTI AD UNA SCUOLA ELEMENTARE DICHIARA DI ESSERE TERRORISTA E MINACCIA "COME A PARIGI".ABITANTI PREOCCUPATI.


Problemi stamani davanti ad una scuola di Vaiano, la scuola primaria Bartolini, a causa di un uomo che si è abbandonato ad uno scatto d’ira provocando qualche disordine. Secondo quanto emerso, l’uomo nelle sue farneticazioni avrebbe detto di essere un terrorista, minacciando di “fare come a Parigi” con evidente riferimento ai recenti tragici fatti avvenuti nella capitale francese.

Immediato l’intervento dei carabinieri che hanno bloccato l’uomo, marocchino di 40 anni, e lo hanno portato prima in caserma e successivamente all’ospedale di Prato per una visita psichiatrica. Non sono chiari i motivi che hanno fatto perdere la testa al quarantenne, vecchia conoscenza dei carabinieri per la sua intemperanza. In passato l’uomo più volte ha avuto litigi con i vicini di casa e pare sia successo anche stamani; la discussione però si è spostata davanti alla scuola frequentata dai figli del marocchino. Tutto per fortuna si è risolto in pochi minuti e le lezioni sono proseguite regolarmente. Visti i recenti fatti di Parigi, però, le farneticazioni dell’uomo hanno preoccupato non poco i genitori che stavano portando a scuola i loro figli.

8 gennaio 2015
PER UN ACCUMULO DI PENE DEVE ANDARE IN CARCERE. CARABINIERI VANNO A PRELEVARE UN UOMO CINESE A CASA E CI TROVANO 2,5 KG DI DROGA.


Era ricercato per scontare una condanna ma quando i carabinieri sono andati a prenderlo a casa hanno avuto la sorpresa di trovare oltre due chili e mezzo di droga. Si tratta di un 40enne, cinese, domiciliato a Prato, pregiudicato. L’uomo era ricercato in quanto doveva scontare un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Corte d’Appello di Firenze, dovendo espiare una pena residua di un anno, 11 mesi e 26 giorni di reclusione per un cumulo di pene per condanne relative a reati contro il patrimonio.

Durante la perquisizione domiciliare, però, i militari del Nucleo Investigativo hanno trovato nascosti in casa 1,2 kg di marijuana e 1,5 kg di ketamina già suddivisa in dosi, oltre a due bilancine di precisione ed alla somma in contanti di 150 euro, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

RAGUSA


17 gennaio 2015
LA GUARDIA DI FINANZA INDAGA PER TRUFFA GESTORI DI UN'ALTRO CENTRO D'ACCOGLIENZA IMMIGRATI.


Militari della Guardia di finanza di Ragusa hanno acquisito nel Centro di primo soccorso ed accoglienza di Pozzallo la documentazione relativa alla gestione degli ultimi 5 anni. I finanzieri hanno agito su delega della Procura di Ragusa che a fine dicembre ha aperto un’inchiesta in cui si ipotizzano reati che vanno dalla truffa all’abuso d’ufficio, dalla malversazione all’appropriazione indebita.

Il centro da circa dieci giorni è chiuso per lavori di manutenzione e i suoi ospiti sono stati trasferiti in una struttura del Catanese. L’attività è finita all’attenzione degli inquirenti dopo il ritrovamento di materiale che era ad esso destinato ma che non era stato preso formalmente in carico.

In una nota il Consorzio Gruppo Luoghi Comuni, “a scanso di equivoci futuri e per maggiore chiarezza, ribadisce la propria totale estraneità ai fatti in questione”.
“La nostra organizzazione -prosegue il comunicato – è stata ente affidatario dei servizi di prima accoglienza per il CPSA di Pozzallo soltanto a partire dal 2 dicembre 2014, subentrando ad un precedente gestore. I fatti oggetto di indagine, non riguardano dunque la presente gestione, che opera secondo una nuova convenzione”.

RAVENNA


22 gennaio 2015
AZIENDA FANTASMA CON AFFITTO DI TERRENO AGRICOLO MA INCOLTO, “ASSUMEVA” IMMIGRANDI (PAGANTI) POI CHIEDEVA LA CONVERSIONE  DEL LORO PERMESSO DI SORGFIORNO. DENUNCIATI I TITOLARI ITALIANI E UN MAROCCHINO.

Azienda fantasma smantellata dai Carabinieri. I militari del Nucleo per l’Ispettorato del Lavoro hanno denunciato due  italiani  ed un marocchino per alcune irregolarità nella pratica di conversione del permesso di soggiorno, da stagionale a lavoratore subordinato, presentata dal lavoratore magrebino. Nell’attività di verifica del reparto specializzato dei Carabinieri, gli uomini dell’Arma hanno controllato un’istanza prodotta telematicamente per il tramite della Cgil di Lugo, mirata ad ottenere il permesso di soggiorno dedicato ai lavoratori subordinati.

Per ottenere il risultato i tre uomini denunciati, hanno montato un castello di false dichiarazioni costruite su una attività di lavoro di terreno agricolo. Nell’istanza per ottenere il documento, oltre ai dati del cittadino extracomunitario, erano stati indicati, come da prassi, i riferimenti del datore di lavoro ed il luogo dell’attività. Sono così iniziati gli accertamenti, riguardo ad una situazione che risultava sospetta: il personale del Nucleo Ispettorato del Lavoro ha effettuato una verifica nei confronti della ditta che, nelle dichiarazioni, avrebbe dovuto prendere in carico il lavoratore, accertando che il luogo di lavoro indicato nell’istanza presentata dal cittadino marocchino, altro non era che l’abitazione privata di uno dei complici denunciati, tra l’altro anche sede legale della ditta; in tale luogo non vi era alcun terreno da coltivare o stalle per ricovero animali.

Nei moduli compilati, il titolare dell’azienda che proponeva il contratto di lavoro, aveva prodotto esclusivamente il contratto di affitto di un terreno; da successive analisi alla banca dati del Centro per l’Impiego, la sua ditta appariva avere in forza 5 lavoratori. La vicenda ha assunto contorni sempre meno chiari, avendo da una parte dichiarazioni di assunzioni e contratti di affitto per l’attività lavorativa, dall’altra una carenza di riscontri tangibili. Con l’intento di approfondire la vicenda si è proceduto ad escutere l’uomo al fine di fargli chiarire ove occupasse detti lavoratori.

I Carabinieri però, già avevano intuito che si trattava di false dichiarazioni. Il titolare dell’azienda incriminata nel corso della verbalizzazione era molto vago nell’esposizione dei fatti, come se effettivamente non sapesse cosa rispondere alle domande: alla fine, incalzato dagli uomini del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è arrivato a riferire di avere un solo lavoratore in forza e di essere andato solamente una volta presso il terreno preso in affitto. Sperando di scrollarsi di dosso lo sguardo sempre più insistente degli inquirenti, ha riferito di non sapere come fosse coltivato il terreno, preso in affitto a suo nome, e che di tutto si era occupato un altro uomo proveniente da Imola; quest’ultimo, oltre a tenere i rapporti con lo studio di consulenza di Bologna per le pratiche di assunzione dei dipendenti, si sarebbe occupato di tutta la gestione pratica dell’azienda.

I militari, sempre più convinti dell’esistenza di una macchinazione, hanno effettuato un sopralluogo nel terreno agricolo in questione accertando che si trattava di terreno arido, incolto, privo di coltivazioni e prevalentemente in discesa. Nel corso delle indagini è stata ascoltata anche la donna proprietaria del terreno, la quale riferiva di non aver mai conosciuto il titolare della ditta e di aver sempre intrattenuto i propri rapporti con lo stesso faccendiere di Imola. A quel punto è apparso evidente ai Carabinieri che la presentazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, presentata dal cittadino extracomunitario era basata su false circostanze relative alla inesistenza del rapporto di lavoro.

Per come emerso nel corso delle indagini, l’azienda, il cui titolare è risultato da subito sospetto ai Carabinieri già in sede di prime dichiarazioni, è stata creata al solo fine di favorire l’assunzione di extracomunitari ai quali occorre il requisito dell’esistenza del rapporto di lavoro per poter rinnovare il permesso di soggiorno. Di questo ne è dato prova con l’assenza di proprietà o affitti di terreni da coltivare nonché la totale mancanza di fatture emesse o ricevute dalla ditta stessa; il tutto sotto la direzione del misterioso uomo di Imola.

Gli accertamenti svolti relativamente ai soggetti italiani deferiti, hanno rivelato l’esistenza di pregiudizi penali per reati analoghi in capo alla coppia; il vero artefice, il soggetto imolese, ha anche esercitato l’attività di consulente finanziario nonché di consulente per pratiche di infortunistica stradale: la condotta dolosa degli indagati d’altronde, mostrava i segni di una profonda conoscenza della materia e delle modalità tese ad eludere le investigazioni. Per queste motivazioni i 3 uomini sono stati denunciati per falsità ideologica in concorso.

21 gennaio 2015
ASSESSORE DELEGATO ALLA SICUREZZA E ALL’IMMIGRAZIONE AD UN CONVEGNO DIALOGO’ NON CON UN COMUNE IMAM, MA CON UNO DEI 12 IMAM RITENUTI PERICOLOSI IN ITALIA , POSSIBILI RECLUTATORI ISIS. CHIESTE LE DIMISSIONI. LEI: NON ERO INFORMATA.


Pezzi di amministrazione ravennate dialogano di immigrazione e integrazione con l’imam nel mirino per terrorismo. A sollevare il caso è stato il capogruppo Lega Nord Paolo Guerra che ha già chiesto all’assessore coinvolto di chiarire in aula e ora, con il segretario provinciale Samantha G. ne chiede la ‘testa’, mentre il deputato leghista Gianluca P. porta il caso alla Camera.

La vicenda coinvolge la delegata alla sicurezza e all’immigrazione Martina M., che giovedì 4 ottobre 2012 partecipò al convegno “Uomini e Donne insieme per la fraternità umana e la pace universale”, in sala Buzzi, in viale Berlinguer 11. In quell’occasione, tra i relatori al tavolo con l’assessore ravennate, intervenne anche Robert C. M., inserito nell’elenco dei 12 predicatori più pericolosi del Paese ed oggi indicato dal Viminale come possibile reclutatore dell’Isis.

Il caso approderà a Montecitorio, e sui fatti presenterà un’interrogazione, chiedendo ad Alfano di “accertare il coinvolgimento dell’amministrazione” e di “prendere adeguati provvedimenti nei confronti dell’assessore”. In Comune il Carroccio, con il consigliere Paolo G., in un question time parla di “allarmante leggerezza e sottovalutazione del rischio”, accusando sindaco e giunta di “aver sempre fatto spallucce agli allarmi lanciati dalla Lega” e di aver ignorato i rischi già attestati dalle cronache.

Il riferimento è agli arresti e alla condanna definitiva, fra il 2010 e il 2011, di 6 persone che a Faenza sono state riconosciute appartenere a cellule terroristiche islamiche. G. chiede a Monti “di riferire con una adeguata e dettagliata informativa sui motivi per i quali, in ragione dell’incarico e delle competenze in materia di sicurezza e di immigrazione, non fosse informata sui relatori presenti all’incontro”.

“Non è accettabile che un componente dell’amministrazione comunale partecipi ad un dibattito con un Imam ad oggi individuato come possibile reclutatore dell’Isis – dicono il consigliere leghista e il segretario provinciale della Lega Nord Samantha G. –. Per questo chiediamo le immediate dimissioni dell’assessore, o la sua sostituzione da parte del sindaco. Si tratta di un avvenimento grave, in quanto queste sono persone considerate pericolose e la loro presenza sul territorio provinciale è un campanello dall’allarme, purtroppo per il solito buonismo del PD il problema non viene nemmeno preso in considerazione”.

19 gennaio 2015
MAROCCHINO UBRIACO FRADICIO DAVANTI A UNA CHIESA SPUTAVA SUI PASSANTI E LI INSULTAVA. AL LORO ARRIVO HA INSULTATO, DERISO, MINACCIATO E PICCHIATO ANCHE I CC


Ubriaco fradicio, insultava e sputava contro i passanti. Momenti di tensione domenica sera nei pressi della chiesa di Borgo San Rocco, dove un marocchino di 25 anni ha concluso la giornata con le manette tra i polsi con le accuse di violenza e minaccia, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e per ubriachezza in luogo pubblico. L’episodio si è consumato intorno alle 19. Quando i Carabinieri sono arrivati sul posto, l’extracomunitario si è rivolto con fare minaccioso ed intimidatorio verso i militari.

Invitato a tranquillizzarsi e a fornire documento d’identificazione, lo stesso ha cominciato a schernire il personale in divisa. Ancora una volta invitato a salire sull’auto di servizio, ha cominciato ad opporre resistenza, ribadendo che aveva solo bevuto un po’ e che non avrebbero dovuto dargli fastidio. Si è quindi aggrappato con forza alla recinzione esterna della Chiesa, gridando che non si sarebbe spostato da lì.
Intervenuta una seconda pattuglia, il marocchino ha continuato a mantenere lo stesso comportamento, tentando di divincolarsi, sfilandosi di dosso anche la sua felpa, per poi sferrare calci e pugni agli operanti. Una volta bloccato, è stato accertato che aveva un tasso alcolemico 2.82 grammi per litro. Lunedì è comparso davanti al giudice per il processo per direttissima.

8 gennaio 2015
CITTADINO DEL BANGLADESH GESTIVA IL RACKET DELLE ROSE. OBBLIGAVA CONNAZIONALI ALL'ACQUISTO DI ROSE A PREZZO RADDOPPIATO PIÙ PROVVIGIONI, DAVA ALLOGGIO A 20 EURO A NOTTE. SFRUTTAVA DI FATTO LO STATO DI POVERTA'. ARRESTATO, DECINE I SUOI SCHIAVI.


Per gli inquirenti era a capo del “racket delle rose” a Cervia e Milano Marittima. I Carabinieri, al termine di un’indagine durata circa due anni, hanno arrestato K.A., un bengalese di 50 anni, arrivato in Italia all’inizio degli anni ’90. L’extracomunitario è conosciuto nella località rivierasca per la vendita dei fiori. Secondo quanto appurato dagli investigatori, il cinquantenne guadagnava sfruttando alcuni connazionali, ai quali chiedeva circa 20 euro al giorno per un posto letto nel suo alloggio.

Al suo cospetto lavoravano una ventina di bengalesi, molti dei quali ascoltati dai militari durante le indagini. A questi veniva imposto l’acquisto dei fiori, a prezzo raddoppiato rispetto a quello base, chiedendo anche una provvigione sulle vendite (oltre cento euro a settimana). Il lavoro degli inquirenti è iniziato nella primavera del 2013, quando i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile erano intervenuti nell’abitazione del cinquantenne per presunto caso di rapina ad opera di un connazionale (poi rivelatosi falso).

Quest’ultimo si era presentato a casa del 50enne per chiedere spiegazioni in merito alla vendita delle rose. Ci fu anche una colluttazione, al termine della quale K.A., accusò il connazionale di aver tentato di rapinarlo. Dalle indagini è emerso come l’uomo minacciasse i suoi ‘sudditi’, facendo credere inoltre di aver legami con le forze dell’ordine. Il lavoro si è chiuso con l’arresto del cinquantenne, la denuncia della moglie per calunnia e di altri due familiari per estorsione.

REGGIO EMILIA


24 gennaio 2015
MAROCCHINA RESIDENTE A TORINO FACEVA PICCOLI ACQUSTI CON BANCONOTE DA 100 EURO FALSE: SI PRENDEVA COSI MERCE E BACONOTE VERE.


E’ andata in un negozio di via Emilia Santo Stefano, ha comprato un articolo e ha pagato con una banconota da 100 euro. Quando è uscita, però, il commerciante si è reso conto che quel denaro era falso, così si è messo a rincorrere la donna e ha chiamato la polizia.

