Con la morte di Francesco Fatica la comunità Fascista ha perso un altro Camerata che non hanno tradito.

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Con la morte di Francesco Fatica la comunità Fascista ha perso un altro Camerata che non hanno tradito.

Messaggio  Admin il Sab 09 Set 2017, 20:23


Francesco (Ciccio per i Camerati napoletani), è tornato al Padre.
È morto alla veneranda età di 92 anni la mattina dell'uno settembre 2017, all’Ospedale Cardarelli. Le esequie, alle quali hanno partecipato Camerati di tutte le generazioni, si sono svolte il giorno dopo nella cappella dello stesso nosocomio napoletano.

Ciccio: «È stato sempre un riferimento importante per i Camerati napoletani, una mitica figura per i giovani militanti degli anni ’60 e 70. fu uno dei “famosi 88” che parteciparono alla lotta clandestina contro l'esercito invasore>>.
Un mito vivente, simbolo di integrità morale.

Ciccio Fatica, fu un veterano che, non si è mai fermato nel trasmettere la fiaccola del cameratismo alle nuove generazioni. Quanti vissero le attività della sezione missina Avvocata lo ricordano, come punto di riferimento. Lui ai  giovani amava ripetere: “Seguite le vostre idee più che le vostre convenienze”. Una frase che ha incarnato per tutta la sua vita.

Francesco, vantava una prolifica attività di storico e di documentarista.
Dopo aver chiesto ad altri, che avevano vissuto come lui la lotta Fascista clandestina di raccogliere documenti, senza ottenerne un’adeguata risposta, decise di fondare l'Isses (Istituto di Studi Storici Economici e Sociali), alla presentazione del nuovo Istituto  Ciccio disse: <
L’ultimo intervento pubblico Ciccio Fatica, lo ha fatto il 19 luglio 2017 in  occasione della presentazione del libro “Il Fascismo clandestino nell’Italia meridionale”. Fatica, raccontò con le toccanti righe sottostanti il suo destino di guerriero controcorrente.

«Ringrazio per il vostro invito e mi scuso se le mie condizioni fisiche, dovute alla grande età, non mi consentono di essere qui tra voi.
Alessandro Raffone ha approfondito in modo appassionato ed esauriente una pagina di storia che è stata per tanto tempo volutamente dimenticata.
Non posso aggiungere altro ad una trattazione cosi approfondita.
Voglio solo portare qualche personale ricordo di quegli anni oramai cosi lontani.
Avevo solo 15 anni quando, sfollato da Napoli con la mia famiglia a Sant’Onofrio, un piccolo paese vicino a quella che ora si chiama Lamezia Terme, il 9 luglio 1940 sentii in lontananza il fragore e il lampo dei cannoni della battaglia di Punta Stilo che si svolgeva in mare nello Ionio.
Ero allora un avanguardista marinaretto, orgoglioso della sua bianca divisa e della sua fede Fascista e tremavo di gioia sentendo che finalmente si combatteva.
Dai tempi di Napoleone il Mediterraneo era stato considerato un lago britannico ed ora la nostra Flotta si scontrava con il nemico di sempre…
Fu una battaglia senza vincitori né vinti ma io e tanti pensavamo che fosse l’inizio della riscossa.
Poi ci furono le illusioni e le delusioni. Le sorti della guerra cambiarono ma non il mio entusiasmo per quella che ritenevo una giusta causa.
Ci fu alla fine lo sbarco alleato in Sicilia il 10 luglio 1943 e poi il tradimento del 25 luglio, ma io ero lì deciso a fare il mio dovere.
Il 4 settembre 1943 ero alla stazione ferroviaria di Vibo Valentia per prendere il treno che doveva portami a Venezia dove volevo frequentare l’Accademia Navale per diventare Ufficiale di Marina. (A causa della guerra l’Accademia si era trasferita da Livorno a Venezia). Ero lì con la mia valigia ma attesi invano… il treno non partì mai.
Dopo aver compiuto il 17 agosto la conquista della Sicilia i nostri nemici erano sbarcati in Calabria con una operazione anfibia che venne poi soprannominata dagli inglesi “la regata dello stretto di Messina” in quanto le truppe costiere italiane e la loro artiglieria si arresero dopo aver sparato pochi colpi.
A noi giovani, che niente sapevamo delle trattative di resa e dell’armistizio già firmato a Cassibile il giorno prima, il 3 settembre, e che vivevamo ancora nell‘illusione de “la guerra continua” queste notizie ci gettarono in un profondo sconforto. Solo dopo qualche giorno avemmo notizia che, ad armistizio oramai proclamato, a Zillastro, non lontano da Sant’Onofrio l‘otto settembre il III e l’IX battaglione del 185° reggimento paracadutisti della Divisione Nembo avevano ingaggiato una strenua battaglia contro i canadesi.
In 400 contro 5.000 si coprirono di gloria e proseguirono poi la lotta contro gli alleati invasori a fianco dei Tedeschi. Allora, pensammo che non era tutto perduto e che l’onore d’Italia si poteva ancora riscattare.
Cosi io e tanti altri giovani si ribellarono agli alleati invasori e cominciarono quella resistenza che Alessandro Raffone ha descritto così bene nel suo volume “Il Fascismo clandestino nell’Italia meridionale”.
Purtroppo il nostro entusiasmo fu presto spento e finii in galera prima a Catanzaro e poi a Napoli.
Ci sono restato due anni e due mesi finché, a guerra finita, il 22 giugno 1946 ci fu la cosiddetta amnistia Togliatti. Ma per me non finì subito. La mia famiglia, a prezzo di grandi sacrifici, mi aveva affidato ad un avvocato, già allora famoso, il quale si dimenticò di chiedere per me l’applicazione dell’amnistia.
Restai ancora a Poggioreale per qualche settimana finché un Camerata avvocato presentò il ricorso e tornai libero. Il mio avvocato, che avrebbe dovuto difendermi, si chiamava Giovanni Leone, (Poi, Presidente della Repubblica dal 29/12/1971 al 15/06/1978). Voglio solo aggiungere che a tanti tanti anni di distanza da quegli avvenimenti dico ancora che abbiamo fatto bene e che nella lotta del sangue contro l’oro eravamo dalla parte giusta».

Grazie Ciccio,  “Liberapresenza” per la tua indifferibile Fede, si unisce  ai tanti che in queste ore sul web e sui social network esprimono il proprio cordoglio. Ricordandoti come l'ultimo di quei ragazzi che a partire dell'otto settembre si ribellarono, e seppur giovanissimi con estremo coraggio  operarono azioni di guerra e sabotaggio dietro le linee angloamericane.
FRANCESCO FATICA, SEMPRE PRESENTE!
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