L’arrogante Matteo, ha lasciato il Governo, dopo aver causato tanti guai, specie nel sociale.

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L’arrogante Matteo, ha lasciato il Governo, dopo aver causato tanti guai, specie nel sociale.

Messaggio  Admin il Dom 11 Dic 2016, 23:26


La falsa “democrazia” ancora una volta ha dimostrato com’è facile raggirare il Popolo, rendendolo gregge.
Il governo ha incitato gli elettori a recarsi alle urne, con centinaia di migliaia di spot, su giornali, riviste, radio, televisioni, telefoni e web, ritenendo a torto, che l’alta affluenza avrebbe dato forza al Si, nel voto referendario del 4 dicembre 2016, convinzione del tutto disillusa dagli elettori, considerato che ha vinto il No. Un No al mal governo di Matteo Renzi, ancor prima che al dettato referendario.

Un voto contro l’ex democristiano, con la mania delle mance, che irresponsabilmente ha iscritto il sinistro partito che rappresenta al PSE, (Partito del Socialismo Europeo), iscrizione che gli ex segretari comunisti avevano rimandato per anni. Lo ha fatto (il 27 febbraio 2014), poco prima del voto europeo, un voto che ha allontanato l’unità del Popolo e con essa l’appartenenza nazionale.
L’obiettivo del rottamatore, era quella di promuovere e rafforzare la vecchia utopica socialista del 1848, che ha spinto i popoli di intere nazioni  alla povertà e alla disperazione, sottomessi all’arroganza di autorità che non avevano rinunciato ad enunciare il valore nazionale.  

Del resto - l’Ebreo - Carlo Marx aveva detto, è vero che i lavoratori non hanno patria; ma, nella constatazione del socialista tedesco, era implicita l’affermazione che i proletari insieme con la propria emancipazione economica, dovessero conquistarsi una coscienza nazionale e quindi una patria.
Il teorico, il pensatore, come può accettare per risultato dei suoi studi e dei suoi convincimenti sociali, quello che è il semplice stato d’animo del più analfabeta, del più refrattario fra i lavoratori?
Con ciò sarebbe evidentemente annullata la funzione del pensiero umano che ha appunto il compito di risalire dai fatti particolari, dai moti istintivi, a concetti più ampi e più fecondi di idealità.

Il selvaggio atterra l’albero per cibarsi dei frutti, ma il più ignorante dei nostri agricoltori pensa ed agisce in modo diverso. Questa differenza, questo sviluppo mentale, non sono privi di benefici effetti sui destini della società in genere.

Con l’andar del tempo e col maturarsi delle condizioni civili, l’istinto cede il posto alla ragione; la negazione prende il posto l’idealità; la sintesi riassorbe e supera l’analisi, in tutti i fatti complicati della vita e della storia. A questo è legato l’insuccesso di due, dei tre referendum costituzionali, è la fine della centralità socialista che ha abbandonato o perso il controllo di quelle che gli stessi definivano classe (inferiore) operaia. La truffa democratica che, divideva le componenti  Popolari in borghesi e proletari, trasformatosi negli ultimi anni in ricchi e poveri, con l’accentuazione della divisione della Nazione.

Questa divisione è rinata contemporaneamente alla redazione dell’ignobile Costituzione, imposta alla nostra nazione l’attuale, falsa, “democrazia”.
Questi  i risultati referendari
  
che hanno sconfessato le scelte fatte dai politicanti, i quali non hanno mai inteso attuare un vero rinnovamento sociale. Anche se si deve ritenere che, qualunque trasformazione sociale – anche la più ardita – non può trasgredire a quelle che sono le leggi fondamentali che regolano e determinano le azioni umane.

Queste riguardano sopratutto il fondamento morale richiamato in ciascuno di noi.

Più di una volta gli uomini, nella affermazione e nella propaganda delle loro teorie sociali – hanno trascurato tale principio fondamentale.
Ma il risultato è stato manchevole. In passato era  infatti comodo saltare d’un tratto ogni riferimento logico e sentimentale alla realtà sociale. Ma questa poi non tardava a riprendere il sopravvento, sotto un nuovo aspetto.
Senza riferirci a teorie e a principi sociali, troppo sorpassati dalla storia, possiamo esaminare le varie correnti, in specie quelle del socialiberalismo moderno e le varie fasi da esso attraversate in questi ultimi anni. Per socialiberalismo moderno intendiamo il complesso di teorie che dopo il crollo dell’URSS, hanno preteso di ricostruire la società attraverso la globalizzazione,  spingendo a una massiccia immigrazione, con l’imposizione di un unico obbiettivo; la multiculturalità.

Un fenomeno che gli studiosi di fenomeni sociali stanno accompagnando attraverso  un movimento ascensionale delle masse popolari.
Anche se questo fenomeno e questo periodo storico, abbracciano molte scuole e molte tendenze, le quali tutte hanno avuto un’influenza più o meno grande sullo svolgersi degli avvenimenti sociali, di questo e del secolo scorso.
L’aspirazione a trasformare radicalmente la società per erigerla su nuove basi economiche, politiche, giuridiche, morali; si è fatta sempre più viva, dopo la fine del regime borghese, nato sulle rovine dell’epoca feudale, tramutatosi in regime capitalistico.