Gli uomini delle Volanti l’hanno trovata in via Schieri, mentre cercava di nascondere sotto a un’auto in sosta una borsina: dentro 1.300 euro in banconote da 50, 20, 5 tutte autentiche.

Quello che hanno ricostruito i poliziotti è che la donna, Fatima T. marocchina 27 anni residente a Torino, era in città per spendere soldi falsi: sono stati accertati almeno due casi, ma se ne sospettano altri 10. Il denaro autentico trovato in suo possesso, sono convinti gli investigatori, era il resto degli acquisti truffaldini.

La donna è stata arrestata. Ma gli accertamenti proseguono, su scontrini e segnalazioni, per accertare quali e quanti altri negozianti siano stati truffati.

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Gio 10 Set 2015, 05:31

   
RIMINI


14 gennaio 2015, Misano
INTERO NUCLEO FAMILIARE DI 3 PERSONE SUDAMERICANE TROVATO MORTO, DEFUNTO PURE IL CANE. IL PADRONE DI CASA NON AVEVA LORO NOTIZIE DA OLTRE UN MESE.


Da quaranta giorni non si avevano notizie di una famiglia che viveva in affitto in una villetta della cittadina riminese. I carabinieri li hanno trovati morti in casa, in un lago di sangue.

Le vittime sono Alvaro A. Cerca C., aiuto cuoco di 35 anni originario dell’Ecuador, la sua compagna Adriana A. S., argentina di 44 anni, e sua figlia, Sophie A. S., studentessa 15enne del liceo scientifico Einstein di Rimini.

I carabinieri hanno sfondato la porta dopo aver ricevuto una segnalazione dal padrone di casa, che non aveva avuto notizie dalla famiglia da più di un mese. I militari hanno trovato all’ingresso il primo corpo, con un profondo taglio sul polso sinistro. In camera, sul letto matrimoniale, sono state ritrovate la mamma e la figlia, abbracciate, senza apparenti segni di lesioni. I corpi erano tutti in avanzato stato di decomposizione. Morto anche il cane della famiglia.

1° gennaio 2015
VITTORIA DI UN' UOMO MAGREBINO CHE PICCHIO' UNA POLIZIOTTA. MAROCCHINO CHE PICCHIÒ LA POLIZIOTTA CHE DIFENDEVA LE DONNE VITTIME DI MOLESTIA, È A PIEDE LIBERO SENZA NEMMENO L'OBBLIGO DI FIRMA FINO AL PROCESSO.


Lo stranierò che aggredì l’agente, intervenuta per difendere alcune donne in un parco, resta a piede libero e senza l’obbligo di presentarsi in Questura
Nuovo capitolo in quella che sta diventando sempre più un’intricata vicenda giudiziaria che vede un marocchino 30enne accusato di aver picchiato un’agente della polizia di Stato. Dopo la decisione del giudice che, convalidando l’arresto, aveva rilasciato lo straniero senza nessun obbligo fino alla data del processo e la conseguente battaglia legale della Procura che aveva presentato e vinto il ricorso, nella mattinata di venerdì è ripresa l’udienza. Il 30enne, difeso dall’avvocato Teresa L., aveva richiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali ma, oggi, il giudice ha respinto l’istanza in quanto, per questo tipo di reati, la condanna minima supera i 4 anni di reclusione rendendo impossibile questa strada.

Per dare prova della sua buonafede, tuttavia, il 30enne ha depositato un assegno di 300 euro a parziale risarcimento danni alla poliziotta. Il giudice del processo per direttissima, quindi, ha stabilito una nuova udienza davanti al giudice monocratico per il prossimo 19 febbraio quando, sul banco dei testimoni, salirà sia l’agente preso a pugni che i 3 carabinieri che hanno arrestato lo straniero il quale, anche in quella occasione, aveva opposto resistenza. Nel frattempo, il legale del marocchino ha presentato una serie di ricorsi sia per quanto riguarda l’obbligo di presentazione quotidiano in Questura, disposto dopo l’appello vinto dalla Procura, sia per la decisione di non concedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Al momento, comunque, il 30enne è sempre a piede libero senza nessun obbligo di polizia.

ROMA


29 gennaio 2015
“ RIVOGLIOIL VISTO SUBITO”: AFGHANO ENTRA NELL’AMBASCIATA DEL PKISTAN E MINACCIA COL COLTELLO.


“Mi hanno annullato il visto alla frontiera me ne occorre un altro”. Questa la richiesta fatta da un  afgano di 25 anni nella sede dell’Ambasciata del Pakistan di via della Camilluccia. Una pratica lunga, che il giovane voleva abbreviare con la minaccia di un coltello e che gli è costata un arresto da parte della polizia.

Il giovane, dopo essere entrato all’interno della sede diplomatica si è avvicinato allo sportello richiedendo il rinnovo del visto di ingresso per il Pakistan. Nella circostanza, ha rappresentato all’impiegato che il precedente visto, gli era stato annullato alla frontiera.

Quando l’addetto allo sportello ha cercato di spiegargli l’iter burocratico da seguire per il rilascio del nuovo visto, l’uomo improvvisamente ha iniziato a dare segni di insofferenza e nervosismo arrivando ad insultare tutti i presenti. Non contento, ha estratto dalla tasca del giubbotto un coltello e rivolgendolo nei confronti del funzionario dell’ambasciata, ha iniziato a minacciarlo di morte.

Malgrado lo spavento, l’uomo, ha cercato di disarmare l’aggressore ma è stato colpito al volto con un pugno. Solo all’arrivo degli agenti della Polizia di Stato, allertati dalla sala operativa, l’uomo, ancora agitato è stato calmato e bloccato.

A terra i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato il coltello lungo 29 centimetri.

Quando i poliziotti però hanno cercato di controllare se nascondesse altre armi, improvvisamente ha reagito iniziando a colpirli energicamente. Bloccato è stato accompagnato negli uffici del Commissariato Ponte Milvio dove, dopo gli accertamenti di rito, è stato arrestato per il reato di minacce aggravate, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale.

28 gennaio 2015
ROMENO DROGATO E UBRIACO, SU UN’AUTO NON SUA E SENZA ASSICURAZIONE, AMMAZZO’ INVESTENDOLA STELLA, DI 8 ANNI. GLI HANNO DATO SOLO 4 ANNI E AI DOMICILIARI … MA DOPO NEMENO UN’ANNO E’ SCAPPATO.


Travolse e uccise Stella Manzi: evaso dai domiciliari
Il 21enne romeno accusato di aver ucciso Stella Manzi non si è presentato al processo e nessuno sa dove sia. La madre della vittima: “In questo Paese chi delinque resta impunito”

Prima udienza del rito ordinario per l’omicidio di Stella Manzi, con il banco degli imputati rimasto vuoto. Il 21enne romeno accusato di aver travolto e ucciso la piccola di otto anni, non si è presentato a processo e secondo i familiari della vittima sarebbe evaso dagli arresti domiciliari che scontava in provincia di Monza. La tragedia in cui ha perso la vita la piccola Stella è avvenuta nella Capitale il 26 dicembre 2013. L’uomo era sotto effetto di alcolici e sostanze stupefacenti, guidava un’auto non sua e senza tagliando assicurativo. E il suo avvocato aveva presentato istanza di patteggiamento a 4 anni di reclusione, che sarebbero stati scontati agli arresti domiciliari.

Distrutta dall’ennesimo ostacolo sulla strada di una giustizia inseguita per Stella, la madre commenta l’accaduto con parole di sdegno.

“Che controlli sono stati fatti per verificare il rispetto degli arresti domiciliari? Pretendo di sapere perchè questo Stato continua a non tutelare noi cittadini che rispettiamo le regole, paghiamo le tasse e garantisce chi delinque a rimanere impunito”.

28 gennaio 2015
PERICOLOSA DISPUTA TRA DUE ROM RUMENI NEL LORO CAMPO. UNO CERCA DI INVESTIRE L’ALTRO CON  L’AUTO PER UCCIDERLO E GLI DEMOLISCE LA “CASA”.


Poteva finire in tragedia una lite furibonda scattata, ieri pomeriggio, all’interno del campo rom di via del Foro Italico. Grazie all’intervento dei Carabinieri del Nucleo

Operativo della Compagnia Roma Parioli è stato arrestato un 21enne cittadino romeno, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di “tentato omicidio”.
All’interno del campo nomadi, al culmine di un litigio scaturito per futili motivi, il giovane ha minacciato ripetutamente di morte un 46enne connazionale. Non contento, ha deciso di investirlo con la sua auto abbattendogli anche l’unità abitativa dove la vittima dimora.

A chiamare prontamente il 112 sono stati altri connazionali che hanno assistito alla cruenta scena. I militari dell’Arma, intervenuti sul posto, hanno arrestato il 21enne, mentre la vittima ha riportato  ferite giudicate guaribili in sei giorni. Dopo l’arresto il giovane è stato associato al carcere di Regina Coeli, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

27 gennaio 2015
UOMO DELL’EST ASSALE E RAPINA UNA 60ENNE ALLA FERMATA DEL BUS, NON CONTENTO LA PICCHIA IN TESTA E VISO POI LE ROMPE STERNO, COSTOLE. I CITTADINI DENUNCIANO: SIAMO STATI ABBANDONATI DALLO STATO.


L’aggressione su via Ollolai. La denuncia del figlio della donna di 60 anni costretta alle cure dell’ospedale con una frattura allo sterno e a due costole
Frattura dello sterno e di due costole oltre ad ecchimosi sul volto ed in testa per un totale di trenta giorni di prognosi. Questo il referto medico di una donna di 60 anni rapinata e picchiata da un uomo mentre attendeva il bus ad una fermata di via Ollolai, nella zona di Colle del Sole, quartiere compreso tra Borghesiana, Castelverde e Ponte di Nona-Villaggio Falcone. A denunciare la paura dei residenti del comprensorio del VI Municipio delle Torri, Antonio Morelli, figlio della vittima.

Una brutale aggressione, raccontata con dovizia di dettagli dallo stesso 39enne residente nel quartiere della periferia est della Capitale: “Con questo documento – racconta Antonio Morelli – voglio raccontare il triste episodio avvenuto a una donna di 60 anni, mia madre, il giorno venerdì 23 gennaio scorso“.

Una mattinata da incubo, come racconta ancora il figlio della donna: “La rapina si è verificata mentre mia madre andava a prendere l’autobus come tutte le mattine alle 6:45 circa su via Ollolai, poco distante dalla via Prenestina. Qui è stata aggredita e derubata da un uomo di circa 30 anni con chiaro accento dell’Est Europa.

Nonostante mia madre non abbia opposto resistenza alla richiesta di dargli i soldi e la borsa, è stata comunque scaraventata in terra e picchiata con una tale violenza da riportare la frattura dello sterno e di due costole con ecchimosi sul volto e in testa“.
Una ennesima aggressione con rapina nella zona di Colle del Sole che ha riacceso il problema sicurezza nel Comprensorio della via Prenestina: “Il fine di questa denuncia – racconta ancora Antonio Morelli – se così si può chiamare, non è quello di voler raccontare l’ennesimo episodio di violenza, ma quello di sensibilizzare, per non aspettare il peggio, per chiedere che qualcuno che ‘Governa’ le periferie e le circoscrizioni prenda atto di ciò che succede e capisca che forse così non si può andare avanti, è pericoloso, la gente è stanca, non si sente sicura“.

Una possibile tragedia sfiorata per un soffio, come denuncia ancora il figlio della 60enne presa di mira “Si fanno le denunce con la consapevolezza che molto probabilmente non servono a niente. Mia madre è stata pestata e non è accaduto il peggio, per fortuna, ma cosa facciamo? Cosa si può fare? Aspettiamo la prossima vittima sperando che anche lei possa rialzarsi? Avrò diritto di chiedere tutela? Avrò diritto di pretendere che mia figlia, mia moglie, mia nipote, le mie sorelle,  mia madre e tutti i residenti di Colle de Sole e di altri quartieri abbandonati, possano andare dove vogliono senza il pericolo di non tornare a casa?“.

Una brutale aggressione in relazione alla quale il 39enne romano conclude: “Il problema tanto lo conoscono tutti è inutile sottolinearlo, qui c’è bisogno della soluzione – denuncia senza mezzi termini il residente di Colle del Sole -. Non è giusto che questo episodio passi così, inosservato; da questo/i episodi bisogna partire per ripristinare la sicurezza. Quello che chiedo è legalità, perché sono una persona che vive e vuole continuare a vivere nella legalità. Ma a tutto c’è un limite. Vorrei che queste righe arrivassero a chi è preposto alla sicurezza del Quartiere e perché no anche più in alto, e se così sarà, per favore che non si faccia vivo nessuno solo per farsi pubblicità, ma che ci sia la voglia di intervenire veramente“.

La rapina con aggressione è stata poi denunciata dai familiari della vittima alla stazione dei carabinieri di Tor Bella Monaca, dopo la segnalazione ai Militari dell’Arma da parte dei sanitari del pronto soccorso del Policlinico Tor Vergata dove la donna è stata medicata e refertata con 30 giorni di prognosi.

26 gennaio 2015
ALGERINI IMPEDIVANO LA SALITA DI UN’ANZIANO PER BORSEGGIALLO, UN POLIZIOTTO LIBERO DAL SERVIZIO LI NOTA E LI ARRESTA.


E’ accaduto ad una fermata di viale Trastevere. I ladri sorpresi da un agente di polizia libero dal servizio

Uno gli impediva di salire sul tram e l’altro, approfittano dei momenti concitati, lo derubava del portafogli alle spalle. A scoprire lo stratagemma messo in atto da due borseggiatori un poliziotto libero dal servizio. E’ accaduto intorno alle 12:00 di domenica 25 gennaio quando l’agente, dopo essere salito a bordo del mezzo pubblico in viale Trastevere, si è insospettio notando un uomo che senza motivo stava impedendo la salita sul mezzo ad un anziano.

L’agente si è così avvicinato al primo uomo ed ha notato che nel frattempo un complice, dopo essersi avvicinato da dietro all’anziano signore, ha iniziato a toccarlo all’altezza della tasca del cappotto.

Immediatamente qualificatosi quale poliziotto, ha bloccato l’uomo sul mezzo chiedendo alla presunta vittima di controllare nelle tasche se gli fosse stato rubato qualcosa. Alla risposta affermativa, l’agente della Polizia di Stato con l’ausilio di un cittadino che lo ha aiutato a trattenere il primo fermato, ha iniziato ad inseguire
l’autore materiale del furto che nel frattempo stava tentato di scappare dopo aver gettato a terra il portafoglio appena sottratto, riuscendo a fermarlo subito dopo. Bloccato è stato accompagnato insieme all’altro complice presso il Commissariato di

Monteverde. Più tardi si è accertato che i due algerini, hanno seguito la vittima dopo che questa aveva acquistato delle sigarette poco distante dalla fermata del tram. Identificati in due cittadini algerini, rispettivamente di 45 e 64 anni, con vari precedenti di Polizia, sono stati arrestati per furto aggravato in concorso.

26 gennaio 2015, Trastevere
PRESI DUE ROM, AUTORI DI 20 SCIPPI. UNO E’ MINORENNE


Avrebbero messo a segno almeno 20 scippi a Trastevere, i due giovani rom ricercati da giorni e rintracciati dalla Polizia a Roma, dopo le denunce presentate per lo più da turisti e anziane signore che hanno raccontato di essere stati derubati da due ragazzi a bordo di uno scooter.

Gli investigatori sono partiti dalle testimonianze e hanno successivamente visionato i tanti filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, notando in più di una ripresa uno scooter con due persone a bordo sfrecciare ad alta velocità proprio negli orari e nei luoghi dei colpi. I poliziotti hanno quindi effettuato diversi appostamenti nei punti dove erano avvenuti gli scippi, e, nei giorni scorsi, in piazzale Flavio Biondo, di fronte alla stazione Trastevere, li hanno rintracciati. Alla vista della Polizia i due però sono fuggiti in diverse direzioni: uno è stato raggiunto e bloccato, mentre l’altro è riuscito a scappare, perdendo nella fuga il suo telefono cellulare.

