Marzo 2009 Fini spegne la Fiamma

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Marzo 2009 Fini spegne la Fiamma

Messaggio  Admin il Mar 31 Mar 2009, 07:22



Ci siamo, per volontà di alcuni individui (Fini, La Russa, Alemanno, Matteioli e ecc.) il 22 marzo ’09, si spegne la FIAMMA, dopo 63 anni di vita politica finalizzati alla restaurazione dell’autorità dello Stato ed all’elaborazione di un progetto di civiltà per l’Italia e l’Europa.
In estrema sintesi è stato questo il ruolo che la Fiamma ha svolto dall’immediato dopoguerra ai tempi nostri.
Nell’adempimento dignitoso e coerente del compito che si era prefisso la FIAMMA è diventata, nel corso di una lunga e sperimentata militanza in difesa dei valori civili, tradizionali, storici e politici italiani, un elemento di equilibrio dell’intero nostro vigente sistema, protagonista, come tale, di importanti battaglie politiche, a pieno titolo inserita nella società civile della quale ha interpretato istanza, umori, valori, interresi e prospettive. Un bilancio, dunque assai lusinghiero che neppure gli avversari più accaniti contestano.
La Fiamma, a più di 63 anni dalla sua nascita, era dunque intimamente partecipe della realtà italiana ed europea. Ma come i fatti eloquentemente dimostrano. Era anche protagonista dello sviluppo civile della comunità nazionale essendo essa (almeno per i militanti) l’incarnazione dei più autentici valori nazional-popolari italiani.
La vocazione di un gruppo di uomini che nelle proprie carni aveva vissuto l’onta della sconfitta militare dell’Italia e del Europa, offri, 63 anni fa l’occasione per la ricomposizione di un “Fronte degli Italiani” che, al di là degli odii di parte, vedeva nell’unità nazionale il bene comune da proporre alle generazioni del dopoguerra, nella riscoperta di una pacificazione che valesse ad amalgamare tutti gli uomini di buona volontà nello sforzo unanime di ridare un volto all’Italia e di ricomporre le macerie provocate da una dolorosa e lunga guerra civile.
Cosi nasceva la Fiamma: essa costituiva il punto d’arrivo degli entusiasmi generosi e fattivi di una parte del <<fronte dei vinti>>.
Fin dai primi mesi del 1946, la Penisola pullulava di gruppi e gruppuscoli che nell’ansia di superare lo spirito di fazione si erano dati alla riorganizzazione, o alla diffusione, del sentimento nazionale attraverso pubblicazioni che oggi fanno parte a buon diritto della nostra storia collettiva. Giornali come << Ratapian >>, <<Rosso e Nero>>, << Centomila>>, << La più bella pagina>>, dissociandosi dal << cinismo qualunquista>>, cercavano faticosamente una precisazione ideologica ed ideale del proprio esistere fra le rovine, una collocazione esistenziale e politica, nonostante e contro la sconfitta.

Nel 1970, la Fiamma giunse al primo e vero successo elettorale, questo successo spinse la segreteria Almirante a dare spazio agli uomini dell’ormai (elettoralmente) scomparso PDIUM, si aggiunse alla Fiamma la scritta Destra Nazionale.
“La stessa Destra Nazionale a cui più volte si era richiamato Benito Mussolini”.
Il 7 maggio ’72 quel simbolo fu votato dal 8,7% degli Italiani. Quel risultato e l’affluenza di altri settori politici e soprattutto l’unificazione del PDIUM con la FIAMMA non ha sconvolto la primaria identità della FIAMMA, restando fermo il principio dell’alternativa al sistema è l’alternativa corporativa, illuminata da una concezione spiritualistica della vita che, riconoscendo i valori etici dello stato, non tende ad identificarlo nelle categorie, ma al contrario, esalta, nel conseguimento armonioso della giustizia sociale, tutti i valori della personalità umana che si esprime nel lavoro, nello studio, nella ricerca, nella produzione, nella vita quotidiana.