E’ necessario far notare il fallimento della ideologia socialista in mezzo al popolo lavoratore, coincidente al secolo scorso, oggi, divenuta una formula semplicistiche di negazione assoluta degli elementi fondamentali che nella società rivestono. Scordando che la classe operaia, ha perso  l’influsso di un bisogno di liberazione. Celare che le ideologie sopravvivono tutt’oggi dimostra l’incapacità di comprendere, nel suo insieme e nei suoi aspetti particolari anche il complesso problema sociale.
Aver sentito al bisogno di distacco da certe forme tradizionali del pensiero dominante (ideologie della società borghese) ha svuotato la mentalità operaia, procedendo in modo spicciativo e naturalmente empirico, nella condanna al regime borghese, che nel contempo è divenuto capitalistico – finanziario.  
Esaminando attentamente il processo di formazioni dei concetti di emancipazione politica, ci si accorge che le classi lavoratrici hanno perso ogni forma di difesa dei loro interessi sul terreno dell’azione economica; cioè, non hanno più la forza di  considerarsi una classe distinta, avente interessi antagonistici con la classe capitalistico – finanziaria.  Nonostante tutto la classe lavoratrice crede empiricamente che tutti i mali e tutte le ingiustizie sociali derivano dal riconoscimento degli elementi su espressi. Procedendo quindi di conseguenze, si abbandonano a un’opera di pura negazione istintiva di questi principi. Specie – dopo essersi messi nelle mani di facili teorizzatori –  i quali non permettono più esprime a riguardo nessun elemento essenziale e fondamentale, costitutivo della civiltà umana: patria, famiglia, proprietà, religione.

Ancora oggi il sentimento di patria si contrappone a loro, in quanto, questo sentimento costringerebbe in certo modo i lavoratori a interessarsi dello sviluppo economico e civile della  nazione.  – Ebbene, per non far muovere i lavoratori nell’ambito delle idealità tradizionali e fondamentali, per operare recisamente il distacco profondo fra essi e i ceti dominanti e le loro relative ideologie; l’utopia  socialista da sempre dichiara abolito il sentimento di patria, condannato perché deleterio agli interessi operai, considerato come d’ostacolo alla formazione di una coscienza di classe. Al letamaio di tutti i vessilli nazionali.

E’ utile qui rilevare che tali affermazioni – anziché essere frutto di uno sviluppo mentale e culturale, capace di allargare il concetto di patria e di inserirlo nel concetto di umanità – altro non sono che il risultato di un bisogno istintivo esistente nella mentalità delle folle. E questo bisogno istintivo non è naturalmente dettato da ragioni di superiore civiltà ma nasce da un semplice istinto egoistico di negazione.
Infatti, l’allargamento di un concetto ristretto e particolare, non porta mai all’annullamento di esso. Se cosi non fosse, coloro che per sviluppo etico di coscienza, sono portati ad amare più profondamente i propri simili; per questo fatto ameranno meno i propri figli, i propri genitori, i propri congiunti? Oh, no. L’amore è  un sentimento che non perde la propria potenza, abbracciando un  numero sempre maggiore di cuori. Anzi si verifica il fenomeno opposto. Chi più ama – di un amore sano – i componenti della propria famiglia, del proprio paese, dalla propria patria, più è disposto ad amare gli altri. L’amore è dunque un sentimento che non si uccide, che non si misura, che non si attenua per il fatto che lo si estende, dal proprio tetto all’intera famiglia umana.

Certi teorici dell’utopia  socialista, di vecchia e di nuova maniera, quantunque la pensino, forse diversamente; per ragione di facile successo personale, lasciano che i lavoratori disprezzino ogni sentimento di patria, di religione ecc. fanatizzandoli in un cieco egoismo che non eleva i cuori e le intelligenze.
Data quest’impostazione artificiosa del complesso problema sociale, è naturale quindi che i socialisti, nelle assemblee e nella lettura spicciola dei programmi approdino alla fortuna del successo pronunciando parola più grosse, che esprimono i giudizi più avventati contro l’odiata società che vi si contrappone. Si comprende anche come in questi sistemi la famosa elevazione morale del proletariato è stata del tutto abbandonata. Tanto più che i più esaltati i più feroci <> come l’esperienza c’insegna – esauriscono ben presto il fuoco del loro furore  cieco, settario e fanatico, in atteggiamento più <> o addirittura in clamorosi abbandoni della politica militante nella quale portano soltanto la frenesia di una vanità insoddisfatta, non il calore di una fede sinceramente sentita.

Il fallimento dell’utopia socialista deriva  – a torto – dal ritenere che, quanto più una  teoria sociale fosse avanzata, quando più faceva tabula rasa delle costruzioni logiche e sentimentali relative al sistema sociale dominante. Forma di pensiero quanto mai arbitraria ed astratta.
Se il presente è figlio del passato e padre dell’avvenire, non si comprende perché gli sforzi di coloro che tendono a rinnovare la società non debbano essere intesi a sviluppare, a far progredire, a modificare gli elementi fondamentali della società medesima, anziché negarli aprioristicamente, sol perché questa condizione è resa più facile dalla indistinta ed informe mentalità delle masse.

Siamo certi che, con l’andar del tempo e col maturarsi delle condizioni civili, l’istinto cede il posto alla ragione; l’idealità prende il posto della negazione; la sintesi riassorbe e supera l’analisi, in tutti i fatti complicati della vita e della storia.

Per questo invitiamo i nostri  Camerati a riallacciare un Fascio di proposte e di scontro, per giungere alla riscrittura della Costituzione, attraverso l’elezione (con voto proporzionale) di un’assemblea costituente, consci del fatto che ogni regime, nel tempo aumenta sempre più il numero dei suoi nemici attivi e passivi, anche grazie alle sue trasformazioni esteriori e secondarie.

Se sappiamo dare  voce al Popolo nulla resisterà all’istinto latente di ribellione, al suo prepotente bisogno di liberazione.
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