Il giovane fermato, un 16enne rom residente nel campo nomadi di via dei Candoni, ha ammesso le proprie responsabilità, confessando peraltro agli agenti di aver appena commesso un altro scippo ai danni di una donna alla quale lui e il suo complice avevano rubato la borsa, poi recuperata sotto un’autovettura parcheggiata nelle vicinanze e restituita alla legittima proprietaria. Il minorenne è stato così denunciato per furto e per ricettazione, in quanto gli agenti hanno trovato parcheggiato nel piazzale anche lo scooter rubato utilizzato per mettere a segno i colpi.

E’ di ieri sera invece il rintraccio dell’altro scippatore. Gli investigatori grazie ad accertamenti sul telefono cellulare perso dal giovane durante la fuga sono riusciti a ricostruire i suoi recenti spostamenti e le sue abituali frequentazioni e, dopo un appostamento, lo hanno individuato e fermato. H.F., 19enne rom, è stato accompagnato negli uffici del Commissariato Trastevere; da accertamenti è emerso che aveva a carico già un ordine di carcerazione per fatti analoghi. Arrestato, dovrà rispondere del reato di furto con strappo.

25 gennaio 2015
FINE SETTIMANA DI ARRESTI: DONNA RUBA A PAZIENTE DELL’OSPEDALE, ROMENO SCIPPA SUL BUS,  2 ROMENI RUBANO DALLE AUTO, COSI PURE UN PAKISTANO, UN CILENI RUBA DA UN CAMION  MENTRE L’AUTISTA FA UNA CONSEGNAS


Intensificati, i servizi di controllo del territorio effettuati nel fine settimana dagli agenti della Polizia di Stato, che hanno passato al setaccio sia i luoghi della movida che le periferie. Diversi gli arresti per furto effettuati nel fine settimana.
A Monteverde è finita in manette una donna che, ieri mattina, si era impossessata di uno zaino appartenente ad un uomo ricoverato al San Camillo. Gli infermieri del pronto soccorso e le guardie giurate di servizio hanno dato l’allarme e gli agenti del Commissariato in servizio presso il posto di Polizia l’hanno individuata e trovata in possesso del portafogli del derubato. La giovane, una italiana 24enne, è stata arrestata.

A Ponte Milvio gli agenti del Reparto Volanti hanno arrestato un 20enne romeno che, sulla linea 33 del trasporto pubblico, si era impossessato della borsa di una donna. Ricevuta la segnalazione dalla derubata, gli agenti hanno rintracciato poco distante il ladro che, alla vista degli agenti, ha subito riconsegnato la borsa, priva però della somma di circa 500 euro che era in essa contenuta, poi rinvenuta celata negli slip.

Per lui è scattato l’arresto per furto aggravato.
Tentato furto su auto il reato da cui dovranno difendersi due romani, di 55 e 65 anni, che in via Antonio Ciamarra, a Cinecittà Est, sono stati sorpresi dagli agenti del Commissariato di zona mentre stavano forzando la serratura dello sportello di un’auto. Fuggiti, alla vista dei poliziotti, a bordo del veicolo con il quale erano giunti sul posto, sono stati inseguiti, bloccati ed arrestati per tentato furto d’auto.

Analogo reato quello per cui è stato arrestato un pachistano di 25 anni ad Ostia.

L’uomo, ieri mattina, è stato sorpreso mentre con un coltello multiuso stava tentando di forzare lo sportello di un’auto in via Giancarlo Passeroni. Fermato, è stato trovato in possesso di un coltello che aveva utilizzato per cercare di aprire l’auto. Nei pressi trovate altre due auto con segni di forzatura. Il giovane, pertanto, al termine è stato arrestato.

E, sempre ad Ostia, è stato arrestato dagli uomini del Commissariato un cileno 57enne che, scorto un trasportatore sceso dall’autocarro per consegnare un pacco, ha infranto il vetro del mezzo con una gomitata tentando di afferrare un marsupio lasciato all’interno. Subito bloccato e tratto in arresto, l’uomo è risultato essere una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, attualmente sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

25 gennaio 2015
ROMENO E’ STATO SGOMBERATO DALLA CASA CHE OCCUPAVA ABUSIVAMENTA, LUI RIENTRA E, SCOPERTO, MINACCIA IL VIGILANTES COL COLTELLO E MINACCIA DI SPARARE ALLA PROPRIETARIA, POI SCAPPA. I CC LO TROVANO MENTRE TORNA CON LA PISTOLA.


Il posto era stato sgomberato qualche giorno prima. Una volta individuato dalla polizia ha reagito con spinte e insulti per liberarsi

Ha occupato alcuni locali già sgomberati nei giorni precedenti per poi minacciare con una pistola e un coltello chiunque osasse avvicinarsi. È accaduto a Tor Carbone dove negli scorsi giorni dei locali erano stati riconsegnati al legale della società immobiliare proprietaria dell’area. Nei giorni successivi, la stessa società, avendo ripreso possesso dei locali, ha predisposto un servizio di vigilanza al fine di evitare nuove occupazioni. Ed è stato proprio un vigilante a notare un uomo che, dopo aver divelto una grata per accedere all’interno, si aggirava tra i locali sgomberati.

L’uomo, una volta invitato ad allontanarsi da parte di un vigilante, lo ha minacciato brandendo un coltello ed affermando che avrebbe sparato a lui ed alla proprietaria. Una volta messa al corrente di quanto accaduto e delle minacce, la donna si è recata presso il commissariato di Tor Carbone per denunciare il tutto, aggiungendo inoltre di conoscere l’uomo in quanto in precedenza aveva avuto con lui dei colloqui per giungere ad una bonaria liberazione dell’immobile abusivamente occupato.

Appena formalizzata la denuncia, una volante del commissariato è giunta sul posto per accertare ed individuare la presenza dell’uomo. Gli operai della ditta di ristrutturazione dei locali hanno riferito agli agenti di averlo visto allontanarsi poco prima , dopo che lo stesso aveva preso una pistola, dichiarando “adesso ci penso io alla signora”. Immediatamente sono state avviate le ricerche dell’uomo con l’ausilio di altre volanti e predisposto un servizio a tutela della donna.
Poco più tardi l’uomo, successivamente identificato per I.N., romeno di 40 anni, è stato individuato nei pressi dell’area sgomberata e bloccato, nonostante avesse cercato con spinte, insulti, minacce e calci agenti di sottrarsi al controllo. Una volta riusciti a bloccarlo, i poliziotti lo hanno perquisito trovando indosso al romeno una pistola replica priva di tappo rosso, la stessa che era stata notata dagli operai.

Accompagnato al commissariato, I.N., già conosciuto alle forze dell’ordine, è stato tratto in arresto per minacce gravi, resistenza, minacce e violenza a Pubblico Ufficiale.

25 gennaio 2015
NOTO MEDICO E’ STATO PICCHIATO A MORTE. SOTTO INTERROGATORIO 3 ROMENI.

Ucciso a calci e pugni nella sua villa di campagna a Mentana, alle porte di Roma. È stato trovato riverso a terra nel bagno Lucio Giacomoni, 72enne medico di famiglia in pensione, molto conosciuto nel comune in provincia di Roma.

L’allarme al 112 è scattato ieri intorno alla mezzanotte. Quando i carabinieri sono arrivati nell’abitazione di via della Mattonata era sul pavimento e aveva tumefazioni sul volto. I primi accertamenti del medico legale hanno confermato la morte violenta: sarebbe stato picchiato a morte. Ma si attende l’autopsia per stabilire con esattezza le cause del decesso.

Si indaga per chiarire la dinamica e risalire al movente dell’omicidio. Al momento si ipotizza la rapina o una lite finita male. Si starebbe già stringendo il cerchio attorno ai responsabili. In queste ore i carabinieri stanno effettuando perquisizioni e ascoltando diverse persone. Tre romeni sono sotto interrogatorio alla Procura a Tivoli. Nella casa di uno di loro sono stati trovati oggetti rubati nella villa del medico, che era stato assessore e candidato sindaco.
Alla fine dell’interrogatorio rischiano il fermo per omicidio volontario

24 gennaio 2015
ROM 19ENNI ROMPONO IL VETRO DI UN’AUTO CON UNA DONNA A BORDO PER RUBARLE LA BORSA.


Tor Tre Teste, due rapine in pochi minuti: arrestati. Sempre piu’ aggressivi, il buonismo non paga.

Prima hanno rapinato una giovane donna del suo smartphone sotto la minaccia di un coltello. Poi hanno infranto il vetro di un’auto per rubare la borsa alla proprietaria che era all’interno. Sono stati arrestati due 19enni rom per rapina e furto aggravato in concorso, dopo aver messo a segno due colpi in pochi minuti nel parco di Tor Tre Teste.

I due sono stati inseguiti da due pattuglie della Polizia di Stato, una del Reparto Volanti e l’altra del commissariato Casilino, che tra i campi incolti della zona sono riuscite a bloccarli e portarli in commissariato. I malviventi sono accusati di aver poco prima rapinato una giovane donna del proprio smartphone sotto la minaccia di un coltello e subito dopo di aver infranto il vetro di un’auto e preso la borsa della proprietaria che era all’interno.

23 gennaio 2015, Tor Vergata
LITE FINITA CON UNA RAFFICA DI COLTELLATE TRA DUE 18ENNI DEL CENTRO D’ACCOGLIENZA. UN TUNISINO ARRESTATO PER TENTATO OMICIDIO E UN BENGALESE IN FIN DI VITA . (UN’ALTRO ESEMPIO DI INTEGRAZIONE POSSIBILE)
 

Lotta tra la vita e la morte al Policlinico Tor Vergata dove è ricoverato in prognosi riservata dopo essere stato raggiunto da alcune coltellate. Il tentato omicidio si è consumato la scorsa notte all’esterno del Centro di Prima Accoglienza di via di Passolombardo a Tor Vergata, dove i carabinieri hanno arrestato un cittadino tunisino di 18 anni con precedenti poiché ritenuto responsabile del tentato omicidio di un ragazzo bengalese suo coetaneo.

Qualche ora prima, fra i due giovani, sarebbe sorto un litigio per futili motivi che in breve tempo è degenerato nella brutale aggressione. Il cittadino tunisino, infatti, ha estratto dalla tasca della giacca un grosso coltello da cucina con cui si è avventato sul 18enne bengalese, colpendolo con numerosi fendenti al volto e su varie parti del corpo per poi lasciarlo a terra, privo di sensi.

Allertati da una segnalazione giunta al 112, i Carabinieri hanno soccorso la vittima che, prima di essere trasportata d’urgenza al PTV, in un attimo di lucidità è riuscita a fornire indicazioni sul suo aggressore che dopo poco è stato rintracciato.

Il ragazzo tunisino arrestato era riuscito nel frattempo a disfarsi del coltello e degli abiti che indossava durante l’aggressione, sporchi del sangue della vittima, rinvenuti dai Carabinieri in un cassonetto dell’immondizia poco distante dal luogo della lite.

Il 18enne è stato ammanettato e portato nel carcere di Regina Coeli, dove rimane in attesa del rito di convalida. Il ragazzo bengalese, invece, si trova tuttora in prognosi riservata in gravi condizioni e in pericolo di vita.

23 gennaio 2015
DUE 20ENNI NOMADI ROM, CON PRECEDENTI, CUCCATE A RUBARE DA UN VICINO DI CASA CHE AVEVA SENTITO RUMORI SOSPETTI: FUORI DALLA PORTA LE ASPETTANO I CARABINIERI.


Sente rumori in casa del vicino e fa arrestare due ladre
In manette due ladre 20enni. La segnalazione al 112 nel primo pomeriggio. Erano entrate forzando la porta d’ingresso dell’appartamento preso di mira

A seguito di una segnalazione giunta al pronto intervento 112, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro hanno arrestato due ladre, 20enni rom, senza fissa dimora, già conosciute alle forze dell’ordine, con l’accusa di tentato furto in abitazione in concorso. I militari le hanno sorprese verso le 14:30, all’interno di un appartamento di via Gregorio VII, cui si erano introdotte poco prima, mediante l’effrazione della porta di ingresso, con alcuni arnesi da scasso, per compiere un furto.

Il rumore provocato dagli arnesi ha insospettito i vicini di casa che hanno così chiamato il 112. I militari intervenuti sul posto hanno bloccato le due ladre nell’abitazione e a seguito della perquisizione trovate in possesso di alcuni arnesi da scasso che sono stati sequestrati.

Dopo l’arresto sono state entrambe trattenute in caserma in attesa di essere sottoposte nella mattinata odierna al processo per direttissima presso le aule del Tribunale di Roma.

22 gennaio 2015
CLANDESTINO SPAVENTA LE PERSONE A BORDO DEL BUS E SI LANCIA CONTRO I VETRI, NECESSARIA LA CHIAMATA AI VIGILI, CHE L'UOMO COLPISCE.


Fa prima dato in escandescenza sull’autobus creando apprensione e paura tra le tante persone presenti in quel momento a bordo del mezzo pubblico. Allertati i soccorsi e fatto scendere dal bus ha poi proseguito nel suo atteggiamento violento opponendo resistenza al fermo e colpendo con una manata al volto un vigile urbano intervenuto a seguito della segnalazione del conducente. E’ accaduto poco dopo le 17:30 di ieri sul bus Atac della linea 490, in zona Cornelia.

A creare apprensione tra i tanti pendolari presenti sul 490 che da Cornelia porta alla Stazione Tiburtina e viceversa un cittadino straniero. Secondo quanto ricostruito dagli agenti del XIV Gruppo Monte Mario della Polizia Locale di Roma Capitale, coordinati dal comandante Giuseppe Bracci, ad allertare i‘caschi bianchi‘ in servizio di viabilità in piazza San Giovanni Battista Della Salle, l’autista del mezzo pubblico che ha allertato le forze dell’ordine per segnalare la presenza di un cittadino straniero che nel bus minacciava i passeggeri e si  scagliava contro i vetri della vettura.

Fermato il 490 all’altezza di piazza Della Salle, incrocio circonvalazione Aurelia,  i ‘pizzardoni‘ hanno invitato l’uomo a desistere dai propri intenti invitandolo alla calma. Un tentativo fallito con l’aggressore che una volta sceso dal mezzo pubblico ha opposto resistenza al fermo colpendo uno degli agenti al volto con una manata.

Fermato non senza difficoltà, grazie all’ausilio degli agenti del XIII Gruppo Aurelio, intervenuti velocemente in ausilio dei colleghi, l’uomo è stato poi immobilizzato e, su disposizione della Guardia Medica, è stato sottoposto a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) presso l’ospedale Santo Spirito. L’uomo è poi risultato essere in Italia senza permesso di soggiorno. Del caso si occupa ora  la Polizia di Stato.

L’agente colpito dal colpo sul volto, medicato all‘ospedale San Carlo di Nancy e refertato con quattro giorni di prognosi.

21 gennaio 2015
UOMO ROMANO, DI ORIGINI SLAVE, LASCIA IL SUO CANE DI TAGLIA MEDIA LIBERO IN STRADA E SENZA MUSERUOLA. AGGREDISCE UN BAMBINO , CHE SI SALVA SOLO GRAZIE ALL'INTERVENTO DELLA FOLLA.


Attimi di paura per le strade di Rocca Cencia dove un bambino di 5 anni è stato aggredito e morso al viso da un cane mentre giocava in via Barrali. E’ accaduto poco dopo le 18:00 di ieri, nella zona compresa tra Borghesiana e Colle del Sole.  Degli attimi di apprensione con il piccolo, in compagnia della mamma, preso alla sprovvista dall’animale, un meticcio di taglia media, libero in strada con il collare ma senza guinzaglio e senza museruola.

