Da Mosca a Pescara: manifestazioni non autorizzate.

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Da Mosca a Pescara: manifestazioni non autorizzate.

Messaggio  Admin il Mar 28 Mar 2017, 22:59


26 marzo 2017, Manifestazione non autorizzata in Russia.

30 agosto 2015, Manifestazione non autorizzata in Italia.

L’Unione Europea sente la puzza della lontana Russia e non quella di casa propria.
La falsa “democrazia” occidentale sbraita contro il potere russo che a vinto libere elezione, il quale il 26 marzo 2017, non ha permesso che a Mosca e in altre città della Russia si svolgessero manifestazioni indette da Alexiei Navalny, blogger anti-Putin, già indagato per appropriazione indebita nel caso Kirovles.

Nel 2013 era stato condannato a cinque anni di reclusione ma, come accade con la Corte di Cassazione italiana, il mese scorso la Corte Suprema russa ha annullato la condanna e ordinando un nuovo processo presso il tribunale di Kirov.
Navalny, ottenuto il rinvio (spera che i giudici di Kirov si comportino come quelli italiani, i quali dopo il rinvio accompagnano i politici corrotti alla prescrizione), ha annunciato che presenterà la sua candidatura alle presidenziali del prossimo anno. Finanziato da ONG occidentali, ha cominciato ad aprire proprie sedi elettorali in diverse città russe, le stesse città, dove il 26 marzo 2017 sono state indette le manifestazioni dallo slogan: “manifestazione, anticorruzione”.

Manifestazioni non autorizzate, che a Mosca, hanno portato a tafferugli (contro le forze di polizia) e di conseguenza a fermi. Navalny è stato fermato insieme a qualche centinaio di dimostranti, sia per le violenze sia per aver organizzato le manifestazioni non autorizzate, con queste accuse l’indomani è comparso davanti ai giudici del tribunale Tverskoi di Mosca. Secondo l’avvocato Olga Mikhailova, Navalny è accusato dell’organizzazione di un’azione di massa che ha causato la violazione dell’ordine pubblico e rischia fino a 15 giorni di arresto amministrativo.

Il giudice l’ha condannato, proprio, a 15 giorni di carcere e ad una multa, pari a 330 euro.
Il terribile regime putiniano ha persino permesso all’avvocato quarantenne Alexiei Navalny, di postare un selfie di se stesso dal tribunale, supportata dalla scritta: "Verrà il giorno che noi giudicheremo loro".
La sera del 26 marzo i governi occidentali si sono premurati a condannare il fermo di Navalny.
- L’americana Mark Toner, portavoce del dipartimento di Stato ha affermato che gli USA: "condannano fermamente gli arresti", e "chiedono al governo russo di rimettere subito tutti in libertà", sostenendo che "fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell'uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali".

- L’italiana Federica Mogherini, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera europea scrive in una nota: «Le operazioni della polizia nella Federazione russa per tentare di disperdere le dimostrazioni hanno portato al fermo di centinaia di cittadini, tra cui il leader dell’opposizione Alexey Navlany, impedendo l’esercizio della fondamentale libertà di espressione, associazione e assemblea pacifica, che sono diritti fondamentali previsti dalla Costituzione russa», «Facciamo appello alle autorità russe - afferma la portavoce - perché rispettino pienamente gli impegni internazionali che si sono assunti, tra cui quelli del Consiglio d’Europa e dell’ «Osce, perché rilascino senza indugio i manifestanti pacifici che sono stati arrestati”.  

- Il tedesco Steffen Seibert, portavoce del governo nella consueta conferenza stampa del lunedì giudica: "incomprensibili e preoccupanti" gli arresti. La Russia si riconosce nei diritti di manifestazione sanciti dal Consiglio d'Europa e dall'Ocse, per cui Berlino si attende che la maggior parte degli arrestati venga subito liberata.

- Il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, in visita a Mosca, nella conferenza stampa congiunta con il collega russo Sergey Lavrov, ha detto: "Nel pieno rispetto della sovranità russa e delle sue leggi, non posso che riconoscermi nella posizione espressa dall'Ue e ribadire la nostra fede nei principi di libera manifestazione del pensiero regolato dalle convenzioni internazionali".

A queste affermazioni il Cremlino ha risposto per le rime: "Quella manifestazione era una provocazione".

