Pietro Ingrao: Finalmente è morto.

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Pietro Ingrao: Finalmente è morto.

Messaggio  Admin il Lun 28 Set 2015, 15:32


Un essere mediocre che è vissuto centocinquemesieventisettegiorni,
rincorrendo comode posizioni di potere.

Tra le libertà dell’uomo, senza dubbio, vi è anche quella di cambiare idea politica, fede religiosa, amore di donna.
Un credo privo di dubbi nasce già morto. Per questo lungi da noi qualunque desiderio di rinfacciare ad alcuno i suoi trascorsi.

Ma, non dimentichiamo che l’Italia è una repubblica antifascista, dove unterzo dei cittadini passa il tempo ad accusare di fascismo gli altri treterzi: si tratta d’uno sport nazionale, che si tramanda da 70anni e che ha permesso ai corrotti di edificare molte fortune, sia politiche, sia finanziarie, sia letterarie.
Ma questo gioco lo confessiamo non ci appassiona, né ci diverte.

Per questo non abbiamo da porgere condoglianze per la, tarda, morte di Pietro Ingrao, un uomo che ha trascorso la sua gioventù senza nulla dare alla comunità, pretendendo che la comunità le riconoscesse doti da esso mai posseduti. Un fascista per caso, un comunista per comodità! Che negli anni 30 scriveva: <>, perché <>.

Queste parole piene di ardente fede in Mussolini e nel Fascismo le scriveva, nel 1934, su Conquiste, Pietro Ingrao; lo stesso che qualche anno più tardi sarebbe divenuto direttore dell’Unità, membro effettivo della Direzione e della segreteria del Pci dal 1956, Presidente comunista di Montecitorio.

Invano però lo studioso cercherebbe una traccia degli entusiasmi mussoliniani, nella pur non breve scheda biografica redatta e pubblicata a cura del Manuale parlamentare della Navicella. Da tale scheda infatti si apprende soltanto che Pietro Ingrao nacque nel 1915 in provincia di Latina (già <>), si laureò in legge, lettere e filosofia, divenne giornalista e quindi, <>.
Troppa modestia.

Perché non ricorda, invece che prima del 1939 Pietro Ingrao era stato baciato dalla gloria e ammesso nel novero (ristretto) dei <>? E’ pur vero che, da studente, egli partecipò ai <>, senza mai riuscire a conquistare il primo posto: ma è altresì innegabile che nel 1934 prese parte alla competizione con una poesia di argomento politico (Fascista), per essere battuto da Leonardo Sinisgalli con una poesia intitolata <>; e che nel 1935 prese parte ad un altro concorso, ristretto alle poesie politiche, ma fu ancora una volta sconfitto dal torinese Ernesto Caballo.
Quanto abbiano potuto influire tali sconfitte nel determinare la conversione di Ingrao, nessuno è in grado di dirlo. Certo è che non è arrivò mai primo e che l’Italia, alla fine, ebbe un poeta fascista di meno e il comunismo un adepto di più.
Peccato: perché Pietro Ingrao, da fascista, era all’estrema, né più né meno come lo fu dopo, da comunista: cioè a parole. Sempre da Conquista, ecco un altro brano della sua prosa, oggi rinnegata: <Può ancora perdurare questa situazione? Mussolini ha detto chiaro di no e ha invitato a nuove vie e a nuove forme di spettacolo. La formula: “Teatro di masse” ha avuto fortuna …>>.

Si leggono queste parole e si immagina chi ha inventato, dopo la guerra, le feste dell’Unità: Pietro Ingrao.

Il quale però, da bravo comunista, considera, il popolo un gregge, né più né meno come lo considerava allora; con la sola differenza che l’Ingrao fascista questa verità osava scriverla, mentre il <> Ingrao preferisce star zitto. Ecco in breve il suo pensiero dei tempi in cui firmava in camicia nera: << Noi abbiamo fisso in testa questo chiodo del popolo>>, ma, <Le minoranze e l’intelligenza valgano nella vita della Nazione appunto in quanto orientano le masse. In ogni caso è certo che per arrivare alla vera anima del popolo, bisognerà rifarsi a metodi coraggiosi e svegli, ad autori assolutamente vergini e Fascisti …>>.

Perduti da tempo Fascismo e verginità, Pietro Ingrao ha continuato ad avere del popolo la stessa idea: e, per <> meglio, ha imboccato la via di un totalitarismo, al cui confronto quello che una volta gli piaceva tanto, rischiava di apparire un episodio liberatorio.

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