Allertato il 112, in aiuto del bambino sono accorsi dei passanti che sono riusciti ad allontanare il cane evitando guai peggiori alla piccola vittima. Giunte sul posto le ambulanze del 118 il bimbo è stato trasportato all’ospedale, dove è stato medicato.
Sul posto sono arrivate anche le pattuglie dei carabinieri della stazione Tor Bella Monaca che, ascoltati i testimoni, hanno poi rintracciato cane e proprietario, un giovane romano di origini slave di 28 anni. Trovato nella sua casa di Rocca Cencia, il giovane è stato denunciato a piede libero per lesioni, omessa custodia e malgoverno di animali.

18 gennaio 2015
COPPIA DI ROM ROMENI GRAZIE AD UN COMPIACENTE "COMPRO ORO" FONDEVANO LA REFURTIVA PER RIPULIRLA. TROVATI CON 2 LINGOTTI, 8000 EURO IN CONTANTI E PREZIOSI. IL VALORE DEL "GIRO" ALMENO 115MILA EURO. DENUNCIATI SOLO PER CONCORSO IN RICICLAGGIO.


Rubavano oro e preziosi e poi li fondevano facendone perdere le tracce. Questo quanto scoperto dai carabinieri nella zona di Torre Maura, periferia est della Capitale. A finire in manette una coppia di cittadini rom, di origini romene, dediti alla ricettazione di oro e preziosi proventi da furti in abitazione ed il titolare compiacente di un’attività di Compro Oro al quale si erano rivolti per fondere l’oro e farlo ’sparire’.

I Carabinieri della Stazione di Grottaferrata con la collaborazione dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Frascati, diretti dal capitano Melissa Sipala, hanno notato la coppia di romeni mentre entrava all’interno del negozio Compro Oro nel VI Municipio delle Torri, portando al seguito una busta sospetta.

Intervenuti, i militari dell’Arma hanno sorpreso i due mentre erano in attesa che il proprietario dell’attività ed altri tre suoi collaboratori, tutti denunciati a piede libero, ultimassero le operazioni di fusione degli oggetti in oro.

Nel dettaglio i carabinieri hanno poi recuperato due lingotti in oro, per un peso complessivo di circa 3 chili, quattro “sterline” in oro zecchino, un chilo e mezzo di oggetti in oro e pietre preziose ed 8mila euro.

Il Compro Oro, privo tra l’altro di regolare documentazione, è stato sequestrato. In questi giorni, i Carabinieri della Stazione di Grottaferrata con la collaborazione dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Frascati stanno indagando per risalire ai proprietari derubati degli oggetti in oro rinvenuti, che si è accertato esser pari, originariamente, a circa 5 Chili ed il cui valore, all’ingrosso, è stato stimato in circa 115mila euro.

La coppia romena ed il titolare del compro oro sono stati arrestati ed accompagnati in carcere con l’accusa, contestata dalla Procura della Repubblica di Roma, di “concorso in riciclaggio“.

18 gennaio 2015
ROM SERBI COSTRUISCONO UNA VILLA ABUSIVA: IL COMUNE LA SEQUESTRA MA, AL POSTO DI ABBATTERLA, GLIELA RIAFFIDA DOPO UNA SANATORIA A CUI NON POTEVA APPELLARSI. I ROM LA RIEMPIONO DI LUSSI COI PROVENTI DEI FURTI.


Nella periferia est della capitale c’è una villa di tre piani edificata abusivamente  su un terreno agricolo negli anni ’90 da una famiglia Rom serba. Avrebbe dovuto essere demolita, perciò nell’attesa, era diventata patrimonio comunale. Il Comune senza nessun titolo dà il condono, che non era nemmeno applicabile al caso, poi la rende alla famiglia.

Non è però finita qui. Lo stabile era arredato con ogni lusso possibile e immaginabile con i proventi di furti nelle altre ville. L’estate scorsa erano qui stati sequestrati beni per milioni di euro: Rolex e altri orologi di pregio, borse griffate, abiti griffati, monili con pietre preziose ecc. Ora in Campidoglio si ricerca chi ha dato queste autorizzazioni per trovare il responsabile degli illeciti.

18 gennaio 2015
ROM ROMENI , CON DIVERSI PRECEDENTI, IGNORANO IL FOGLIO DI VIA E VANNO A PRETENDERE L'ELEMOSINA DAI VIAGGIATORI IN STAZIONE.


Carabinieri del Nucleo Scalo Termini, in servizio di Stazione Mobile in piazza dei Cinquecento, hanno denunciato a piede libero 9 persone straniere per molestie e per inosservanza del foglio di via obbligatorio. Si tratta di nomadi romeni, tre uomini e sei donne, di età compresa tra i 17 e 26 anni, provenienti dal campo nomadi di Aprilia, e già con diversi precedenti.

I militari li hanno sorpresi mentre chiedevano con insistenza l’elemosina, molestando i passeggeri intenti ad acquistare i titoli di viaggio, presso le biglietterie automatiche, o in transito sulle banchine. A seguito dei controlli sono risultati anche inottemperanti al divieto di ritorno nel comune di Roma, emesso nei loro confronti.

17 gennaio 2015
EUR PARCO GIOCHI DI NUOVA COSTRUZIONE DIVENTA LAVANDERIA PER I ROM

Ogni mattina nel parco giochi, di via del Tintoretto all’Eur: un’area verde nata per le famiglie del quartiere che da qualche tempo si è trasformata in lavanderia per nomadi.

Infatti I nomadi del vicino campo Rom a gruppi di 2-3 persone, tirano fuori  panni sporchi da valiggioni  e cominciano a fare il bucato, il tutto sotto gli occhi esterrefatti di famiglie intere.

Apprendiamo anche dalla testimonianza di un abitante del luogo:«Ero al parco con mia moglie e il mio bimbo di 20 mesi – racconta Loris, 36 anni, da poco trasferito nel quartiere – quando a un certo punto sono comparse due donne con tre bacinelle cariche di vestiti, si sono posizionate vicino allo scivolo dove stavo facendo giocare mio figlio e hanno cominciato a fare il bucato sulle panchine come nulla fosse, a un metro dai bimbi che scorrazzavano nei giardini»

Non è facile stabilire il confine di cosa sia giusto o non giusto, ma di sicuro, in Italia si è perso qualcosa il rispetto delle regole ci vorrebbe più disciplina.

14 gennaio 2015
ZONA GARBATELLA VIII MUNICIPIO: STUDENTESSE SI RITROVANO IN PIENO GIORNO CON DUE LADRE ROM IN CASA. GLI ABITANTI SONO DISPERATI E STANCHI.


Se le sono trovate davanti in pieno giorno. A rimanere faccia a faccia con due ladre penetrate nel loro appartamento al pian terreno due studentesse fuori sede residenti nella zona di Garbatella. Il tentativo di furto nel pomeriggio di ieri 13 gennaio in piazza Adele Zoagli Mameli, a due passi dall’ospedale Cto. Degli attimi di apprensione terminati con le malviventi a fuggire a mani vuote e le vittime impaurite a denunciare il tentativo di furto alle forze dell’ordine.

A spiegare la situazione di mancata percezione di sicurezza nella zona della Garbatella un uomo di 84 anni residente sopra l’appartamento preso di mira dalle due ladre. “Oramai ci entrano dentro casa anche con noi dentro – spiega l’uomo -. Prima dovevamo aver paura quando partivamo per le vacanze o lasciavamo casa per andare al lavoro, da qualche tempo a questa parte purtroppo abbiamo paura anche a stare da soli dentro i nostri appartamenti di giorno”.

Sempre secondo quanto raccontato dal vicino di casa delle studentesse prese di mira: “Le ladre erano due giovani rom. Non è la prima volta che ci troviamo a dover raccontare nel quartiere furti di questo tipo. Ieri alle studentesse è andata bene, se così possiamo dire, ma cosa dobbiamo aspettare per starcene tranquilli almeno dentro casa nostra?“.

14 gennaio 2015
PAURA A ROMA TERMINI. LITE TRA ROMENI : DURANTE UNA DISPUTA GLI DA UN PUGNO POI SCAPPA, L'ALTRO LO RAGGIUNGE E LO MASSACRA. E' IN FIN DI VITA.


Lo ha ridotto in fin di vita lasciandolo in una pozza di sangue sui binari del treno. Il tentato omicidio si è consumato lunedì 12 gennaio alla Stazione Termini. A provare ad uccidere un suo connazionale a calci e pugni un 34enne di origine romena, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria dagli agenti della PolFer per tentato omicidio, aggravato da futili motivi e dalla particolare crudeltà.

In particolare gli agenti della polizia ferroviaria del settore operativo Roma Termini, diretti dal dottor Domenico P. e coordinati dal dottor Marco N., attraverso le testimonianze di alcuni soggetti gravitanti nello scalo e grazie all’esame dei filmati estrapolati dal sistema di videosorveglianza, sono riusciti ad identificare e rintracciare l’aggressore la scorsa notte.

Alla base dell’aggressione, avvenuta lungo il Binario 1 della stazione Termini, un alterco in cui la vittima aveva inizialmente colpito al volto l’indagato che subito l’aveva inseguita lungo il marciapiede per vendicarsi.

Il fermato, approfittando della possente struttura fisica, aveva poi raggiunto l’altro, attingendolo al volto con un pugno e facendolo rovinare a terra. In seguito aveva infierito sul connazionale colpendolo  al capo con calci  scagliati sia lateralmente, sia perpendicolarmente al suolo, cagionandogli la lesione della teca cranica, con conseguente emorragia cerebrale per cui è stato necessario l’immediato intervento chirurgico.

13 gennaio 2015
CAMPI ROM DI ROMA: FOTO DI NEONATI COPERTI DI BANCONOTE, MARJUANA, BORSE FIRMATE, ARMI DA SPARO, BACCANALI ECC FINISCONO SU FB. I ROMANI INDIGNATI: A LORO DECINE DI MILIONI DI EURO DI "AIUTI", A NOI TAGLIANO 300MLN DALLA SICUREZZA, DALL'ISTRUZIONE E DAI SERVIZI.


Il blog Romafaschifo pubblica le foto choc scattate nel campo rom e attacca Marino: “Perché viene garantita l’impunità?”

C’è il neonato che fa il bagno tra le banconote da cinquanta euro. C’è una tavola imbandita con quattro enormi aragoste e due bottiglie di vino bianco.

E, poi, ci sono ragazzi che impugnano sciabole, spade e pistole. C’è chi mostra con orgoglio la propria piantagione di marijuana. E chi, seduto sui sedili di un’auto ben disposti all’interno di una casa, fa vedere la propria “collezione” di borse firmate Louis Vuitton. Benvenuti nei campi rom di Roma. Le foto choc sono state postate su Facebook da un ragazzo e il blog Romafaschifo le ha subito diffuse scatenando l’indignazione dei romani.

Il campo rom all’interno del quale sono state scattate è quello di via Cesare Lombroso. Le foto parlano da sole. Adolescenti e ragazzini maneggiano armi come niente fosse: imbracciano fucili, impugnano pistole e le puntano contro l’obiettivo della macchina fotografica, si mettono in posa con le spade. E fanno vedere con orgogli il bottino dei propri furti. Tutto senza che nessuno muova un dito. “Cosa si aspetta?  – si chiede il celebre blogRomafaschifo – È accettabile? È accettabile che per mantenere decine di milioni di finanziamenti annui a questi personaggi il prossimo anno la città dovrà sopportare 300milioni di euro di tagli dal bilancio comunale con conseguenze gravissime, ad esempio, per servizi, scuola, cultura?”.

Il sindaco di Roma Ignazio M. non ha ancora commentato le foto che da giorni stanno facendo il giro dei social network. Tanto che l’indigazione capitolina è diventata denuncia di un interno Paese.

13 gennaio 2015
"TI FACCIO UN SELFIE", POI LE RUBA IL TELEFONO. LEI,25ENNE DOMINICANA, RITROVA IL LADRO , UN 24ENNE TUNISINO, E LO PUGNALA AL VOLTO.


Una coltellata al volto per ‘punirlo‘ del furto dello smartphone. Ad infliggerla ad giovane tunisino di 24 anni, una ragazza 25enne dominicana. E’ accaduto nella notte in un locale nella zona dell’Esquilino, poco distante dalla Stazione Termini. Qui gli agenti di polizia hanno arrestato la giovane, mentre la vittima è dovuta ricorrere alla cure dei sanitari per suturare con 21 punti un vistoso taglio al volto.

L’intervento degli uomini del Commissariato Trevi ed Esquilino è scaturito da alcune telefonate al 113 che hanno segnalato un giovane ferito all’interno di un locale situato nei pressi dello scalo ferroviario romano. Subito le due pattuglie della Polizia di Stato si sono recate sul posto e, dopo aver richiesto l’intervento del 118, hanno individuato la ragazza che aveva ferito il tunisino.

La donna, agli agenti che l’hanno bloccata, ha confermato di aver avuto poco prima una lite con il ferito, riferendo che l’uomo si era reso responsabile, qualche giorno prima, della sottrazione  del suo smartphone.

In compagnia di un amico, infatti, con la scusa di effettuare dei “selfie”, si era fatto consegnare il cellulare e se ne era andato senza restituirlo. Ieri sera l’incontro, la lite e la richiesta di restituzione del telefono, finita con il profondo taglio al volto dell’uomo. La donna, pertanto, è stata accompagnata presso gli uffici del Commissariato Viminale e, al termine, arrestata.

11 gennaio 2015
BORSEGGIAVANO I TURISTI. ARRESTATI IN 9. CHI L'AVREBBE DETTO: 2 UOMINI ALGERINI E 7 DONNE ROM SLAVE.


9 persone nelle ultime ore sono state sorprese a rubare nelle tasche o nelle borse dei turisti in vacanza a Roma. Tutti sono stati arrestati dai Carabinieri della Capitale. Si tratta di 6 donne e tre uomini, la maggior parte originari dei paesi dell’Est Europa e ospiti di vari campi nomadi della Capitale. Una prima banda, composta da un 15enne, una 26enne ed una 31enne, è stata bloccata da una pattuglia di Carabinieri in borghese dopo aver compiuto due colpi in via Sistina, prendendo di mira i turisti che si dirigevano verso Trinità dei Monti. Le vittime sono state una turista giapponese di 31 anni derubata dello smartphone ed un cittadino greco di 30 anni, derubato del portafogli. I tre borseggiatori, tenuti d’occhio dai Carabinieri che stavano svolgendo un servizio preventivo in zona, sono stati subito bloccati e arrestati.

In piazza Vittorio Emanuele II, a bordo dell’autobus 14, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Piazza Dante hanno arrestato due cittadini algerini, rispettivamente di 41 e 43 anni, sorpresi dopo aver sfilato uno smartphone dalla borsa di una 22enne romana.

In corso Vittorio Emanuele II, a bordo dell’autobus 64, sono state invece arrestate una 16enne, due 22enni ed una 24enne che avevano appena rubato il portafogli ad una turista del Paraguay. I Carabinieri della Stazione Roma Piazza Dante immediatamente intervenuti hanno recuperato il portafogli che è stato restituito alla vittima e hanno condotto in caserma le arrestate in attesa del rito direttissimo.

9 gennaio 2015
VIGILI AL CAMPO ROM PER UN'ACCERTAMENTO. LI  AGGREDISCONO E MASSACRANO DI BOTTE IN 200. INTERVENUTE  DECINE DI PATTUGLIE DI VIGILI E 4 DELLA POLIZIA PER FERMARLI.


