GLI 80 ANNI DEI PATTI LATERANENSI

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GLI 80 ANNI DEI PATTI LATERANENSI

Messaggio  Admin il Mar 10 Feb 2009, 23:36



11 febbraio 1929 -11 febbraio 2009

Benito Mussolini, l’uomo della provvidenza, ottant'anni fa, volle recuperare le relazioni con la Chiese di Roma, Stato e Chiesa decidevano di essere «ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani».

Era l'11 febbraio del 1929 quando la Chiesa e lo Stato firmarono i Patti Lateranensi un documento fondamentale per le relazioni tra Italia e Vaticano. Una correlazione difficile, specie per quanto atteneva il ruolo dottrinale delle giovani generazioni , ruolo che il fascismo non poteva delegare ad altri.
La diplomazia vaticana ai tempi dei Patti lateranensi stringere un'intesa con Mussolini perché pensava (sbagliando) di garantirsi «quel tanto di corpo che basta per tenersi unita l'anima».

Dopo la revisione del Concordato del 1984 voluta dal “corruttore” Bettino Craxi il Vaticano ha scelto la via di un rapporto quotidiano, quasi personale, con gli uomini di Stato, una linea che gli consente uno spazio nel dibattito politico che ha pochi eguali nel mondo.

Nell’occasione della ricorrenza nell'ambasciata italiana presso la Santa Sede, come di consueto verranno ricevuti il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio.
Il cardinale Bertone, segretario di Stato vaticano incontrerà guardandoli negli occhi Napolitano e Berlusconi, senza alcun dubbio il più gradito dei due sarà “l’incapace” Capo del Governo, considerata la posizione assunta sul caso Inglaro, mentre, il comunista Napolitano, lo sappiamo, rifiutò di mettere la sua firma sotto al decreto che avrebbe accelerato i tempi della legge che molto probabilmente avrebbe tenuto ancora, chissà per quanti anni, in vita Eluana.


Noi fascisti ci ribelliamo alla debolezza dei governi che si sono succeduti in questi anni. Con l’avvento della democrazia capitalista il Vaticano si è sostituito allo Stato in molti campi, per questo può permettersi di lanciare la sfida sull’Osservatore romano, che oggi scrive «La collaborazione non è un obbiettivo che si raggiunge una volta per tutte è, un programma chiamato a svolgersi nel tempo, con continuità ma pure con quella mutevolezza di contenuti concreti che è, necessariamente, determinata dal volgere delle stagioni e dal mutare delle esigenze».
Che oggi si chiamano - ricorda il quotidiano vaticano - «l'emergenza educativa, la condizione degli anziani, le immigrazioni, la disoccupazione, le nuove povertà, la caduta dell'etica nell'economia e nella vita pubblica».

Gli obbiettivi richiamati dall’Osservatore Romano debbono restare in capo allo Stato senza alcuna possibilità di deroghe, se il Vaticano non vi rinuncia è meglio per il popolo italiano chiudere, dopo ottant’anni, l’esperienza Concordataria.

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