PER L'ONORE E L'ORDINE

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PER L'ONORE E L'ORDINE

Messaggio  Admin il Sab 27 Set 2008, 09:00

Il certificato di nascita del Fascismo porta la data del 23 marzo 1919, ma la sua gestazione nella mente di Mussolini ebbe inizio il 15 novembre 1914 con la pubblicazione del primo numero de << IL POPOLO D’ITALIA >>. Allora concepì un movimento politico nazionale, ispirato ai più alti ideali della Patria e alla soluzione dei problemi del popolo. Il futuro Duce del fascismo, un mese dopo, unitamente a Filippo Corridoni, Massimo Rocca e Cesare Rossi, costituì, per meglio sostenere la causa dell’intervento italiano contro l’Impero Austro-Ungarico, i Fasci d’Azione Rivoluzionari. La prima idea di fascismo nacque dunque dalla necessità d’intervenire nel primo conflitto mondiale, si maturò nel periodo bellico fra le travolgenti avanzate italiane e i gesti del più sublime degli eroismi e si manifestò, in tutta la sua poderosa vitalità nell’immediato dopo guerra, al cospetto della malafede degli alleati e della tragicamente caotica situazione.
Mussolini aveva perduto ogni speranza nella pratica effettuazione di una rivoluzione socialista, soprattutto perché i socialisti italiani, contrariamente a quanto avveniva in Germania e in Francia, dove i compagni si erano allineati con gli eserciti dei rispettivi Paesi, i socialisti italiani, dicevano, avevano dichiarato la neutralità ad oltranza deludendo le aspirazioni di Mussolini che credeva di dover sostenere la guerra perché questa sicuramente avrebbe portato alla rivoluzione sociale.
Per tale profonda convinzione sostenne energicamente, con la parola e gli scritti, l’intervento italiano. Tre mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, dopo avere invano cercato di arruolarsi volontario, venne chiamato alle armi e assegnato all’11° Bersaglieri. Combatte da buon soldato col lo stesso valoroso slancio che lo entusiasmava alla redazione del suo giornale. Invitato a frequentare il corso per ufficiali, rispose che essere soldato è il più alto grado morale. Fu di una coerenza onestà e cosciente, aveva voluto la guerra e bisognava farla.
Ferito gravemente, dopo lungo periodo ospedaliero, fu costretto a fare ritorno a Milano da dove, a mezzo del suo giornale, continuò a combattere coraggiosamente. Dopo la disfatta di Caporetto incitò l’Esercito alla riscossa e il popolo alla solidarietà. <<Il suo contributo giornalistico alla vittoria finale - scrisse un critico francese - è altrettanto poderoso quanto quello dell’Esercito Italiano>>.
Il ciclo, dunque, della formazione del Fascismo si era concluso felicemente con la vittoria dell’Esercito Italiano. Forse il Fascismo sarebbe rimasto allo stato embrionale se la situazione disastrosa interna ed esterna dell’Italia del dopoguerra non ne avessero richiesto la nascita e consentito la rapida affermazione in tutto il territorio nazionale.
Ciò avvenne per una doppia ragione, l’una subordinata all’altra la delusione del popolo italiano per le poco promettenti concessioni degli alleati, e la necessità di contrastare e fermare il rigurgito e il continuo irrobustirsi delle ideologie rosse che. Approfittando del malcontento diffusosi tra il popolo, fomentavano un tremendo senso di rivolta e trascinavano il paese nel caos.

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