Tre vigili feriti, con prognosi di 25, 15 e 7 giorni. Questo il bilancio dell’operazione condotta ieri dal nucleo Sicurezza Pubblica emergenziale della polizia locale di Roma

Capitale presso il campo rom di via Luigi Candoni, nel XI municipio. Gli agenti, intervenuti per accertamenti nei confronti di un minore accusato di furto, sono stati fatti oggetto di una rivolta da parte degli abitanti del campo. In duecento hanno tentato il linciaggio ed è stato solo grazie al pronto intervento di altre pattuglie che si è evitato il peggio.

Un’indagine lampo quella del gruppo della Polizia Locale, partita alle 14.30 e riuscita in poche ore ad individuare i responsabili del furto. All’ora di pranzo infatti presso l’Apple Store di Roma Est veniva compiuto un furto di 8 cellulari. A metterlo in atto 3 ragazzi, poi fuggiti a bordo di una Opel con targa inglese, individuata grazie alle telecamere del centro commerciale. Sul posto gli uomini del gruppo guidato da Di Maggio.

Grazie alle telecamere e alla targa dell’auto, si è riusciti ad individuare i responsabili del furto, identificando in particolare uno come dimorante nel campo rom di via Candoni. Da Ponte di Nona, sede dello Spe, sono quindi partiti 7 uomini per tre auto, per procedere agli accertamenti di rito. Giunti alla Muratella però la situazione è degenerata.

Al minore sono stati chiesti i documenti e si è quindi proceduto all’identificazione all’interno di un modulo abitativo. “So perché siete qui”, ha riferito il ragazzo, parlando anche del furto commesso a Lunghezza. Da qui in poi il caos. Il giovane, classe 1999, ha iniziato a gridare in romeno, si è inferto lesioni da solo ed ha iniziato a sostenere che gli agenti lo stavano aggredendo. Attorno al container si è formato un capannello di 200 persone. All’interno nel frattempo il giovane rom con una gomitata fratturava il naso ad un agente.

La furia degli abitanti del campo si è scagliata contro il contaneir. Asserragliati all’interno 4 agenti che nel frattempo hanno chiamato i rinforzi. Fuori altri tre caschi bianchi venivano aggrediti. Uno è stato scaraventato a terra e pestato. Anche per lui naso rotto e diverse fratture.

Ad impedire che la situazione degenerasse l’intervento di  decine di pattuglie della Polizia Locale e di 4 volanti della polizia di Stato. Riportata la calma, il minore è stato portato in Questura dove, al termine degli accertamenti, veniva riaffidato al padre con una denuncia per furto, violenza, minacce e aggressione a pubblico ufficiale.

Tre gli agenti feriti. Tra loro il comandante Antonio D. M. che ha riportato un trauma cranico. Un fatto che nei giorni caldi della protesta dei vigili riaccende le polemiche sull’indennità di servizio. I vigili sono impiegati o poliziotti? Questa la solita domanda. Sicuramente ieri hanno agito da poliziotti, ma staranno a casa come degli impiegati, cioè senza causa di servizio.

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Ven 11 Set 2015, 01:30

ROVIGO


31 gennaio 2015
SFILZA DI FURTI COMPIUTI DAI ROM.


Tre diversi interventi in un solo giorno, martedì 27 gennaio, e una raffica di denunce a Rovigo. Prima al centro commerciale “La Fattoria”, poi in centro città e quindi in tangenziale est gli uomini delle Volanti sono stati chiamati agli straordinari. Protagonisti, in tutte le situazioni, malviventi di etnia rom.

SALERNO


26 gennaio 2015, Eboli
MAROCCHINO ENTRA NELLA VILLA DELL'EX VICE-SINDACO E DISTRUGGE TUTTO, POI TIRA CEPPI DI LEGNO CONTRO LA CASA E I CARABINIERI SOPRAGGIUNTI FERENDONE 2. E' IL SECONDO "ATTENTATO".

Si è introdotto nella villa di Antonio C, ex vicesindaco di Eboli e nipote dell’ex ministro Carmelo C, ed ha iniziato a distruggere tutto quello che gli capitava a tiro. Ha perfino lanciato ceppi di legno  tagliati per il camino contro l’abitazione e quando sono arrivati i carabinieri non si è fermato, ma ha iniziato a mirare anche contro di loro, tanto da costringere un militare a far ricorso alle cure dei sanitari: per lui sette punti alla testa, mentre un collega è stato colpito alla spalla e al ginocchio.

Un episodio assurdo: protagonista un marocchino di 32 anni, N. J., poi finito in manette, che ha scatenato il caos. In precedenza aveva anche aggredito la moglie e il nipote dell’ex vice-sindaco.

TORINO


22 gennaio 2015
NOMADE SINTO IN 2 ANNI HA COMMESSO 26 RAPINE ARMATO DI PISTOLA, HA SPARATO CONTRO GESTORE E PUNTATO L’ARMA CONTRO I POLIZIOTTI … CI VOLEVA TANTO A INCARCERALLO?


Ha commesso 26 rapine in due anni, i suoi obiettivi erano i distributori di benzina e non ha esitato a usare armi. La squadra mobile di Torino ha arrestato un 35enne di origine sinti in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip.

Tutte le 26 rapine sono state fatte in distributori di carburante di Torino e della prima cintura a sud-ovest, a partire da luglio del 2012. L’uomo colpiva sempre all’orario di chiusura. Arrivava al distributore da solo, a bordo di una moto che parcheggiava vicino alle colonnine del rifornimento, poi si avvicinava al gabbiotto del gestore, e, sempre con il casco integrale indossato, estraeva una pistola e costringeva il malcapitato a consegnare tutti i soldi. Quando trovava un po’ di resistenza, non esitava ad estrarre anche un’altra arma che portava con sé: una bomboletta urticante che spruzzava negli occhi delle vittime, stordendole.

L‘episodio più grave si è verificato l’11 luglio del 2014: di fronte alla reazione della vittima, che aveva tentato di recuperare i soldi che il rapinatore si stava portando via, il rapinatore non ha esitato a sparargli contro tre colpi di pistola che solo per caso non hanno ferito la vittima.

Le indagini della squadra mobile hanno preso una svolta dopo l’ennesima rapina che l’uomo stava per compiere in un distributore di benzina di Grugliasco. In quell’occasione, l’aggressore ha puntato l’arma contro gli agenti di polizia, che da tempo erano sulle sue tracce e lo avevano fermato un istante prima che si avvicinasse al gestore per rapinarlo. Dopo quell’episodio, l’uomo è stato arrestato e si trova attualmente nel carcere delle Vallette.

15 gennaio 2015
RAGAZZE MAGREBINE DROGATE, UBRIACHE E SENZA DOCUMENTI SI PICCHIANO PER STRADA. RICHIESTO L'INTERVENTO DELLA PATTUGLIA GLI AGENTI VENGONO MALMENATI DALLE  DUE CHE VIGLIACCAMENTE GRIDANO: "AIUTO LA POLIZIA CI PICCHIA"


Lite di due ragazze in piazza Derna “Aiuto, aiuto, la Polizia ci picchia”.
Frasi urlate lunedì mattina da due ragazzine di origine marocchina in piazza Derna dopo che gli agenti della Squadra Volante erano intervenuti per sedare una violenta lite che aveva visto proprio le due magrebine accapigliarsi e graffiarsi a tal punto da provocarsi diverse ferite al collo. Alla vista dei poliziotti, intervenuti con tre volanti, le giovani hanno provato a darsi alla fuga e, quando sono state fermate in piena piazza, si sono dimenate e urlando  “La Polizia ci picchia” ed hanno attirato l’attenzione di diversi passanti.

Il folto gruppo di curiosi ha però subito notato che gli agenti tutto stavano facendo, tranne che toccare le due ragazze. Anzi, sono stati proprio i poliziotti a prendersi manate e calci dalle giovani, trattenute a stento, e a rincorrerle per la strada visto che così facendo avrebbero messo a repentaglio la propria incolumità e quella degli automobilisti che sopraggiungevano.

Sul posto è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza: i volontari, insieme alle forze dell’ordine, hanno però fatto molta fatica a trasportare le due ragazze al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco. Prima dell’arrivo alla struttura sanitaria, le due, prive di documenti, avevano detto di essere sorelle. Dagli accertamenti è risultato che una delle due era minorenne. Questa è stata affidata a una comunità.

Ulteriori analisi hanno dimostrato che entrambe erano sotto effetto di alcool e di sostanze stupefacenti. Un poliziotto, nel tentativo di prestare soccorso alle giovani, sarebbe rimasto ferito a una gamba.

12 gennaio 2015
IMMIGRATI SI MASSACRANO IN STRADA, FORSE PER SPACCIO DI DROGA: UCCISO A CALCI E PUGNI UN 24ENNE MAROCCHINO


Sangue nella notte nel quartiere Lucento. Un giovane di 24 anni e di origine marocchina, Said Wahdoud è stato ucciso a calci e pugni da un gruppo di persone in via Borgomasino, tra i corsi Potenza, Lombardia e Toscana.

Ad accerchiare la vittima, intorno alle due e all’altezza del civico numero 33, almeno sette persone che lo hanno colpito violentemente fino a quando il suo cuore ha smesso di battere. Alla scena avrebbe assistito un testimone, colui che poi ha avvisato il 113 di quanto stava accadendo in strada.

I malviventi sono poi fuggiti a bordo di due autovetture una delle quali è stata intercettata poco dopo dalla Polizia. A bordo di questa c’erano un albanese e un bulgaro. Portati in Questura sono stati interrogati a lungo, ma non è ancora emerso il movente che, da una prima ipotesi, potrebbe essere legato alla spaccio di droga.

Continuano le ricerche della Polizia per identificare gli altri componenti del gruppo, almeno cinque persone.

11 gennaio 2015
PERUVIANO FERMATO E MULTATO PERCHÈ UBRIACO ALLA GUIDA, RISALE IN AUTO E RIPARTE: COLLEZIONA 2 DENUNCE , DI CUI UNA PER REITERAZIONE, IN 5 MINUTI.


Prima si fa multare per guida in stato di ebbrezza poi subito dopo si rimette al volante ma viene beccato dagli agenti. Un cittadino peruviano, palesemente ubriaco, e’ stato fermato sabato sera alle ore 22.20 da una pattuglia del nucleo mobile della polizia municipale di Torino in corso Regina Margherita, all’angolo con corso Lecce.

Dopo l’alcoltest i vigili hanno fatto scattare la denuncia e il fermo amministrativo dell’auto, una Fiat Punto, per tre mesi. Gli agenti hanno poi affidato l’auto a un suo connazionale, sopraggiunto sul posto, che dopo aver percorso un centinaio di metri ha pensato bene di scendere dalla vettura per rimettere alla guida l’amico ubriaco.

Un errore clamoroso perchè la stessa pattuglia li ha notati e li ha fermati di nuovo, denunciando l’uomo questa volta per reiterazione di reato e procedendo al fermo amministrativo del veicolo per tre mesi.

9 gennaio 2015
CAMIONISTA ROMENO UBRIACO IN TANGENZIALE, SVIENE TRA LE BRACCIA DELLA POLIZIA CHE FA IL CONTROLLO: HA 9 VOLTE IL LIMITE ALCOLEMICO, QUASI IL COMA ETILICO..


Era alla guida del suo furgone frigo al limite del coma etilico. Un autotrasportatore romeno di 48 anni è stato fermato dalla polizia stradale sulla tangenziale Nord di Torino all’altezza dello svincolo di Collegno.

L’uomo, residente a Foglizzo, comune dove ha sede anche la ditta per cui lavora, conduceva un camioncino frigo in evidente stato di ebrezza. A segnalare la presenza dell’uomo in strada, alcuni automobilisti, accortisi dell’andamento sospetto del camioncino. I controlli hanno evidenziato che lo straniero, aveva nel sangue un tasso alcolemico di 4,5 grammi per litro, nove volte oltre il limite previsto dalla legge.

Una volta fermato e controllato dagli agenti della polizia stradale ha successivamente perso i sensi ed è stato trasportato in ospedale.
Il furgoncino frigo è stato sequestrato e lo straniero denunciato per guida in stato di ebrezza.

TRENTO


29 gennaio 2015, Pergine
L’ASSESSORE PROVINCIALE ALL’ASSISTENZA E SOLIDARIETA’ SOCIALE (PD) RESPINGE DA PERGINE I 200 RIFUGIATI  (O SEDICENTI TALI) AMMOLLATI ALLE VALSUGANA: SE LA STRUTTURA VERRA’ ACQUISTATA IN FUTURO DIVERRA’ CASA DI RIPOSO O CENTRO BENESSERE.


Niente centro profughi a San Vito di Pergine
L’Assessora Donata B. R., rispondendo ad un’interrogazione di P. in Consiglio Provinciale ha chiarito che L’ex centro della comunità di San Patrignano non verrà destinato ad ospitare i 200 profughi assegnati alla Valsugana
L’ex centro della comunità di San Patrignano a San Vito di Pergine non ospiterà nè nei prossimi mesi nè in futuro i profughi in arrivo in Trentino. Lo ha chiarito l’assessora Donata B. R. rispondendo ad un’interrogazione a risposta immediata del Capogruppo provinciale dell’Unione per il Trentino Gianpiero P. in consiglio provinciale.

Nei giorni scorsi erano arrivate rassicurazioni anche da parte del sindaco di Pergine Roberto O. E.. “L’acquisto dell’immoblie e la sua destinazione a centro di accoglienza non è nei piani della Provincia” ha concluso l’assessora. In futuro la struttura potrebbe diventare un centro benessere o una casa di soggiorno per anziani.“

9  gennaio 2015
LA PROVINCIA CERCA ALLOGGI PER I PROFUGHI E PRESUNTI TALI INVIATI DALLA REGIONE. DISPOSTA A PAGARE IL CANONE AGLI AFFITTANTI.


La Provincia cerca alloggi per i profughi
Cinformi ha pubblicato un avviso verificare la disponibilità di immobili ad uso abitativo/residenziale da poter utilizzare per le esigenze connesse all’accoglienza degli immigrati inviati dallo Stato

AAA alloggi per profughi cercansi. La Provincia cerca appartamenti per i profughi destinati al Trentino dovendo garantire accoglienza per tutto il 2015 e forse anche oltre. Il Cinformi ha avviato  un’indagine esplorativa per verificare la disponibilità di immobili ad uso abitativo-residenziale. “L’offerente – sottolinea Cinformi – potrà prestare il servizio di accoglienza in forma diretta, quindi assumendosene l’onere gestionale a fronte di un corrispettivo, da determinare con eventuale successiva trattativa”.

Ecco tutti i requisiti:

1. REQUISITI ESSENZIALI E CARATTERISTICHE TECNICO-FUNZIONALI INDICATIVE DELLA STRUTTURA

Localizzazione:
L’immobile (appartamento, edificio, ostello, albergo, ecc.) deve essere localizzato all’interno del territorio provinciale, possibilmente in prossimità di centri abitati di grandi dimensioni e ubicato in zona facilmente accessibile alla rete viaria, servita da mezzi di trasporto pubblico urbano e/o extraurbano.
Requisiti urbanistici e costruttivi generali:
L’immobile deve essere idoneo per l’utilizzo ad uso abitazione/residenza collettiva e realizzato nel rispetto della normativa urbanistico – edilizia vigente e rispondere ai requisiti in materia di sicurezza ivi inclusa quella di lavoro.
La tipologia dell’immobile è preferibilmente quella “cielo-terra”, autonoma senza vincoli o pertinenze condominiali. La disponibilità di spazi esterni significativi è di interesse.

Caratteristiche dell’immobile:
Gli spazi concernenti gli immobili oggetto di proposta dovranno avere la seguente dotazione minima:
– impianto igienico-sanitario idoneo e dimensionato rispetto al potenziale ricettivo dell’immobile;
– impianto elettrico e di illuminazione a norma;
– impianto TV-SAT in almeno un locale;
– impianto di riscaldamento (e condizionamento eventuale) a norma;
– allacciamenti ai pubblici servizi a norma;
– impianti antincendio rispondenti alle normative vigenti, qualora necessari;
– possibilmente arredati con cucine e letti.

