GIOLITTI E IL GOVERNO INERTE

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GIOLITTI E IL GOVERNO INERTE

Messaggio  Admin il Sab 27 Set 2008, 11:24

Gli scioperi e le agitazioni sindacali paralizzavano sempre più la vita economica della Nazione:
1871 scioperi che provocarono centoquarantacinque morti e quattrocentoquarantaquattro feriti in conflitto con la polizia, nel 1919; 2070 nel 1920 con perdite enormi per l’economia italiana in fallimento.
I reduci e i disoccupati cercavano invano un lavoro. Il caos e l’anarchia regnavano sovrani. Il disordine si impossessava delle strade, delle ferrovie, delle poste, degli uffici pubblici, mentre il boicottaggio, le invasioni di terre, i sabotaggi nelle industrie, gli scioperi a catene polverizzavano le ricchezze del lavoro a esclusivo beneficio degli odi e dei rancori che lastricavano la via alla marcia bolscevica.
Più di una volta le forze dell’ordine, o perché attratte dal fascino del disordine o per paura, collaborano coi sovversivi procurando loro il mezzo di caricare la merce rubata.
In compenso i ferrovieri si rifiutarono di trasportare truppe, guardie regie, munizioni e tutto quanto poteva servire per cercare di ristabilire l’autorità dello Stato. A Torino la studente Pierino del Piano, figlio di un mutilato di guerra, sfidato a gridare << Viva l’Italia >>da un gruppo di sovversivi, veniva freddato prima ancora di finire di pronunziare la frase. A Mantova, per vendetta, alcuni sovversivi disotterravano la salma della contessina Arrivabene, morta due giorni prima, e la facevano a pezzi. Ad abbadia San Salvatore, un gruppo di socialisti aggredivano una processione religiosa e sulla porta della chiesa uccidevano il frate Angelico Gabassi, un carabiniere, due vecchie e un bambino. A Scopa, durante una festa di Natale, alcuni socialisti, dopo aver cantato gli inni marxisti nel corso di una processione religiosa, al canto Bandiera rossa irrompevano in Chiesa e la trasformavano in sala da ballo, poi, a conclusione della sarabanda, in una crudele farsa parodiavano il processo a Cristo gridando <<A morte, a morte >>. Ad Angola i leghisti reclamavano di essere sbattezzati dal parroco. Durante le occupazioni delle fabbriche che si susseguivano a ritmo spaventoso nelle città d’Italia, i socialcomunisti scassinavano le cassaforte appropriandosi del contenuto in favore del partito, trasformavano gli edifici in fortezze, accatastavano armi di tutti i tipi, sequestravano ingegneri e tecnici che lasciavano giudicare da improvvisati tribunali del popolo,eseguivano condanne capitali contro Mario Sanzini, Costantino Scimola e decine di altri innocenti, Si viveva in pieno clima di rivoluzione, di giorno e di notte si sparava per le stradee i cadaverici ufficiali, soldati, carabinieri, cittadini a accatastavano nel risentimento del popolo. E lo Stato interveniva tanto debolmente da dare l’esatta misura della sua inefficienza. Intanto la predicazione marxista del disordine e della insubordinazione si estendeva all’esercito e alla marina con effetti disastrosissimi. Alla richiesta di aiuto del Generale Piacentini, comandante di una eroica guarnigione di stanza a Valona, guarnigione che andava decimandosi resistendo tenacemente agli attacchi degli insorti,Bonomi, ministro della guerra nel Governo Giolitti, telegrafava: << Condizioni interne del Paese non consentono prelevamenti truppe per Albania stop tentativi invio rinforzi provocherebbero scioperi generali dimostrazioni popolari con grave nocumento della stessa compagine dell’esercito che occorre no mettere a dura prova >>. I marinai che dovevano effettuare il trasporto delle truppe di soccorso si erano messi in sciopero, mentre i bersaglieri che costituivano la truppa, capeggiati da elementi socialisti, si erano ammutinati e. armi in pugno, avevano occupato alcuni forti e il porto della città.

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