La coerenza di Giorgio Albertazzi, merita il nostro rispetto.

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La coerenza di Giorgio Albertazzi, merita il nostro rispetto.

Messaggio  Admin il Dom 29 Mag 2016, 23:50


Giorgio Albertazzi, nato a Fiesole (FI) il 20 agosto 1923 è morto il 28 maggio 2016 a Villa Tolomei dimora della moglie, sita nella Maremma Grossetana.  

Mentre negli ambienti dello spettacolo lo ricordano come grande attore e regista, attivo per decenni sulle scene, divo televisivo e cinematografico, protagonista di letture poetiche e di sceneggiati di grande successo, noi Fascisti lo ricordiamo per la sua scelta giovanile, quando doveva scegliere fra chi distruggeva l’Italia, bombardandola dall’alto (nonostante avessero ottenuto la resa incondizionata dai badogliani) e chi difendeva il suo sacro suolo, tradito da un vile regnante  indecorosamente in fuga dopo aver determinato il brusco voltafaccia delle sue forze armate.

Spinto da un forte senso dell’onore nel settembre del 1943, Albertazzi aderì alla RSI  ricoprendo il grado di tenente nella 3° Compagnia della “Legione Tagliamento” – Guardia Nazionale Repubblicana, proveniente dalla Suola Allievi Ufficiali di Lucca, consapevole come gli altri volontari che la guerra era persa, al pari del comandante in capo Rodolfo Graziani, che riteneva non si aveva nessuna possibilità di ribaltare le sorti del conflitto. Nel 1945 (dopo la definitiva sconfitta) venne arresto con l’accusa di aver comandato, nei giorni precedenti la definitiva occupazione anglo-americana dell’Italia, un plotone di esecuzione e per collaborazionismo, trascorre due lunghi anni in un carcere militare (alle Murate di Firenze), liberato nel 1947 a seguito della amnistia pretesa dall’allora ministro della giustizia ed ex fuoruscito Palmiro Togliatti, il quale dopo aver soppesato  i crimini degli asserviti allo straniero concesse loro l’amnistia della quale usufruirono i condannati Fascisti. Albertazzi dichiarò tuttavia di essere stato prosciolto per non aver comandato alcun plotone di  esecuzione.

Come pochi, Albertazzi non ha mai rinnegato l’adesione alla Repubblica Sociale, affermando: <>, anche se la questione fu più volte argomento di polemica, ad esempio quando si doveva nominare la guida del Teatro Argentina di Roma, o quando, qualche anno prima, gli era stato revocato all’ultimo momento un incarico come docente a contrato all’Università di Torino.

Se pur attore e regista di successo per l’intera esistenza ha dovuto pagare quella sua scelta. Difendeva quella scelta dichiarando di aver compiuto la scelta della R.S.I., per RAGIONI di famiglia e di IDEALE. Nel 1989 in un intervista disse:  «Per chi come me aveva il mito non tanto del Duce ma di  Ettore Muti ucciso dai badogliani, di Italo Balbo abbattuto nel cielo della Sirte, degli eroi della Folgore disfatti a Birel Gobi, la parte legale dell’Italia, era quella. E io ho combattuto per l’Italia», altre volte spiegò: «scelsi, volutamente, la causa persa, per il piacere dell'avventura». Più tardi ulteriormente precisò: «Ho aderito alla Repubblica Sociale perché venivo da una famiglia che aveva vissuto il fascismo, e per me e altri era la scoperta di una via anticlericale e contro il re>>.

Probabilmente inconsapevole, unificava il proprio pensiero alla maggioranza dei Fascisti che erano rimasti tali, affermando più volte di non essere mai stato di destra, tanto da dire un secco ‘no’ ad Almirante che lo voleva nell’MSI.

Gli anni trascorsi in questa falsa “democrazia”  lo cambiarono profondamente al punto che lui stesso si definiva un anarchico di centro. Si avvicino ai Radicali e a Pannella, con cui manifestò per l’aborto, il divorzio e per (eutanasia) di welbyiana memoria, e trascorrendo in più di un’occasione a fianco di Pannella interminabili dirette notturne a Radio Radicale, generosamente e disinteressatamente.
Restò comunque un anticomunista, nel 1996 accetto di candidarsi alla Camera nel collegio di Tradate (VA) nella coalizione di centrodestra ottenendo il 31% dei voti, non sufficiente per la sua elezione a deputato. In seguito accetto di buon grado la carica di direttore artistico del “Magna Grecia Teatro Festiva”, che la giunta di centrodestra della Regione Calabria gli volle conferire. Alle politiche del 2013 votò Grillo senza mai conoscerlo, ravvedendosi disse ai microfoni di Radio Due: “gli voglio bene a prescindere, ma non so se lo voterei ancora, ha perso quello smalto iniziale”.
Nel suo libro “Un perdente di successo” Albertazzi racconta di essere andato a un passo sia dal finire fucilato sia dal far parte di un plotone di esecuzione”.

Anche se, come detto, in molte occasioni ha subito le discriminanti azioni degli antifascisti, fortunatamente l’Italia ha potuto per 71anni  godere delle sue appassionanti interpretazioni.  Per questi suoi trascorsi, al saluto di quanti gli vogliono bene, uniamo il nostro Cameratesco GRIDO, GIORGI ALBERTAZZI PRESENTE!!!

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