Ulteriori impianti non strettamente necessari ma di interesse:
– impianto di videosorveglianza dell’area perimetrale esterna;
– impianto telecamere interne a circuito chiuso ed impianto controllo accessi centralizzato (accesso ai piani, ascensori, montacarichi, cancelli, sbarre automatiche, controllo libero/occupato, ecc.) da collegare al sistema di supervisione;
– impianto antintrusione ed antieffrazione sia interno che esterno
Dovrà essere segnalata la situazione rispetto ad eventuali problemi con le norme in materia di barriere architettoniche.

2. RACCOLTA DELLE PROPOSTE

Il Dipartimento salute e solidarietà sociale – CINFORMI, prenderà in considerazione le proposte che verranno tempo per tempo presentate.
Si richiede quindi che i soggetti interessati presentino, nel più breve tempo possibile, la propria proposta presso la sede del: Cinformi – Dipartimento salute e solidarietà sociale Via Zambra n. 11 38121 Trento
La proposta dovrà essere recapitata con il mezzo che il proponente riterrà più opportuno (posta ordinaria, posta elettronica all’indirizzocinformi@pec.provincia.tn.it).
La proposta dovrà contenere:
– Documentazione riguardante la proprietà e l’immobile (indirizzo e ubicazione, dati catastali, planimetrie ecc.).
Si ricorda che con il presente avviso non si richiede alcuna offerta economica, ma può essere indicato l’eventuale importo relativo al canone di locazione richiesto.

TREVISO


23 gennaio 2015
SONIA, LA 18ENNE DI TREVISO, ANNOVERATA TRA I “FOREIGH FIGHTERS” E’ UNA TUNISINA DI SECONDA GENERAZIONE.


Sonia, la ragazza di Treviso che combatte la jihad
Si chiama Sonia K., ha diciotto anni e la doppia cittadinanza (italiana e tunisina): sarebbe lei il quinto nome sulla lista degli italiani partiti per combattere in Siria.

Ecco la sua storia
Sonia è una ragazza di 18 anni, vive nella Marca e avrebbe deciso di andare in Siria per combattere la jihad.

La ragazza – di “padre italiano della zona di Treviso e madre tunisina” – si sarebbe arruolata dopo la separazione dei genitori, quando la madre è tornata in Tunisia.

Appena divenuta maggiorenne, sarebbe tornata in Italia “completamente radicalizzata” e con il velo intregrale. Il padre ne avrebbe denunciato la scomparsa.

I servizi segreti si sono messi subito in moto, gli elenchi delle persone scomparsi passano di mano in mano per confrontare i profili e trovare conferme. Che ben presto arrivano. Per i carabinieri di Treviso infatti non c’è alcun collegamento tra la scomparsa della ragazza e la jihad.

Sonia K., questo il nome della ragazza in questione,  sarebbe tornata in Tunisia insieme alla madre quando questa rimase senza lavoro, insieme alle due sorelle. Il 26 agosto scorso, il padre ne ha denunciato la scomparsa, dopo che la giovane era venuta a trovarlo per un breve periodo a Fonte, il comune della Marca dove risiedeva. Nella sua denuncia, il padre dava conto di una serie di incomprensioni tra lui e la figlia, che non voleva più vestire all’occidentale e preferiva indossare il niqab, il velo tradizionale che lascia scoperti solo gli occhi, e che era fuggita a Instabul per seguire un turco di cui si era innamorata. La ragazza non aveva più dato notizie di sé, fino a poco prima di Natale, quando aveva chiamato i genitori per dire che si era sposata in Turchia.

Ma di fatto la combattente sarebbe Sonia K., con doppio passaporto italiano e tunisino, cresciuta a Oné di Fonte, nel Trevigiano, avrebbe conosciuto in Tunisia un 25enne, che l’avrebbe convinta ad andare in Siria a combattere.

“Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il percorso fatto dai due ragazzi per raggiungere la Siria, la rete delle conoscenze, il passato del tunisino di cui al momento è conosciuto solo l’atteggiamento da ‘fanatico‘. Potrebbero essersi uniti all’Isis, ai qaedisti di Al Nusra o al più moderato Free Syrian Army. Oppure anche a qualche gruppo minore. Quanto basta, per il Viminale, per segnalare Sonia tra i foreign fighters”.

22 gennaio 2015
RAGAZZA DI 18 ANNI, PADRE TREVIGIANO E MADRE TUNISINA: DIVENTA FOREIGN FIGHTER E VA IN SIRIA A COMBATTERE LA JIHAD


Avrebbe deciso di arruolarsi ancor prima di compiere 18 anni. Una ragazza della Marca, padre trevigiano e madre tunisina, sarebbe partita verso la Siria come combattente jihadista.

La sua storia sarebbe simile a quella di un’altra ragazza, una 27enne di Torre del Greco. La giovane trevigiana avrebbe deciso di arruolarsi dopo la separazione dei genitori, quando la madre è tornata in Tunisia. Appena maggiorenne la ragazza sarebbe “rientrata in Italia completamente radicalizzata e con il velo integrale per studiare”.

Dopodichè sarebbe partita alla volta della Siria, fino a sparire. A denunciarne la scomparsa sarebbe stato il padre. Allo stato attuale pare che il Ministero dell’Interno e l’intelligence stiano indagando sulla vicenda.

19 gennaio 2015
AL CENTRO D'ACCOGLIENZA NON C'È SKY, NON POSSONO VEDERE LA COPPA D'AFRICA..E SCOPPIA LA RIVOLTA, SE LA PRENDONO CON IL PERSONALE, NECESSARI I CARABINIERI.


La Coppa d’Africa, un appuntamento da non perdere se si è africani e si ama il calcio. Ma in Italia le partite della competizione vengono trasmesse solo nelle tv a pagamento, Sky o Mediaset Premium, cosa che non è possibile nei locali della cooperativa “Integra” di Vittorio Veneto, in quanto manca l’abbonamento.

Proprio qui ci sono dei profughi che hanno insegnato una protesta e se la sono presa con gli addetti proprio perché volevano vedere le partite della Coppa d’Africa.
Le proteste sono state talmente accese che i responsabili della struttura sono stati costretti a far intervenire i carabinieri allo scopo di far calmare gli animi.

Il motivo di tante lamentele ha lasciato di stucco gli stessi carabinieri intervenuti: come detto i profughi non accettavano il fatto che la struttura non avesse l’abbonamento né a Sky né a Mediaset Premium, per questo è scoppiata la lite con gli addetti della cooperativa ospitante.

10 gennaio 2015
MAROCCHINO 38ENNE MINACCIA CON UNA RONCOLA LA EX, LA STUPRA POI MENA I CARABINIERI INTERVENUTI A SALVARLA.


Un 38enne il 24 aprile scorso era stato arrestato dai carabinieri. Il gup di Treviso lo ha condannato a quattro anni e sei mesi di carcere

Servendosi di una roncola per minacciarla, ha poi abusato di lei sessualmente. E’ stato condannato dal gup a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata, minacce e resistenza a pubblico ufficiale un 38enne di origini marocchine residente a Treviso.

L’uomo era stato arrestato lo scorso aprile in seguito a un episodio avvenuto a casa della sua ex. Dalle ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine era emerso che il 38enne si sarebbe recato a casa della donna e, dopo averla minacciata, nonostante lei si rifiutasse di avere rapporti sessuali, lui ne avrebbe abusato. All’arrivo dei carabinieri, inoltre, lo straniero si sarebbe tutt’altro che calmato, tanto che li avrebbe colpiti con alcuni pugni. Ammanettato, era stato portato in caserma.

TRIESTE


21 gennaio 2015
CONSIGLIERE D. (FI): "L'AMMINISTRAZIONE NON CE LA FA A GESTIRE L'EMERGENZA PROFUGHI". CONTINUANO A SPOSTARE I SEDICENTI PROFUGHI (O RICHIEDENTI ASILO) AL POSTO CHE AFFRONTARE IL PROBLEMA DI NON SAPERE PIÙ DOVE METTERLI.


Il consigliere in V Circoscrizione del gruppo Pdl/Fi Roberto D. si allinea alle critiche di altri politici dell’opposizione in merito al trasferimento di alcuni richiedenti asilo dalla palestra di via Locchi all’ex Sacra Osteria di Campo Marzio

“Inutile riempirsi la bocca con parole come integrazione e accoglienza se poi è evidente che questa amministrazione è totalmente incapace di gestire l’emergenza profughi». Il consigliere in V Circoscrizione del gruppo Pdl/Fi Roberto D si allinea alle critiche del candidato sindaco della Lega Nord Pierpaolo R,i e il consigliere comunale del suo partito Lorenzo G. in merito al trasferimento di alcuni richiedenti asilo dalla palestra di via Locchi all’ex Sacra Osteria di Campo Marzio.

«Invece di risolvere e affrontare il problema lo spostano – continua D. -. Ricreatori, palestre, hotel con vista mare (Barcola) e adesso pure un ex osteria. Sarebbe da prender atto che la città ha già fatto la sua parte, non possiamo pensare di accogliere e mantenere tutti qui a Trieste, visto che non ci sono né le strutture (vedi osteria) né le professionalità (vedi Giunta comunale) per farlo».

18 gennaio 2015
STESSE MODALITA' DEI PRESUNTI TERRORISTI RIMPATRIATI. CLANDESTINI RINTRACCIATI DALLA POLIZIA DI FRONTIERA SULL'ALTOPIANO CARSICO. 3 SONO DEL PAKISTAN E 9 DELL'AFGHANISTAN, IN 5 HANNO FATTO LA RICHIESTA DI RIFUGIO IN ITALIA. GLI ALTRI PREFERIVANO ALTRE LOCALITÀ.


Dodici immigrati irregolari, tra cui un minorenne, sono stati rintracciati nella mattinata di ieri dalle pattuglie della IV Zona Polizia di Frontiera – Settore di Treieste. I clandestini – tre pakistani e nove afghani tra i 16 e i 22 anni – sono stati fermati sull’altopiano carsico nei pressi degli abitati di Opicina e Trebiciano.

Al termine delle verifiche cinque immigrati hanno inteso chiedere la protezione internazionale in Italia mentre, per gli altri, sono state avviate la consuete procedure amministrative che prevedono l’espulsione dal territorio nazionale.

Secondo i primi accertamenti, gli stranieri sarebbero entrati in Italia illegalmente a bordo di un furgone e, una volta abbandonati dal conducente, si sarebbero incamminati, divisi in gruppi. Per il viaggio verso l’Europa lungo la rotta balcanica avrebbero pagato diverse migliaia di euro.

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

Messaggio  Admin il Sab 12 Set 2015, 00:13

UDINE


gennaio 2015
RUBANO IN MOLTE CASE E PORTANO VIA DI TUTTO: DA ORI E CONTANTI A VECCHI TELEFONINI E PELUCHES. SONO 3 ALBANESI.


Dai monili in oro ai peluches dei bambini. Quattro abitazioni svaligiate in poco più di un’ora. Erano esperti, sapevano quando entrare in azione e come muoversi. Per i loro colpi utilizzavano veicoli rubati. Ma non pronti al punto di riuscire a sfuggire alla cattura, perché ad aspettarli dopo l’ultimo colpo c’era la polizia.

Sono così finiti in manette tre banditi, tutti di nazionalità albanese, sospettati di essere responsabili di una serie di furti in tutto il Nord Italia. La banda è stata catturata giovedì sera verso le ore 20 dagli agenti del commissariato di Conegliano, su segnalazione di alcuni cittadini preoccupati nell’osservare i movimenti strani di un’auto vicino le loro case, dopo aver saccheggiato quattro abitazioni nel pomeriggio tra Conegliano, Godega di Sant’Urbano e il Friuli Venezia Giulia, nello specifico a Sacile. In particolare, i malviventi avrebbero asportato soprattutto monili in oro e argento, prodotti tecnologici e peluches dalla camera di un bambino. Procedere all’arresto non è stata comunque un’operazione facile, in quanto i malviventi erano in fuga con un’Audi A3 rubata settimane prima a Pavia. Dopo quindi un lungo pedinamento per le vie di Vittorio Veneto, le pattuglie della polizia sono riusciti a bloccarli durante un cambio auto (con un altro mezzo rubato, una Alfa Romeo 147) in località San Giacomo. Nonostante però la presenza della polizia, i tre albanesi si sono prima chiusi nell’auto e poi hanno cercato di sfondare inutilmente il posto di blocco ferendo all’addome anche un agente, poi medicato all’ospedale.

Secondo le indagini degli inquirenti i tre, B.J. di 22, D.D. di 30 e P.A. di 37 anni, tutti con precedenti penali alle spalle e senza fissa dimora (anche se come base avevano un’abitazione abbandonata nel coneglianese, poi ispezionata dalle forze dell’ordine), potrebbero essere gli autori di una rapina avvenuta nei giorni scorsi a Ponte nella Priula e a causa della quale un agente fuori servizio era stato colpito con un cacciavite dentro casa. Per ora le accuse a loro carico sono furto pluriaggravato continuato, resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione e rientro illegale su suolo italiano e per questo si trovano tutti ora rinchiusi nel carcere di Santa Bona a
Treviso.

12 gennaio 2015
AFGHANO OSPITATO COME RICHIEDENTE STATUS RIFUGIATO, VA CON UNA PROSTITUTA, SCONTENTO DEL "SERVIZIO" PER FARSI RIDARE I SOLDI LE SEQUESTRA IL CELLULARE.


Un cittadino afghano di 20 anni ha sequestrato il cellulare di una prostituta sudamericana, sostenendo di poterglielo ridare solamente dopo aver avuto indietro il compenso pagato per un rapporto sessuale che non lo aveva gratificato. È stato denunciato per violenza privata, furto aggravato e tentata estorsione

Ha “consumato” la prestazione sessuale, ma non soddisfatto di quanto avuto voleva che gli venissero restituiti i 50 euro che aveva pagato alla prostituta. La donna, una sudamericana di 32 anni, ha rifiutato, e lui le ha sottratto il telefono cellulare, intimandole di poterglielo restituire solo alla consegna della somma che voleva indietro.

La prostituta lo ha così denunciato agli uomini della Questura, ha fissato un appuntamento col cliente scontento fingendo di voler pagare e si è presentata assieme ai poliziotti, comandati dal vice questore aggiunto Massimiliano O.. L’uomo – un afghano di 20 anni richiedente asilo politico ospitato in una struttura di accoglienza cittadina – è stato denunciato per violenza privata, furto aggravato e tentata estorsione.

VENEZIA

29 GENNAIO 2015
DIFENDE UNA TURISTA INGLESE: I 3 UOMINI TIRANO FUORI I COLTELLI E LO INSEGUONO IN AUTO FINO ALL’ALBERGO.


Un 30enne nella notte tra mercoledì e giovedì si è rifugiato nella hall dell’Hotel Delfino di corso del Popolo. E’ stato aggredito da tre persone

Si lasciano andare ad apprezzamenti sempre più spinti nei confronti di una turista inglese, il nuovo “amico” la difende e finisce a minacce con tanto di coltello. Non devono aver gradito quell’intromissione un trio di cittadini (uno italiano e gli altri due dell’Est Europa), durante i loro approcci con la donna. Al punto da indurre l’uomo a scappare e a rifugiarsi nella hall dell’hotel Delfino di corso del Popolo a Mestre, chiedendo aiuto alla polizia.

Tutto inizia poco prima dell’una della notte tra mercoledì e giovedì in un bar tra corso del Popolo e via Tasso. Un 30enne di origini potentine si trovava nel locale in compagnia di un amico pachistano. Una chiacchiera tira l’altra e alla fine fanno amicizia con una coppia di turisti inglesi, tanto da continuare la conversazione per strada, raggiungendo a piedi un distributore di sigarette di via Fogazzaro. E’ lì che la loro strada si incrocia con il gruppetto di aggressori, che punta subito la donna con battutine sempre più pepate.