Mentre i partiti di governo, coinvolti in moltissimi scandali, subivano sconfitte sempre più pesanti, la FIAMMA conseguiva altri successi.
Il 13 dicembre 1992, nelle elezioni comunali di Reggio Calabria, raggiunse il 16 per cento dei voti; nel giugno 1993 nelle prime elezioni dirette di sindaci, conquistando le amministrazioni di alcuni comuni di oltre 15.000 abitanti; nel novembre-dicembre 1993 un'altra tornata di elezioni amministrative, che riguardava anche città come Roma e Napoli, fu l'occasione senza precedenti per affermarsi sulla scena politica come il naturale successore dei partiti moderati di governo ormai in via di sparizione.

Gianfranco Fini si candidò alla carica di sindaco di Roma, e Alessandra Mussolini alla carica di sindaco di Napoli, per dare la massima visibilità possibile alla presenza missina. I risultati furono estremamente favorevoli alla FIAMMA, la quale da sola ottenne a Roma nel primo turno elettorale (21 novembre) il 35,8 per cento dei voti e nel turno di ballottaggio (5 dicembre) il 46,9 per cento, mentre ottenne a Napoli rispettivamente il 31,1 e il 44,4 per cento; la FIAMMA del MSI-DN divenne il primo partito delle due maggiori città dell'Italia centro-meridionale e conquistava le amministrazioni comunali di Latina, Chieti, Benevento e Caltanissetta.

Quel successo portò molti componenti dei partiti dell’ormai morente “Arco costituzionale” a chiedere l’ingresso nella FIAMMA.
Gianfranco Fini a differenza di Almirante, spalancando le porte della Fiamma,dava inizio al tradimento, l'11 dicembre ’93, preannuncia la fondazione di "una grande 'Alleanza nazionale', non ideologica, priva di qualsiasi nostalgia restauratrice, (scordando il motto “non restaurare e non rinnegare” ) aperta alla società civile, in perfetta sintonia con i grandi valori della cultura occidentale".

La Fiamma ritornata a vincere e proprio quelle vittorie la condannavano a perire.

Berlusconi intenzionato ad entrare in politica, per difendere le proprie imprese (Fininvest S.p.A.), e mettere a posto i problemi giudiziari che lo attanagliano, comprende le potenzialità che la Fiamma rappresentava ed elogia Fini (l’uomo dei tradimenti), considerato un nemico piuttosto che un avversario dalle sinistre coalizzate intorno al PDS, e temuto come pericoloso concorrente dal centro in dissoluzione, definendolo valido esponente di uno schieramento moderato.

Nelle elezioni politiche anticipate del 27 e 28 marzo, Berlusconi sceso in campo il 26 gennaio 1994 come presidente del con movimento politico “Forza Italia” e coalizzato con la “Lega Nord” che escludeva ogni possibilità d’intesa con AN di Fini. Ma il 10 febbraio AN stipulò un accordo elettorale con FI, dando vita al sud al “Polo del Buon Governo”.
Nel Nord Italia fu durissima la contrapposizione tra AN e la Lega Nord, che dominava il “Polo della Libertà”, fondato da Berlusconi e da Bossi.
In quelle elezioni il “Polo della Libertà” era presentato come coalizione politica, mentre il “Polo del Buon Governo” era presentato come una coalizione esclusivamente elettorale.
Durante la campagna elettorale volarono insulti tra Bossi e Fini.
L’alleanza di centrodestra appariva dunque fragilissima e contraddittoria, ma trionfò ugualmente.
“Alleanza Nazionale” ebbe nel Parlamento della XII legislatura ben 109 deputati e 48 senatori.

Fini ormai da anni divenuto il padre padrone della FIAMMA convoco il congresso di Fiuggi, dal 25 al 27 gennaio 1995, si svolse cosi, il XVII ed ultimo congresso nazionale del MSI, cui segui il 28 e 29 gennaio, nella stessa località, il primo congresso nazionale di AN. Il 27 gennaio Fini dichiarò sciolto il MSI, le cui componenti confluirono tutte in AN, meno la corrente di Rauti.

Da quel momento le vittorie conseguite dal costante lavoro di giovani e meno giovani al servizio degli ideali missini, vengono meno.

Per le elezioni europee del 13 giugno 1999, Fini si vede costretto a stipulare un’assurda alleanza con Mariotto Segni, fortemente ostile a Berlusconi. Entrambi subirono una sonora sconfitta.
Fini, con la coda tra le gambe, (non sarà l’unica) tornò da Berlusconi, ormai leader indiscusso e indiscutibile del centrodestra.