Dimitry Peskov, portavoce del Cremlino, respinge le critiche di Bruxelles e Washington al mittente, bollando le proteste come una "provocazione e una menzogna". Secondo quanto riportava l'agenzia di stampa statale Tass, Dimitry Peskov, ha detto - "Non possiamo essere d'accordo con questo appello -, in questo caso non possiamo prenderlo in considerazione", "Gli obblighi del Consiglio d'Europa non indicano la necessità di infrangere le proprie leggi".
Riferendosi alla presenza di giovani tra i manifestanti, Peskov ha dichiarato che le autorità russe non possono: "trattare con rispetto coloro che coscientemente hanno provocato confusione tra i minorenni facendo richiami e promettendo qualche ricompensa per partecipare a un'azione non autorizzata in un luogo non concordato, mettendo quindi in pericolo la sicurezza e la vita stessa di questi bambini precisando, le accuse del governo si baserebbero "su dei fatti" sottolineato, che le forze di polizia si sono comportate in modo "assolutamente corretto, altamente professionale e legale". "Il Cremlino - ha affermato Peskov - rispetta la posizione civica delle persone e rispetta il diritto a esprimere tale posizione, ma con rispetto noi trattiamo i casi in cui questa posizione civica viene espressa nel modo previsto dalla legge vigente e nei luoghi concordati secondo le nostre leggi, non possiamo dimostrare lo stesso rispetto per quelli che coscientemente confondono le persone e per quelli che lo hanno fatto provocando azioni illegali".

Indirettamente a dare ragione a Peskov, è lo stesso Alexiei Navalny, il quale  "ha palesemente mentito" dicendo che si trattava di manifestazioni "legali",e scrivendo al Washington Post via  Facebook, con queste manifestazioni:  "La nostra richiesta di permettermi di candidarmi ha acquistato ancora più autorità”.

Le “democrazie” occidentali, pretendono che i loro ideali siano rispettati al di fuori dell’occidente, nulla fanno se le stesse presunte violazioni sono perpetrate in Europa, un’ Europa asservita al potere degli USA.
Quanti occidentali sanno che in Italia dei giovani sono condannati a pesanti pene per aver salutato romanamente. Quanti occidentali sanno che una Questura ha più volte impedito lo svolgimento di una manifestazione che aveva il proposito di chiedere legalità.  

È accaduto a Pescara, dove la Questura ha continuato a  negare il diritto di manifestare a FN, la quale intendeva protestare sul mancato sgombero del mercato etnico, relativo ad una ordinanza mai attuata, il 30 agosto 2015, FN Pescara parte dal Ponte del Mare e arriva davanti al Comune, un corteo, (all’opposto di Mosca) pacifico dall’inizio alla fine seppur non autorizzato.

Le forze di polizia, intervenute, denunciavano Marco Forconi, leader di FN Abruzzo, il quale il 20 maggio 2016 riceveva un decreto penale di condanna emesso dal PM, un procedimento, disciplinato dagli artt. 459 del c.p.p. e ss., caratterizzato dall’assenza del contraddittorio. In questo caso, a differenza del giudizio di condanna emessa nella poco democratica città di Mosca nei confronti di Navalny, a mancare oltre all’udienza preliminare e anche la fase dibattimentale.  

Per questa condanna, la falsa “democrazia” occidentale non ha trovato nulla da dire!

A parlare è Marco Forconi, il quale dice: "A prescindere dal fatto che per anni oramai ci è preclusa il sacrosanto diritto di manifestare come tutti i partiti in ogni piazza per imprecisati motivi di ordine pubblico (legati non ad atteggiamenti facinorosi dei militanti di Forza Nuova ma a contromanifestazioni di compagini politicamente antagoniste), e da qui la decisione di attuare un corteo non autorizzato in segno di protesta, c'è comunque davvero qualcosa di strano se ciò avviene a distanza di qualche giorno dallo sgombero del mercato irregolare. Un "fumus persecutionis" che trovo intollerabile verso la mia persona (6 processi subiti e altri 7 ancora da affrontare) e che mi spinge ad una estrema forma di protesta: scegliere la pena di 10 giorni di carcere, e 400 euro di multa anziché pagare 2.900 euro", “il sistema continua a difendersi come può e lo fa con le sue armi migliori o peggiori, ha dichiarato Forconi che auspica che la sua scelta possa essere un esempio per smuovere la coscienza dei cittadini che chiedono legalità.

Quanti sono i politici che vanno fieri di una condanna, considerandola una medaglia all'impegno civile e sociale?". Il corteo era abusivo, nulla di più vero. Abusivo ma pacifico, abusivo perché la questura continuava a negare il permesso, abusivo ma pubblicato su quotidiani britannici e svedesi per la bellezza, abusivo ma vittorioso perché a distanza di 9 mesi  i manifestanti hanno avuto ragione, anche se Marco Forconi è stato condannato il giorno stesso dello sgombero.  

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