Dopodiché scatta la lite, che dura molto poco: il tempo necessario ad estrarre dalla tasca le lame e minacciare gli interlocutori. Il 30enne, dunque, decide di darsela a gambe prima che la situazione degeneri ulteriormente. Del resto di fronte ai coltelli c’era ben poco spazio per la diplomazia. Inizia a correre in direzione di corso del Popolo, mentre i “rivali” salgono a bordo di un Suv nero e iniziano a inseguirlo. L’esercizio aperto più vicino in quel momento è l’Hotel Delfino, raggiunto di corsa dall’aggredito. L’uomo è entrato trafelato e impaurito. Da lì è partita la telefonata al 113 che ha chiuso la vicenda. Gli inseguitori, infatti, dopo aver visto che il loro obiettivo si era rifugiato nell’hotel, non hanno potuto far altro che allontanarsi per evitare guai peggiori. I controlli delle Volanti in zona hanno dato esito negativo.

24 gennaio 2015
5 DONNE ROM, DI CUI UNA GRAVIDA, ED UN MINORE OCCUPANO UNO DEGLI 8 APPARTAMENTI POPOLARI IN ATTESA DELLO SGOMBERO DELLA POLIZIA. E’ LA SECONDA VOLTA IN 2 ANNI CHE PROVANO AD OCCUPARE.


Cercano di occupare una casa Ater ancora da assegnare in via Baden Powell a Scorzè, ma i residenti chiamano le forze dell’ordine che riescono ad allontanarli. Dopo una notte a dir poco movimentata, cinque donne sono finite in caserma a Scorzè.
Tutto è iniziato attorno all’1.30 di venerdì, quando gli inquilini di una palazzina, formata da 14 appartamenti di cui sei abitati e gli altri otto da consegnare alle famiglie in graduatoria, sentono due forti botti provenire dall’esterno: poi si scoprirà che un vetro è stato infranto. Si sporgono, chiedono cosa stia accadendo a un gruppo formato da 4-5 persone e sentono una voce maschile dire loro: «Siamo noi, vai tranquillo». Ma anziché stare tranquilli, insospettiti, i condomini iniziano a gridare e chiamano i carabinieri. Nel frattempo, il gruppo di malintenzionati scappa a bordo di un’auto parcheggiata davanti alla palazzina.

Una volta sul posto, i militari iniziano a chiedere dettagli ai presenti. Fin qui tutto bene, se non fosse che qualche ora dopo, verso le 8, gli stessi inquilini della palazzina alzano le tapparelle e si accorgono che l’appartamento al piano terra è occupato; dentro ci sono quattro donne, di cui una incinta, ma poco più tardi ne arriverà una quinta con un minore. Si sono portate delle coperte e una sedia. Inevitabile un’altra chiamata a carabinieri e polizia locale, che arrivano subito dopo assieme al personale Ater. Intanto, i residenti chiudono il cancello principale per non fare uscire le donne, che escono in giardino e ne nasce una discussione animata.

«Ci siamo presi persino gli sputi e le spinte», racconta un uomo, «e si sono messe a fare una scenata che non dico». Carabinieri e vigili riescono a ristabilire la calma, ma per le cinque donne la mattina finisce in caserma per gli accertamenti e le denunce: hanno affermato di essere rom. Non è la prima volta che in via Baden Powell si verifica un fatto simile, perché a settembre 2012, sempre della stessa etnia, con altrettanti minori, si erano stabilite nello stesso appartamento. «Un fatto vergognoso», commenta il sindaco Giovanni B. M., «fatto in un clima d’impunità che alcune categorie di persone pensano esista in Italia. Ci vuole il rispetto della legge.

Rispetto a questi atti di prepotenza, il clima a Scorzè è cambiato e le norme ora si osservano. Chi fa prediche sulla solidarietà, davanti a simili episodi dovrebbe mettere a disposizione la sua casa per fare “accoglienza”».

23  gennaio 2015
DOVEVANO STACCARE LE UTENZE IN 2 PALAZZI DA DEMOLIRE. ERA DIVENUTO IL DORMITORIO DI 4 SENZA TETTO PROVENIENTI DA UNO SGOMBERO E DI DIECI BULGARE, PROBABILI PROSTITUTE.


Alcuni provenienti dalla struttura Caritas di via del Gaggian, una decina sono giovani bulgari che si prostituiscono a Marghera. Ruspe 5 febbraio
Iniziano le operazioni che dovranno portare alla demolizione della penultima palazzina delle Vaschette, in via de Murialdo. Le ruspe entreranno in azione il 5 febbraio prossimo. Intanto, però, serve assicurarsi che nessuno metta piede nell’edificio ai civici 20 e 22, visto che a breve non ci sarà più. Come già accaduto in passato, invece, giovedì mattina quando gli operai che devono bonificare l’area sono arrivati in via Murialdo per il distacco delle utenze, hanno trovato nella palazzina una quindicina di abusivi.

Dunque sul posto è dovuta intervenire anche una volante del commissariato locale.

Erano tutti senza fissa dimora, quattro provenienti dall’ex struttura della Caritas di via del Gaggian, sgomberata nei mesi scorsi. All’interno anche una decina di giovani di nazionalità bulgara che con ogni probabilità si prostituiscono in via della Pila e dintorni. Le forze dell’ordine hanno intimato agli occupanti di lasciare l’edificio, che a breve sarà demolito.

20 gennaio 2015
RAGAZZA VIENE ASSALITA ALLE SPALLE MENTRE PRENDE UN CAFFÈ ALLE MACCHINETTE DELL'OSPEDALE. E' UN SENEGALESE 34ENNE PSICOTICO (AVEVA PRECEDENTI DI REATI SESSUALI) CHE SI CALA BRAGHE E MUTANDE E TENTA LO STUPRO, LA SALVA IL FIDANZATO CHE L'HA SENTITA URLARE.


Le sue urla hanno attirato l’attenzione del fidanzato, che è intervenuto riuscendo a bloccare il violentatore. Aggressione a sfondo sessuale sabato sera negli spazi dell’ospedale di Noale, non distante dalla zona della guardia medica. Non certo un luogo di intenso passaggio, visto che parte dei padiglioni da anni non vengono utilizzati. A finire nel mirino del maniaco una giovane donna originaria dell’Est Europa, che aveva un appuntamento con il compagno, suo connazionale. La sfortunata si è quindi incamminata partendo dalla zona della ferrovia per raggiungere il nosocomio della città dei Tempesta.

Non si era accorta che a poca distanza da lei qualcuno la stava seguendo. Poi, vicino alle macchinette del caffé, è scattata l’aggressione. La donna è stata bloccata da dietro e scaraventata a terra dal malintenzionato, che nel frattempo si era abbassato pantaloni e indumenti intimi. Le sue intenzioni erano inequivocabili. La vittima, terrorizzata, ha iniziato quindi a chiedere aiuto. Attirando l’attenzione del fidanzato, che stava raggiungendo il luogo dell’appuntamento. L’uomo è quindi intervenuto riuscendo a bloccare il molestatore e a chiamare il 112. Una pattuglia dei carabinieri si trovava poco distante: gli agenti sono intervenuti in pochi minuti, sorprendendo l’arrestato, un 34enne di origini senegalesi alle prese con presunti problemi psichici, ancora con i pantaloni abbassati. Dopo essere stato portato nella caserma della stazione locale di via dei Tigli, per lui sono scattate le manette per tentata violenza sessuale.

In attesa della decisione del giudice in sede di convalida sono stati disposti i domiciliari nell’abitazione che divide con i genitori. Il 34enne si era già reso protagonista in passato di almeno altri due episodi controversi, venendo denunciato per atti osceni in luogo pubblico. I militari dell’Arma hanno accertato che l’aggressore avrebbe puntato la sua vittima fin dall’inizio, sulla base non solo della testimonianza della donna, ma anche del fatto che la sua bicicletta era stata lasciata proprio nel punto vicino alla ferrovia da cui la giovane, residente sempre a Noale, si era incamminata alla volta dell’ospedale.

18 gennaio 2015
MENTRE CON DECISIONE SI PORTA PER SUO VOLERE AVANTI MARE NOSTRUM, ALFANO LANCIA L'ALLARME TERRORISMO POI ESORDISCE CON :"NEL NOSTRO PAESE E’ STATO FATTO TUTTO QUANTO E’ NECESSARIO PER PREVENIRE NEI LIMITI DEL POSSIBILE LA MINACCIA”


“Dalla fine di dicembre abbiamo espulso 9 soggetti, specificamente 5 tunisini un turco, un egiziano, un marocchino e un pachistano”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino A..

“Avevo detto che avremmo avvitato ulteriormente i bulloni del meccanismo di espulsioni e lo abbiamo fatto prima” dei fatti di Parigi. Sono “soggetti con permessi di soggiorno per lunga residenza”, ha aggiunto “L’attività in questa direzione non si ferma e sulle espulsioni continueremo ad essere durissimi“, ha osservato. Quanto agli espulsi, ha aggiunto, il ministro, “stavano qui da anni e due di loro hanno coinvolto le rispettive famiglie per mandarle in Siria a combattere“.
Fra gli espulsi soggetti “autoradicalizzatisi sul web”, internauti “molto attivi” ma anche persone che hanno aderito all’Isis.

“Abbiamo radiografato un numero di soggetti molto superiore a cento”, ha detto il ministro dell’Interno. “Non esiste una lista nera”, ma “un volume di monitoraggio che si fonda molto sulla riservatezza”, ha aggiunto. “Secondo le rilevazioni aggiornate a ieri i foreign fighters sono arrivati a 59″.
“Ovviamente non sto parlando di 59 presenti in Italia”, ma di “soggetti che hanno avuto in qualche modo a che fare con il nostro Paese. 14 sono gia’ morti”. Fra questi “5 sono italiani partiti per la Siria”.

Nel nostro Paese e’ stato fatto “tutto quanto e’ necessario per prevenire nei limiti del possibile la minaccia”, ha detto il titolare del Viminale. “I nostri migliori uomini” sono al lavoro “quotidianamente”. “Il nostro dipartimento della Ps e’ in stato di allerta permanente, la nostra filiera di sicurezza che si fonda sulle prefetture e’ in stato di allerta massima”, ha proseguito. “Il nostro e’ lavoro nell’ombra” ma “non concosce sosta contro il terrorismo e per assicurare liberta’ e democrazia a tutto l’Occidente”, ha detto ancora osservando che “chi ha paura non e’ libero”. “Noi ci troviamo di fronte ad una minaccia immanente che può attuarsi in qualsiasi parte del nostro continente” e che e’ “sostanzialmente imprevedibile. A fronte di questio pericolo potenziale abbbiamo innnalzato il livello sicurezza al massimo”.

Ci saranno presto altre espulsioni, ma su questo manteniamo il riserbo, non dobbiamo dare vantaggi a nessuno”. “Noi stiamo operando con grande riserbo e l’azione che stiamo svolgendo e’ di radiografare posizioni individulai di soggetti sospetti e passare al microscopio ogni segnale che possa generare dubbi sulla sicurezza”, ha concluso il ministro dell’Interno

17 gennaio 2015
DOPO QUELLI DI VENEZIA E PADOVA, ANCHE IL PREFETTO DI GORIZIA LANCIA L'ALLARME: "ACCOGLIENZA NON SOSTENIBILE", MA LA PROVINCIA (CHE NON È STATA ABOLITA) IMPONE ALTRI RIFUGIATI E CLANDESTINI.


Nonostante il Prefetto continua a lanciare allarmi su un flusso interminabile di profughi “Furbetti” la provincia continua a voler obbligare il territorio ad accoglierli

Mi complimento con il prefetto Z. perché nella vicenda richiedenti asilo politico ha sempre parlato chiaro, rappresentando le criticità che hanno portato il capoluogo Isontino al centro di un afflusso continuo di profughi. Grazie ad un passa parola europeo tra rifugiati, Gorizia ormai è conosciuta come il luogo dove si viene accolti in albergo o in strutture di tutto rispetto, pertanto, perché andare a richiedere asilo altrove? Questo l’argomentare del capogruppo e consigliere comunale della lista civica “Per Gorizia”, Fabrizio O.

E’ indiscutibile che tutto ciò è merito del binomio provinciale Gherghetta-Cecot visto che hanno scambiato una tranquilla città di provincia per un campo profughi di clandestini che per la maggior parte di loro non hanno nemmeno diritto a richiedere lo status di rifugiato. La domanda che si deve porre la politica e tutte le istituzioni coinvolte nell’emergenza è soltanto una: immigrati non cesseranno di arrivare ed è impensabile riuscire ad accoglierne tutti e allora che si farà? Al riguardo, non ci sono tante soluzioni se non bloccare questo “costoso” sistema di accoglienza.

Siamo al collasso e qui non si accoglie più nessuno! In merito, qualche giorno fa – sottolinea O. – la sala del consiglio comunale è tornata a riempirsi per trovare soluzioni praticabili all’emergenza. In tutto il dibattito ho trovato imbarazzante la non risposta dell’assessore regionale (assessore regionale all’immigrazione della giunta Serracchani) a cui ho chiesto: visto che in un mese e mezzo la regione ha preso l’infausta scelta di chiudere il punto nascita di Gorizia per motivi a dir loro di sicurezza come mai dopo più di 10 mesi, visto che parliamo anche qui di sicurezza e pericolo igienico/sanitario, la regione ancora non ha redatto un piano regionale sull’immigrazione?

17 gennaio 2015, Mestre
TUNISINO RAPINA UNA DONNA E SCAGLIA LA BICICLETTA CONTRO GLI AGENTI


Il delinquente ha deciso di entrare in azione nel momento peggiore: davanti agli occhi di una pattuglia delle volanti che in quel momento stava transitando in zona via Piave per controllare il territorio. Per lui quindi si sono strette le manette ai polsi, ed è la settima volta da inizio anno che malintenzionati vengono arrestati e portati in questura. Per furti o aggressioni. Stavolta la rapina si è verificata verso l’una della notte tra giovedì e venerdì in via Piave, all’altezza dell’intersezione con via Miranese e via Circonvallazione.

Un 21enne di nazionalità tunisina, molto noto alle forze dell’ordine tanto che nel 2013 era già stato arrestato per rapina sempre a Mestre, a un certo punto si è avvicinato a una donna di 30 anni di origini straniere che in quel momento stava transitando con una bicicletta bianca a mano. Colpendola con una spallata, nel tentativo di impadronirsi del velocipede. In zona si trovava una pattuglia della polizia, che ha assistito alla scena. In pochi istanti è stata raccolta la testimonianza della derubata, che ha effettivamente spiegato di essere stata aggredita da quello sconosciuto, ed è scattato l’inseguimento del delinquente, il quale è stato bloccato a una cinquantina di metri di distanza. In via Degan.

Ma il ladro ha comunque tentato di resistere all’arresto. A un certo punto ha pure scagliato la bicicletta contro il capopattuglia, nel tentativo disperato di guadagnare tempo ed evitare le manette. L’agente, colpito, si è quindi dovuto rivolgere alle cure dei sanitari.