Perse l’elezioni politiche, anche se per un soffio, i rapporti fra Fini e Berlusconi si fanno tesi, tanto che il 16 novembre 2007 a,Fini dichiarò: “E’ venuta meno la fiduci a Berlusconi l’ho anche scritto per lettera d’ora in poi procediamo per conto nostro”.
Ricattò Berlusconi aggiungendo: ”D’ora in poi di giustizia e comunicazione mi occuperò io personalmente”.
Il 18 novembre 2007 a piazza San Babila, dal “predellino” di un’auto, Berlusconi annunciò la nascita del nuovo partito: “Popolo della Libertà”.
Fini andò su tutte le furie: “Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione.
Se vuole fare il premier deve fare i conti con me, che ho pure vent’anni di meno”. Il 28 novembre aggiunse: “Casa delle Libertà: se non esiste più, ognuno ha le mani libere sulle questioni relative alle televisioni e alla giustizia”.
L’8 dicembre: “ Silvio, siamo alle comiche finali”. Il giorno successivo: “Non esiste alcuna possibilità che AN confluisca nel nuovo partito di Berlusconi”. Sempre irritatissimo il 16 dicembre: “Berlusconi ha creato il Pdl senza neanche avvertire quelli di FI, quindi ha distrutto la Casa delle Libertà.
Conclusi i giochi dovremmo bussare alla porta? Non siamo postulanti. Io non sono una pecora!”.
Caduto il governo Prodi (27 gennaio 2008), “immediatamente ” Fini Bussa alla porta e si accorda con Berlusconi per presentare An e FI sotto il simbolo del “Popolo della Libertà” alle imminenti elezioni del 13 e 14 aprile. Da “buon politico” si era rimangiato tutto.
Con Fiuggi tutti abbiamo capito che Fini non è mai stato fascista. Certe sue dichiarazioni recenti fanno dubitare che non sia mai stato neppure di destra e che, fondamentalmente, non creda in nulla.
Il suo partito e tutto il centrodestra fanno sempre più fatica a capirlo.
Il resto è storia di oggi.

I fascisti condannano le politiche di Fini, perseguono quale prossimo obbiettivo di riunificate tutta l’area che la FIAMMA ha rappresenta e continuerà a rappresentare nel prossimo futuro, ad ogni inimmaginabile costo. Giustifichiamo, i fascisti che hanno scelto di restare in Alleanza Nazionale, ma, da domani tutti fuori dal calderone di Centro, o morirete democristiani.

LO STATUTO DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE
ALL’ART. 1, RECITAVA

Il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (M.S.I.-D.N.) è una organizzazione politica. Ispirata ad una concezione spirituale della vita che ha il fine di garantire la dignità e gli interessi del popolo italiano, nella ininterrotta continuità storica delle sue tradizioni di civiltà e nella prospettiva di una più vasta missione occidentale, europea, mediterranea.
Il M.S.I.-D.N. si propone la realizzazione dello Stato Nazionale del Lavoro, per il raggiungimento- mediante l’alternativa corporativa- dei più avanzati traguardi di giustizia sociale e di elevazione umana, nel rispetto della libertà per tutti e nella armonia dell’ordine con la libertà.

LO STATUTO DI ALLEANZA NAZIONALE
IL CAPO 1, RECITA

Alleanza Nazionale è un movimento politico che ha il fine di garantire la dignità spirituale e le aspirazioni economiche e sociali del popolo italiano, nel rispetto delle sue tradizioni di civiltà e di unità nazionale, nella coerenza coi i valori di libertà personale e di solidarietà generale, nella costante adesione ai principi democratici ed alle regole delle istituzioni rappresentative.
Alleanza Nazionale si riconosce nella cultura occidentale ed europea, e sviluppa il suo impegno politico promuovendo la pacifica convivenza di popoli, Stati, etnie, razze e coesioni religiose.
Alleanza Nazionale Crede nella partecipazione popolare quale condizione prioritaria per l’incontro fecondo tra competenze, interressi, culture e professionalità.
L’emblema di Alleanza Nazionale è costituito dalla scritta bianca Alleanza Nazionale su fondo azzurro e da una Fiamma Tricolore (verde, bianco, rosso) su base trapezoidale contenente la sigla MSI in giallo –oro su fondo rosso.

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