In via Degan, a causa del pavimento reso viscido dall’umidità, il fuggitivo è scivolato a terra cercando di tenere gli agenti a distanza sferrando dei calci. Ne scaturiva una colluttazione. Alla fine il delinquente è stato ammanettato a una finestra di un edifcio.
Anche in questura il comportamento del giovane, alle prese con problemi di tossicodipendenza, si è rivelato piuttosto ostico: per questo motivo dovrà rispondere non solo di rapina, ma anche di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

11 gennaio 2015
IL PAPÀ ACCOLTELLATO AL CUORE 7 VOLTE DAL BULLO TUNISINO 14ENNE CHE VESSAVA IL FIGLIO: "IL PRIMO COLPO ERA PER MIO FIGLIO". AFFIANCO A LUI NELLA RISSA PURE LA MOGLIE INCINTA


La prima coltellata sarebbe stata destinata al figlio. È questa la versione dei fatti del papà 31enne ferito la sera del 5 gennaio da un ragazzo tunisino di 14 anni.
Nella giornata di sabato l’uomo è stato dimesso dall’ospedale dell’Angelo di Mestre, dov’era stato trasportato d’urgenza a causa delle ferite riportate durante la colluttazione. Ancora scosso dall’accaduto il padre ha dichiarato d’aver rischiato la vita e che soltanto il suo giubbotto pesante l’avrebbe salvato, rimandando però altre dichiarazioni al suo avvocato che si pronuncerà con la stampa lunedì.

Come riportato dalla stampa locale, la tragedia sfiorata sarebbe nata da un rimprovero che il 31 enne avrebbe fatto ad un 14 enne. Secondo la ricostruzione dell’uomo infatti, la sera del 5 gennaio, suo figlio gli avrebbe indicato due ragazzi, un tunisino ed un moldavo, autori di bullismo nei suoi confronti. Il padre quindi si sarebbe avvicinato per un rimprovero, fatto che avrebbe scatenato la furia del tunisino. Secondo la ricostruzione del 31enne le coltellate sarebbero state sette, la prima delle quali proprio rivolta al figlio.

L’uomo di Musile di Piave ora è tornato a casa dalla moglie incinta al settimo mese, e su di lui pende una denuncia per rissa. Medesima denuncia anche per il ragazzo moldavo, mentre il tunisino autore dell’accoltellamento è nel carcere minorile di Treviso. Il paese è ancora scosso dall’accaduto, come ha dimostrato la nutrita presenza di persone alla fiaccolata per dire “no alla violenza”, organizzata nella serata di sabato 10 gennaio dal sindaco Gianluca F.

7 gennaio 2015, Musile
PADRE INCONTRA DUE RAGAZZINI TUNISINI CHE FACEVANO BULLISMO A SUO FIGLIO. LITIGA E UNO DI LORO LO RIDUCE IN FIN DI VITA CON UNA COLTELLATA AL CUORE.


Accoltellato durante una lite per difendere i figlio dal bullismo a scuola. Un episodio ancora oscuro sul quale indagano i carabinieri di San Donà. Sembrava una banale lite, una rissa, finita poi in un bagno di sangue, con un 31enne di Musile, (A.M.), in fin di vita, ricoverato all’ospedale di Mestre nel reparto di cardiochirurgia e in prognosi riservata. Teatro del tragico litigio, il centro del paese, a due passi dalla chiesa parrocchiale. Il 31enne ha avvicinato due ragazzi, entrambi adolescenti, per chiedere loro spiegazioni sul fatto che avessero maltrattato e aggredito suo figlio a scuola, ma anche in altri luoghi, in occasione di incontri e altri momenti legati allo sport e allo svago. Episodi riconducibili pertanto a forme di bullismo che avevano impressionato il ragazzo e scatenato la rabbia del padre, che appena riconosciuti i due pare abbia perso il controllo.

A Musile a quell’ora di lunedì – erano circa le 19.30 – si accendevano i “Pan e Vin” in tutte le campagne e molti cittadini di Musile e dintorni erano ancora in giro in passeggiata. Sembra, secondo le prime testimonianze, che l’uomo stesse camminando con la moglie, tra il bar e la gelateria in centro a Musile. Li ha visti poco lontano e riconosciuti: erano loro i due che disturbavano e maltrattavano suo figlio da un po’ di tempo.

Secondo una ricostruzione, si è avvicinato loro e ha iniziato ad alzare la voce, quindi ad accusarli delle aggressioni nei confronti del figlio. In breve tempo la situazione è sfuggita di mano ed è esplosa una rissa che ha coinvolto tutti e tre, poi anche la moglie del 31enne, intervenuta a difesa del marito.
A questo punto il dramma. Uno dei due ragazzini, un tunisino, ha improvvisamente estratto un coltello a serramanico. Ha reagito con violenza a quella che ha ritenuto un’aggressione troppo violenta nei suoi confronti e inferto una serie di fendenti al corpo dell’uomo che è stato colpito al cuore e ha subito una gravissima ferita. E’ caduto a terra sanguinante. I due giovani, comprese le conseguenze dell’atto appena commesso, sono fuggiti.

Dai negozi del centro e da alcuni passanti impressionati da quelle scene di violenza sono partite le telefonate di emergenza a 118 e carabinieri. I militari dell’Arma sono subito arrivati sul posto e hanno rintracciato i due ragazzi grazie alla descrizione dettagliata che avevano avuto poco prima dai primi testimoni lungo la strada. Li hanno trovati poco distante dal centro di Musile, mentre cercavano di dileguarsi. I due giovanissimi sono stati condotti in caserma ed è stata immediatamente informata la Procura dei minori che ha disposto l’arresto e la misura dei domicliari nei confronti del giovane che ha accoltellato il 31enne, accusato di tentato omicidio.

VERONA

22 gennaio 2015
3 CLOCHARD MAROCCHINI DORMIVANO IN LOCALE DEL REPARTO GERIATICO. TUTTI 20ENNI PLURIPREGIUDICATI E UNO ARMATO DI COLTELLO.


Nei  tre marocchini tra i 20 e i 23 anni, tutti di fatto senza fissa dimora e con precedenti penali. Uno aveva anche un coltello. Il locale era stato utilizzato come vero e proprio dormitorio. Ritrovate coperte e cuscini

Senzatetto che bivaccavano nei locali dell’ospedale. Sono riusciti a riportare la tranquillità in centro e a Borgo Trento gli agenti delle Volanti di Verona. Intorno alle 9e40, contattati dal personale del reparto Geriatria dell’ospedale Maggiore, i poliziotti hanno proceduto al controllo dei locali al sesto piano dove alcune persone si nascondevano in un ripostiglio e ne impedivano l’accesso. Una volta riusciti ad entrare, i poliziotti hanno accertato che il locale era stato utilizzato come vero e proprio dormitorio. Sono state ritrovate coperte e cuscini.

Nella stanza si nascondevano tre ragazzi marocchini che poi sono stati identificati: hanno tra i 20 e i 23 anni, tutti di fatto senza fissa dimora e pregiudicati. Addosso al più anziano è stato trovato un coltello, motivo per il quale il giovane è stato indagato a piede libero per il reato di possesso ingiustificato di oggetti “atti a offendere”.

20 gennaio 2015
OGGI APERTO IL PROCESSO AL 30ENNE ROMENO CHE NEL 2010 PICCHIAVA LA MOGLIE E LA COSTRINGEVA A GUARDARE MENTRE FRUSTAVA I FIGLI PICCOLI.


Ora l’uomo non vive più con la famiglia e si è allontanato da essa.
Dopo le ripetute denunce ai carabinieri, finalmente è iniziato il processo all’uomo, un romeno trentenne, accusato di maltrattamenti in famiglia.

A riportare le sue continue violenze ai militari è stata la compagna, che durante l’udienza di ieri è scoppiata in lacrime davanti al giudice Paolo V. solamente sentendo pronunciare il nome dei figli.

I fatti sono svolti nel 2010, quando i due bambini avevano 4 e 6 anni. Il padre, al tempo disoccupato, picchiava spesso la madre davanti ai loro occhi e la stessa donna era costretta a guardare mentre il compagno infliggeva pene corporali ai figli, di solito fatte di colpi di cinghia. Uno scherzo innocente, una risata o un comportamento fuori posto erano più che sufficienti per fare scattare la violenza, con la pretesa di insegnare loro come si sta al mondo.

Durante la sua deposizione, la giovane madre ha spiegato nel dettaglio in cosa consistevano le punizioni inflitte ai figli, iniziando dal mestolo di legno rotto sulla mano del bambino che al mattino, prima di andare a scuola, stava finendo i compiti.

O quando vennero barbaramente picchiati per uno scherzi fatto al nipote del padre: il ragazzo era entrato in bagno mentre loro si lavavano e li aveva visti nudi, i due allora come sorta di “vendetta”, avevano fatto lo stesso ma il ragazzo lo ha poi detto allo zio. Saputo che era stato il più piccolo ad aprire la porta, il padre ha iniziato a prenderlo a cinghiate così forte che il fratello più grande, per farlo smettere, si è assunto la responsabilità. Come risultato finale è stato picchiato a sua volta, mentre gli veniva dato della “femminuccia” perché piangeva.

Al termine dell’udienza, dove la donna ha raccontato il suo personale inferno, il giudice ha invitato il pm d’udienza a riformulare il capo d’imputazione e a contestare al romeno il reato di maltrattamenti in famiglia. In quanto per almeno 4 anni ha vessato, offeso e picchiato compagna e figli. L’udienza è stata poi rinviata a giugno per dar modo all’imputato, che non era presente, di conoscere il nuovo capo d’imputazione.

VICENZA

30 gennaio 2015
OPERAIO SERBO MALTRATTO’ FINO AL 2013 LA MOGLIE, BRUCIANDOLA CON LE SIGARETTE E MARCHIANDOLA CON FERRI ROVENTI: ORA APERTA UN’INDAGINE. MA LUI E’ SPARITO.


Operaio di origini serbe nei guai, aperta un’inchiesta per verificare le pesanti accuse. L’uomo avrebbe maltrattato per due anni la moglie arrivando a spegnerle sul corpo le sigarette.

Secondo l’accusa avrebbe maltrattato la moglie in modo crudele per due anni, spegnendole le sigarette addosso e utilizzando oggetti roventi per marchiarla. Lei alla fine se ne era andata lasciandolo solo in casa, ma dopo un po’ lui era sparito.

Il 48enne operaio di origini serbe che per alcuni anni ha vissuto a Vicenza dovrà rispondere delle sue azioni in tribunale. la procura gli contesta maltrattamenti e lesioni di grave entità nei confronti della connazionale 40enne trasferitasi a Brescia.

I due si erano sposati nel 1995 nella loro terra natale, per poi cercare fortuna in Italia nei primi anni 2000. Nel 2011 i primi litigi e le prime violenze, durate due anni, fino, cioè, alla fuga di casa di lei.

Solo una volta fuori di casa e al sicuro la donna ha fatto partire le denunce per  i maltrattamenti, il marito l’aveva minacciata più volte di morte bruciandole in almeno 6 casi le gambe con sigarette e oggetti in metallo.

12 gennaio 2015, Thiene
VIOLATA LA LIBERTA' DI OPINIONE. LA 'SCUOLA' DI SINISTRA IMPONE AI GIOVANI AD ADEGUARSI AL SUO PENSIERO: PROFESSORE MOSTRA UN ARTICOLO SULL'IMMIGRAZIONE, POI DA' UN TEMA: "CONVINCI IL TUO COMPAGNO LEGHISTA CHE L'IMMIGRAZIONE È UNA RISORSA".


Dopo aver preso in considerazione i dati sull’immigrazione in Italia e dopo aver letto l’articolo, scrivi un testo argomentativo in cui persuadi un tuo compagno leghista che il fenomeno migratorio non è un problema, bensì una risorsa“.

E’ esplosa la polemica, all’istituto tecnico “Aulo Ceccato” di Thiene, a causa di questa traccia che sarebbe stata proposta da un insegnante nel corso di una prova di Italiano. Michele P, membro della segreteria della Lega Nord di Vicenza, è andato su tutte le furie: “La traccia si commenta da sola – dice – e giudico tale traccia offensiva e razzista, sottolineando che quel l’insegnante di lettere ha trasformato quell’aula in un “pensatoio politico”. Alla luce di questi fatti – prosegue – faccio appello al dirigente scolastico affinche’ vigili su chi ha confuso l’Istituto Ceccato con una tribuna elettorale e invito l’insegnante in questione a lasciare a casa tessera e ideologie politiche e a pensare al suo vero ruolo, ruolo reso possibile grazie ad un sistema scolastico sostenuto anche dalle tasse di noi leghisti”.

Pronta la replica del dirigente, Antonio C.: “Premetto che devo ancora verificare la veridicità di quanto riportato dal signor P., cosa che farò quanto prima. Se fosse vero, certamente al posto del docente avrei evitato riferimenti al partito ma apprezzo l’intento del tema proposto agli studenti che, comunque, essendo di terza, non vengono certo influenzati dall’insegnate di Italiano”. In attesa di incontrare il docente, C. conclude: “Credo che si stia provocando un polverone su una cosa che, eventualmente, avrebbe potuto essere discussa all’interno della scuola”.

Confermata la traccia, e dopo un colloquio con l’insegnate, il preside C. aggiunge: “Ammettendo che la scelta di citare un partito è stata sbagliata, e precisando che si trattava di una semplice esercitazione in classe, resto dell’avviso che la questione sia stata oltremodo gonfiata. Inoltre, la scuola non è solo Carducci e Pascoli: è giusto che i ragazzi imparino a trattare tematiche d’attualità”.

Il problema del tema a mio avviso, non è nel fatto che si tratti l’immigrazione a scuola, ne’ che lo si faccia in una scuola di adolescenti, ne’che sia stato tirato in mezzo un partito politico, quanto che questi giovani hanno dovuto scrivere per forza un pensiero di parte, non necessariamente loro … tanto più che l’integrazione in Italia presenta problematiche enormi, per via dei costi, delle leggi e della loro applicazione, oltre che dell’impatto sociale.

11 gennaio 2015, Arzignano
MINORE DI ORIGINE STRANIERA SALE SUL BUS SENZA BIGLIETTO, PER NON SCENDERE BLOCCA IL BUS. INTERVENUTE LE FORZE DELL'ORDINE.


Il fatto è accaduto venerdì sera. Un 15enne, dopo essere stato invitato a scendere perchè senza biglietto, si è seduto al posto del conducente. Per riportare la normalità sono intervenuti i carabinieri

Un altro episodio di malcostume sui mezzi pubblici. Venerdì sera, alle 19, i carabinieri sono dovuti intervenire ad Arzignano, perchè un 15enne stava impedendo che la corsa dell’autobus su cui si trovava proseguisse.

Secondo quanto riportato dai carabinieri, il ragazzino, C.K., residente a Chiampo, sarebbe stato sorpreso dal controllore senza biglietto e, durante la discussione che ne era nata, si è seduto al posto dell’autista, rifiutandosi di spostarsi. Il conducente ha così chiamato le forze dell’ordine, che hanno risolto la questione.

10 gennaio 2015, Bassano
MAGREBINI PRENDONO IL TRENO SENZA BIGLIETTO E STRATTONANO IL CONTROLLORE, POI SPAVENTOSA RISSA. TRE PATTUGLIE DI POLIZIA PER FERMARLI.


Gli animi non si sono calmanti nemmeno dopo l’arrivo dei carabinieri, un gruppo di magrebini era salito a bordo del treno diretto a Trento senza biglietto, alla richiesta del controllore è partita una rissa terminata solo in caserma.

Il treno per Trento era in orario quando è arrivato alla stazione di Bassano mercoledì sera attorno alle 20, ma qualcosa è andato storto.

Un gruppo di giovani magrebini è salito a bordo senza biglietto. Quando il capotreno li ha trovati, invitandoli a scendere, la situazione si è surriscaldata. I magrebini, tra loro anche alcuni minorenni, se la sarebbero presa con il controllore strattonandolo, senza calmarsi nemmeno all’arrivo dei carabinieri in stazione.  Due pattuglie più una della polizia e ancora niente da fare, scene spaventose per i passanti che hanno visto partire la rissa. Il tutto si è concluso in caserma dove il gruppo è stato identificato anche se non sono ancora chiare le conseguenze, dal punto di vista legale, delle loro gesta

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Re: Clandestini, profughi e pure delinquenti!

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